Allucinogeni – Ayahuasca

Hallucinogens – Ayahuasca

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BIBLIOGRAFIA ITALIANA COMMENTATA SU ALLUCINOGENI E CANNABIS

ITALIAN ANNOTATED BIBLIOGRAPHY ON HALLUCINOGENS AND CANNABIS

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ayahuascaL’ayahuasca è il più importante allucinogeno della foresta amazzonica. Il suo impiego per scopi religiosi e magico-terapeutici è attualmente diffuso presso numerose tribù della selva e sembra antico di millenni.
L’ayahuasca si presenta come una bevanda ottenuta dalla prolungata cottura di una liana e di foglie di un arbusto. Una peculiarità di questo allucinogeno consiste nella necessaria presenza di entrambe le specie di vegetali affinché si manifesti l’effetto visionario.
Presso le popolazioni urbane meticce dell’Amazzonia peruviana l’uso dell’ayahuasca è strettamente finalizzato alla diagnosi e alla cura delle malattie. Le sedute terapeutiche sono guidate dal vegetalista, lo sciamano conoscitore delle erbe e delle loro proprietà. L’influenza delle missioni cattoliche e protestanti ha portato un certo grado di sincretismo con il Cristianesimo, che influenza il simbolismo e l’interpretazione dell’esperienza visionaria.
Da alcuni decenni nel Brasile si vanno diffondendo alcuni culti religiosi sincretici e rituali collettivi imperniati sull’uso dell’ayahuasca, quali il Santo Daime e la Uñao do Vegetao (UDV). Esse sono diffuse anche in Europa, in Nord America e in Giappone.
Negli anni ’90 in America e in Europa si sono diffuse pratiche di preparazione e di uso dei cosiddetti ‘analoghi dell’ayahuasca’ o ‘anahuasca’, bevande psicoattive ottenute mediante l’impiego di coppie di piante producenti i medesimi principi attivi presenti nella coppia di piante dell’Amazzonia usata per preparare l’ayahuasca tradizionale.

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ALÌ MAURIZIO, 2014a, Itinerari sciamanici, ibridazioni e Banisteriopsis caapi. Breve saggio etnografico su di una comunità mistica post-moderna, Dada – Rivista di Antropologia Post-Globale, n. 1, pp. 15-40.
ALÌ MAURIZIO, 2014b, Sciamani del terzo millennio, Query, vol. 20, pp. 28-38.

Su questi due scritti è opportuno soffermare lo sguardo con tono critico. Questo giovane antropologo italiano, che attualmente lavora presso l’Università delle Antille nell’isola di Martinica, in questi scritti descrive il suo studio sul campo svolto nel contesto metropolitano di Bogotà, la capitale della Colombia, dove ha partecipato alle sedute di un giovane sciamano italiano, Mario, che usa lo yajé. Partecipando a diverse sessioni con yajé, con tanto di assunzione della bevanda visionaria – sessioni guidate sia da Mario che da sciamani tradizionali che dalla selva si sono concentrati nella metropoli, soprattutto in fuga dalla guerra – l’autore sviluppa una discussione sugli aspetti concettuali del neo-misticismo, neo-sciamanesimo o sciamanesimo post-moderno, che evidenzia di fatto una struttura ideologica preconcetta, di stampo cinico e derisorio, del fenomeno che vi sta a monte, cioè del medesimo sciamanesimo tradizionale, proponendo l’immagine dello sciamano come un irriducibile imbroglione. E’ indicativo il fatto che il secondo scritto sia stato pubblicato in un numero della rivista Query del CICAP, il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze, e che la copertina della rivista sia stata dedicata proprio al suo articolo, presentandolo con la scritta “Sciamani del terzo millennio: fenomeno New Age o medicina psichedelica? Il racconto di un antropologo ‘infiltrato’”. L’aggettivazione di “infiltrato”, a mo’ di scoop giornalistico, la dice lunga sulle motivazioni che soggiaciono alla pubblicazione dello scritto di Alì, utilizzato per ribadire il discredito nelle “credenze irrazionali”, come definisce lo sciamanesimo Lorenzo Montali nella presentazione dello scritto di Alì. La conclusione di Alì ricorda i giudizi critici razionalisti dei primi antropologi che studiarono lo sciamanesimo e ch’egli medesimo apparentemente critica, ma che di fatto ripropone in forma modernizzata:

“Osservando durante più di dieci anni Mauro, Oscar e tanti altri sciamani postmoderni, ho imparato a considerare questi personaggi come degli illusionisti cronici, capaci di controllare differenti livelli di coscienza al contempo e ad agire in maniera performante (spesso introducendo innovazioni ed elementi esotici) per confermare la propria autorità (..) Lo sciamanismo, inteso dunque come una visione del mondo antimoderna (ma che sa far uso deglistrumenti della modernità), ci conferma ancora una volta la sua capacità di muoversi da un universo all’altro e nulla ci fa credere che possieda meno armi che altri sistemi di credenze per affrontare, da una prospettiva alternativa, le complessità di una modernità inquieta. Lo sciamano, istrionicamente, sa indossare l’abito giusto per ogni occasione” (Alì, 2014b: 37-8).

Nei suoi scritti Alì non dà alcuna importanza alle sue esperienze personali con lo yajé, le salta appositamente nel diario di bordo e afferma solo di non ricordare nulla di ciò che ha vissuto sotto yajé: una reazione che ben si addice a un “infiltrato”.

BEUZER ERICA, 2022/2023, Il lungo viaggio delle piante della medicina amazzonia ayahuasca, tra tecnologie del sacro e tecnologie di laboratorio, Tesi Corso in Laurea in Scienze Farmaceutiche Applicate, Università degli Studi di Bologna, Bologna.
Una tesi con dei dati nuovi, soprattutto per quanto riguarda la distinzione delle diverse varietà della liana dell’ayahuasca per come sono riconosciute fra i nativi e i daimisti brasiliani, e a tutt’oggi non riconosciute dai botanici occidentali. Particolare attenzione viene rivolta alla coltivazione brasiliana delle due piante usate nella preparazione della bevanda dell’ayahuasca. Unico nel suo genere un capitolo dedicato alle coltivazioni italiane di queste piante da parte dei daimisti, che hanno dovuto distruggere con il sopraggiungere della loro illegalizzazione nel 2022.

BIANCHI ANTONIO, 1994, I mistici del vegetale: piante psicotrope e stati alterati di coscienza nella selva amazzonica, Quaderni di Parapsicologia, vol. 25, pp. 43-58.
BIANCHI ANTONIO, 1995, Gli allievi delle piante maestro. Estasi sciamanica e piante psicotrope nella selva peruviana, I Fogli di ORISS, vol. 3, pp. 81-96.
BIANCHI ANTONIO, 2004, L’uso rituale dell’ayahuasca, I Fogli di ORISS, vol. 21-22, pp. 223-228.

Interessante resoconto delle ricerche sul campo dell’autore, indirizzate verso lo studio dell’ayahuasca e del suo uso presso i Shipibo e le popolazioni mestizo urbane dell’Amazzonia peruviana. E’ descritto succintamente il complesso delle “piante maestro” – una cinquantina o più – cui fa capo l’ayahuasca e che, aggiunte a quest’ultima, insegnano al vegetalista-ayahuasquero (lo sciamano specializzato in piante) i rimedi da utilizzare nei diversi casi in cui, per scopi di cura, sono “consultate”. “La ‘madre’ di una pianta può essere definita come l’essenza stessa del potere generatore della pianta: essa appare allo sciamano sotto forma di entità spirituale in grado di trasmettere conoscenze inaccessibili alle persone comuni.”

BORTOLUZZI ELIO, 2011-12, Ayahuasca e Amazzonia: le testimonianze letterarie, Tesi di Laurea in Lingue e Letterature Straniere, Università di Bologna, 55 pp.
Una tesi universitaria breve ma interessante, che riunisce i dati sui primi riferimenti all’ayahuasca presenti nelle fonti letterarie, dallo scritto del gesuita Pablo Maroni del 1738 alle ricerche etnografiche ottocentesche di Richard Spruce e Manuel Villavicencio, sino a giungere al lavoro etnobotanico di Richard Evans Schultes.

BURROUGHS WILLIAM & ALLEN GINSBERG, 1967, Le lettere dello yage. In Amazzonia alla ricerca di una droga allucinatoria, Sugar Edizioni, Milano, 112 pp.
Questo testo letterario, scritto da due noti autori legati alla Beat Generation statunitense, ha svolto una funzione pionieristica nel rendere nota l’esistenza dell’ayahuasca presso la cultura occidentale moderna. L’edizione originale è datata al 1963. Tratta in forma epistolare dei viaggi in Sud America che i due autori fecero in separati momenti alla ricerca dello yagé. In realtà il testo è scritto principalmente da Burroughs, che descrive le peripezie e le sfortune nei suoi viaggi in Perù, l’incontro con Richard Evans Schultes (nel testo il dottor Schindler), le prime bevute di estratti della sola liana dell’ayahuasca, con scarsi risultati, sino a giungere alle visioni complete con bevande in cui rientra anche il secondo ingrediente, le foglie di chacruna (Psychotria viridis). Si tratta di un testo infarcito di un linguaggio scurrile, dove prevalgono descrizioni eccessivamente autobiografiche, con un’onnipresente pensiero ossessivo di soddisfazioni sessuali, e con una reiterata denigrazione dell’America Latina, tipica di chi non sa andare oltre il personale centrismo occidentale. Al di là del suo valore storico, forse un po’ immeritato, agli occhi di chi è alla ricerca di attendibili notizie sull’ayahuasca e di descrizioni delle sue visioni la lettura di questo libro è oggigiorno una perdita di tempo.

CALLAWAY C. JACE, 1995, Ayahuasca, a volte, Eleusis, n. 1, pp. 4-10.
Farmacologo finlandese dedito allo studio delle triptamine e delle beta-carboline, l’autore di questo articolo analizza i meccanismi farmacologici delle combinazioni di MAO inibitori (quali i semi di Peganum harmala) con la DMT (dimetiltriptamina), che sono alla base delle attività allucinogene delle bevande di anahuasca (analoghi vegetali dell’ayahuasca) e di farmahuasca (analoghi sintetici del’ayahuasca). Vengono anche presi brevemente in considerazione alcuni aspetti storici e preistorici di queste combinazioni.

CALVO CÉSAR, 1982, Le tre metà di Ino Moxo e altri Maghi Verdi, Feltrinelli, Milano.
Sebbene sia un testo intriso di ayahuasca, fu poco recepito ai tempi della sua edizione italiana, e continua a essere poco noto nell’attuale ambiente dei simpatizzanti delle fonti visionarie, complice anche la mancanza di una sua riedizione moderna, che sarebbe più che auspicabile. Un altro possibile motivo che contribuì alla mancata comprensione dell’importanza e del messaggio “ayahuasquero” del libro di Calvo riguarda la prima ventina di pagine, decisamente ostiche e un po’ aride per un occidentale, in cui viene elencato un lungo insieme di nomi amazzonici di piante e animali, e sorge il sospetto che sia stato posto dall’autore come apposito ostacolo alla lettura del suo testo, come “esame selettivo” che effettivamente ha fatto desistere non pochi lettori. Ma superata questa parte ci si addentra in un ambiente narrativo dove il tempo non è lineare, dove eventi del passato e del presente della foresta amazzonica peruviana si intersecano continuamente, descritti dai vari personaggi, che spesso si con-fondono fra loro, sotto un permanente effetto visionario indotto dalla “ayawashka”. In forma romanzata, la trama parla di due Calvo omonimi – l’autore e suo cugino – che si cimentano in un viaggio lungo i fiumi e le foreste amazzoniche per contattare uno “stregone” di fama leggendaria, Ino Moxo, capo degli Amawaka. Intendono parlare con lui, intervistarlo, e dopo un insieme di peripezie visionarie – tutto il testo è costituito di tasselli visionari indotti dall’ayahuasca – riescono nell’intento. Che si tratti di fiction o di realtà poco importa, tanto è intriso il libro di realtà storiche, dalla indomata ribellione di Juan Santos Atao del 1742 alla triste storia dei cauchero e del maledetto Fitzcarrald. Non si deve dimenticare che l’autore, un noto ed eccellente scrittore e poeta peruviano, è nato a Iquito, la capitale dell’Amazzonia peruviana, quindi nel cuore della cultura tradizionale e mestiza dell’ayahuasca, e conosce personalmente e profondamente la bevanda, sapendola descrivere con poesia e acutezza sciamanica.

CAMBIAGHI LORENZO, 2004-5, L’insegnamento dell’arte terapeutica nella selva amazzonica tramite l’utilizzo di Ayahuasca, Tesi di Laurea in Tecniche Erboristiche, Facoltà di Farmacia, Università degli Studi di Modena e Reggio-Emilia, 96 pp.
Una tesi sull’ayahuasca, che tratta del suo impiego presso le popolazioni mestizo peruviani e con particolare attenzione all’etnobotanica del complesso di piante che ruota attorno a questa bevanda psicoattiva. Il capitolo finale è dedicato alle anahuasca (analoghi dell’ayahuasca).

CASTELLETTI MARIAROSA, 2023, Gli inizi della tormentata storia di Banisteriopsis caapi, Bullettino Periodico della Società Toscana di Orticoltura, n. 2, pp. 25-32.
Uno studio approfondito sulla storia tassonomica del genere Banisteriopsis, originalmente descritto come Banisteria, e della specie B. caapi, cioè la liana dell’ayahuasca. Vengono descritte anche le vicissitudini amazzoniche di Richard Spruce, il botanico naturalista che per primo descrisse questa specie.

CERVI FEDERICO, 2017-18, Gli psichedelici classici nel trattamento delle dipendenze: un approfondimento sull’Ayahuasca e l’esperienza del Centro Takiwasi, Tesi in Psicologia e Scienze della Formazione, Università di Bologna, 190 pp.
Uno studio interessante, basato su un’esperienza sul campo di 4 mesi nel 2018 nel centro peruviano di Takiwasi; una comunità terapeutica che assiste e cura soggetti afflitti da dipendenze patologiche, in particolare dipendenza da pasta di cocaina, e che si basa sull’impiego dell’ayahuasca, congiuntamente a un insieme di pratiche fitoterapiche tradizionali. Già altri studiosi hanno pubblicato scritti in italiano sulle pratiche terapeutiche del centro Takiwasi (si vedano in questa medesima sezione Giudici, 2012, Mabit, 1994, 1998; Valeri, 2019). La parte probabilmente più interessante di questa tesi di Federico Cervi, posta nella parte finale del testo, riguarda una ricerca esplorativa sui processi di integrazione e di implementazione che vengono sviluppati nel centro Takiwasi, e che sono consequenziali e di supporto delle esperienze di modificazione dello stato di coscienza, in altri termini agli eventi di “presa di coscienza” indotti dall’ayahuasca. La peculiarità della ricerca è dovuta al fatto che è stata svolta non sui pazienti ma sul personale del centro, essenzialmente psicoterapeuti, medici e psicologi, mediante interviste semi-strutturate. Le informazioni conseguite sono state strutturate e analizzate su sette insiemi relativi a come: decifrare i contenuti simbolici; dare il giusto significato alle reazioni corporee; riconoscere i casi di inflazione dell’ego; prevenire il “bypass-spirituale”; rielaborare le memorie represse; individuare le resistenze e preparare i pazienti; distinguere la matrice psicologica da quella spirituale.

CONSIGLIERE STEFANIA E PIERO COPPO, 2013, Tristi gli psico-tropici? A proposito di Jean-Loup Amselle e della”febbre dell’ayahuasca” nella foresta amazzonica, La Ricerca Folklorica, vol. 67-68, pp.287-302.
Nel 2013 l’antropologo francese Jean-Loup Amselle pubblicò un libro, Psychotropiques (Psicotropici nell’edizione italiana del 2020), che tratta del turismo psichedelico, denominandolo la “febbre dell’ayahuasca in Amazzonia”. Nella sua analisi egli partiva dal presupposto che tutte le moderne forme di “esplorazione di sé”, dalla newage alle terapie alternative ai viaggi con l’ayahuasca, contribuirebbero a mettere e mantenere le persone in forme “capital-compatibili”, e tutto ciò non sarebbe altro che espressione di un sintomo della deriva neuromantica e irrazionalista del pensiero occidentale e della soggezione (intesa come alienazione) al capitalismo ipermoderno di individui sprovvisti di capacità critica. Questo testo fece scalpore e sollevò numerose critiche per la maniera irriverente di trattare il fenomeno della globalizzazione dell’ayahuasca di questi ultimi decenni. Anche questi due studiosi italiani si sono cimentati in questo articolo in una critica molto dura nei confronti di Amselle, ritenendo il suo lavoro frutto non di un’accurata analisi antropologica, ma dettata da convinzioni personali preconcette, in ultima analisi da convinzioni politiche, e che tradiscono un antropocentrismo occidentale di obsoleta natura razzista e primatista. Essi criticano anche il motivo dato dall’autore francese per non aver voluto fare l’esperienza con l’ayahuasca nel corso dei suoi viaggi in Peru, e cioè che condividere tale esperienza con i “turisti mistici” sarebbe stato del tutto illusorio ai fini della comprensione del fenomeno, dato che si tratterrebbe sempre di esperienze soggettive a carattere idiosincrasico.

CORAÇÃO DO BEIJAFLOR, 2021, Il dio liquido, in: G. Samorini (cur.), Ayahuasca. Dall’Amazzonia all’Italia, Shake, Milano, pp. 93-112.
Resoconto del gruppo milanese omonimo che da circa vent’anni opera sviluppando cerimonie con ayahuasca e che fa riferimento alla corrispettiva confraternita internazionale. Dopo alcuni anni di partecipazione ai lavori della confraternita tedesca, alcuni italiani con formazione psicologica e filosofica iniziarono i lavori in Italia attorno al 2012, avvalendosi dell’aiuto e della maestranza di un brasiliano e di una psicologa francese. Ciò che caratterizza i lavori del gruppo milanese è il fatto che i partecipanti sono essenzialmente gli stessi, per cui si tratta di un percorso che prevede una crescita esperienziale comunitaria, distaccandosi in tal modo dalle altre cerimonie che vedono generalmente e di volta in volta un incontro diversificato di partecipanti. Il gruppo milanese varia in numero da 10 a 30 persone ed è composto per lo più da psicologi, operatori sanitari e altri liberi professionisti. Il calendario ricalca quello liturgico daimista, a cui il gruppo si rifà per motivi “affettivi” (diversi partecipanti sono stati seguaci daimisti), e nel protocollo e nei temi cerimoniali viene seguita un’impostazione sincretica, con un pantheon plurimo di influenze: dal cristianesimo agli Orisha dei culti di possessione afro-amerindi, dal buddhismo a Shiva e ad altre divinità induiste.

D’ARIENZO ADRIANA & GIORGIO SAMORINI, 2016, Ayahuasca, beta-carboline, e le nuove frontiere terapeutiche, Erboristeria Domani, N. 399, pp. 72-81.
Gli autori presentano i dati della moderna letteratura scientifica farmacologica e neurofarmacologica che stanno evidenziando interessanti proprietà curative dell’ayahuasca, in particolare delle beta-carboline presenti in questa bevanda, negli stati depressivi, nel morbo di Parkinson e altre malattie neurodegenerative, nelle dipendenze dalle droghe pesanti, e nelle forme tumorali. L’argomento si estende al più generale ruolo delle beta-carboline, sia come MAO-inibitori che come co-responsabili di certe patologie.

DONDOLI TOMMASO, 2024, La dieta come via terapeutica: uno studio sulle radici culturali ed usi tradizionali di dieci piante utilizzate nel Centro Takiwasi, Tesi di Laurea in Antropologia Culturale ed Etnologia, Università degli Studi di Bologna, 188 pp.
Questa tesi si è basata su un lavoro di campo di quattro mesi svolto nel 2023 presso il centro Takiwasi di Tarapoto, Peru. Si tratta di un viaggio nel mondo del vegetalismo “storico” e delle sue ibridazioni con la psicoterapia occidentale, interpretato adottando una prospettiva critica, tipica dell’antropologia medica, dove l’autore ha integrato il discorso esistente su questi modelli medici “altri”, rivelando il ruolo dei processi di globalizzazione, “iper-tradizionalizzazione” e reinvenzione della tradizione in atto in quei luoghi. La tesi è focalizzata sulle piante impiegate nel processo di cura delle dipendenze patologiche – che è la finalità centrale del lavoro del centro Takiwasi – un processo terapeutico noto nel mondo dei vegetalista come dieta. Sono state aggiunte alcune informazioni riguardanti i cosiddetti palos e il loro uso sia nel contesto locale che takiwasino, evidenziandone le diverse finalità di utilizzo. Arricchisce la tesi un’intervista a Jacques Mabit, il fondatore del centro Takiwasi, che recentemente ha smesso di dare ayahuasca in cerimonia per passare a utilizzare esclusivamente il tabacco come strumento psicodiagnostico e curativo.

FERICGLA M. JOSEP, 1996, Teoria e applicazioni dell’immaginazione generata dall’ayahuasca, Eleusis, vol. 5, pp. 3-18.
Antropologo catalano specializzato nella ricerca dell’uso tradizionale e sincretico dell’ayahuasca, l’autore ha studiato l’uso della bevanda all’interno dell’etnia Shuar dell’Ecuador, presso la quale si è fatto iniziare ai “misteri dell’ayahuasca”. In questo articolo egli offre un saggio sulla sua ipotesi dell’uso dell’ayahuasca – e più in generale degli enteogeni – come fattore adattogeno nelle comunità tradizionali. “Una delle finalità che induce esplicitamente gli esseri umani a consumare ayahuasca è in relazione con alcuni processi cognitivi che permettono un miglioramento nell’efficacia adattativa (..) L’ayahuasca è usata tradizionalmente per attivare meccanismi compensatori della condotta applicati all’autoanalisi e alla ricerca di risoluzioni a conflitti presenti, tanto di carattere emotivo come adattativo in generale; l’enteogeno funge da acceleratore emotivo come risoluzione catartica”. Secondo Fericgla, un livello della coscienza gerarchicamente superiore al dualismo quotidiano – come quella indotta dall’ayahuasca – è costituito dal dialogismo cognitivo, un concetto fondamentale di tutto ciò che è associato con gli spiriti, i morti, le esperienze di sacralità e le escursioni psichiche. Durante gli stati mentali dialogici la nostra mente parla con se stessa, si auto-osserva, rielabora i suoi contenuti emotivi recenti e lontani, prende coscienza di se.”

josep maria fericglaFERICGLA M. JOSEP, 1998, I Jivaro, cacciatori di sogni, Milano, Xenia, 330 pp.
Versione originale catalana pubblicata nel 1994 da La Campana, Barcellona. Resoconto strutturato a mo’ di diario dell’esperienza personale dell’autore e della sua iniziazione ai “misteri dell’ayahuasca” presso una comunità shuar dell’Ecuador. Sono riportate anche interessanti osservazioni e riflessioni sulla mitologia e sulla cosmogonia shuar e sul modo in cui gli sciamani ottengono visioni estatiche con il natem (nome shuar dell’ayahuasca), che sono alla base della loro concezione del mondo e della vita; il tutto con dati di prima mano ricavati dalla permanenza dell’autore presso questa popolazione amerindia.

GIOIA WALTER, 1996, Alle sorgenti dell’essere. Viaggio interiore nella foresta amazzonica, MEB, Padova, 126 pp.
Racconto in forma romanzata dell’esperienza dell’autore, di professione psicologo, presso la comunità daimista brasiliana Colonia Cinco Mil. Il livello di descrizione delle rivelazioni, degli insegnamenti e delle intuizioni filosofiche indotte dalla bevanda del daime e dall’interazione con la comunità daimista è un po’ ingenuo.

giudici federicoGIUDICI FEDERICO, 2012, La medicina della selva. Ayahuasca, droghe e terapia psichedelica nel curandersimo amazzonico, Lulu Edizioni, 230 pp. ISBN 978-1-4717-1839-7.
Questo lavoro si basa su un’esperienza sul campo di oltre due mesi, sviluppata dall’autore nel centro Takiwasi, che si trova a Tarapoto, nell’Amazzonia peruviana. Si tratta di un centro di recupero dalle tossicodipendenze, basato su un sistema terapeutico che integra la medicina tradizionale del luogo, compresa l’assunzione della bevanda visionaria ayahuasca, con tecniche di psicologia transpersonale, gestalt e psicoanalisi. Dopo una prima parte del testo, dedicata a una presentazione storica del concetto di droga e delle problematiche associate al loro moderno uso, l’autore presenta l’attività del centro Takiwasi, fondato dal medico francese Jacques Mabit nel 1992. La terapia disintossicante si basa su metodi depurativi tradizionali, utilizzando piante vomitive e purganti, e l’impiego di ayahuasca come catalizzatore di consapevolezza. Un’ampia parte del libro è dedicata a un’accurata analisi del trattamento terapeutico e delle ritualità che lo accompagnano. L’autore ha anche il merito di portare a conoscenza dei lettori italiani un interessantissimo mito d’origine dell’ayahuasca e dell’arte di curare con questa bevanda, originario dell’etnia amazzonica Huambisa. Il saggio si conclude con una descrizione dell’esperienza personale dell’autore e una descrizione alquanto accurata delle piante – medicinali e psicoattive – impiegate a Takiwasi. Non ritengo tuttavia totalmente corretta la visione di Giudici del sistema rituale e interpretativo del processo terapeutico del centro di Mabit come “non associato a specifiche ideologie religiose, bensì di tipo ‘pragmatico’ e ‘universali’”. Al contrario, e osservando la letteratura prodotta su Takiwasi, il suo sistema terapeutico è permeato da valori spiritualistici e religiosi e da un certo grado di valori morali, incluso il concetto di colpa, cui soggiace il concetto di peccato, che viene inculcato nei pazienti. Altri valori morali che permeano l’ideologia del centro – e che sono frutto diretto del pensiero del suo fondatore, come apertamente da questi recentemente espresso – sono di tipo sessuale, con anche un certo grado di omofobia.

GORMAN PETER, 2015, L’ayahuasca nel mio sangue. 25 anni di sogni con la medicina, Shake, Milano, 312 pp.
L’autore, già giornalista e direttore di High Times, a partire dagli anni ’80 si è cimentato in un assiduo contatto con il mondo amazzonico. Egli è noto per le sue pionieristiche esperienze sul campo con il dav-kiet impiegato dai Matse della foresta peruviana, costituito dalla secrezione della rana Phyllomedusa bicolor e conosciuto nel mondo occidentale come kambo (si veda questo suo scritto). In questo libro egli espone la sua decennale relazione con l’ayahuasca, utilizzando una descrizione soggettiva che ricorda da vicino i resoconti di Castaneda, dove il confronto fra un apprendista di mediocre e ottuso intelletto occidentale – Castaneda – con il saggio don Juan è sostituito dal confronto fra un apprendista anch’esso mediocre – Gorman – con la saggia pozione dell’ayahuasca. Nei racconti di stile castanediano gli apprendisti occidentali vengono scelti appositamente ottusi per dare maggior risalto al dislivello di saggezza nel confronto con il mondo tradizionale; con la differenza che, mentre i romanzi di Castaneda contengono un messaggio filosofico sufficientemente profondo, il testo di Gorman è privo di spunti filosofici che possano risultare interessanti e giustificarne la sua lettura. Le descrizioni dell’acquisizione di poteri curativi (da parte di Gorman) mediante l’ayahuasca e dell’incontro con la “magia nera” sono confuse e in definitiva poco credibili.

GUIDI GIANFILIPPO, 2016, Ayahuasca: attualità e potenziale salutogenico di una medicina ancestrale, Tesi di Specializzazione in Psicologia della Salute e Psicoterapia, Università La Sapienza, Roma, 104 pp.
Una tesi universitaria di carattere teorico dove, nel cercare spiegazioni delle proprietà noetiche dell’esperienza visionaria indotta dall’ayahuasca, l’Autore chiama in campo la teoria quantistica del Campo Unificato, il modello dell’”inconscio molecolare” di Deleuze e Guattari e le funzioni biologiche della ghiandola pineale. La promozione di consapevolezza indotta dall’ayahuasca comporterebbe un riconoscimento delle risorse individuali e del mondo circostante, con importanti implicazioni di natura salutistica ed ecologica, e ciò porterebbe a riconoscere una funzione biopolitica, ma anche biopsicosocio-spirituale dell’ayahuasca.

HARGOUS SABINE, 1998, I riti magici, in: E. Zolla (cur.), Il dio dell’ebbrezza. Antologia dei moderni Dionisiaci, Einaudi, Torino, pp. 280-286.
Estratto dal libro francese Les Appelleurs d’Âmes del 1985, in queste pagine l’autrice descrive l’impiego dell’ayahuasca nella selva amazzonica peruviana, con continui paragoni con i riti andini con il cactus del San Pedro e con un’apparente riduzionismo dei primi rispetto ai secondi. Ma l’esposizione è priva di una sufficiente cognizione di causa e piena di interpretazioni occidentalistiche obsolete. Ad esempio, gli sciamani vengono denominati stregoni e lo scopo principale di questi “stregoni” sarebbe quello di indurre una “suggestione” nei partecipanti al rito.

HUGH-JONES STEPHEN, 1998, Coca, birra, sigari e yagé. Pasti e anti-pasti in una comunità amerinda, in: J. Goodman, P.E. Lovejoy e A. Sherratt (cur.), Usi sacri, consumi profani. Il ruolo storico e culturale delle droghe, Genova, ECIG, pp. 67-89.
Dalla versione originale inglese del 1995. Interessante saggio che documenta e analizza l’uso di coca, tabacco, birra e yagé (ayahuasca) presso i Barasana, gruppo etnico di lingua tukano che vive nel nord-ovest dell’Amazzonia, al confine tra Colombia e Brasile. Soffermandosi soprattutto sull’uso della coca, l’autore rileva “la costruzione culturale di un particolare schema di consumo basato su due insiemi contrapposti, ‘cibi’ e ‘non cibi’, ognuno strutturato in modo simile”. Descrivendo le modalità con cui queste droghe sono concretamente utilizzate, egli ha evidenziato come “a mano a mano che la formalizzazione e la ritualizzazione aumentano, coca, tabacco, birra e yagé assumono un ruolo più centrale rispetto a ciò che si dice e si fa, quanto più tali sostanze sono alla base delle interpretazioni stesse”. L’uso di queste sostanze presso i Barasana è alla base di diverse forme di interazione sociale e svolge un ruolo di rilievo nell’espressione e nel mantenimento di un particolare ordine sociale.

KENSINGER M. KENNETH, 1998, Banisteriopsis – Uso presso i Chashinahua, in: E. Zolla (cur.), Il dio dell’ebbrezza. Antologia dei moderni Dionisiaci, Einaudi, Torino, pp. 287-290.
Estratto, un po’ troppo breve, dagli studi etnografici di questo autore svolti presso gli Huni Kuin (nome preferibile a Cashinahua) che vivono nell’area di frontiera fra Peru e Brasile. Queste pagine sono dedicate al rito collettivo del nixi pae (ayahuasca), dove i partecipanti cercano con la bevanda informazioni specifiche di tipo divinatorio.

KOLIOPOULOS NIKOS, 2004-05, L’esistenza giuridica delle chiese enteogeniche, Tesi di Laurea in Giurisprudenza, Università degli Studi di Macerata, 248 pp.
Una tesi universitaria che tratta del Santo Daime sotto un profilo giuridico, esponendo la storia delle peripezie giuridiche che ha attraversato questo culto religioso in Brasile e in Europa. Un capitolo è dedicato alla storia del Santo Daime in Italia e alle vicissitudini giuridiche che ha dovuto subire (e che ancora subisce) nella lotta per il riconoscimento legale di culto religioso e non di “setta dedita alla droga”.

bruce lambLAMB BRUCE, 1995, Lo sciamano del Rio delle Amazzoni. La storia di Manuel Córdova-Rios, Grignasco (NO), L’Età dell’Acquario, 160 pp. (con riedizione del 2007 da parte della medesima casa editrice).
Bruce Lamb era un guardaboschi statunitense che nel 1962 si recò per lavoro a Iquitos, cittadina dell’Amazzonia peruviana. Qui incontrò un reputato vegetalista, Manuel Córdova-Rios, che gli raccontò la sua storia biografica esponendo le sue conoscenze sciamaniche, che Lamb trascrisse in un paio di libri, Wizard of the Upper Amazon (1971) e Rio Tigre and Beyond (1985). Questi libri ottennero una certa notorietà nell’ambiente della cultura psichedelica, mentre furono criticati nell’ambiente accademico degli antropologi, da questi ritenuti un prodotto fantasioso romanzato. L’edizione italiana del primo di questi due libri, edita 20 anni dopo l’edizione originaria americana, fu pubblicata da una casa editrice newage, e soffre di una traduzione imprecisa e frettolosa. Manuel Córdova attribuiva i propri poteri al periodo trascorso come prigioniero presso gli Amahuaca, e in particolar modo alle intense sedute di addestramento sotto l’effetto dell’ayahuasca. Egli racconta come apprese il sapere della foresta direttamente dalle visioni che seguivano l’ingestione di ayahuasca, e descrive vivacemente le esperienze condivise con i nativi: sedute collettive visionarie in cui tutti i partecipanti vivono simultaneamente la medesima visione.

LANGDON E.M.  JEAN, 1998, Yagé e dau: il potere sciamanico nella religione Siona, in: E. Zolla (cur.), Il dio dell’ebbrezza. Antologia dei moderni Dionisiaci, Einaudi, Torino, pp. 329-344.
L’autrice ha svolto ricerche presso i Siona, un gruppo tribale Tucano che vive lungo il fiume Putumayo nella Colombia amazzonica. Lo sciamanesimo siona è strettamente legato all’uso dello yagé (ayahuasca). Gli sciamani siona affermano che tutte le medicine vegetali sono state scoperte attraverso visioni date dallo yagé. La conoscenza che lo yagé dà a uno sciamano, forma una sostanza che cresce nell’uomo mano a mano che questi ingerisce la droga. Tale sostanza, chiamata dau, è alla base del potere sciamanico. E’ il dau dello sciamano a impartire proprietà curative alle medicine.

LUNA LUIS EDUARDO, 1993, L’immaginazione terapeutica nello sciamanesimo amazzonico, Altrove, vol. 1, pp. 105-114.
Antropologo di origini ecuadoriane che da tempo svolge ricerche sul campo sull’utilizzo dell’ayahuasca presso le popolazioni mestizo dell’Amazzonia peruviana, in questo articolo l’autore analizza l’uso della bevanda nei contesti magico-terapeutici, nei quali il vegetalista, l’esperto di piante medicinali, ma anche delle esperienze visionarie indotte dall’ayahuasca, svolge le funzioni di sciamano. Luna rivolge particolare attenzione al ruolo dell’immaginazione usata come ‘visualizzazione’ dell’atto terapeutico, e conclude osservando come l’uso tradizionale delle piante psicoattive offra interessanti tracce sulle potenzialità di una vivida immaginazione al servizio di possibili fini terapeutici o di autocura.

LUPPICHINI ELENA, 2005-6, Dottrina e pratica del Santo Daime, Una forma di nuova spiritualità tra Amazzonia e Europa, Tesi di Laurea del Corso di Storia, Facoltà Lettere e Filosofia, Università degli Studi di Pisa, 183 pp.
Una saggio approfondito sul Santo Daime, la sua storia, i suoi riti, con particolare attenzione e precisione di informazioni sulla presenza di questo culto religioso in Europa e in Italia, le relative problematiche di natura legale e interviste a daimisti italiani. L’autrice descrive anche il moderno percorso del “turismo psichedelico” verso l’Amazzonia, alla ricerca dell’esperienza con l’ayahuasca, con relazioni di prima mano, avendo anch’essa effettuato questo viaggio in Brasile.

MABIT J. MICHEL, 1994, Sciamanesimo amazzonico e tossicomania. Iniziazione e contro-iniziazione, Uroboros, vol. 5, pp. 18-22.
MABIT MICHEL, 1998, Ayahuasca e sciamanismo nel trattamento delle tossico-dipendenze. Rapporto dall’Amazzonia peruviana, Altrove, vol. 5, pp. 103-117.
Versione originale inglese del secondo articolo pubblicata in MAPS, vol. 6(3), 1996. Similmente all’LSD, alla ketamina, all’ibogaina, v’è chi ha pensato di utilizzare le proprietà psicoattive dell’ayahuasca nel trattamento delle dipendenze patologiche, in particolare da crack. Con un lavoro pionieristico, a partire dagli inizi degli anni ’90 Mabit, medico francese, ha installato nell’Amazzonia peruviana, a Tarapoto, un centro – chiamato Takiwasi – per il trattamento di questa dipendenza mediante l’ayahuasca. I risultati sono apparsi sin dall’inizio promettenti. In questi articoli Mabit descrive in dettaglio il trattamento, che combina conoscenze e pratiche tradizionali con moderne tecniche psicoterapeutiche. La terapia disintossicante si basa su metodi depurativi tradizionali, utilizzando piante emetiche e purganti, e in seguito viene somministrata l’ayahuasca come catalizzatore di consapevolezza.

MARGNELLI MARCO, 1999, Ricerca psicodinamica con ayahuasca, Altrove, vol. 6, pp. 51-61.
Sul fronte degli studi degli effetti psicologici dell’ayahuasca, è doveroso citare in prima linea quello che è stato il primo e unico studio sviluppato in Italia. Promosso dalla Società Italiana per lo Studio degli Stati di Coscienza, questa ricerca fu guidata da Marco Margnelli. Lo studio venne svolto negli anni 1992-93 somministrando la bevanda a una ventina di volontari sani. Le sedute furono eseguite in alcune case private di diverse regioni geografiche dell’Italia del nord. Lo scopo dell’indagine era quello di paragonare due test Rorschach, uno somministrato prima dell’esperienza e l’altro durante il picco dell’esperienza visionaria. Si evidenziò un netto aumento di creatività nel corso dell’esperienza con ayahuasca: “Nel 90 per cento dei test di picco comparvero contenuti biografici primari profondi, come ricordi delle relazioni con i genitori, traumi psicologici, pulsioni aggressive nei confronti dei padri o delle madri”. Sorprendente, per il team di ricercatori, fu l’abbondante emersione di ricordi, associazioni e vissuti riguardanti il parto, in quanto contenuti considerati generalmente rari con il Rorschach. La conclusione dei ricercatori fu la conferma delle potenzialità psicodinamiche dell’ayahuasca. Pur con i suoi limiti metodologici, questa ricerca ha il merito di essere stata originale nella somministrazione del Rorschach durante il picco dell’ayahuasca.

MATTEONI FRANCESCA, 2020, Piante sacre: ayahuasca, sciamanesimo e coscienza ecologica, in: F. di Vita (cur.), La scommessa psichedelica, Quodlibet, Macerata, pp. 93-108.
L’autrice descrive la sua partecipazione a una cerimonia con ayahuasca tenuta in una location delle colline toscane, descrivendo il flusso delle sue visioni. Quindi si cimenta in una digressione sull’impiego tradizionale amazzonico della bevanda, con continui riferimenti al problema della possibilità di un’occidentalizzazione dell’esperienza visionaria dell’ayahuasca e del suo potenziale di “guarigione”: “Ma senz’altro mi interessa guarire se prima comprendo quale sia la malattia. Forse la malattia è cercare un senso alle visioni invece che abitarle semplicemente?”.

walter menozziMENOZZI WALTER, 2007, Ayahuasca, la liana degli Spiriti, Franco Angeli, Milano, 314 pp.
2013, Ayahuasca, la liana degli Spiriti. Il sacramento magico-religioso dello sciamanismo amazzonico, Spazio Interiore, Roma.
E’ per il momento il testo italiano più esteso sull’ayahuasca. L’autore, adepto e figura di riferimento nella comunità daimista italiana, si cimenta in una descrizione minuziosa dell’impiego della bevanda visionaria a partire dal mondo tribale, passando per quello mestizo, sino a giungere al campo di sua maggior competenza, quello delle chiese sincretiche ayahuasquere, passando in rassegna la storia della formazione del Santo Daime, delle Barquinha e dell’União do Vegetal. Un capitolo è dedicato agli aspetti terapeutici e l’ultimo capitolo riguarda la “storiografia del riconoscimento giuridico” dell’ayahuasca sviluppata nazione per nazione, dove rientrano anche gli accadimenti legali in Italia fino al 2005.

MENOZZI WALTER, 2021, Storia del Santo Daime in Italia, in: G. Samorini (cur.), Ayahuasca. Dall’Amazzonia all’Italia, Shake, Milano, pp. 45-92.
Un resoconto molto dettagliato sulla genesi e la diffusione del Santo Daime in Italia. La bevanda dell’ayahuasca raggiunse per la prima volta l’Europa proprio in Italia, nel 1981, per opera di Tiziana d’Assisi, che può essere considerata la fondatrice del Santo Daime in Italia. Nel racconto di Menozzi vengono descritte anche le vicissitudini giuridiche cui è andato in contro questo movimento religioso, e che ancora subisce in Italia. Al 2020 si contano una decina di comunità daimiste italiane.

MERCENARO GIORGIO, 2014/2015, Ayahuasca. Per una biopolitica degli allucinogeni, Tesi di Master in Studi Orientali e Interculturali, Istituto di Scienze dell’Uomo di Rimini, 76 pp.
MERCENARO GIORGIO, 2011, Ayahuasca. Per una biopolitica del vegetalismo, Altrove, vol. 17, pp. 47-84.
Uno studio interessante poiché innovativo, dove l’autore approccia la questione dell’ayahuasca impiegando il concetto di paradigma biopolitico, basandosi da una parte sul pensiero di Capra, Foucault, Deleuze, Guattari e Negri, dall’altra sulla psicologia transpersonale trattata da Grof e Naranjo, e ancora sui concetti della neurofenomenologia di Maturana e Varela e dell’esperienza “molecolare” indotta dall’ayahuasca come descritta da Narby. L’autore descrive quindi il concetto di biopolitica degli psichedelici, e ne deduce che “l’allucinazione non è l’apparizione di una struttura ma l’espressione di un’intelligenza transpersonale che riguarda la totalità della biosfera”.

METASTASIO ANTONIO e ORNELLA CORAZZA, 2021, Ayahuasca: la fenomenologia dell’esperienza soggettiva, in: G. Samorini (cur.), Ayahuasca. Dall’Amazzonia all’Italia, Shake, Milano, pp. 113-128.
Prendendo spunto da un paio di esperienze soggettive con l’ayahuasca, i due autori sviluppano un’analisi fenomenologica dell’esperienza visionaria.

MONACI CLARA, 2014-15, L’ayahuasca come cura di sé. Etnografia di una pratica rituale contemporanea, Tesi di Laurea in Antropologia, Storia e Linguaggi dell’Immagine, Università di Siena, 368 pp.
Dopo avere fatto esperienze partecipative con ayahuasca in Amazzonia, l’autrice si è dedicata allo studio delle “cerimonie” con ayahuasca nel territorio italiano. Pur avendo partecipato a diverse realtà d’impiego della bevanda (fra cui la comunità del Santo Daime di Assisi e una comunità di “cerchi di donne”), ha focalizzato l’osservazione antropo-etnografica su una realtà cerimoniale condotta da un curandero meticcio peruviano, che l’autrice indica col nome di “V.”, il quale prende spunto dal Fuego Sagrado de Itzachilatlan, un movimento spirituale fondato dal messicano Aurelio Diaz agli inizi degli anni ’90. “V.” ha anche una formazione come psicoterapeuta gestaltico. La Monaci espone in maniera dettagliata le cerimonie guidate da “V.”, che sono finalizzate alla “autocura”, un concetto che non presuppone necessariamente una malattia ma la cura del benessere psico-fisico. L’impiego di ayahuasca è accompagnato dall’inalazione di decotto di tabacco (tabaquito), l’assunzione della pianta caffeinica guayusa, e saltuariamente del cactus mescalinico del San Pedro. La cerimonia, che dura generalmente tre giorni, include l’esperienza della capanna sudatoria del temazcal e diverse tecniche corporee in cui si dà particolare importanza alla respirazione. L’autrice si cimenta quindi in un’approfondita analisi antropologica del fenomeno cerimoniale, basandosi sulla differenziazione di “sé corporeo”, “corpo sociale” e “corpo politico” delle Scheper-Hughes e Lock, sulla struttura dei riti di passaggio delineate da Van Gennep, e sui concetti di communitas e dei fenomeni liminali e liminoidi di Victor Turner.

MONTECCHI LEONARDO e ANNALISA VALERI, 2021, Ayahuasca e psicologia del profondo, in: G. Samorini (cur.), Ayahuasca. Dall’Amazzonia all’Italia, Shake, Milano, pp. 129-158.
Viene valutato in maniera alquanto originale l’effetto dell’ayahuasca secondo i modelli della psicologia del profondo. Gli autori hanno anche studiato nove casi di individui, diversi dei quali italiani, che si sono avvicinati alle cerimonie con ayahuasca con lo scopo primario di cercare di curare le loro affezioni patologiche, principalmente stati depressivi, dipendenze da alcol ed eroina, disturbi del comportamento alimentare. Tutti gli intervistati hanno riportato di aver tratto benefici dall’incontro con l’ayahuasca, e in diversi casi, inclusi quelli delle dipendenze patologiche, con una risoluzione da essi ritenuta definitiva. Si veda anche a questa medesima sezione Valeri, 2019.

naranjo-ayahuascaNARANJO CLAUDIO, 2014, Ayahuasca. Il rampicante del fiume celeste, Spazio Interiore, Roma.
Dall’edizione originale in castigliano del 2012, questo testo del noto psichiatra e antropologo cileno espone in una prima parte gli aspetti etnografici dell’ayahuasca, descrivendone gli impieghi presso le etnie amazzoniche. Nella seconda parte Naranjo riprende lo studio dell’impiego psicoanalitico della bevanda e degli alcaloidi beta-carbolinici – in particolare l’armalina – che aveva iniziato 40 anni prima; studi che aveva esposto nel testo pionieristico The healing journey (riproposto in forma rielaborata nel testo pubblicato in italiano nel 2016 “Viaggio di guarigione”; vedere alla sezione Studi psichiatrici e psicoanalitici). Il testo si conclude con una descrizione dei nuovi movimenti religiosi che impiegano l’ayahuasca, quali il Santo Daime e la União do Vegetal.

NARBY JEREMY, 2006, Il serpente cosmico. Il DNA e le origini della conoscenza, Venexia, Roma.
Questo libro ha avuto un notevole successo sia all’estero che nel nostro paese, per via dell’ipotesi tanto eccentrica quanto accattivante dell’esistenza di una diretta correlazione fra lo stato visionario dell’ayahuasca e le fondamenta biologiche della vita, così come vengono espresse dal DNA. Basandosi su un insieme di correlazioni fra temi sciamanici, motivi visionari e strutture biologiche, l’antropologo svizzero deduce che gli sciamani amazzonici con l’ayahuasca sono in grado di espandere la loro coscienza sino a un livello molecolare, potendo quindi accedere alle informazioni contenute nel DNA. Avvalendosi dei dati biofisici che sono stati acquisiti sul DNA, l’Autore giunge a ipotizzare che le visioni dell’ayahuasca sarebbero dovute a sequenze di fotoni, e quindi di onde visibili, emesse dal medesimo DNA. E non si tratterrebbe di una mera percezione passiva, pur già di per sé notevole, ma tale disponibilità percettiva darebbe accesso all’interazione reciproca fra l’individuo che esperisce l’esperienza con l’ayahuasca e ciò che può essere indicata come “intelligenza transpersonale”.

NARBY JEREMY, 2022, Piante maestre. Ayahuasca, tabacco e la ricerca della conoscenza, Venexia, Roma. Prefazione di Giorgio Samorini.
L’autore de Il Serpente Cosmico (vedi sopra), in questo nuovo libro torna sul tema dell’ayahuasca, accompagnandolo con quello di un’altra pianta sciamanica amerindia, il tabacco, affrontando ciò che può essere definito come l’enigma del tabacco: cioè il problema dell’incongruenza fra le proprietà visionarie e curative del tabacco per come sono riconosciute ed esperite presso le popolazioni tradizionali amerindie e in particolare dell’Amazzonia, e le proprietà cancerogene e non visionarie del tabacco per come sono riconosciute ed esperite presso le moderne popolazioni di cultura occidentale. Il saggio di Narby è steso in forma di dialogo tenuto fra l’antropologo svizzero e un anziano dell’etnia Shawi del Peru amazzonico, Rafael Chanchari Pizuri. Vengono trattati altri temi di importante attualità, fra cui il problema della distinzione fra allucinazioni e visioni indotte dall’ayahuasca e dalle altre fonti visionarie amazzoniche.

OTT JONATHAN, 1994, Ayahuasca e analoghi dell’ayahuasca. L’enteogeno universale del secondo [sic] millennio, Altrove, vol. 2, pp. 15-23.
L’articolo può essere considerato un sunto del libro Ayahuasca analogues (1994, Natural Products, Kennewick). Gli analoghi dell’ayahuasca sono quelle combinazioni di altre piante – diverse dalle originali – in cui è riprodotto il meccanismo farmacologico che sta alla base della psicoattività di questa pozione; in altri termini, il sinergismo tra indolalchilamine, principi psicoattivi in senso stretto, e beta-carboline che, inibendo l’enzima monoammino ossidasi (MAO), rendono possibile l’attività delle prime. Nell’articolo, oltre a un’attenta disamina dei vegetali utilizzabili per questo scopo, Ott riporta i risultati di alcune autosperimentazioni condotte con analoghi sintetici dell’ayahuasca (“farmahuasca”).

PALMIERI MASSIMILIANO, 2010, Natemamu Shuar – Ayahuasca e rito come espressione ancestrale ed efficacia di cura, 29 pp., edito on-line in www.samorini.it
PALMIERI MASSIMILIANO, 2010, Sul ruolo del DNA come responsabile dell’ampliamento della coscienza: inconscio collettivo, ayahuasca, non-località, psicologia junghiana e tanto, tanto altro, 29 pp., edito on-line in www.samorini.it.

Nel primo articolo, attraverso anche sue esperienze personali vissute in loco, l’autore descrive meticolosamente il rito del Natemamu, cioè del natem o ayahuasca, fra gli Shuar dell’Ecuador ed integra i dati etnografici con acute osservazioni psicologiche, sociologiche e farmacologiche. Ricalcando lo studio di Jeremy Narby sul sottile rapporto fra ayahuasca e DNA, soprattutto nel secondo articolo l’autore va oltre la visone di Narby, utilizzando i moderni dati della fisica quantistica e astrofisica, spaziando dal principio della non-località alla teoria delle superstringhe, all’ipercomunicazione.

PICCOLI CLAUDIO, 2007-08, Eu venho da floresta. Il culto del Santo Daime dalla foresta amazzonica alle grandi metropoli, Tesi di Laurea, Facoltà di Lettere e Filosofia, Università degli Studi dell’Aquila, 102 pp.
Una buona presentazione del Santo Daime, basata su una ricerca di campo nell’area di Rio de Janeiro, con particolare attenzione alle dinamiche interne e alla genealogia delle figure carismatiche che hanno portato questo culto religioso dalle profondità della foresta amazzonica alle metropoli brasiliane. E’ presente anche una minuziosa descrizione del calendario liturgico, dei tipi di funzioni religiose, e delle vesti indossate durante i riti.

PICCOLI ROBERTO, 1990-91, Sincretismi afrocattolici di origine rurale e uso di sostanze psicotrope in Brasile, Tesi C.L. Filosofia, Università degli Studi di Bologna, 146 pp.
L’autore, basandosi anche su esperienze personali vissute in Brasile, offre un’analisi descrittiva e comparativa fra il culto religioso brasiliano del Santo Daime, dove è fatto uso sacramentale dell’ayahuasca, con il culto di possessione afro-brasiliano del Candomblé. E’ uno dei primi studi italiani sul Santo Daime.

PRASCINA ALESSANDRO, 1996-97, Origine e sviluppo del culto amazzonico del Santo Daime, Tesi di Laurea, Facoltà di Psicologia, Università degli Studi di Padova, 80 pp.
Saggio unico nel suo genere in Italia, che studia il culto sincretico del Santo Daime con un approccio sociologico-antropologico. L’autore basa il suo scritto anche sulla personale ricerca sul campo svolta nell’Amazzonia brasiliana, presso la comunità daimista di Céu do Mapia. Sono descritti la storia, la dottrina, la mitologia e i riti di questo movimento religioso e dei suoi fondatori e capi carismatici. Un capitolo è dedicato agli aspetti e ai riti terapeutici del Daime.

PREVITALI FRANCESCO, 2015/16, Gerardo Reichel-Dolmatoff: sciamanismo Tukano e tutela degli ecosistemi forestali, Tesi di Laurea in Filosofia, Università degli Studi di Milano, 98 pp.
Una bella tesi universitaria dedicata all’opera etnografica dell’antropologo Reichel-Dolmatoff sviluppata presso le etnie tukano del Vaupés colombiano, dove vengono trattati gli aspetti ernografici – con una serie di notizie uniche per la letteratura italiana – e viene presentato in maniera chiara e precisa lo studio etnografico, con particolare riferimento alla mitologia e all’impiego dello yajé (ayahuasca). Gli ultimi capitoli sono dedicati ai moderni fenomeni della globalizzazione di questa bevanda visionaria, alla “costruzione” occidentale della figura dello sciamano e al “turismo psichedelico”.

SAMORINI GIORGIO (cur.), 2021, Ayahuasca. Dall’Amazzonia all’Italia, Shake, Milano, 190 pp.
Il primo libro che affronta in maniera organica il fenomeno italiano dell’ayahuasca, la sua presenza e impiego attraverso i canali del culto religioso del Santo Daime e delle “cerimonie” di stampo new age. Il libro riunisce scritti di autori, tutti italiani, che si interessano all’argomento sotto il profilo etnografico, sociale, storico, giuridico, psicologico e psicoterapeutico. Scritti di Ornella Corazza, Coração do Beijaflor, Walter Menozzi, Antonio Metastasio, Leonardo Montecchi, Annalisa Valeri e Giorgio Samorini (si vedano questi autori in questa medesima sezione).

SAMORINI GORGIO, 2021, L’uso tradizionale dell’ayahuasca in Amazzonia, in: G. Samorini (cur.), Ayahuasca. Dall’Amazzonia all’Italia, Shake, Milano, pp. 11-44.
L’ayahuasca viene attualmente impiegata da alcune decine di gruppi etnici dell’Amazzonia e del Bacino dell’Orinoco. Questo impiego tradizionale è caratterizzato da una frequente – ma non esclusiva – mediazione della figura dello sciamano e da una scarsa influenza dei monoteismi religiosi occidentali. In questo articolo l’autore delinea in forma preliminare l’impiego più originario e più traidzionale di questa bevanda, attraverso lo studio della documentazione etnografica partendo dai testi più antichi, “mondandola” il più possibile degli elementi interpretativi di carattere occidentale. Fa seguito un approfondimento su una singola etnia, quella dei Siona della Colombia e dell’Ecuador.

SAMORINI GIORGIO, 2021, La letteratura italiana sull’ayahuasca dall’Ottocento a oggi, in: G. Samorini (cur.), Ayahuasca. Dall’Amazzonia all’Italia, Shake, Milano, pp. 159-187.
Viene riportata una bibliografia commentata sulla letteratura italiana che tratta dall’ayahuasca. Il primissimo documento individuato dall’autore che riferisce dell’aya-guassù (ayahuasca) è datato al 1850 e si trova in un’opera di Gaetano Osculati; mentre il primo italiano a provare su di sé l’ayahuasca in Amazzonia parrebbe essere stato il conte Ermanno Stradelli in una data imprecisata verso la fine dell’800. Segue l’esposizione degli scritti moderni, dalle opere letterarie e i saggi etnografici degli anni 1960-1990, agli studi dei decenni successivi sui culti sincretici quali il Santo Daime, le “cerimonie”, gli aspetti terapeutici, gli studi psicologici e i saggi critici. Sono state incluse e discusse anche le numerose tesi universitarie sull’ayahuasca, diverse delle quali sono di ottima qualità.

SEVERI BRUNO, 1996, Ayahuasca: la medicina dell’anima. Viaggi ed esperienze tra gli sciamani Shipibo-Conibo del Perù, Quaderni di Parapsicologia, vol. 27, pp. 15-29.
SEVERI BRUNO, 2000, L’iniziazione sciamanica tra le tribù dell’Amazzonia peruviana, Altrove, vol. 7, pp. 53-66.
L’autore, che ha studiato sul campo l’uso tradizionale dell’ayahuasca fra i Conibo-Shipibo dell’Amazzonia peruviana (a Pucallpa), descrive la sua esperienza con la bevanda, adottando un approccio di tipo parapsicologico nella descrizione e nell’interpretazione degli effetti e delle sensazioni vissute sotto l’effetto della pozione.

TALIN PIERA, 2013, Santo Daime tra Amazzonia e Occidente: vita comunitaria e spiritualità alla base di nuovi legami familiari e sociali, Quaderni di Thule, vol. 13, pp. 1133-1143.
Uno studio sociologico basato sull’osservazione etnografica con partecipazione attiva presso una comunità daimista di Florianópolis (Céu do Patriarca, Santa Catarina, Brasile); articolo che ha preso spunto sulla tesi di laurea presentata dall’autrice nel 2012 presso l’Università Cà Foscari di Venezia. Dopo una disanima in difesa dell’etnografia partecipante, che in questo caso include l’esperienza personale dello studioso dell’assunzione del daime (ayahuasca) internamente al rito collettivo, l’autrice focalizza l’importanza della relazionalità all’interno del gruppo comunitario; una relazionalità basata sulla comunione collettiva del daime e sui suoi effetti psichici. Un altro importante aspetto della vita comunitaria dei gruppi daimisti riguarda la vivida credenza messianica del ritorno di Cristo sulla terra: “tutte le azioni svolte nell’ambito comunitario, dall’educazione all’ideazione e realizzazione di progetti ecosostenibili, la relazione con la natura, l’evoluzione interiore, dipendono dall’idea di prepararsi per il ritorno di Cristo”.

TODINI ANTONIO, 2010-11, L’ayahuasca e il miele. La medicina amara dell’Amazzoni nei rituali suburbani europei contemporanei, Tesi di Laurea Specialistica in Antropologia Culturale ed Etnologia, Università degli Studi di Siena.
L’Autore descrive la personale partecipazione a un paio di cerimonie svolte nell’area metropolitana di Madrid guidate da uno sciamano amazzonico, e si cimenta in una descrizione particolareggiata del “turismo dell’ayahuasca”: “L’interesse per la conservazione della selva è partito anche dall’interesse moderno per l’ayahuasca e viceversa; tale attenzione è stata un veicolo per l’espansione dell’uso dell’ayahuasca negli Stati Uniti e in altri paesi. Agli inizi degli anni ottanta nacque il fenomeno del ‘turismo naturale’ o ‘ecoturismo’, e all’interno di tale movimento comparve la variante del ‘turismo dell’ayahuasca’”.

VALERI ANNALISA, 2019, Psicosi e Ayahuasca, Centro di Studi e Ricerca José Bleger, Rimini, 66 pp.
Viene esposta un’analisi preliminare di un progetto di ricerca sviluppato dalla Scuola Bleger di Rimini in collaborazione con il centro peruviano Takiwasi di Tarapoto, volta all’indagine del potenziale terapeutico e/o iatrogeno dell’ayahuasca nella cura delle psicosi. Vengono studiati otto pazienti ospiti di Takiwasi, dipendenti da sostanze e psichiatricamente diagnosticati come depressi, schizofrenici o bipolari, e un soggetto italiano che ha partecipato a “cerimonie” con ayahuasca. L’analisi è di tipo transpersonale e si avvale dei concetto di oggetti attivi immateriali (gli “Invisibili”) di Latour e di “Io-pelle” di Bick. Nell’analisi di alcuni casi clinici e interviste emergono contenuti trans generazionali, fino a quel momento incoscienti, che producono un effetto terapeutico.

VERLANGIERI ADRIANA, 1998, Ayahuasca: un fenomeno sciamanico per il terzo millennio, Altrove, vol. 5, pp. 119-134.
Un bell’articolo focalizzato sui riti terapeutici daimisti, (“lavori di cura”), in particolare i Trabalhos de Estrela, a cui l’autrice ha partecipato attivamente in Brasile. Essa espone l’intima relazione che sussiste fra il daime – inteso come sostanza visionaria, sacramentale – e il processo di auto-cura, in quanto l’atto terapeutico si basa sull’effetto rivelatorio del daime, con conseguente presa di consapevolezza dell’individuo della sua malattia. Questa è considerata dai daimisti o frutto di una qualche trasgressione delle leggi cosmiche – e in tal caso la malattia diventa un’opportunità di redenzione dalla trasgressione –, o è causata da agenti esterni all’individuo, quali spiriti malvagi, influenze maligne inviate da terzi, o prodotti di trasgressioni vissute in altre vite (malattie karmiche). Gli aspetti karmici del Santo Daime sono frutto di un’introduzione di elementi spiritisti dei riti dell’Umbanda e altri culti di possessione afro-brasiliani, che sono stati integrati nel sistema interpretativo daimista e che ha generato altre tipologie di riti terapeutici, quali il trabalho de banca. Per un buon processo di cura sono fondamentali l’assunzione continuativa del daime, trattandosi di un processo terapeutico basato sull’acquisizione cumulativa di consapevolezza, e la vita comunitaria: “Chi beve il Daime impara a guarire sé stesso, e uno strumento è la comunità, intesa come una specie di territorio di guarigione”.

VERLANGIERI ADRIANA, 2000, Il Maestro della Foresta. Santo Daime: un’esperienza sciamanica, Presentazione di Pierluigi Lattuada, Ellin Selae, Murazzano (CN), 150 pp.
L’autrice espande il discorso iniziato nell’articolo pubblicato sulla rivista Altrove nel 1998 (si veda sopra), integrando la sua visione del Santo Daime, di cui è diventata una fervente adepta, con gli aspetti ecologici, etico-sociali, esoterici e psicologici. Interessanti le testimonianze raccolte in fondo al testo di altri italiani che hanno fatto l’esperienza con il daime, fra cui un illogico resoconto ricco di simbolismi di Pierluigi Lattuada.

5 Commenti

  1. moreno
    Pubblicato Giugno 26, 2013 alle 9:46 pm | Link Permanente

    interessante

  2. antonella fiori
    Pubblicato Luglio 26, 2014 alle 6:16 pm | Link Permanente

    GRAZIE PER LA PRECISIONE LA PUNTUALITA’ LA BIBLIOGRAFIA COSI RICCA SERIA E IMPORTANTE PER GLI APPROFONDIMENTI

  3. valentino
    Pubblicato Ottobre 30, 2015 alle 11:46 am | Link Permanente

    Salve, manca un capisaldo: Ayahuasca (2012), di Claudio Naranjo, edito da Spazio Interiore (2014)

  4. Pubblicato Novembre 8, 2016 alle 2:29 pm | Link Permanente

    Questo materiale lo trovi nelle librerie, ma con grosso dispendio di energie, come faccio io da 40 anni.

  5. Marco Zambelli
    Pubblicato Dicembre 3, 2023 alle 4:50 pm | Link Permanente

    Direi un grande e impegnativo lavoro di Analisi e Recensione di molti Testi,inerenti al tema. Un grande grazie

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