L’iniziazione femminile Tsonga updated: 2025-06-12T13:25:12+01:00 by giorgio
The feminine initiatory rite among the Tsongas of Mozambic
Fiore di Datura metel var. fastuosa visto dall’alto
Gli Tsonga, o Shangana-Tonga, sono un gruppo etnico di lingua bantu con struttura patrilineare e virilocale che conta circa 2 milioni di individui. Abitano in entrambe le regioni di frontiera fra Mozambico e Sud Africa. Durante il XIX secolo gli Tsonga furono coinvolti in conflitti inter-etnici e coloniali, subendo tra l’altro l’assoggettamento degli Zulu e il contatto con diverse etnie fra cui quella degli Ndau (Johnston, 1972b).
Furono studiati approfonditamente a cavallo del XIX e XX secolo dal missionario svizzero Henri Alexandre Junod (1936). Egli venne a sapere dell’uso della pianta allucinogena della datura come strumento di ordalia (si veda L’ordalia Ba-Ronga con la datura), ma non scoprì altri impieghi rituali di questa pianta visionaria. Fu l’etnomusicologo ed etnografo Thomas F. Johnston verso la fine degli anni ’60 a scoprire e osservare di persona l’uso della datura nel corso del rito iniziatico femminile khomba e nei riti esorcistici.
Il khomba è un rito a cui devono sottomettersi le ragazze tsonga per passare nella società delle donne adulte. Viene generalmente eseguito poco dopo l’arrivo della menarca (la prima mestruazione). La pianta allucinogena – denominata mondzo o mondjo e identificata con la Datura metel var. fastuosa, della famiglia delle Solanaceae – ricopre un ruolo importante nell’induzione di particolari sinestesie visive-acustiche.
Il mondzo è chiamato anche muri wa ku bonisa, che significa “ciò che apre gli occhi”. La droga è costituita dalla radice della pianta, che viene polverizzata e utilizzata per preparare un infuso denso, bevuto dalle novizie con larghe conchiglie utilizzate come ciotole.
Un momento del rito iniziatico delle ragazze Tsonga (da Johnston, 1972, fig. 1, p. 341)
Il rito iniziatico khomba, che è costituito da una serie di riti di fertilità, è istituito ogni anno subito dopo il periodo della raccolta dei prodotti agricoli, verso la fine di maggio. Le attività iniziatiche si svolgono in due luoghi specifici: la capanna delle donne iniziate, chiamata nhanga, che viene eretta ogni anno in occasione del periodo iniziatico, e la riva del fiume. Nella fase finale di questi riti, l’assorbimento del mondzo è accompagnato da danze frenetiche e mimiche al suono di tamburi battuti con ritmi molto veloci. Le novizie vengono denudate, esposte al cocente sole, immerse nell’acqua, fustigate lievemente con una verga ricavata dal fusto della pianta di datura, e sono sottoposte a una incessante azione pedagogica da parte delle tutrici che regolano lo svolgimento dei riti. Alle novizie vengono insegnati i precetti della vita adulta, i comportamenti che devono tenere nei confronti del futuro marito, il modo in cui devono allevare i figli, i tabù relativi ai periodi mestruali, all’accoppiamento, al parto, ecc. (Johnston, 1974b).
Una caratteristica peculiare del rito khomba riguarda l’induzione di fenomeni di sinestesia che associano l’ascolto dei battiti dei tamburi con la visione di elementi geometrici di colorazione bluastra (mavalavala). Nel caso non si presentino queste visioni, alla novizia viene somministrata un’ulteriore dose di datura. Un’altra interessante caratteristica consiste nella comunanza degli effetti della datura: le novizie riportano tutte l’ascolto delle medesime voci sovrannaturali e le identiche visioni di un piccolo serpente blu (Johnston, 1982, p. 757).
Una officiante mentre trasporta la conchiglia contenente la pozione a base di mondjo (datura) (da Johnston, 1972, fig. 5, p. 345)
Durante la fase del rito in cui viene assunta la datura, le novizie indossano una sottana di colore blu, dipingono di blu il loro viso e portano delle bandierine di colore blu. Il colore blu è associato agli spiriti degli antenati, e in queste associazioni simboliche rientra anche un piccolo serpentello innocuo (chiamato xihundze, identificato come Philothamnus natalensis Smith, sin. Dendrophis subcarinatus Jan) che è solito abitare nei tetti di paglia della capanne dei villaggi tsonga. Questo serpente è rispettato e venerato come incarnazione degli spiriti antenati. Durante il rito khomba, mediante lo stato visionario indotto dalla datura le novizie contattano gli spiriti (odono la loro voce), in particolare quelli che regolano la fertilità, e tale contatto è simboleggiato dalla visione dei serpentelli blu (Johnston, 1972).
La bevanda a base di datura viene portata a un certo punto del rito da un’officiante, che esce all’improvviso dal bosco urlando e indossante vesti fatte di foglie, semi e radici di datura e con appese bandoliere di pelle secca di rospo. Il sorseggio della bevanda a base di datura è regolato e accompagnato dal canto di un’appropriata formula, che potrebbe anche essere visto come mezzo di controllo del dosaggio da sorbire (Johnston, 1974a). La bevanda contiene anche piccole quantità di grasso umano e di ossa polverizzate umane, e questi ingredienti avrebbero lo scopo di proteggere l’individuo da attacchi malefici di natura stregonica. Appena bevuta la pozione, la neofita viene avvolta dentro a una coperta colorata di blu. Periodicamente deve alzarsi, danzare e riportare cantando le visioni e le voci che sta esperendo. Chi si attarda ad alzarsi viene colpita con dei bastoni dalle donne anziane che dirigono il rito (Johnston, 1974b, 1982).
Johnston (1977) ha evidenziato l’importanza della velocità ritmica dei suoni dei tamburi nell’intensificazione degli effetti uditivi e psicologici dell’agente psicoattivo. Nel corso di ciascun rito del khomba il suonatore di tamburo batte un ritmo specifico per quel rito, ad alto volume e tenendo il tamburo vicino alle orecchie delle novizie. I ritmi sono ad alta frequenza, raggiungenti e in alcuni casi superando gli 8 colpi per secondo; raggiungono quindi la frequenza delle onde cerebrali alfa (8-13 per secondo). Di frequente, mediante il suono simultaneo del tamburo e del battito delle mani, sono utilizzate poliritmie che contribuiscono ulteriormente all’intensificazione degli effetti della datura.
La neofita, dopo aver bevuto la datura, viene avvolta in una coperta, in attesa della sua “rinascita” (da Johnston, 1974, fig. 6, p. 61)
Come detto, nei suoi studi degli inizi del XX secolo Junod non osservò l’uso della datura nel rito iniziatico femminile khomba, che del resto descrisse succintamente (Junod, 1936, vol. I, pp. 168-170). Non sappiamo se ciò sia stato dovuto a un limite di acquisizione di dati da parte di un missionario occidentale di un rito iniziatico considerato segreto, e per di più femminile, o se a quei tempi la datura non fosse ancora stata inglobata nel rito del khomba. Johnston (1972a, p. 348) ipotizzò che l’uso della datura nel khomba fosse originato dal suo precedente impiego ordalico.
Fra gli Tsonga la datura è utilizzata anche nel corso di riti esorcisti (mancomane), nei casi di possessione da spiriti malevoli. Questi spiriti sono solitamente considerate entità sovrannaturali di altre etnie, in particolare Zulu e Ndau. Sotto la guida di un indovino specialista il posseduto è posto sotto a una coperta, dove la pianta intera della datura viene bruciata su delle braci. Aspirandone il fumo e al ritmo dei tamburi, il posseduto emette dei suoni melodici e delle parole, dall’ascolto dei quali l’esorcista diagnostica il tipo di spirito che possiede il paziente, che verrà quindi scacciato dal suo corpo suonando un tamburello denominato ncomane (da cui il nome del rito esorcista mancomane) con un ritmo specifico per quello spirito. Nel caso lo spirito sia d’origine zulu vengono intonati canti pentatonici, mentre se lo spirito è d’origine ndau vengono intonati canti eptatonici (Johnston, 1972b, 1977).
Sempre fra gli Tsonga era diffusa un’ordalia volta a smascherare i responsabili di un crimine, in particolare di stregoneria. Si veda la L’ordalia con la datura fra i Ba-Ronga, un sotto-gruppo degli Tsonga.
L’iniziazione femminile Tsonga
The feminine initiatory rite among the Tsongas of Mozambic
Fiore di Datura metel var. fastuosa visto dall’alto
Gli Tsonga, o Shangana-Tonga, sono un gruppo etnico di lingua bantu con struttura patrilineare e virilocale che conta circa 2 milioni di individui. Abitano in entrambe le regioni di frontiera fra Mozambico e Sud Africa. Durante il XIX secolo gli Tsonga furono coinvolti in conflitti inter-etnici e coloniali, subendo tra l’altro l’assoggettamento degli Zulu e il contatto con diverse etnie fra cui quella degli Ndau (Johnston, 1972b).
Furono studiati approfonditamente a cavallo del XIX e XX secolo dal missionario svizzero Henri Alexandre Junod (1936). Egli venne a sapere dell’uso della pianta allucinogena della datura come strumento di ordalia (si veda L’ordalia Ba-Ronga con la datura), ma non scoprì altri impieghi rituali di questa pianta visionaria. Fu l’etnomusicologo ed etnografo Thomas F. Johnston verso la fine degli anni ’60 a scoprire e osservare di persona l’uso della datura nel corso del rito iniziatico femminile khomba e nei riti esorcistici.
Il khomba è un rito a cui devono sottomettersi le ragazze tsonga per passare nella società delle donne adulte. Viene generalmente eseguito poco dopo l’arrivo della menarca (la prima mestruazione). La pianta allucinogena – denominata mondzo o mondjo e identificata con la Datura metel var. fastuosa, della famiglia delle Solanaceae – ricopre un ruolo importante nell’induzione di particolari sinestesie visive-acustiche.
Il mondzo è chiamato anche muri wa ku bonisa, che significa “ciò che apre gli occhi”. La droga è costituita dalla radice della pianta, che viene polverizzata e utilizzata per preparare un infuso denso, bevuto dalle novizie con larghe conchiglie utilizzate come ciotole.
Il rito iniziatico khomba, che è costituito da una serie di riti di fertilità, è istituito ogni anno subito dopo il periodo della raccolta dei prodotti agricoli, verso la fine di maggio. Le attività iniziatiche si svolgono in due luoghi specifici: la capanna delle donne iniziate, chiamata nhanga, che viene eretta ogni anno in occasione del periodo iniziatico, e la riva del fiume. Nella fase finale di questi riti, l’assorbimento del mondzo è accompagnato da danze frenetiche e mimiche al suono di tamburi battuti con ritmi molto veloci. Le novizie vengono denudate, esposte al cocente sole, immerse nell’acqua, fustigate lievemente con una verga ricavata dal fusto della pianta di datura, e sono sottoposte a una incessante azione pedagogica da parte delle tutrici che regolano lo svolgimento dei riti. Alle novizie vengono insegnati i precetti della vita adulta, i comportamenti che devono tenere nei confronti del futuro marito, il modo in cui devono allevare i figli, i tabù relativi ai periodi mestruali, all’accoppiamento, al parto, ecc. (Johnston, 1974b).
Una caratteristica peculiare del rito khomba riguarda l’induzione di fenomeni di sinestesia che associano l’ascolto dei battiti dei tamburi con la visione di elementi geometrici di colorazione bluastra (mavalavala). Nel caso non si presentino queste visioni, alla novizia viene somministrata un’ulteriore dose di datura. Un’altra interessante caratteristica consiste nella comunanza degli effetti della datura: le novizie riportano tutte l’ascolto delle medesime voci sovrannaturali e le identiche visioni di un piccolo serpente blu (Johnston, 1982, p. 757).
Durante la fase del rito in cui viene assunta la datura, le novizie indossano una sottana di colore blu, dipingono di blu il loro viso e portano delle bandierine di colore blu. Il colore blu è associato agli spiriti degli antenati, e in queste associazioni simboliche rientra anche un piccolo serpentello innocuo (chiamato xihundze, identificato come Philothamnus natalensis Smith, sin. Dendrophis subcarinatus Jan) che è solito abitare nei tetti di paglia della capanne dei villaggi tsonga. Questo serpente è rispettato e venerato come incarnazione degli spiriti antenati. Durante il rito khomba, mediante lo stato visionario indotto dalla datura le novizie contattano gli spiriti (odono la loro voce), in particolare quelli che regolano la fertilità, e tale contatto è simboleggiato dalla visione dei serpentelli blu (Johnston, 1972).
La bevanda a base di datura viene portata a un certo punto del rito da un’officiante, che esce all’improvviso dal bosco urlando e indossante vesti fatte di foglie, semi e radici di datura e con appese bandoliere di pelle secca di rospo. Il sorseggio della bevanda a base di datura è regolato e accompagnato dal canto di un’appropriata formula, che potrebbe anche essere visto come mezzo di controllo del dosaggio da sorbire (Johnston, 1974a). La bevanda contiene anche piccole quantità di grasso umano e di ossa polverizzate umane, e questi ingredienti avrebbero lo scopo di proteggere l’individuo da attacchi malefici di natura stregonica. Appena bevuta la pozione, la neofita viene avvolta dentro a una coperta colorata di blu. Periodicamente deve alzarsi, danzare e riportare cantando le visioni e le voci che sta esperendo. Chi si attarda ad alzarsi viene colpita con dei bastoni dalle donne anziane che dirigono il rito (Johnston, 1974b, 1982).
Johnston (1977) ha evidenziato l’importanza della velocità ritmica dei suoni dei tamburi nell’intensificazione degli effetti uditivi e psicologici dell’agente psicoattivo. Nel corso di ciascun rito del khomba il suonatore di tamburo batte un ritmo specifico per quel rito, ad alto volume e tenendo il tamburo vicino alle orecchie delle novizie. I ritmi sono ad alta frequenza, raggiungenti e in alcuni casi superando gli 8 colpi per secondo; raggiungono quindi la frequenza delle onde cerebrali alfa (8-13 per secondo). Di frequente, mediante il suono simultaneo del tamburo e del battito delle mani, sono utilizzate poliritmie che contribuiscono ulteriormente all’intensificazione degli effetti della datura.
Come detto, nei suoi studi degli inizi del XX secolo Junod non osservò l’uso della datura nel rito iniziatico femminile khomba, che del resto descrisse succintamente (Junod, 1936, vol. I, pp. 168-170). Non sappiamo se ciò sia stato dovuto a un limite di acquisizione di dati da parte di un missionario occidentale di un rito iniziatico considerato segreto, e per di più femminile, o se a quei tempi la datura non fosse ancora stata inglobata nel rito del khomba. Johnston (1972a, p. 348) ipotizzò che l’uso della datura nel khomba fosse originato dal suo precedente impiego ordalico.
Fra gli Tsonga la datura è utilizzata anche nel corso di riti esorcisti (mancomane), nei casi di possessione da spiriti malevoli. Questi spiriti sono solitamente considerate entità sovrannaturali di altre etnie, in particolare Zulu e Ndau. Sotto la guida di un indovino specialista il posseduto è posto sotto a una coperta, dove la pianta intera della datura viene bruciata su delle braci. Aspirandone il fumo e al ritmo dei tamburi, il posseduto emette dei suoni melodici e delle parole, dall’ascolto dei quali l’esorcista diagnostica il tipo di spirito che possiede il paziente, che verrà quindi scacciato dal suo corpo suonando un tamburello denominato ncomane (da cui il nome del rito esorcista mancomane) con un ritmo specifico per quello spirito. Nel caso lo spirito sia d’origine zulu vengono intonati canti pentatonici, mentre se lo spirito è d’origine ndau vengono intonati canti eptatonici (Johnston, 1972b, 1977).
Sempre fra gli Tsonga era diffusa un’ordalia volta a smascherare i responsabili di un crimine, in particolare di stregoneria. Si veda la L’ordalia con la datura fra i Ba-Ronga, un sotto-gruppo degli Tsonga.
Si vedano anche:
JOHNSTON F. THOMAS, 1972a, Datura fastuosa: Its Use in Tsonga Girls’ Initiation, Economic Botany, vol. 26, pp. 340-351.
JOHNSTON F. THOMAS, 1972b, Possession music of the Shangana-Tsonga, African Music, vol. 5(2), pp. 10-22.
JOHNSTON F. THOMAS, 1974a, Communication with the fertility god via hallucinogens in Tsogoland, Religion, vol. 4(2), pp. 85-95.
JOHNSTON F. THOMAS, 1974b, A Tsonga Initiation, African Arts, vol. 7(4), pp. 60-62.
JOHNSTON F. THOMAS, 1977, Auditory driving, hallucinogens, and music-color synesthesia in Tsonga ritual, in: B.M. Du Toit (Ed.), Drugs, Rituals and Altered States of Consciousness, A.A. Balkema, Rotterdam, pp. 217-236.
JOHNSTON F. THOMAS, 1982, The secret music of nhanga rites, Anthropos, vol. 77, pp. 755-774.
JUNOD A. HENRI, 1936, Moeurs et coutumes des Bantous: la vie d’une tribu sud-africaine, 2 voll., Payot, Paris.
SAMORINI GIORGIO, 2018, Etnografia delle dature in Africa, Antrocom Journal of Anthropology, vol. 14(2), pp. 105-123.