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I funghi del Museo Scarpa
The mushrooms of the Scarpa’s Museum
Il 19 settembre del 2018 ho avuto la possibilità di visitare il Museo di Etnomedicina “Antonio Scarpa” dell’Università degli Studi di Genova. Attualmente questo museo ha sede all’ultimo piano di uno degli edifici storici dell’Università genovese (in via Balbi 4, 4° piano), ed è diretto dal professor Antonio Guerci, titolare della Cattedra Unesco “Antropologia della salute. Biosfera e sistemi di cura”. Guerci è stato allievo di Antonio Scarpa, fondatore dell’Etnomedicina, non solo italiana ma probabilmente mondiale; quest’ultimo fu anche il fondatore del suddetto Museo (Scarpa è deceduto nel 2000), che raccoglie gli oltre 5000 oggetti raccolti dal medesimo nel corso dei suoi viaggi volti allo studio delle pratiche di cura delle popolazioni di tutto il mondo. Il Museo di Etnomedicina è in procinto di cambiare sede, rimanendo sempre a Genova.
Nel corso della visita al museo ho avuto il piacere di essere accompagnato dal prof. Antonio Guerci, dalla dottoressa Laura Cornara, ricercatrice e docente della cattedra di Botanica dell’Università di Genova, specializzata nell’etnobotanica, e da Demetrio Benelli, direttore della rivista Erboristeria Domani.
Ogni vetrina del museo traspira della passione e delle enormi energie dedicate da Scarpa alla sua visione etnoiatrica, che lo ha portato a concepire la scienza multidisciplinare dell’Etnomedicina.
Ha attirato in particolare la mia attenzione un angolo di una vetrinetta in cui è presentato un “bulto mágico” messicano, specificatamente della Sierra Mazateca. Questi oggetti sono diffusi in diversi ambiti etnici dell’America Latina, e consistono in fagottini dove rientra un insieme variabile di oggetti volti all’individuazione delle malattie. Vengono usati per fini diagnostici dai curandero, sciamani e altri curatori tradizionali. Il bulto presente nella vetrinetta fu consegnato a Scarpa presumibilmente durante gli anni ’50 dalla professoressa Ada d’Aloja dell’Università di Città del Messico, e Scarpa ne presentò e discusse il contenuto in un articolo del 1962 che metto qui a disposizione degli interessati (Scarpa, 1962. Per delle foto del bulto si veda Scarpa, 1965).
La peculiarità di questo bulto consiste nel fatto che, oltre a contenere candele, semi di cacao, incenso, piume d’uccello e altri oggetti d’impiego apparentemente magico-diagnostico, contiene anche diversi funghi allucinogeni della specie Psilocybe mexicana, che sono conservati nella medesima vetrinetta in un contenitore di vetro (si veda la foto che, con il gentile permesso di Antonio Guerci, ho potuto scattare nel corso della mia visita al museo).
Questo bulto mágico rientra quindi nel contesto delle pratiche di diagnosi e di cura dei Mazatechi nel corso delle velada notturne, e riguarda una rara se non unica documentazione etnografica museale nel territorio italiano (si veda L’uso dei funghi in Messico).
Si vedano:
SCARPA ANTONIO, 1962, Presenza del “bulto mágico” (sacchetto magico) messicano e di una registrazione fonografico del rito, in: A. Scarpa (cur.), Miscellanea etnoiatrica, Istituto di Storia della Medicina, Università degli Studi, Milano, pp. 95-101.
SCARPA ANTONIO, 1965, L’etnoiatria, questa sconosciuta, Castalia, vol. 21, pp. 62-67.
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