I funghi nei Codici precolombiani

The mushrooms in Pre-Columbian Codexs

 

Nei diversi manoscritti pittografati chiamati “Codici messicani”, datati per lo più al XVI secolo, si trovano riferimenti iconografici relativi alla conoscenza e all’uso di diverse fonti inebrianti, fra cui i funghi.

Uno dei documenti più importanti è rappresentato dalla pagina 24 del Codice Vindobonensis. Questo documento, noto anche come Codice Yuta Tnoho o Codice di Vienna (poiché è conservato presso la Biblioteca Nazionale di Vienna), è datato agli inizi del XV secolo, è di origine mixteca e tratta di temi mitologici cosmogonici e dell’origine delle piante e degli animali. Nella pagina 24 sono presenti numerose raffigurazioni di divinità antropomorfe che stringono fra le mani da uno a due oggetti (in un caso tre) in forma di fungo. Caso (1963, p. 34) ha interpretato la scena come un banchetto di divinità celebrato con canti e al cospetto del dio solare Piltzintecuhtli. Nella pagina successiva del medesimo codice (25) è rappresentata una scena di libagione divina di pulque.

Pagina 24 del Codice Vindobonensis. Biblioteca Nazionale di Vienna

Pagina 24 del Codice Vindobonensis. Biblioteca Nazionale di Vienna

Wasson ha offerto la seguente descrizione di questo documento:

Per leggere la pagina 24 del Codice si deve iniziare nell’angolo inferiore destro e avanzare verso l’alto dalla colonna destra sino a giungere all’estremo superiore, dove il banchetto celestiale di funghi occupa entrambe le colonne. Vicino alla pagina incontriamo il dio Quetzalcoátl con tutti i suoi attributi, e portante una maschera con becco di uccello. Il dio ascolta rispettosamente un altro dio, di maggiore età, che sembrerebbe dargli delle istruzioni. Nel successivo livello verso l’alto, a destra, v’è una donna mascherata seduta insieme a due sfere di copale accese. Questa figura femminile è l’incarnazione dello spirito dei funghi e ha quattro funghi sui capelli. Alla sua sinistra, Quetzalcoátl sembra portare questa donna sulle spalle, nel modo in cui un uomo appena sposato si porterebbe sua moglie. La donna porta ancora funghi sui capelli. Nel livello successivo appare nuovamente Quetzalcoátl, che ora è girato verso destra e sta cantando mentre suona uno strumento musicale sinistro, un cranio appeso a un anello di corda. Di fronte a lui v’è Piltzintecuhtli, “il più nobile signore”, che si identifica con certezza dal suo segno calendariale, Sette Fiore, e che tiene in mano due funghi. Dal suo occhio cade una lacrima, in risposta alla parola magica di Quetzalcoátl. Si osservi che Piltzintecuhtli è un aspetto di Xochipilli, il dio del Sole, il Principe dei Fiori. Sopra e verso la sinistra di questa scena vediamo sette dei e dee; ciascuno tiene in mano un paio di funghi che (supponiamo) stanno per mangiare. V’è un’eccezione: nell’estrema parte sinistra della pagina, nella seconda fila, un vecchio tiene, stranamente, un solo fungo. Anche la seconda divinità della prima fila sembra tenere un solo fungo: tuttavia, nel codice questa figura è così deteriorata che non possiamo dire con certezza che cosa tenga in mano (Wasson, 1983, pp. 143-6).

Più recentemente, il gruppo di studiosi guidato da Faustino Hernández-Santiago ha proposto un’interpretazione più consona alle più recenti cognizioni nei confronti di questo codice mixteco. Nelle pagine 24 e 25 vi sarebbe raffigurato il racconto mitico della prima nascita del sole, che sarebbe in stretta relazione con i funghi allucinogeni e con il pulque. Una storia che si riesce solamente ad abbozzare con le limitate conoscenze di cui disponiamo. La storia inizia con l’incontro di due esseri ñuhu, uno rosso e l’altro dorato, sulle sponde del fiume Apoala o Yuta Tnoho. Gli esseri ñuhu fanno parte dell’insieme di esseri sovrannaturali della cultura mixteca anche oggigiorno. Sopra a questi appaiono due divinità che dialogano fra di loro, un vecchio venerabile uomo e l’eroe dei Mixtechi 9-Vento o Coo Dzavui, che rappresenta Quetzalcoatl, il serpente piumato dei Mexica. Sopra di questi appare la divinità 4-Lucertola trasformata nel sacro fungo che deve essere consumato. Segue 9-Vento che porta sulle spalle 4-Lucertola (ma nella didascalia è riportato 11-Lucertola, forse erroneamente). Queste divinità si recano verso la valle dell’antica gente morta dove vive Tlaloc e il mais primordiale. Segue la scena del dio 9-Vento che canta e suona percuotendo con un osso lo strumento musicale fatto da un teschio. Di fronte è raffigurato 7-Vento o Pilzintecuhtli con la lacrima che esce dall’occhio. La lacrima potrebbe essere causato dallo stato di trance. Dietro questa divinità sarebbero nuovamente raffigurati i due ñuhu rappresentati all’inizio e con un insetto notturno, un fatto che suggerirebbe che la cerimonia con i funghi è tenuta di notte. Uno dei due ñuhu e l’insetto sono parzialmente distrutti. Nella riga superiore sono raffigurati alcuni oggetti, fra cui una stuoia, un trono, una culla, una città murata, intesi come “elementi di un messaggio di come creare un buon regno”. Seguono (continuando a leggere da sinistra a destra) sette divinità che tengono in mano dei funghi, interpretati da questi studiosi come “trasparenti”. Il primo di questi, dipinto in nero, non sembra avere un nome; quello che segue non è stato identificato; seguono 4-Movimento, 1-Morte, 1-Aquila (quest’ultima la signora dei fiumi, con due funghi), 9-Erba (con due funghi) e 5-Pietra focaia (con un fungo). Segue, in basso, una scena poco chiara, dove qualcuno in nero viene gettato nel fiume e, più sotto, sembra riemergere come 7-Vento con una doppia faccia e che tiene in mano piante o funghi di colore bruno-giallastri. Di fronte a lui v’è 7-Movimento con la testa di giaguaro. Nelle pagine successive del codice si osserva la nascita del nuovo sole, e ciò è avvenuto anche mediante la cerimonia di pagina 24, che ha coinvolto 9-Vento, l’eroe dei Mixtechi, il quale ha portato i funghi sacri che sono stati consumati in totale da otto divinità del rango più elevato (Hernández-Santiago et al., 2017).

I funghi sono raffigurati anche in altri documenti. In una mappa1 datata al 1549 e relativa ai terreni del villaggio di Tetela, nello stato di Morelos, i nativi si lamentavano del fatto che il Marchese del Valle, per farvi passare una strada, aveva confiscato dal 1532 alcuni appezzamenti di terra chiamati Nanacatepeque che parrebbero essere stati coltivati a canna da zucchero. Questo nome, che significa “il monte dei funghi”, è rappresentato da un glifo raffigurante un monte con in cima due funghi. Caso (1963, p. 34), notando la similitudine grafica di questi due funghi con quelli tenuti in mano dalle divinità della pagina 24 del Codice Vindobonensis, propose l’interpretazione fungina di questi ultimi.

dx) Mappa dei terreni del villaggio di Tetela, Morelos, Messico, datata al 1549; sx) Particolare del glifo del Nanacatepeque (“monte dei funghi”) (da Caso, 1963, fig. 1 e 2, p. 29)

sx) Mappa dei terreni del villaggio di Tetela, Morelos, Messico, datata al 1549; dx) Particolare del glifo del Nanacatepeque (“monte dei funghi”) (da Caso, 1963, fig. 1 e 2, p. 29)

Nicholson (1966) ha individuato un altro glifo indicante il nome di una località in una mappa del 1574 che si riferisce agli appezzamenti del villaggio di Tlacopan (Tacuba).2 Una delle proprietà nella mappa è chiamata Nanacapan, “luogo dei funghi”, e il relativo glifo è costituito da tre funghi, sopra ai quali è riportato anche il nome con le lettere dell’alfabeto latino.

Glifo indicante il nome di una località, Nanacapan, “luogo dei funghi”, in una mappa del villaggio di Tlacopan (da Nicholson, 1966, p. 110)

Glifo indicante il nome di una località, Nanacapan, “luogo dei funghi”, in una mappa del villaggio di Tlacopan (da Nicholson, 1966, p. 110)

Un’ulteriore raffigurazione di funghi allucinogeni è presente alla pagina 142 del Libro XI del Codice Fiorentino, conservato presso la Biblioteca Laurenziana di Firenze. Questo Codice, che contiene il testo bilingue (nahuatl e castigliano) dell’opera di Bernardino de Sahagún Historia General de las cosas de Nueva España, fu corredato di disegni colorati eseguiti principalmente da nativi cristianizzati, e in alcuni casi possibilmente da degli spagnoli. Il passo dove viene riferito del teonanácatl, il “fungo degli dei”, è corredato da un disegno, probabile opera di uno spagnolo, dove sono rappresentati cinque funghi sorvolati da una figura demoniaca. Quest’ultima è disegnata con le caratteristiche iconografiche con cui veniva raffigurato Satana secondo i canoni della pittura gotica spagnola, cioè con artigli nelle mani e nei piedi, di cui uno probabilmente inteso come deformato, e con un becco nel viso. Il piede deformato è un tipico particolare del demonio, considerato generalmente zoppo (Heim & Wasson, 1958, p. 35).

Disegno della pagina 142 del libro XI del Codice Fiorentino, con rappresentazione dei “teonanácatl”, “funghi degli dei” sorvolati da una figura demoniaca

Disegno della pagina 142 del libro XI del Codice Fiorentino, con rappresentazione dei “teonanácatl”, “funghi degli dei” sorvolati da una figura demoniaca

Un’interessante raffigurazione di funghi è presente nella pagina 90 del Codice Magliabecchi, conservato anch’esso a Firenze, presso la Biblioteca Nazionale Centrale. Questo codice fu prodotto da un missionario durante il XVI secolo. Nel disegno sono raffigurati tre funghi che fuoriescono dal terreno, alla loro sinistra un nativo seduto che tiene in mano un fungo e con l’altra mano ne sta avvicinando un secondo alla bocca, nell’atto di mangiarlo, e dietro di lui è rappresentata una figura demoniaca che sta toccando con una mano la sua testa. Questo personaggio rappresenta probabilmente Mictlantecihtli, signore del mondo sotterraneo. Secondo Wasson (cfr. Heim & Wasson, 1958, p. 35), il colore verde dei funghi – quelli raffigurati sorgenti dal terreno – ricorda il colore della giada, che nell’iconografia messicana indicava che l’oggetto così rappresentato era di grande valore.

Particolare della pagina 90 del Codice Magliabecchi con raffigurazione di funghi e di un individuo che li sta mangiando

Particolare della pagina 90 del Codice Magliabecchi con raffigurazione di funghi e di un individuo che li sta mangiando

Mercedes de la Garza (2012, p. 78) ha voluto vedere una rappresentazione di funghi in una scena del Codice Laud (lamina XXXVIII); nello specifico, si tratterrebbe di un’interpretazione iconografica dell’albero sacro di Temoanchan, un albero della cosmogonia della cultura nahua, che ricevette una ferita a metà del suo tronco, dalla quale fuoriuscirono diverse divinità. Nella scena del Codice Laud i fiori dell’albero hanno la forma di funghi.

Raffigurazione dell'albero sacro di Tamoanchan nella lamina XXXVIII del Codice Laud (da De La Garza, 2012, p. 78, fig. 13)

Raffigurazione dell’albero sacro di Tamoanchan nella lamina XXXVIII del Codice Laud (da De La Garza, 2012, p. 78, fig. 13)

Un’immagine di funghi potrebbe essere presente nel Lienzo di Zacatepec n. 1, noto anche come Codice Martínez Gracida e conservato presso il Museo Nazionale di Antropologia di Città del Messico. Fu prodotto fra il 1540 e il 1560 a Santa María Zacatepec, ubicata nella Mixteca della Costa, nello stato di Oaxaca. Wasson (1983, pp. 146-7), per merito di Frank Lipp, ha posto l’attenzione su un dettaglio di questo Lienzo, dove si vede la testa di un uomo con quattro funghi che gli sputano dalla testa, disegnato su un probabile monte.

Dettaglio del Lienzo de Zacatepec (da Wasson, 1983, fig. 2, p. 146)

Dettaglio del Lienzo de Zacatepec (da Wasson, 1983, fig. 2, p. 146)

Per quanto riguarda la cultura Maya, Lowy (1980) avrebbe individuato riferimenti micologici nel Codice di Dresda, ponendo l’attenzione su alcune divinità raffigurate in posizione rovesciata, a gambe per aria. Da diverse parti del corpo di queste divinità fuoriescono degli oggetti che ricorderebbero dei funghi. La posizione a testa in giù di queste divinità è stata associata da Lowy ad alcune antiche pietre-fungo maya, dove il gambo è costituito da un personaggio dormiente o sognante con le gambe per aria che sorreggono il cappello. Questa posizione rovesciata del corpo indicherebbe lo stato di ebbrezza fungina (si veda Le pietre-fungo dei Maya).

Esseri antropomorfi disegnati all'ingiù e a gambe all'aria. Sull'acconciatura del primo di sinistra spuntano tre oggetti fungini, e la dea I sulla destra tiene in mano un probabile piatto con dei funghi. Codice di Dresda, p. 15(15)

Esseri antropomorfi disegnati all’ingiù e a gambe all’aria. Sull’acconciatura del primo di sinistra spuntano tre oggetti fungini, e la dea I sulla destra tiene in mano un probabile piatto con dei funghi. Codice di Dresda, p. 15(15)

Similmente, nel Codice di Madrid, altrimenti noto come Codice Tro-Cortesiano, anche questo d’origine maya, sempre Lowy (1972) ritiene di aver individuato immagini di offerta di Amanita muscaria; ma l’identificazione è dubbia, e l’oggetto tenuto in mano dalle divinità è interpretato anche come un incensiere, un ventaglio o un sonaglio (si veda ad es. Vail, 1997).

Pagina 51b del Codice di Madrid

Pagina 51b del Codice di Madrid (Da De La Garza, 2012, p. 185, fig. 27)

Più recentemente, Mercedes De La Garza (2012, pp. 184-9) ha riproposto l’interpretazione etnomicologica per questi oggetti e per altre rappresentazioni nel Codice di Madrid, avendo individuato una ricorrente associazione iconografica fra il dio M – una divinità maya classicamente raffigurata in nero – il dio del mais, le piante del cacao, l’autosacrificio e gli oggetti fungini. L’autrice ha fatto notare la corrispondenza fra l’associazione iconografica fra funghi e cacao e l’assunzione della bevanda del cacao in concomitanza dell’impiego di funghi psicoattivi presso le antiche e odierne etnie messicane.

 

Si vedano anche:

 

Note

1 – Archivo General de la Nación, Ramo Hospital de Jesús, Legajo 276, Exp. 79-2; riportato in Códices Indígenas, 1933, n. 27.

2 – N. 115 dei Fondi Messicani della Biblioteca Nazionale di Parigi, ex-collezione Aubin-Goupil.

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CASO ALFONSO, 1963, Representaciones de hongos en los Códices, Estudios de Cultura Nauatl, vol. 4, pp. 27-38.

DE LA GARZA MERCEDES, 2012, Sueño y éxtasis. Visión chamánica de los Nahuas y los Mayas, Fondo de Cultura Economica-UNAM, México D.F.

HEIM ROGER & GORDON R. WASSON, 1958, Les Champignons hallucinogènes du Méxique, Archives du Museum National d’Histoire Naturelle, 7 serie, vol. VI, Paris.

HERNÁNDEZ-SANTIAGO FAUSTINO et al., 2017, Representación pictográfica del primer amanecer y su asociación con hongos enteógenos en un Códice Mesoamericano Mixteco del siglo XVI, Scientia Fungorum, vol. 46, pp. 19-28.

LOWY BERNARD, 1972, Mushroom symbolism in Maya codices, Mycologia, vol. 64, pp. 816-821.

LOWY BERNARD, 1980, Ethnomycological Inferences from Mushroom Stones, Maya Codices and Tzutuhil Legend, Revista/Review Interamericana, vol. 10, pp. 94-103.

NICHOLSON H.B., 1966, Another place-glyph with representations of mushrooms, Tlalocan, vol. V(2), pp. 109-111.

VAIL G., 1997, The Yearbear Gods in the Madrid Codex, in: S. Rueda Smithers et al. (cur.), Códices y Documentos sobre México. Segundo Simposio, INAH, México D.F., vol. I, pp. 81-106.

WASSON R. GORDON, 1983, El hongo maravilloso teonanácatl. Micolatría en Mésoamerica, Fondo de Cultura Economica, México D.F.

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