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Mito yanomami sul tabacco
Yanomami myth on tobacco
Gli Yanomami vivono nella foresta amazzonica fra il Brasile e il Venezuela. Nel seguente mito è presente il tema del bisogno, in senso di dipendenza, del tabacco, con particolare riferimento allo stato ansioso generato dalla sua mancanza; un altro tema significativo riguarda la nascita delle piante di tabacco dagli sputi gettati a terra dall’eroe culturale divinizzato. Del presente racconto mitologico sono qui riportate due versioni di due sub-gruppi etnici, Karohi theri e Shuimiwei theri.
Versione Karohi theri
Nosiriwë piangeva perché si sentiva ansioso. Appoggiati sugli alberi, i pappagalli mangiavano frutti pahi; mangiavano anche frutti moshima.
“Peshiyë, peshiyë, peshiyë…”, si lamentava Nosiriwë.
“Cosa dici”, gli chiesero i pappagalli.
“Sono io! Piango perché mi sento ansioso”, disse Nosiriwë senza fermarsi, “Rompete un ramo di frutti moshima”.
“Ecco lì”, risposero.
Egli riprese il suo cammino da un luogo all’altro.
“Peshiyë, peshiyë, peshiyë…”, ripeteva senza cessare.
Giunse in un luogo dove i pappagalli mangiavano frutti rëshë.
“Cosa mangiate?”
“Mangiamo frutta rëshë”.
“Rompete l’estremità di un ramo”.
“Per chi piangi?”
“Piango perché sento un bisogno insaziabile”, disse.
“Qui ci sono i frutti”.
In ogni luogo dove c’erano pappagalli mangiava un poco.
“Peshiyë, peshiyë, peshiyë…”, avanzava, sempre lamentandosi.
In un altro luogo:
“Cosa ti manca per piangere così?”
“Sono io e io mi lamento”, disse Nosiriwë senza fermarsi.
Giunse infine in un luogo nel quale Cuchicuchi mangiava frutti keyë.
Questo aveva lasciata la sua ascia di pietra ai piedi dell’albero su cui era salito; sopra al manico aveva posto la sua mascada (masticata) di tabacco. Il manico era sotto l’effetto del tabacco.
“Peshiyë, peshiyë, peshiyë…”.
“Che dici?”
“Sono io. Piango perché mi sento ansioso”.
“Cosa ti manca?”
“Mi lamento perché non ho una mascada di tabacco sotto il labbro. Rompimi un ramo”.
“Questi frutti non sanno di nulla, la loro carne è insipida”.
Nosiriwë mangiò per un po’.
“E così sei in necessità”.
Conosceva il tabacco e terminava di divinare.
“Piangi perché sei in necessità”.
“Si”.
“Guarda là, sopra al manico dell’ascia”.
“Dov’è?”
“E’ appeso li”.
Lì era posta una grossa mascada; era stata preparata con tabacco ancora verde. Se la mise sotto il labbro.
“Ayë, ayë, ayë…!” esclamò con soddisfazione.
Nei luoghi dove Nosiriwë aveva sputato al passare, germinarono piante di tabacco. Fu Nosiriwë che diffuse il tabacco da tutte le parti. Fu Cuchicuchi che lo scoprì.
Versione Shuimiwei theri
E’ grazie a Kuripowë che conosciamo il tabacco. Lontano, nella foresta, si sentiva un lamento incessante che si spostava:
“Sono ansioso, ansioso. Sento un bisogno che mi rende insensibile a tutte le altre sensazioni”, affermava la voce che si stava avvicinando.
L’uomo che era in questo stato entrò nella capanna collettiva seguendo il suo cammino.
“Qual’è la causa di questo terribile lamento? Cosa ti accade?”, gli chiesero.
“Sono ansioso, sento una forte ansia”, proseguiva Kuripowë senza fermarsi.
“Cosa ti succede che ti lamenti? Parla con calma”.
Tutti avevano un poco di paura considerando il suo comportamento, così che non scesero dalle amache.
“Rispondi!”
“Non ho intenzione di molestarvi, io solo mi lamento per sentirmi ansioso. Perché è come se avessi bisogno di qualcosa, è per questo che faccio udire da tutte la parti questo lamento”.
Si calmò un momento.
“Io mi lamento perché sento necessità di qualcosa”, ripeté.
“Vai a fare all’amore con le donne, fa loro dei bimbi. Esse sono andate di là”.
“Non ho voglia di fare all’amore, poco mi importa il luogo dove esse si trovano”.
Più lontano nella foresta.
“Sento una grande ansia”.
“Perché ti lamenti? Sei in lutto? Si riuniscono a causa di una morte?”
“No. Mi lamento perché mi manca qualcosa, mi lamento perché sento un bisogno molto profondo”.
“Oh! Prosegui per il sentiero che va sulle cime dei monti e vattene a domandare da un’altra parte, qui noi non sappiamo nulla”.
Proseguì per il suo cammino.
“Mi manca qualcosa, sento necessità di qualcosa”.
Si udiva come il lamento percorreva il sentiero lassù. Gli Yanomami zittivano nell’udire che si avvicinava. Erano molto numerosi e mangiavano frutti dagli alberi. Giunse Kuripowë. Gli avanzi cadevano al suolo.
“Chi sei?”, chiesero.
“Sono io e io mi lamento. Sono io”.
“Sei di lutto per lamentarti in questo modo?”
“No. Mi lamento così senza motivo”.
“Le donne sono lì, fai l’amore con loro, fa loro dei bimbi”.
“No, io parlo senza ragione. Sono sotto il tormento della necessità”, aggiunse.
Giunse finalmente da colui che realmente sapeva. Anch’egli era su un albero.
“Qual’è il motivo del tuo lamento?”
“Non c’è una ragione precisa. Mi manca qualcosa. Sento un bisogno terribile e mi trascino nel lamento. Rompi un ramo cognato”, aggiunse, “rompi un ramo e fallo cadere. Ho fame”.
Ruppe un ramo carico di frutti (pahi) che fece cadere al suolo. Al cadere il ramo colpì il suolo pesantemente.
“Ne vuoi altri?”
“E’ sufficiente”.
Mangiò gli involucri dei semi. Nessuno gli prestava attenzione. Quando terminò:
“Cognato, ti lascio qui i semi”.
Vi orinò sopra e quindi aggiunse:
“Tieni cognato, sono qui. Cucinali in acqua, tirali fuori dall’acqua ancora caldi e portali alla bocca con la mano mentre sono ancora caldi.
“Si! Ma cosa dicevi quando giungesti?”
“Mi lamentavo perché mi manca qualcosa”.
“Guarda lì, vicino a te, c’è un’ascia di pietra nel suolo e una mascada (masticata) di tabacco sopra il manico”.
“Si, guardo se c’è tabacco lì sopra”.
Quando vide il tabacco:
“Cognato. Era proprio ciò di cui avevo bisogno. Questo era ciò di cui avevo bisogno che mi dicevano?”, esclamò Kuripowë.
Si appropriò con avidità della grande mascada preparata con tabacco verde e se la portò con sé. Proseguì nuovamente il cammino sopra i monti, sotto l’effetto del tabacco.
Probabilmente voleva diffondere il tabacco; da tutte le parti dove aveva sputato il succo della mascada crebbe una pianta di tabacco. Il tabacco immediatamente si alzò e si mise a fiorire, i colibrì (tesho) vennero a libare i fiori. Questi furono i segni che Kuripowë lasciò al suo passaggio; grazie ad egli il tabacco si diffuse velocemente.
Da: Jacques Lizot, Luis Cocco & Juan Finkers, 1991, Mitologia yanomami, Abya-Ala, Quito, pp. 67-70.
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