I riti dei Bimin-Kuskusmin updated: 2024-12-10T18:16:52+01:00 by giorgio
The rites of the Bimin-Kuskusmin
Come riportato nella pagina dedicata a I funghi della Nuova Guinea, per una più completa valutazione del problema della “follia del fungo” dei Kuma si deve prendere in considerazione un importante dato etnomicologico che è rimasto ignoto agli studiosi che si sono occupati del problema. Si tratta di un articolo apparso nel 1987 dell’antropologo statunitense Fitz Porter Poole che riguarda l’impiego di fonti inebrianti nel contesto dei riti iniziatici maschili dei Bimin-Kuskusmin, incluse alcune specie di funghi.1
La piccola etnia dei Bimin-Kuskusmin, che negli anni ’70 era costituita da circa un migliaio di individui, vive in una regione del centro dell’isola dalla parte di Papua Nuova Guinea (distretto di Telefomin, provincia di Sandaun, ex Sepik occidentale), a circa 300 km di distanza dall’area di residenza dei Kuma. Il territorio è costituito da una serie di valli molto strette e profonde di difficile accesso, ricoperte da una folta vegetazione boschiva.
Lo studio della società bimin-kuskusmin fu intrapreso da Fitz John Porter Poole (1941-2002), un antropologo sociale dell’Università californiana di San Diego. Egli intraprese ricerche sul campo negli anni 1971-1973. I suoi scritti, tutti incentrati sull’etnia dei Bimin-Kuskusmin, sono rapporti molto densi che esprimono la grande complessità sociale e culturale di questa pur piccola etnia, e testimoniano il livello esemplare di intimità e di conoscenze, così come di qualità di metodologia etnografica raggiunte da Poole durante il suo lavoro sul campo e nei decenni successivi. Basti osservare la sua tesi universitaria, costituita da un’opera in due volumi di oltre 2000 pagine (Poole, 1976), per rendersi conto dell’imponenza del suo lavoro. Nei decenni successivi – prima che una malattia lo obbligasse a ritirarsi dall’attività accademica, sino a giungere a un tragico epilogo (Lipset & Roscoe, 2004) – elaborò circa 25 articoli dove aggiunse ulteriori dati raccolti durante la sua ricerca sul campo, analizzando di volta in volta diversi aspetti della cultura dei Bimin-Kuskusmin, in particolare il complesso ciclo iniziatico maschile. Nel 1987 apparve l’articolo che trattava le fonti inebrianti impiegate ritualmente (Samorini, 2024).
Cosmografia
Al centro della cosmografia e mitologia dei Bimin-Kuskusmin v’è una coppia sovrannaturale di antenati: Yommok, impersonificato in una specie di pipistrello gigante, e la sua sposa Afek, impersonificata in una specie di uccello casuario dal lungo piumaggio. Questa coppia si fece carico della separazione del cielo dalla terra, e nel cielo collocò la “gente del cielo”; quindi creò gli “spiriti della foresta”, che provocano il tuono (Abaaremnok) e la sua sposa Auriin, il fulmine; dopodiché la coppia divina creò il sole (ataan) e la luna (kaiyoob), che sono in continua lotta fra di loro e si rincorrono incessantemente.
Successivamente Yommok e Afek si accoppiarono fra di loro a più riprese dando origine a numerosi animali, diversi dei quali sono gli animali totemici clanici dei Bimin-Kuskusmin. Afek quindi si accoppiò con diversi di questi esseri totemici, generando dei gemelli di cui i primogeniti erano in parte umano e in parte animale, che corsero nella foresta per diventare parte degli “spiriti della foresta” (anengmotiir), mentre i secondogeniti diventarono parte degli antenati degli attuali Bimin-Kuskusmin. Questa credenza mitologica spiega il motivo dell’eliminazione del primogenito quando si presenta un parto gemellare, dato che viene considerato non un umano completo ma uno “spirito della foresta”. Infine Yommok e Afek insegnarono all’umanità così creata il ciclo iniziatico maschile.
La prima generazione di umani possedeva una sola parte incorporea (malamente identificabile con i concetti occidentali di “spirito” o “anima”), denominata finiik. Per via di una generale “caduta in disgrazia” dell’umanità, gli uomini iniziarono a sviluppare dei “cuori cattivi” che provocarono guerre, furti, ecc., e portarono allo sviluppo di una seconda parte incorporea denominata khaapkhabuurien. Con questa nuova acquisizione incorporea gli uomini divennero dei “mortali” distinguendosi dai loro antenati, e da allora è loro negato l’accesso al mondo sotterraneo degli antenati (Poole, 1976, vol. I, pp. 323-328).
Poole ha denominato il khaapkhabuurien come la forma spirituale del “sé esperenziale”, e il finiik come la parte spirituale della “persona sociale”. Si tratta di due forme di spiriti più o meno antitetiche e antagoniste fra loro: “Lo spirito del ‘sé esperienziale’ è l’aspetto più idiosincratico e non-modulato della personalità, che è influenzato dalle esperienze di vita individuali e segnato da orientamenti soggettivi. Al contrario, lo spirito della ‘persona sociale’ è l’aspetto più ordinato, socializzato, moralmente e giuridicamente responsabile della personalità, che è modellato dalle forme ordinate delle esperienze sociali e rituali” (Poole, 1987, p. 193, n. 2).
Anziano bimin-kuskusmin che sta di guardia ai teschi degli antenati che sono in procinto di essere usati nel rito di iniziazione maschile ais am (da Poole, 1987)
Il mondo culturale dei Bimin-Kuskusmin è basato su un forte bipolarismo di genere. Le attività agricole sono rigidamente spartite fra le donne e gli uomini. I campi coltivati a patate sono il regno della “gente delle case delle donne”, cioè delle donne e dei bambini, e nessun uomo adulto mai si azzarderebbe a entrarvi. In questi campi sono seppelliti contenitori di sangue mestruale con il ruolo di fertilizzanti magici. I campi coltivati a taro e pandanus sono di pertinenza maschile, e in questi sono seppellite delle zucche riempite di sperma che hanno lo scopo di rafforzare gli spiriti finiik che risiedono nei tuberi di taro. I cibi sono considerati femminili o maschili in base alla loro proprietà di rafforzare gli aspetti femminili o maschili presenti nel corpo di entrambe donne e uomini.
I Bimin-Kuskusmin ritengono che un insieme di sostanze generative venga trasmesso alla progenie da entrambi uomini e donne. Le principali sono: il “sangue agnatico”, trasmesso da entrambi maschi e femmine, sebbene nelle donne la sua trasmissione si esaurisca dopo tre generazioni; lo sperma e lo spirito finiik trasmesso dagli uomini; il sangue mestruale trasmesso dalle donne. Tutte queste sostanze partecipano nella formazione di parti distinte del corpo e della parte incorporea sia degli uomini che delle donne (Poole, 1982).
I riti iniziatici maschili
A partire dall’età di 9-12 anni i maschi devono abbandonare definitivamente il mondo e gli spazi femminili e passare attraverso un lungo e complesso ciclo iniziatico (am yaoor) costituito da una sequenza di dodici fasi che si sviluppano per un periodo di 10-15 anni. Il ciclo iniziatico trasforma progressivamente la natura femminile del giovane ragazzo nella natura maschile, sino a portare a un controllo (rituale) della parte femminile e del potere generativo. Il nucleo più elaborato del ciclo iniziatico si chiama ais am, ed è quello in cui vengono assunte le sostanze inebrianti.
Nell’ais am partecipano diversi attori rituali: gli iniziatori maschili – suddivisi in capi rituali (kunum aiyem) e uomini completamente iniziati –, gli iniziatori femminili e gli iniziati, questi ultimi suddivisi in diverse classi a seconda della fase d’appartenenza del lungo ciclo iniziatico. Un’altra classe di partecipanti è costituita dai visitanti esterni al gruppo clanico.
Fra le sostanze psicoattive impiegate nel ciclo iniziatico dell’ais am si annoverano determinate varietà di zenzero, tabacco e funghi. Di tutte queste sono riconosciute delle varietà ordinarie che non sono assunte nei contesti iniziatici. Quelle impiegate ritualmente appartengono alla categoria delle “sostanze sacre calde” (diim kaarkaar), che si suddividono in “sostanze del fuoco addominale” (muut-weng) e “sostanze delle palpitazioni del cuore” (waraang).
Le specie di zenzero, tabacco e funghi che appartengono alla classe di sostanze che producono “fuoco addominale” – e che si distinguono in tipi maschili e tipi femminili – sono usate per lo più in contesti rituali di cura, di promozione della fertilità, di azioni magiche nella caccia, raccolta, coltivazione e altre attività che richiedono azioni propiziatorie.
Le varietà di zenzero, tabacco e funghi appartenenti alla categoria delle sostanze waraang (che inducono palpitazioni di cuore) sono quelle dotate di potenti proprietà psicoattive, inducenti stati di possessione da parte di uno spirito antenato guardiano. Vengono distinti due tipi di stati di possessione, l’araarnam o “possessione guidata”, e il kuseum tiibaari o “possessione fondente”. Nella prima forma di possessione lo spirito antenato guardiano protegge avvolgendolo lo spirito del sé esperienziale (il khaapkhabuurien) del neofita e guida l’altro spirito, quello della “persona sociale” (il finiik), nel mondo sotterraneo ancestrale per visitare “le fonti ancestrali della rivelazione”. Nella possessione fondente lo spirito antenato guardiano lascia libero il khaapkhabuurien, oramai divenuto più forte, e si fonde con il finiik “per viaggiare nel regno ancestrale alla ricerca della più potente conoscenza rituale”. Questi due tipi di possessione sono dunque consequenziali in base alla graduale esperienza acquisita dal neofita nel corso dell’apprendimento e in definitiva della gestione degli stati di coscienza indotti dalle sostanze psicoattive “palpitanti” (Poole, 1987, p. 152).
Tutte le varietà di zenzero, tabacco e funghi che inducono “palpitazioni di cuore” sono considerate “selvatiche”, pur essendo alcune coltivate nei campi di taro, poiché sono considerate curate dagli spiriti antenati. Nella loro raccolta e preparazione sono previsti complessi rituali di purificazione, divinatori, e sacrificali (con il sacrificio di piccoli marsupi e roditori). Nel mentre vengono assunte sostanze “palpitanti” minori, alcune delle quali sono probabilmente psicoattive. Il viso dei partecipanti viene dipinto con colori nero, rosso e bianco, con raffigurazioni simboliche delle sostanze “palpitanti” e degli spiriti coinvolti.
Le sostanze che inducono palpitazioni sono organizzate in maniera gerarchica in classi che corrispondono ai dodici passi del ciclo iniziatico. Le prime tre classi riguardano varietà di zenzero, le sei successive riguardano varietà di tabacco, e le ultime tre varietà di funghi. Sono considerate tutte varietà altamente psicoattive. Anche le varietà di zenzero inducono particolari effetti fisici e psicoattivi elencati come segue: “visione sfuocata, immagini da incubo, suoni bizzarri, vertigini, mal di testa, bocca secca, nausea, sudorazione, tremore, sensazioni corporee strane, perdita di controllo sulle normali capacità o paralisi momentanea, cambiamenti intensi e bruschi negli stati emotivi e dissociazione generale; schema erratico di respirazione e intensa palpitazione del petto, collo e tempie” (Poole, 1987, p. 164).
Le sostanze che inducono palpitazione sono denominate rispettivamente khaaskhuur per lo zenzero, baatuum-kiin per il tabacco, e kokhraakdiim per i funghi. Il loro impiego “intensifica lo stato di riflessività rituale, facilita l’aiuto dello spirito guardiano antenato e circonda l’individuo di spiriti antenati”. Fu lo spirito ancestrale Afek a infondere le sostanze “palpitanti” con il suo sangue, midollo osseo e “sperma” e istruì i primi umani come usarle. Nelle prime nove fasi iniziatiche (le tre con zenzero e le sei con tabacco), l’individuo esperisce stati di “possessione guidata”, mentre le ultime tre, quelle con i funghi, esperisce stati di “possessione fondente”.
Terminata l’esperienza “palpitante”, l’individuo resta segregato nella casa degli uomini per uno o due giorni prima di rientrare in contatto con donne e bambini.
Le prime nove sedute iniziatiche si svolgono nella casi di culto del clan con la partecipazione di tutti gli iniziati. Le ultime tre sono sedute iniziatiche individuali e si tengono rispettivamente all’entrata di una grotta ossuaria del clan, sotto le radici di un albero di Pandanus nella foresta montana, e su una sporgenza rocciosa vicino a un buco carsico sulla sommità di un monte. Le sedute con zenzero iniziano alla sera, quelle con tabacco al crepuscolo e quelle con i funghi di notte.
In tutti questi contesti rituali, oltre alla sostanza “palpitante” primaria, vengono assunte altre sostanze “palpitanti”, identificate come parti di Eugenia, Dodonaea, Pandanus, Colocasia, ecc.
Le tre varietà di zenzero vengono ingerite (foglie e rizoma); delle sei varietà di tabacco le prime tre vengono fumate, le altre tre sia fumate che ingerite; le tre varietà di funghi vengono ingerite. Di seguito riporto la descrizione delle modalità d’assunzione del tabacco:
“Tutti i riti del tabacco prevedono un vigoroso sfregamento dell’addome con taakdaar, ‘foglie di ortica’ che producono creste di lividi. Tale sfregamento è immediatamente seguito dal fumare il tabacco. Gli uomini iniziano con inspirazioni ed espirazioni lente e misurate, per poi passare progressivamente a inalazioni lunghe, profonde e rapide ed espirazioni ritardate e spostando l’espirazione dalla bocca al naso. Aumentano la forza dell’espirazione per espellere tutto il fumo e aumentano la rapidità e la forza dell’inspirazione. Gli sforzi visibili e udibili dell’inspirazione e dell’espirazione sono accompagnati da movimenti oscillanti coordinati degli uomini seduti. Espellono periodicamente la saliva e il muco nasale per mantenere asciutti e puliti i ‘percorsi corporei’ del fumo. Negli ultimi tre riti del tabacco periodi di fumo intenso si intervallano con l’ingestione di tabacco in quantità da mezza a due manciate, con conseguente vomito e ingestione di altro tabacco. Tra un attacco e l’altro, gli uomini lasciano la casa del culto per vagare nel vento e nella pioggia finché non tremano dal freddo. Poi tornano al piccolo fuoco per ricominciare. Alla fine, gli uomini canticchiano ritmicamente, ricadono nelle posizioni sdraiate – il petto si solleva, i respiri diventano esplosivi – ed entrano in ‘trance’” (Poole, 1987, p. 176).
Per quanto riguarda le tre varietà di funghi, ognuna cresce ad altitudini sempre più elevate e sono denominati come segue: waakhriin, “fungo della decima fase”, identificato da Poole come una specie di Boletus/Tubiporus; nottin e wuutwuutkiin, “funghi dell’undicesima fase”, identificati rispettivamente come una specie di Heimiella e di Russula; guukhraan e nemeyaoo, “funghi della dodicesima fase”, identificati rispettivamente come una specie di Boletus/Tubiporus e, forse, una specie di Psilocybe. Questi ultimi tipi di funghi, ingeriti solamente dai capi di più elevato grado, sono considerati eccezionalmente forti e considerati velenosi se assunti al di fuori del contesto iniziatico, anche per i capi di massimo grado.
Nel riportare l’identificazione botanica per questi funghi, Poole non ha specificato le modalità di questa identificazione: se mediante la loro raccolta e successiva classificazione da parte di un micologo, o se mediante la semplice osservazione nel loro luogo di crescita e raccolta, o in che altro modo. A sua detta si tratterrebbe dei medesimi generi individuati da Heim per i funghi che i Kuma avevano indicato come induttori del “mushroom madness” – e cioè Boletus/Tubiporus, Heimiella, Russula, aggiungendo la possibile identificazione dell’ultimo fungo usato dai Bimin-Kuskusmin, il nemeyaap, con Psilocybe kumaenorum. Sorge il sospetto che Poole abbia cercato un po’ forzatamente una corrispondenza precisa dei funghi usati dai Bimin-Kuskusmin con quelli indicati dai Kuma, e del resto non è nemmeno chiaro se l’etnografo abbia avuto l’occasione di osservare questi funghi di persona, ed è proprio sull’identificazione dei funghi che la proverbiale precisione e ricchezza di dettagli di Poole vengono meno. Resta tuttavia indubbio l’impiego di cinque specie di funghi nei riti iniziatici dei Bimin-Kuskusmin, di cui Poole raccolse i nomi e ne descrisse le modalità rituali d’impiego con dovizia di particolari. Di seguito espongo una lista di questi funghi sostituendo il genere Boletus con la famiglia delle Boletaceae, ritenendo lecito il sospetto che, nel caso i funghi non siano stati determinati da un micologo professionista – come è probabile – possano essersi presentate delle confusioni fra i generi di questa famiglia; ho anche soppresso l’identificazione del quinto fungo con una specie di Psilocybe, non avendo Poole presentato sufficienti motivazioni per tale identificazione:
I funghi vengono raccolti in aree riservate al clan da anziani maschi che segnano le aree di crescita con le insegne rituali del clan. Prima di raccoglierli vengono disposti attorno del cibo sacrificale e altri oggetti sacramentali che sono unti con grasso di cinghiale, feci di casuario e sperma umano.
I funghi vengono pestati e mangiati crudi. I “funghi della dodicesima fase” vengono schiacciati insieme a una ‘corteccia’ che causa una sensazione di bruciore e che viene in altra occasione usata come sostanza funebre per facilitare il rilascio dello “spirito della persona sociale” al momento della morte. Il bolo viene tenuto in bocca sino a che non si mescola con la saliva. Il liquido viene quindi succhiato fuori dal bolo e ingerito per circa mezz’ora, e alla fine l’intero bolo viene ingerito. Per ogni fase iniziatica si presentano due o tre episodi di assunzione di uno o più raramente due funghi interi.
Durante l’assunzione dei funghi l’individuo si espone al freddo del vento e della pioggia di montagna, e solo nell’ultima fase (la dodicesima) viene acceso un piccolo fuoco. Si sbruciacchia il petto sopra a questo fuoco per promuovere una rapida “palpitazione di cuore”. Gli uomini si espongono anche al fulmine e al tuono, e si cimentano in un suono di tamburo coordinato con questi fenomeni: ogni periodo di tamburo dura quasi un’ora ed è accompagnato da un salmodiare e da movimenti rotatori del corpo. Più specificatamente, il tuono è ritenuto essere la voce dello spirito ancestrale femminile Afek, e il suono del tamburo è considerato una risposta che serve a evitare che l’individuo si perda nel suo viaggio allucinatorio: “Mentre un uomo batte il tamburo dopo ogni tuono, si gira drammaticamente per affrontare il successivo fulmine che illumina la sua caratteristica auto-decorazione e rende nota la sua identità agli spiriti ancestrali che lo guidano lungo i ‘percorsi spirituali’ verso le ‘esperienze del luogo spirituale’ che producono ‘intuizione rituale’ e aumentano il suo controllo del potere ancestrale (Poole, 1987, p. 167)
In tutte le tre fasi iniziatiche con funghi si presentano stati dissociativi, e vengono assunte anche altre sostanze, fra cui dei “rizomi” aromatici (kuunkuun), la cui assunzione induce speciali stati onirici, e una “corteccia” (maasiik) che è associata all’auto-controllo e con stati onirici (Poole, 1987, pp. 182-189).
Note
1 – A mia conoscenza il lavoro di Poole è stato citato solamente in un paio di remote pubblicazioni (Thomas, 2007; Voogelbreinder, 2009, p. 101), destinate a rimanere invisibili nella letteratura etnomicologica.
LIPSET DAVID, PAUL ROSCOE, 2004, Fitz John Porter Poole (1941-2002), American Anthropologist, vol. 106(1), pp. 219-220.
POOLE FITZ J.P. PORTER, 1976, The ais am. An introduction to male initiation ritual among the Bimin-Kuskumin of the West Sepik District, Papua New Guinea, 2 vols., Thesis in Cultural Anthropology, Cornell University.
POOLE FITZ J.P. PORTER, 1982, The ritual forging of identity: aspects of person and self in Bimin-Kuskusmin male initiation, in: G.H. Herdt (Ed.), Rituals of manhood. Male initiation in Papua New Guinea, University of Californi Press, Los Angeles, pp. 99-154 + bibl. 247-289.
POOLE FITZ J.P. PORTER, 1987, Ritual rank, the Self, and ancestral power: liturgy and substance in a Papua New Guinea society, in: L. Lindstrom (Ed.), Drugs in Western Pacific societies. Relatons of substances, University Press of America, Lanham, pp. 149-196.
I riti dei Bimin-Kuskusmin
The rites of the Bimin-Kuskusmin
Come riportato nella pagina dedicata a I funghi della Nuova Guinea, per una più completa valutazione del problema della “follia del fungo” dei Kuma si deve prendere in considerazione un importante dato etnomicologico che è rimasto ignoto agli studiosi che si sono occupati del problema. Si tratta di un articolo apparso nel 1987 dell’antropologo statunitense Fitz Porter Poole che riguarda l’impiego di fonti inebrianti nel contesto dei riti iniziatici maschili dei Bimin-Kuskusmin, incluse alcune specie di funghi.1
La piccola etnia dei Bimin-Kuskusmin, che negli anni ’70 era costituita da circa un migliaio di individui, vive in una regione del centro dell’isola dalla parte di Papua Nuova Guinea (distretto di Telefomin, provincia di Sandaun, ex Sepik occidentale), a circa 300 km di distanza dall’area di residenza dei Kuma. Il territorio è costituito da una serie di valli molto strette e profonde di difficile accesso, ricoperte da una folta vegetazione boschiva.
Lo studio della società bimin-kuskusmin fu intrapreso da Fitz John Porter Poole (1941-2002), un antropologo sociale dell’Università californiana di San Diego. Egli intraprese ricerche sul campo negli anni 1971-1973. I suoi scritti, tutti incentrati sull’etnia dei Bimin-Kuskusmin, sono rapporti molto densi che esprimono la grande complessità sociale e culturale di questa pur piccola etnia, e testimoniano il livello esemplare di intimità e di conoscenze, così come di qualità di metodologia etnografica raggiunte da Poole durante il suo lavoro sul campo e nei decenni successivi. Basti osservare la sua tesi universitaria, costituita da un’opera in due volumi di oltre 2000 pagine (Poole, 1976), per rendersi conto dell’imponenza del suo lavoro. Nei decenni successivi – prima che una malattia lo obbligasse a ritirarsi dall’attività accademica, sino a giungere a un tragico epilogo (Lipset & Roscoe, 2004) – elaborò circa 25 articoli dove aggiunse ulteriori dati raccolti durante la sua ricerca sul campo, analizzando di volta in volta diversi aspetti della cultura dei Bimin-Kuskusmin, in particolare il complesso ciclo iniziatico maschile. Nel 1987 apparve l’articolo che trattava le fonti inebrianti impiegate ritualmente (Samorini, 2024).
Cosmografia
Al centro della cosmografia e mitologia dei Bimin-Kuskusmin v’è una coppia sovrannaturale di antenati: Yommok, impersonificato in una specie di pipistrello gigante, e la sua sposa Afek, impersonificata in una specie di uccello casuario dal lungo piumaggio. Questa coppia si fece carico della separazione del cielo dalla terra, e nel cielo collocò la “gente del cielo”; quindi creò gli “spiriti della foresta”, che provocano il tuono (Abaaremnok) e la sua sposa Auriin, il fulmine; dopodiché la coppia divina creò il sole (ataan) e la luna (kaiyoob), che sono in continua lotta fra di loro e si rincorrono incessantemente.
Successivamente Yommok e Afek si accoppiarono fra di loro a più riprese dando origine a numerosi animali, diversi dei quali sono gli animali totemici clanici dei Bimin-Kuskusmin. Afek quindi si accoppiò con diversi di questi esseri totemici, generando dei gemelli di cui i primogeniti erano in parte umano e in parte animale, che corsero nella foresta per diventare parte degli “spiriti della foresta” (anengmotiir), mentre i secondogeniti diventarono parte degli antenati degli attuali Bimin-Kuskusmin. Questa credenza mitologica spiega il motivo dell’eliminazione del primogenito quando si presenta un parto gemellare, dato che viene considerato non un umano completo ma uno “spirito della foresta”. Infine Yommok e Afek insegnarono all’umanità così creata il ciclo iniziatico maschile.
La prima generazione di umani possedeva una sola parte incorporea (malamente identificabile con i concetti occidentali di “spirito” o “anima”), denominata finiik. Per via di una generale “caduta in disgrazia” dell’umanità, gli uomini iniziarono a sviluppare dei “cuori cattivi” che provocarono guerre, furti, ecc., e portarono allo sviluppo di una seconda parte incorporea denominata khaapkhabuurien. Con questa nuova acquisizione incorporea gli uomini divennero dei “mortali” distinguendosi dai loro antenati, e da allora è loro negato l’accesso al mondo sotterraneo degli antenati (Poole, 1976, vol. I, pp. 323-328).
Poole ha denominato il khaapkhabuurien come la forma spirituale del “sé esperenziale”, e il finiik come la parte spirituale della “persona sociale”. Si tratta di due forme di spiriti più o meno antitetiche e antagoniste fra loro: “Lo spirito del ‘sé esperienziale’ è l’aspetto più idiosincratico e non-modulato della personalità, che è influenzato dalle esperienze di vita individuali e segnato da orientamenti soggettivi. Al contrario, lo spirito della ‘persona sociale’ è l’aspetto più ordinato, socializzato, moralmente e giuridicamente responsabile della personalità, che è modellato dalle forme ordinate delle esperienze sociali e rituali” (Poole, 1987, p. 193, n. 2).
Anziano bimin-kuskusmin che sta di guardia ai teschi degli antenati che sono in procinto di essere usati nel rito di iniziazione maschile ais am (da Poole, 1987)
Il mondo culturale dei Bimin-Kuskusmin è basato su un forte bipolarismo di genere. Le attività agricole sono rigidamente spartite fra le donne e gli uomini. I campi coltivati a patate sono il regno della “gente delle case delle donne”, cioè delle donne e dei bambini, e nessun uomo adulto mai si azzarderebbe a entrarvi. In questi campi sono seppelliti contenitori di sangue mestruale con il ruolo di fertilizzanti magici. I campi coltivati a taro e pandanus sono di pertinenza maschile, e in questi sono seppellite delle zucche riempite di sperma che hanno lo scopo di rafforzare gli spiriti finiik che risiedono nei tuberi di taro. I cibi sono considerati femminili o maschili in base alla loro proprietà di rafforzare gli aspetti femminili o maschili presenti nel corpo di entrambe donne e uomini.
I Bimin-Kuskusmin ritengono che un insieme di sostanze generative venga trasmesso alla progenie da entrambi uomini e donne. Le principali sono: il “sangue agnatico”, trasmesso da entrambi maschi e femmine, sebbene nelle donne la sua trasmissione si esaurisca dopo tre generazioni; lo sperma e lo spirito finiik trasmesso dagli uomini; il sangue mestruale trasmesso dalle donne. Tutte queste sostanze partecipano nella formazione di parti distinte del corpo e della parte incorporea sia degli uomini che delle donne (Poole, 1982).
I riti iniziatici maschili
A partire dall’età di 9-12 anni i maschi devono abbandonare definitivamente il mondo e gli spazi femminili e passare attraverso un lungo e complesso ciclo iniziatico (am yaoor) costituito da una sequenza di dodici fasi che si sviluppano per un periodo di 10-15 anni. Il ciclo iniziatico trasforma progressivamente la natura femminile del giovane ragazzo nella natura maschile, sino a portare a un controllo (rituale) della parte femminile e del potere generativo. Il nucleo più elaborato del ciclo iniziatico si chiama ais am, ed è quello in cui vengono assunte le sostanze inebrianti.
Nell’ais am partecipano diversi attori rituali: gli iniziatori maschili – suddivisi in capi rituali (kunum aiyem) e uomini completamente iniziati –, gli iniziatori femminili e gli iniziati, questi ultimi suddivisi in diverse classi a seconda della fase d’appartenenza del lungo ciclo iniziatico. Un’altra classe di partecipanti è costituita dai visitanti esterni al gruppo clanico.
Fra le sostanze psicoattive impiegate nel ciclo iniziatico dell’ais am si annoverano determinate varietà di zenzero, tabacco e funghi. Di tutte queste sono riconosciute delle varietà ordinarie che non sono assunte nei contesti iniziatici. Quelle impiegate ritualmente appartengono alla categoria delle “sostanze sacre calde” (diim kaarkaar), che si suddividono in “sostanze del fuoco addominale” (muut-weng) e “sostanze delle palpitazioni del cuore” (waraang).
Le specie di zenzero, tabacco e funghi che appartengono alla classe di sostanze che producono “fuoco addominale” – e che si distinguono in tipi maschili e tipi femminili – sono usate per lo più in contesti rituali di cura, di promozione della fertilità, di azioni magiche nella caccia, raccolta, coltivazione e altre attività che richiedono azioni propiziatorie.
Le varietà di zenzero, tabacco e funghi appartenenti alla categoria delle sostanze waraang (che inducono palpitazioni di cuore) sono quelle dotate di potenti proprietà psicoattive, inducenti stati di possessione da parte di uno spirito antenato guardiano. Vengono distinti due tipi di stati di possessione, l’araarnam o “possessione guidata”, e il kuseum tiibaari o “possessione fondente”. Nella prima forma di possessione lo spirito antenato guardiano protegge avvolgendolo lo spirito del sé esperienziale (il khaapkhabuurien) del neofita e guida l’altro spirito, quello della “persona sociale” (il finiik), nel mondo sotterraneo ancestrale per visitare “le fonti ancestrali della rivelazione”. Nella possessione fondente lo spirito antenato guardiano lascia libero il khaapkhabuurien, oramai divenuto più forte, e si fonde con il finiik “per viaggiare nel regno ancestrale alla ricerca della più potente conoscenza rituale”. Questi due tipi di possessione sono dunque consequenziali in base alla graduale esperienza acquisita dal neofita nel corso dell’apprendimento e in definitiva della gestione degli stati di coscienza indotti dalle sostanze psicoattive “palpitanti” (Poole, 1987, p. 152).
Tutte le varietà di zenzero, tabacco e funghi che inducono “palpitazioni di cuore” sono considerate “selvatiche”, pur essendo alcune coltivate nei campi di taro, poiché sono considerate curate dagli spiriti antenati. Nella loro raccolta e preparazione sono previsti complessi rituali di purificazione, divinatori, e sacrificali (con il sacrificio di piccoli marsupi e roditori). Nel mentre vengono assunte sostanze “palpitanti” minori, alcune delle quali sono probabilmente psicoattive. Il viso dei partecipanti viene dipinto con colori nero, rosso e bianco, con raffigurazioni simboliche delle sostanze “palpitanti” e degli spiriti coinvolti.
Le sostanze che inducono palpitazioni sono organizzate in maniera gerarchica in classi che corrispondono ai dodici passi del ciclo iniziatico. Le prime tre classi riguardano varietà di zenzero, le sei successive riguardano varietà di tabacco, e le ultime tre varietà di funghi. Sono considerate tutte varietà altamente psicoattive. Anche le varietà di zenzero inducono particolari effetti fisici e psicoattivi elencati come segue: “visione sfuocata, immagini da incubo, suoni bizzarri, vertigini, mal di testa, bocca secca, nausea, sudorazione, tremore, sensazioni corporee strane, perdita di controllo sulle normali capacità o paralisi momentanea, cambiamenti intensi e bruschi negli stati emotivi e dissociazione generale; schema erratico di respirazione e intensa palpitazione del petto, collo e tempie” (Poole, 1987, p. 164).
Le sostanze che inducono palpitazione sono denominate rispettivamente khaaskhuur per lo zenzero, baatuum-kiin per il tabacco, e kokhraakdiim per i funghi. Il loro impiego “intensifica lo stato di riflessività rituale, facilita l’aiuto dello spirito guardiano antenato e circonda l’individuo di spiriti antenati”. Fu lo spirito ancestrale Afek a infondere le sostanze “palpitanti” con il suo sangue, midollo osseo e “sperma” e istruì i primi umani come usarle. Nelle prime nove fasi iniziatiche (le tre con zenzero e le sei con tabacco), l’individuo esperisce stati di “possessione guidata”, mentre le ultime tre, quelle con i funghi, esperisce stati di “possessione fondente”.
Terminata l’esperienza “palpitante”, l’individuo resta segregato nella casa degli uomini per uno o due giorni prima di rientrare in contatto con donne e bambini.
Le prime nove sedute iniziatiche si svolgono nella casi di culto del clan con la partecipazione di tutti gli iniziati. Le ultime tre sono sedute iniziatiche individuali e si tengono rispettivamente all’entrata di una grotta ossuaria del clan, sotto le radici di un albero di Pandanus nella foresta montana, e su una sporgenza rocciosa vicino a un buco carsico sulla sommità di un monte. Le sedute con zenzero iniziano alla sera, quelle con tabacco al crepuscolo e quelle con i funghi di notte.
In tutti questi contesti rituali, oltre alla sostanza “palpitante” primaria, vengono assunte altre sostanze “palpitanti”, identificate come parti di Eugenia, Dodonaea, Pandanus, Colocasia, ecc.
Le tre varietà di zenzero vengono ingerite (foglie e rizoma); delle sei varietà di tabacco le prime tre vengono fumate, le altre tre sia fumate che ingerite; le tre varietà di funghi vengono ingerite. Di seguito riporto la descrizione delle modalità d’assunzione del tabacco:
“Tutti i riti del tabacco prevedono un vigoroso sfregamento dell’addome con taakdaar, ‘foglie di ortica’ che producono creste di lividi. Tale sfregamento è immediatamente seguito dal fumare il tabacco. Gli uomini iniziano con inspirazioni ed espirazioni lente e misurate, per poi passare progressivamente a inalazioni lunghe, profonde e rapide ed espirazioni ritardate e spostando l’espirazione dalla bocca al naso. Aumentano la forza dell’espirazione per espellere tutto il fumo e aumentano la rapidità e la forza dell’inspirazione. Gli sforzi visibili e udibili dell’inspirazione e dell’espirazione sono accompagnati da movimenti oscillanti coordinati degli uomini seduti. Espellono periodicamente la saliva e il muco nasale per mantenere asciutti e puliti i ‘percorsi corporei’ del fumo. Negli ultimi tre riti del tabacco periodi di fumo intenso si intervallano con l’ingestione di tabacco in quantità da mezza a due manciate, con conseguente vomito e ingestione di altro tabacco. Tra un attacco e l’altro, gli uomini lasciano la casa del culto per vagare nel vento e nella pioggia finché non tremano dal freddo. Poi tornano al piccolo fuoco per ricominciare. Alla fine, gli uomini canticchiano ritmicamente, ricadono nelle posizioni sdraiate – il petto si solleva, i respiri diventano esplosivi – ed entrano in ‘trance’” (Poole, 1987, p. 176).
Per quanto riguarda le tre varietà di funghi, ognuna cresce ad altitudini sempre più elevate e sono denominati come segue: waakhriin, “fungo della decima fase”, identificato da Poole come una specie di Boletus/Tubiporus; nottin e wuutwuutkiin, “funghi dell’undicesima fase”, identificati rispettivamente come una specie di Heimiella e di Russula; guukhraan e nemeyaoo, “funghi della dodicesima fase”, identificati rispettivamente come una specie di Boletus/Tubiporus e, forse, una specie di Psilocybe. Questi ultimi tipi di funghi, ingeriti solamente dai capi di più elevato grado, sono considerati eccezionalmente forti e considerati velenosi se assunti al di fuori del contesto iniziatico, anche per i capi di massimo grado.
Nel riportare l’identificazione botanica per questi funghi, Poole non ha specificato le modalità di questa identificazione: se mediante la loro raccolta e successiva classificazione da parte di un micologo, o se mediante la semplice osservazione nel loro luogo di crescita e raccolta, o in che altro modo. A sua detta si tratterrebbe dei medesimi generi individuati da Heim per i funghi che i Kuma avevano indicato come induttori del “mushroom madness” – e cioè Boletus/Tubiporus, Heimiella, Russula, aggiungendo la possibile identificazione dell’ultimo fungo usato dai Bimin-Kuskusmin, il nemeyaap, con Psilocybe kumaenorum. Sorge il sospetto che Poole abbia cercato un po’ forzatamente una corrispondenza precisa dei funghi usati dai Bimin-Kuskusmin con quelli indicati dai Kuma, e del resto non è nemmeno chiaro se l’etnografo abbia avuto l’occasione di osservare questi funghi di persona, ed è proprio sull’identificazione dei funghi che la proverbiale precisione e ricchezza di dettagli di Poole vengono meno. Resta tuttavia indubbio l’impiego di cinque specie di funghi nei riti iniziatici dei Bimin-Kuskusmin, di cui Poole raccolse i nomi e ne descrisse le modalità rituali d’impiego con dovizia di particolari. Di seguito espongo una lista di questi funghi sostituendo il genere Boletus con la famiglia delle Boletaceae, ritenendo lecito il sospetto che, nel caso i funghi non siano stati determinati da un micologo professionista – come è probabile – possano essersi presentate delle confusioni fra i generi di questa famiglia; ho anche soppresso l’identificazione del quinto fungo con una specie di Psilocybe, non avendo Poole presentato sufficienti motivazioni per tale identificazione:
1) waakhriin, “fungo della decima fase”, Boletacea
2) nottin, “fungo dell’undicesima fase”, Boletacea
3) wuutwuutkiin, “fungo dell’undicesima fase”, Russula
4) guukhraan, “fungo della dodicesima fase”, Boletacea
5) nemeyaap, “fungo della dodicesima fase”, (?)
I funghi vengono raccolti in aree riservate al clan da anziani maschi che segnano le aree di crescita con le insegne rituali del clan. Prima di raccoglierli vengono disposti attorno del cibo sacrificale e altri oggetti sacramentali che sono unti con grasso di cinghiale, feci di casuario e sperma umano.
I funghi vengono pestati e mangiati crudi. I “funghi della dodicesima fase” vengono schiacciati insieme a una ‘corteccia’ che causa una sensazione di bruciore e che viene in altra occasione usata come sostanza funebre per facilitare il rilascio dello “spirito della persona sociale” al momento della morte. Il bolo viene tenuto in bocca sino a che non si mescola con la saliva. Il liquido viene quindi succhiato fuori dal bolo e ingerito per circa mezz’ora, e alla fine l’intero bolo viene ingerito. Per ogni fase iniziatica si presentano due o tre episodi di assunzione di uno o più raramente due funghi interi.
Durante l’assunzione dei funghi l’individuo si espone al freddo del vento e della pioggia di montagna, e solo nell’ultima fase (la dodicesima) viene acceso un piccolo fuoco. Si sbruciacchia il petto sopra a questo fuoco per promuovere una rapida “palpitazione di cuore”. Gli uomini si espongono anche al fulmine e al tuono, e si cimentano in un suono di tamburo coordinato con questi fenomeni: ogni periodo di tamburo dura quasi un’ora ed è accompagnato da un salmodiare e da movimenti rotatori del corpo. Più specificatamente, il tuono è ritenuto essere la voce dello spirito ancestrale femminile Afek, e il suono del tamburo è considerato una risposta che serve a evitare che l’individuo si perda nel suo viaggio allucinatorio: “Mentre un uomo batte il tamburo dopo ogni tuono, si gira drammaticamente per affrontare il successivo fulmine che illumina la sua caratteristica auto-decorazione e rende nota la sua identità agli spiriti ancestrali che lo guidano lungo i ‘percorsi spirituali’ verso le ‘esperienze del luogo spirituale’ che producono ‘intuizione rituale’ e aumentano il suo controllo del potere ancestrale (Poole, 1987, p. 167)
In tutte le tre fasi iniziatiche con funghi si presentano stati dissociativi, e vengono assunte anche altre sostanze, fra cui dei “rizomi” aromatici (kuunkuun), la cui assunzione induce speciali stati onirici, e una “corteccia” (maasiik) che è associata all’auto-controllo e con stati onirici (Poole, 1987, pp. 182-189).
Note
1 – A mia conoscenza il lavoro di Poole è stato citato solamente in un paio di remote pubblicazioni (Thomas, 2007; Voogelbreinder, 2009, p. 101), destinate a rimanere invisibili nella letteratura etnomicologica.
Si vedano anche:
LIPSET DAVID, PAUL ROSCOE, 2004, Fitz John Porter Poole (1941-2002), American Anthropologist, vol. 106(1), pp. 219-220.
POOLE FITZ J.P. PORTER, 1976, The ais am. An introduction to male initiation ritual among the Bimin-Kuskumin of the West Sepik District, Papua New Guinea, 2 vols., Thesis in Cultural Anthropology, Cornell University.
POOLE FITZ J.P. PORTER, 1982, The ritual forging of identity: aspects of person and self in Bimin-Kuskusmin male initiation, in: G.H. Herdt (Ed.), Rituals of manhood. Male initiation in Papua New Guinea, University of Californi Press, Los Angeles, pp. 99-154 + bibl. 247-289.
POOLE FITZ J.P. PORTER, 1987, Ritual rank, the Self, and ancestral power: liturgy and substance in a Papua New Guinea society, in: L. Lindstrom (Ed.), Drugs in Western Pacific societies. Relatons of substances, University Press of America, Lanham, pp. 149-196.
SAMORINI GIORGIO, 2024, A new interpretation of the “mushroom madness” of New Guinea, Antrocom Journal of Anthropology, vol. 20(2), pp. 5-25.
THOMAS BENJAMIN, 2007, Nouvelles données sur le champignon hallucinogène Psilocybe kumaenorum Heim, Bulletin de l’AEMBA, vol. 48, pp. 17-20.
VOOGELBREINDER SNU, 2009, Garden of Eden. The shamanic use od psychoactive flora and fauna, and the study of consciousness, private publ.