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Quest' opera di Giorgio Samorini è concessa in licenza sotto la Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported.







Il Byeri dei Bianchi
The Byeri of White men
Pur essendo stato il culto del Byéri (si veda Il culto degli antenati Byeri) ostacolato e tacciato di superstizione dall’amministrazione coloniale francese, i Fang ritennero, e continuano tuttora a ritenere, che anche i Bianchi rivolgano un culto ai loro antenati. Nel corso delle mie ricerche sul campo in Gabon, diversi iniziati al Melan (come ora è denominato il culto del Byeri), mi fecero notare alcuni aspetti del culto cristiano che secondo loro testimoniano in maniera irrefutabile il culto dei crani e delle ossa degli antenati fra i Bianchi (Samorini, 2002-2003).
Un classo schema iconografico della crocifissione di Cristo, dove ai piedi della croce è raffigurato il cranio di Adamo.
Nell’arte religiosa cristiana, nelle raffigurazioni del Cristo Crocifisso, ai piedi della croce è presente con una certa frequenza l’immagine di un teschio. Questo schema iconografico prende ispirazione dalla Leggenda della Vera Croce, una cui prima versione completa si trova nella Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, stesa verso la fine del XIII secolo, e che ebbe una grande fortuna per tutto il Medioevo e il Rinascimento. Secondo questa leggenda, sviluppata e arricchita di particolari nel corso del tempo, l’albero con cui era costruita la croce in cui fu crocifisso Gesù Cristo era il medesimo Albero della Vita del Paradiso Terrestre, e sarebbe cresciuto dalla tomba di Adamo o direttamente dal suo teschio (si veda ad es. Prangsma-Hajenius, 1995). I Fang non si sono fatti sfuggire questo particolare iconografico, osservando tra l’altro che Adamo è l’antenato capostipite dei “Bianchi”; nella mitologia del Byeri, questo viene fatto originare dai crani della coppia capostipite dell’etnia fang.
Nell’Antico Testamento – che i Buitisti fang (di cui molti sono anche iniziati al Byeri) mostravano di conoscere così bene, facendo frequentemente riferimento a svariati passi, al punto da indurmi a una sua attenta rilettura – vi sono alcuni riferimenti in cui i medesimi Fang ravvisano un culto delle ossa degli antenati. E’ il caso della storia di Giuseppe il quale, in procinto di morire in suolo egiziano, si fece giurare dai “figli di Israele” che quando Dio li avrebbe visitati, essi avrebbero portato via dall’Egitto le sue ossa (Genesi, 50, 25). Quando il faraone egiziano permise ai figli d’Israele di lasciare l’Egitto, Mosè prese con sé le ossa di Giuseppe, mantenendo quindi il giuramento che a suo tempo era stato fatto a questi in punto di morte (Esodo, 13, 19). Le medesime ossa di Giuseppe furono in seguito seppellite in un appezzamento acquistato da Giacobbe “e che i figli di Giuseppe avevano ricevuto in eredità” (Giosuè, 24, 32). Agli occhi di un fang iniziato al Byeri, la riesumazione delle ossa di Giuseppe, la loro collocazione in uno specifico terreno, e l’ereditarietà di questo da parte dei suoi figli, è evidenza diretta del “Byeri dei Bianchi”, come veniva denominato dai miei informatori.
Inoltre, durante l’occupazione francese il Byeri fu perseguitato e bandito dall’amministrazione coloniale. In realtà furono bandite tutte le pratiche funerarie tradizionali fang, che comprendevano un’autopsia rituale del cadavere, volta all’individuazione dell’eventuale atto di stregoneria che aveva portato alla morte dell’individuo, una conseguente ordalia per smascherare il responsabile, e l’esposizione del cadavere per diversi giorni o settimane, che dava luogo a una lunga serie di visite e di condoglianze, di ampiezza direttamente proporzionale al grado d’importanza sociale acquisita dal defunto durante la sua vita. Nel caso di individui molto importanti, come i capi del clan, destinati a diventare futuri antenati, si procedeva alla raccolta delle loro ossa, in particolare dei crani.
Come ha evidenziato Bernot (2005), oltre al divieto del culto delle reliquie, l’amministrazione coloniale impose l’autopsia dei cadaveri, con la loro esumazione nel corso delle indagini poliziesche e il prelievo degli organi, i quali venivano inviati in lontani laboratori per le analisi; se si aggiunge la pratica coloniale dell’esposizione del cadavere nella camera mortuaria, l’impressione dei Fang fu quella di una “competizione coloniale attorno alla morte, ai cadaveri e al sacro”.
Ma v’è un’altro motivo che fece associare i Bianchi al Byéri. La migrazione dei Fang dai loro territori originali verso il Gabon si sviluppò in due fasi cronologiche. Durante la prima fase, avvenuta agli inizi del XIX secolo, essi partirono dal loro luogo originario, tutt’ora incerto, e raggiunsero le regioni nord-occidentali del Gabon. Dopo alcuni decenni, i Fang intrapresero una nuova e più veloce migrazione verso le regioni dell’Estuario gabonese. I motivi di questa seconda fase migratoria sono tuttora discussi fra gli studiosi, e l’ipotesi più accreditata vede un’intenzionale avvicinamento dei Fang ai Bianchi, i quali negli anni 1840 stavano ponendo le loro basi nella regione dell’Estuario (Samorini, 2019).
Fra i motivi originari di questa attrazione verso i Bianchi potrebbe avere svolto un ruolo significativo la credenza che questi, come la loro pelle bianca indicava, erano dei “fantasmi”, nello specifico degli antenati fang che erano tornati sulla terra reincarnandosi negli Europei. Un ufficiale francese scriveva nel 1872 che nella società fang v’era la credenza che chi muore diventa nell’aldilà un uomo con la pelle bianca, ed entra in diretto contatto con Nzame (il dio creatore dei Fang; ma si veda Falsi monoteismi), il quale gli fornisce ricchezze di varia natura. Quando i Fang appresero dell’esistenza di uomini dalla pelle bianca che avevano con loro grandi ricchezze (vestiti, oggetti in metallo, ecc.) e che si potevano incontrare nella lontana zona dell’Estuario, considerarono quel luogo come “un luogo meraviglioso, una specie di terra promessa, un vero e proprio Eden”, e vi si diressero velocemente (Chamberlin, 1978, pp. 452-3).
Si vedano anche:
BERNOT F., 2005, Économie de la mort et reproduction sociale au Gabon, en: O. Goerg & I. Mande (éds.), Mama Africa: Hommage à Catherine Coquery-Vidrovitch,Paris, L’Harmattan, pp. 203-18.
CHAMBERLIN C., 1978, The migration of the Fang into central Gabon during the Nineteenth century: a new interpretation, International Journal of African Historical Studies,vol. 11(3), pp. 429-456.
PRANGSMA-HEJENIUS A., 1995, La Légende du Bois de la Croix dans la littérature française médiévale, Van Gorcum Éditons, Assen.
SAMORINI GORGIO, 2002-2003, Il culto degli antenati Byeri e la pianta psicoattiva alan (Alchornea floribunda) fra i Fang dell’Africa Equatoriale Occidentale / The ancestor cult Byeri and the psychoactive plant alan (Alchornea floribunda) among the Fang of Western Equatorial Africa, Eleusis, n.s., vol. 6/7, pp. 29-55.
SAMORINI GIORGIO, 2019, La plante alan et le culte des ancêtres chez les Fang du Gabon, Antrocom Journal of Anthropology, vol. 15(2), pp. 5-16.