Miti huichol del peyote

Huichol myths on peyote

 

Nel seguente racconto mitologico degli Huichol (Wixarika) del Messico, raccolto agli inizi del XX secolo,  il peyote viene fatto originare da cocci di vasellame, e nel racconto si possono intravedere influenze cristiane.

Quando il loro grande capo Majakuagy [“Coda di Daino”] ebbe riunito fra le tribù Guachichile i partigiani per andare a fondare il suo regno sui luoghi poco accessibili e naturalmente ben difesi della sierra di Nayarit, egli e i suoi partigiani furono raggiunti dagli avversari delle loro dottrine.

Vennero dispersi e vennero distrutti i loro utensili che servivano per attingere l’acqua e preparare gli alimenti. Gli dei, volendo mostrarsi compassionevoli nei confronti delle sventure di quelli che erano rimasti fedeli ai precetti del Legislatore, procurarono loro il mezzo di continuare la peregrinazione; per questo trasformarono i cocci degli utensili in una pianta meravigliosa, che avrebbe permesso loro di affrontare le marce più penose attraverso il deserto, senza doversi preoccupare delle necessità della vita (Diguet, 1907, pp. 25-26).

In quest’altro racconto, raccolto da Lumholtz, è presente il motivo della nascita del peyote dalle orme lasciate dal cervo. Gli Huichol identificano il peyote con il cervo e considerano la pianta come il Padrone sovrannaturale delle Specie dei Cervi. Il cervo è Fratello Maggiore, Tama’ts Palisi’ke, dio dei venti o dell’aria, che era apparso sotto forma di questo animale. Bisnonno Coda di Cervo è una specie di Signore degli Animali, figlio di Tate’vali, la principale divinità del fuoco. L’hi’kuli è il nome del peyote.

Molto tempo fa, quando gli antenati degli Huichol giunsero per la prima volta nel luogo dove attualmente cresce l’hi’kuli, essi videro un cervo che fece appena cinque passi, e quindi sparì. Quando si avvicinarono alle orme [del cervo], scoprirono che ciascuna era un hi’kuli. In totale erano cinque, uno per ogni impronta.

Essi lanciarono frecce verso ciascun hi’kuli, senza ferirlo, due in cima a ciascuno, di modo che la parte posteriore di una delle frecce segnalava verso l’est e l’altra verso l’ovest.

Nel luogo ove il cervo era scomparso, venne trovato un hi’kuli di grandi dimensioni, che fu chiamato Pa’li o Wapa’li. Dopo qualche tempo estrassero le frecce e le custodirono nelle faretre. Lasciarono solamente quelle che avevano conficcato sull’hi’kuli maggiore, come era stato ordinato loro da Bisnonna Coda di Cervo. Quindi si sedettero e mangiarono l’hi’kuli.

Tama’ts Palisi’ke restò nel luogo ove era apparso per la prima volta l’hi’kuli, e oggi lo si può vedere in forma di altare. E’ l’ara principale, un grande hi’kuli (Lumholtz, 1986, pp. 44-45).

Ancora oggi gli Huichol, nel loro pellegrinaggio nella mitica Wirikuta – il luogo del deserto ove cresce il peyote – sono soliti “cacciare” il cervo-peyote, eseguendo la medesima cerimonia delle frecce, come indicato nel mito.

 

Riferimenti bibliografici

DIGUET LÉON, 1907, Le “Peyote” et son usage rituel chez les Indiens du Nayarit, Journal de la Société des Americanistes de Paris, n.s., IV(1), pp. 21-29, pp. 25-26.

LUMHOLTZ CARL, 1986 (1904), El arte simbólico y decorativo de los huicholes, Instituto Nacional Indigenista, México D.F.

 

Si vedano anche:

Scrivi un Commento

Il tuo indirizzo Email non verra' mai pubblicato e/o condiviso. I Campi obbligatori sono contrassegnati con *

*
*

  • Search