Nella nostra società v’è una diffusa tendenza a identificare la droga con il problema-droga, cioè con le conseguenze causate dall’abuso delle droghe. La storia del rapporto umano con le droghe dimostra che esiste in realtà un “fenomeno-droga” distinto dal “problema-droga”.
In uno scritto del 1890 dal titolo Perché la gente si droga?, lo scrittore russo Lev Tolstoj individuava le motivazioni dell’atto umano di drogarsi nel bisogno di fuggire la realtà, i propri problemi e la propria coscienza (Tolstoj, 1988, pp. 38-42). Questo tipo di spiegazione è stato il paradigma su cui si sono basati i proibizionismi del XX secolo. Si può definire la finalità d’uso delle droghe individuato da Tolstoj come uso tolstojano delle droghe.
Come numerosi altri comportamenti umani, l’utilizzo delle droghe è in realtà dettato ancor prima dalla ricerca del piacere, dietro alla quale non si cela quel “bisogno di nascondere a se stessi” attribuito da Tolstoj; la ricerca del piacere è un fattore comportamentale intrinseco di tutta l’umanità, i cui soli eccessi possono acquisire caratteristiche patologiche. Le ideologie moraliste tendono a identificare la ricerca del piacere con le sue forme patologiche, allo stesso modo in cui identificano il fenomeno dell’uso delle droghe con il problema-droga.
Le motivazioni che avvicinano l’uomo all’esperienza con le droghe sono ancor più diversificate. Mantenendo un’osservazione globale sulle culture umane sia attuali che del passato, ho sinora individuato le seguenti finalità d’uso: spirituale-religioso, sciamanico-terapeutico, esorcistico, divinatorio-oracolare, terogeno (uso per fini bellici), iniziatico-pedagogico, come correttivo del carattere, per il controllo psicologico, come viatico, come tanatogeno, sacrificatorio, giudiziario, ordalico, come socializzante e regolatore della socializzazione, ludico, per scopi sessuali; vanno aggiunte le finalità preferenziali delle società moderne occidentali industriali e post-industriali: produttivo-prestazionale, cognitivo-psiconautico, tolstojano (Samorini, 2022, pp. 13-4).
Sebbene vi siano persone che affogano nel vino i propri rimorsi e che si inebriano delle più disparate droghe per fuggire la realtà, oggi sappiamo che le motivazioni dell’uso di sostanze psicoattive sono essenzialmente associate al fenomeno universale degli stati modificati di coscienza. V’è una tendenza nell’uomo a cercare di modificare, attraverso i più disparati metodi, il proprio stato di coscienza ordinario, con lo scopo di vivere esperienze in altri stati mentali. Questo atavico comportamento umano può essere considerato come una “costante comportamentale”. È un impulso che si manifesta nella società degli uomini senza distinzione di etnie e culture: è un comportamento trans-culturale. La società occidentale patologizza tutte le forme di stati modificati di coscienza, a eccezione dei sogni che non siano ricorrenti o incubi, in base a un diktat di stampo freudiano su cui si sono basate la psicologia e la psichiatria del XIX e del XX secolo.
La modificazione dello stato di coscienza è oggigiorno oggetto di una disciplina scientifica specifica, la Scienza degli Stati di Coscienza, quasi sempre ignorata da quanti – sociologi, psicologi, medici, ecc. – si occupano di droghe, continuando a considerare gli stati mentali “altri” come fenomeni, o meglio problemi, prettamente pertinenti alla psichiatria (si vedano ad esempio i testi di Fischer, 1971; Tart, 1977; Gosso, 2012; D’Arienzo e Samorini, 2019a, II, pp. 353-355).
Oltre a presentarsi in casi spontanei, le modificazioni dello stato di coscienza vengono indotte attraverso un ampio spettro di tecniche che l’uomo ha via via scoperto ed elaborato nel corso della sua storia. Dalle tecniche di deprivazione sensoriale e di mortificazione fisica, a quelle meditative e ascetiche, sino a quelle che utilizzano, come fattori scatenanti gli stati di trance e di possessione, la danza e il suono di determinati strumenti musicali; infine e non per ordine di importanza, le tecniche che prevedono l’uso di droghe psicoattive. Quest’ultima è una delle tecniche di modificazione dello stato di coscienza dalle origini più antiche, come stanno sempre più evidenziando i dati archeologi (Samorini, 2019; si veda la sezione Archeologia). Si potrebbe pensare ch’essa origini in quegli arcaici periodi della storia umana. In realtà, numerose osservazioni nel campo dell’etologia evidenziano come anche gli animali – dagli insetti ai mammiferi – si drogano in natura (Samorini, 2013; si veda Animali che si drogano). Se ne deduce che l’atto di assumere droghe origina ancor prima dell’origine stessa dell’uomo. Drogarsi è un comportamento che attraversa tutto il filum evolutivo animale, dagli insetti ai mammiferi, all’uomo, Ciò palesa ancor più l’urgenza di uno studio del rapporto degli esseri viventi con le droghe in quanto fenomeno.
Oggi abbiamo una conoscenza più vasta di quella di cui disponeva Tolstoj della storia delle droghe e della stretta relazione che c’è sempre stata e che continua a esistere fra il loro uso e la sfera intellettiva umana. Un campo multidisciplinare scientifico parallelo alla Scienza degli Stati di Coscienza è, o meglio dovrebbe essere, la Scienza delle Droghe, che tuttavia non si è sviluppata e anzi di cui l’esistenza è totalmente ignorata sia nell’ambito scientifico che in quello sociale.
La Scienza delle Droghe si era costituita nella seconda metà del XIX secolo e nei primi decenni del XX secolo, e come molte discipline scientifiche ha i suoi padri fondatori (fra cui Bibra, 1855; Cooke, 1860; Mantegazza, 1871; Hartwich, 1911; Lewin, 1924). Uno di questi, l’italiano Paolo Mantegazza, contemporaneo di Tolstoj ma con una conoscenza del fenomeno ben più ampia di quella dello scrittore russo, aveva intuito l’universalità e l’ineluttabilità di questo comportamento umano e l’importanza di studiarlo seguendo un approccio scientifico: “Tutto questo in un tempo non molto lontano sarà scienza grossa”, egli scriveva in un voluminoso saggio sulle droghe, che denominava “alimenti nervosi”, e aggiungeva: “l’estetica degli alimenti nervosi andrà crescendo indefinita e instancabile, finché il nostro pianeta avrà pianta d’uomo che lo calpesti” (Mantegazza, 1871, II, p. 680). L’incombere durante il XX secolo del problema-droga per come oggi è conosciuto e moralmente interpretato, ha portato a un disinteresse progressivo, sino alla dimenticanza, della possibilità di concepire e del dovere etico di studiare le droghe come fenomeno naturale.
Nella ricerca delle motivazioni che spingono gli uomini a drogarsi Tolstoj osservava unicamente ciò che sembra essere una degenerazione di questo comportamento umano, frutto della società moderna e dei suoi conflitti. Usare le droghe per fuggire la realtà e la propria coscienza non è la regola bensì la sua eccezione, la cui ampia estensione è causata dalla diffusa nevrosi della società moderna. Storicamente, il motivo fondante l’uso delle droghe risiede nell’intenzione di conseguire una maggiore comprensione della realtà, non per fuggirla. Numerose culture umane tradizionali hanno posto la droga, considerata sacra, al centro del loro sistema religioso e come fulcro del sistema interpretativo dei diversi aspetti della realtà e della vita. Le droghe, utilizzate in adatte condizioni di set e di setting, altrimenti ambientali, culturali e psicologiche, inducono esperienze che sono accompagnate da profondi stati intuitivi, illuminanti, rivelatori. L’elaborazione e l’interpretazione di queste esperienze contribuiscono allo sviluppo dei sistemi interpretativi individuali e sociali della realtà (si veda la sezione Antropologia).
Ricerca di conoscenza e ricerca di piacere: queste sono le motivazioni basilari dell’uso universale delle droghe fra gli uomini. Gli approcci impropri e l’inconsapevolezza possono portare a quei comportamenti interpretabili come “bisogno di nascondere a se stessi e fuggire la realtà” individuati da Tolstoj.
Lo sviluppo delle nuove interpretazioni amorali del fenomeno droga è solo agli inizi, e come tutte le idee nascenti sono ancora sfuocate e imperfette. Con gli adatti tempi e aperture mentali ci si potrà avvicinare a una formulazione più completa, con un’approssimazione sempre maggiore a una “teoria delle droghe”, a un paradigma più maturo di quello tolstojano.
Nell’uomo tutti i comportamenti, comprese le funzioni primarie quali nutrizione e riproduzione, sono mediate dalla cultura. Individuata una componente naturale nell’impulso dell’uomo a drogarsi, per via della presenza di quest’impulso fra gli animali e presso le popolazioni umane di tutto il globo, i problemi legati all’uso umano delle droghe sono da individuare nella componente culturale che media questo comportamento: il “fenomeno droga” è un fenomeno naturale, mentre il “problema droga” è un problema culturale.
Nella società moderna il “problema droga” non è dovuto tanto all’esistenza delle droghe o all’impulso di drogarsi, quanto alla deculturazione dell’approccio alle droghe. E’ fondamentale che questo comportamento, come qualunque altro comportamento umano, sia mediato da adatte cultura e conoscenze. Privando l’individuo e la società di queste conoscenze, prime fra tutte come si usano le droghe e in quali contesti, ecco l’insorgere degli approcci impropri e quindi del “problema droga”.
Un miglioramento concreto del “problema droga” passa attraverso il riconoscimento e lo studio scientifico del “fenomeno droga” e l’individuazione delle variabili che regolano questo fenomeno nel contesto dell’intimo rapporto fra natura e cultura umana.
Da un punto di vista di campi di indagine e di competenze, la Scienza delle Droghe possiede caratteristiche comuni alla Scienza dell’Alimentazione e alla Scienza dell’Educazione, campi d’indagine multidisciplinari per entrambi i quali sono stati creati dipartimenti universitari e specifici percorsi formativi. Considerando il problema-droga conseguenza della patologizzazione di meccanismi pertinenti e forse strutturanti il fenomeno-droga, risulta evidente l’importanza di un’appropriata conoscenza di questo fenomeno.
La Scienza delle Droghe, con le sue riviste specialistiche e con i suoi professionisti, i drogologi, diverrebbe sede delle adeguate informazioni a cui gli altri professionisti potrebbero rivolgersi quando gli capita di dover trattare argomenti riguardanti le droghe.
La Scienza delle Droghe è un campo multidisciplinare, molto ampio e interconnesso con diversi altri settori di ricerca. E’ tuttavia opportuno chiarire che il professionista della Scienza delle Droghe, il drogologo, non è un tuttologo, e che il suo percorso formativo dovrà prevedere una formazione di base generale, e una successiva specializzazione in qualcuno dei settori pertinenti a questa scienza, similmente a quanto accade nella Biologia e nella Medicina.
Questo sito intende apportare contributi in differenti campi d’indagine scientifica con lo scopo di rilanciare un’area di indagine di cui il mondo scientifico e umano ha sempre più bisogno.
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BIBRA von ERNST, 1855, Die narkotischen Genussmittel und der Mensch, Wilhelm Schmid, Nürnberg.
COOK C. MORDEKAI, 1860, The seven sisters of sleep, Blackwell, London.
D’ARIENZO ADRIANA & GIORGIO SAMORINI, 2019a, Terapie psichedeliche. Dal paradigma psicotomimetico all’approccio neurofenomenologico, 2 voll., Shake, Milano.
FISCHER ROLAND, 1971, A cartography of the exalted and meditative states, Science, vol. 174, pp. 897-904
GOSSO FULVIO, 2012, Per una scienza degli stati di coscienza, Altravista, Lungavilla (PV).
HARTWICK KARL, 1911, Die menschlichen Genussmittel, Chr. Herm. Tauschnitz, Leipzig.
LEWIN LOUIS, 1924, Phantastika, Georg Stilke, Berlin.
MANTEGAZZA PAOLO, 1871, Quadri della natura umana. Feste ed ebbrezze, 2 vol., Bernardoni, Milano.
TART T. CHARLES, 1977, Stati di coscienza, Astrolabio, Roma.
TOLSTOJ LEV, 1988, Perché la gente si droga? e altri saggi su società, politica, religione, Mondadori, Milano.
SAMORINI GIORGIO, 2013, Animali che si drogano, Shake, Milano.
SAMORINI GIORGIO, 2019, Droghe tribali, Shake, Milano.
SAMORINI GIORGIO, 2019b, The oldest archeological data evidencing the relationship of Homo sapiens with psychoactive plants: a worldwide view, Journal of Psychedelic Studies, vol. 3, pp. 63-80.
SAMORINI GIORGIO, 2022, Droghe tribali, Shake, Milano.








3 Commenti
Buongiorno. Sono un medico che da molti anni si occupa di medicina naturale e collaboro con una piccola ditta che distribuisce integratori naturali. Si chiama La fenice sas. Ho trovato il suo sito molto interessante e ben fatto. Volevo chiederle se potevo utilizzare qualche suo testo da pubblicare come informazione su alcuni prodotti che contengono erbe di cui parla anche lei. Chiaramente citando sempre il suo sito come fonte La ringrazio e le rinnovo i miei complimenti per il suo lavoro. Dott Dezi Bernardo
Gentile Dott. Bernardo Dezi, può utilizzare ciò che più ritiene opportuno degli scritti presenti in questo sito, rispettando semplicemente la loro proprietà intellettuale, cioè citando l’autore dello scritto, che può essere mio o di altri autori, a seconda dei casi. Cordiali saluti.
Giorgio Samorini
la ringrazio tantissimo. Bernardo