Leggenda di Maometto e il tabacco

Legend of Mohammed and the tobacco

 

Fra i Maomettani è popolare una bella leggenda sull’origine del tabacco:

Maometto viaggiava nel deserto in un dì d’inverno, quando s’incontrò con una vipera gelata sul suolo.  Mosso a compassione, la prese e la mise nella sua manica, dove essa ritornò in vita. Appena quel rettile ingrato si sentì vivo, cacciò fuori il suo capo, dicendo:

– Profeta, io ti voglio mordere.
– Dammi una buona ragione di questo tuo pensiero, ed io sarò contento.
– Il tuo popolo uccide sempre il mio popolo, vi è guerra fra la vostra razza e la mia.
– Il tuo popolo morde il mio popolo, la bilancia dei nostri parenti è ora fra te e me, ed è in mio favore, perché io vi ho fatto del bene.
– E perché non mi faccia del male, io ti morderò.
– Non essere ingrata.
– Io lo voglio, l’ho giurato per il Sommo Iddio e lo voglio.

A quel nome il Profeta non si oppose più alla vipera, ma le disse di morderlo nel nome di Dio. Il serpente piantò i suoi denti nella sacra mano di Maometto, e il Profeta addolorato gettò via la vipera, senza però farle del male, né permise che i presenti l’uccidessero, ma applicando le sue labbra alla ferita e succhiandone il veleno, lo sputò a terra. Da quelle gocce nacque l’erba miracolosa, che ha l’amarezza dei denti del serpenti, mitigata dalla dolce saliva del Profeta.

Da F. Walpole, 1851, The Ansayrii and the Assassins, Richard Bentley, London, vol. I, pp. 236-8.

 

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