Le versioni Ndea Kanga

The Ndea Kanga versions

 

 

Conosciamo cinque versioni del mito d’origine del Buiti (si veda Il mito di Badzioku e I culti dell’iboga) della corrente Ndea Kanga1 del Buiti Fang, di cui quattro raccolte da Świderski negli anni ’60-’70 (Świderski 1990, vol. I, pp. 139-141, 144, 145-6, 152-3) e quella da me raccolta nel 2022 (Samorini, 2024). Si osserva una notevole differenza a distanza di mezzo secolo, a testimonianza della continua evoluzione e cambiamento cui è soggetto il culto del Buiti.

Già un paio di versioni raccolte da Świderski cercavano di discolpare gli uomini dal sacrificio umano attribuendo l’uccisione della donna agli spiriti dei morti. In una di queste il marito di Nzambi (Banzioku) si reca al villaggio per cercare qualche cosa da offrire come okandzo, e nel frattempo i morti uccidono la donna. Il suo cadavere si trasforma nello ngombi (arpa), e quando il marito torna e domanda dov’è sua moglie, i morti gli indicano l’arpa (Świderski 1990, vol. I, pp. 145-6, 152-3). Questo tema viene riproposto nella versione più recente da me raccolta, dove sono i Pigmei a uccidere Banzioku. L’appartenenza di Banzioku e dei suoi due mariti all’etnia dei Mitsogho e non pigmea è un elemento specifico dei racconti Ndea Kanga, salvo eccezione una versione raccolta da Bureau (1971, vol. 2, p. 27) presso la corrente Assumgha Ening, in cui si presenta una mescolanza etnica, dove Benzoga è una donna tsogho e il suo primo marito Busenge è un Pigmeo.

Di seguito espongo per esteso la versione della storia di Banzioku che ho raccolto nel dicembre del 2022 presso la comunità Ndea Kanga di Bikelé, un villaggio distante una ventina di chilometri da Libreville, sulla strada N1 per Ntoum, Gabon settentrionale. L’ha recitata in francese Stéphane Randy Obame, un kombo (officiante) della comunità. E’ una persona letterata che dirige una piccola azienda commerciale nella capitale, e nella comunità religiosa è specializzato nelle conoscenze delle recite, dei canti e della mitologia tramandata dalla corrente Ndea Kanga:

“Tutto parte dai Pigmei, che vivono nell’età primitiva e non sono poligami. Avvengono delle guerre tribali, che diventano guerre claniche. I perdenti diventano schiavi, e fra questi i Pigmei. Ogni tribù ha i suoi schiavi Pigmei. Questi si avvicinano ai vincitori, i quali li obbligano a passargli i loro segreti.

C’è una trinità di persone della tribù Mitsogho, i due uomini Dituma e Mobay Bay, e la donna Banzioku, sposa di Dituma.

Era il tempo della raccolta dei frutti delle piante coltivate, fra cui gli atanga.2 Dituma va a cercare i frutti in un luogo pieno di pozzi d’acqua e trova gli atanga. Si arrampica sugli alberi per raccoglierne i frutti. Un rampo si rompe, cade e un altro ramo lo ferisce al costato. Muore e il corpo resta appeso all’albero per un anno, decomponendosi. Gli intestini escono dal suo ventre e toccano il terreno, dando origine alla pianta anzuma. Le corde dello ngombi originalmente erano fatte con questa liana. Il resto del corpo, incluse le ossa, cade nell’acqua.

Al villaggio Banzioku e Mobay Bay si domandano dove sia Dituma e vanno alla sua ricerca. Lo cercano per mesi invano. Nel frattempo continuano a coltivare. Non sanno ancora che è morto.

Nella foresta Banzioku vede dei Pigmei, i quali si nascondono. Lei domanda loro: “Perché vi nascondete?”. Essi rispondono: “Se vuoi vederci vieni a trovarci nel nostro villaggio, portaci dei regali e ti diremo chi siamo”.

Banzioku torna al suo villaggio, prepara i regali (del cibo) e li mette in un sacco senza dire nulla a Mobay Bay. Parte quindi per la foresta.

Erano dei bambini Pigmei quelli che aveva visto. Questi la scortano al loro villaggio e depositano i regali portati da Banzioku. I Pigmei si chiedono cosa sia venuta a fare. Aprono i regali e li mangiano con gusto. Poi le chiedono cosa vuole.

Banzioku dice loro che ha perso il marito ma non ha trovato il corpo e domanda se ne sappiano qualcosa. I Pigmei rispondono: “C’è qualcosa che possiamo mostrarti. Ma c’è bisogno della tua purezza. Ti diamo da mangiare qualche cosa”.

Banzioku torna al suo villaggio, prepara altri regali. Mobay Bay si incuriosisce.

Banzioku torna dai Pigmei. Questi prendono le loro piante con cui la lavano e le fanno fare una confessione.

Il capo dei Pigmei le dà quindi da mangiare l’iboga. Lei vede suo marito Dituma, che le racconta come è morto e come si sono trasformati i suoi intestini. Le mostra il luogo dove è morto.

Quando Banzioku si risveglia torna al suo villaggio. Dice a Mobay “vado alla pesca”, prende la rete. Si reca nel luogo indicato dal marito e si mette a pescare. Con la rete prende il teschio e lo mette sul terreno, e mano a mano trova il resto delle ossa.

Banzioku torna dai Pigmei e dice loro: “mio marito è morto”. Annuncia la morte anche a Mobay Bay. Questi le chiede come ha fatto a saperlo. Mobay Bay sospetta.

Il giorno dopo Banzioku torna nella foresta con il paniere. Mobay Bay la segue furtivamente.

I bimbi pigmei si accorgono della presenza dell’uomo e dicono “Muma, Muma!”. Lei era già dai Pigmei. I bambini accompagnano Mobay Bay al loro villaggio. Egli dice loro che il cibo che Banzioku gli porta lo coltiva lui.

Mobay Bay mangia l’iboga. Il capo dei Pigmei gli chiede un’offerta. Egli dice che non ha cibo perché Banzioku glielo ha rubato. Il capo dei Pigmei decide di uccidere Banzioku.

I bambini pigmei prendono una liana con spine (okumi) (quella presente nel tempio Ndea e che rappresenta anche la liana di cui è fatta la corona di Cristo), con questa legano braccia e piedi di Banzioku e la strangolano con la corda. Il corpo di Banzioku si trasforma nello ngombi.

Questa è la storia originale che viene raccontata dai Mitsogho”.

Questa versione si distingue dalle altre principalmente per la sostituzione degli spiriti dei morti con dei Pigmei vivi della foresta.

Curiosa e anomala è la versione Ndeya na Dissanga raccolta da Świderski nel villaggio di Nzobermitang (Świderski 1990, vol. I, p. 144), dove a morire accidentalmente non è un uomo ma una donna. Si tratta di una coppia pigmea, l’uomo di nome Nza Bika e sua sorella Mozengi Suba Berila. Il loro padre si era raccomandato di non lasciare il villaggio “sino a che non si fosse presentato un grande presagio”. Ma la sorella disobbedì e andò a pescare nel fiume Tuba. Mangiò i frutti di un arbusto che riteneva eduli, ma erano velenosi e morì. In sogno parlò a suo fratello dandogli indicazioni di risalire il fiume, sradicare l’iboga e raccogliere gli oggetti che aveva lasciato nella foresta, inclusa l’arpa. Al risveglio Nza Bika eseguì quanto indicatogli nel sogno, raccolse l’iboga, l’arpa e gli altri oggetti della sorella e tornò al villaggio. Mangiò l’iboga e si mise a suonare l’arpa. Vide muoversi gli oggetti che aveva portato a casa e ne uscì sua sorella. Continuò a mangiare iboga e a suonare l’arpa. Non faceva altro che parlare dell’iboga: “bongoma, bongoma, bongoma”. Bongoma è probabilmente un nome dato all’iboga. Il suo comportamento incuriosì gli altri del villaggio. A chi gli si avvicinava dava dell’iboga da mangiare. Quasi tutto il villaggio passò da lui. Il fratello di suo padre gli chiese di mostrargli il segreto. Diede anche lui da mangiare l’iboga, ed egli gridò “Mozengi!”. Pure quest’uomo non fece altro che suonare l’arpa, anche se veniva percosso o buttato per terra. Gli tagliarono il collo ma se lo riattaccò da solo e continuò a suonare.

Potrebbe trattarsi di una versione frutto di una fantasia personale, sebbene i nomi dei due Pigmei e il tema della misteriosa attesa di un “grande presagio” facciano sospettare la presenza di elementi provenienti da altri racconti mitologici non pervenutici.

 

Note

1 – Świderski denominava questa corrente Ndeya Kanga, ma gli attuali buitisti appartenenti a questa corrente affermano che si tratta di un errore, e che il nome corretto è Ndea Kanga. In effetti, il nome di questa corrente buitista fang viene dal nome della corrente buitista tradizionale tsogho (Mitsogho) Ndea.

2 – Si tratta quasi certamente di Pachylobus edulis G. Don, famiglia Burseraceae, i cui frutti leggermente cotti con del sale sono molto stimati dalle popolazioni gabonesi. Il nome otanga è mpongwè; i Fang lo denominano asa. I Bakèlè denominano atangha un altro albero, P. letestui Pellegr.; cfr. Raponda-Walker & Sillans, 1961, pp. 113-4.

 

Si vedano anche:

 

Bibliografia

Bureau René, 1971, La religion d’eboga. Étude sur le Bwiti-Fang, 2 vols., Thèse de l’Université de Paris V, Paris.

Raponda-Walker André and Roger Sillans, 1961, Le plantes utiles du Gabon, Lechevalier Éditions, Paris.

Samorini Giorgio, 2024, Studies on the iboga cults. III. Iboga and Bwiri mythology, Antrocom Journal of Anthropology, vol. 20(2), pp. 27-49.

Świderski Stanisƚaw, 1990, La religion Bouiti. Vol. I. Histoire, 2 vols., Legas, Ottawa.

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