La canapa nell’antico Egitto

Hemp in ancient Egypt

 

La presenza della Cannabis nell’antico Egitto è stata oggetto di discussioni fra gli studiosi. Per alcuni autori, antichi e moderni, la canapa era totalmente sconosciuta fra gli antichi Egiziani (si vedano ad esempio Woenig, 1897, p. 189 e Germer, 1985, p. 23). Ma alcuni dati archeologici parrebbero contraddire quest’affermazione troppo recisa.

Da un punto di vista dell’evidenza diretta, cioè delle rimanenze materiali della pianta (per questa definizione si veda Archeologia delle droghe), resti di tessuto di canapa sarebbero stati ritrovati a El-Amarna nella tomba di Amenhotep IV (Akhenaton), un faraone che regnò nel XIV secolo AEV (Martin, 1989, vol. II, p. 256). La presenza di polline di Cannabis è stata identificata nel suolo del sito di Nagada, in uno strato datato alla metà del III millennio AEV (Emery-Barbier, 1990) e, sorprendentemente, all’interno della mummia di Ramesse II, faraone che morì agli inizi del 1200 AEV (Leroi-Gourhan, 1985). Polline di canapa è stato ritrovato anche in una mummia del periodo tolemaico, datata attorno al 100 AEV (Girard & Maley, 1987). Si deve tener conto della possibilità che per almeno qualcuno di questi ritrovamenti si tratti di contaminazioni moderne (per quanto riguarda questi ritrovamenti, e il ritrovamento di THC in diverse mummie egizie per opera dell’équipe tedesca della Balabanova, si veda lo studio critico Le “mummie drogate” della Balabanova).

Recentemente una missione archeologica spagnola ha analizzato alcuni tessuti proveniente dagli scavi di Dra Abou el-Naga, una collina vicino alla necropoli di Tebe, giungendo alla conclusione che si tratta di tessuti di canapa. Le moderne tecniche di indagine microscopica hanno escluso con un buon grado di sicurezza che si tratti di lino. I tessuti – alcuni piccoli tovaglioli, altre con lunghe frange, fasce e un paio di sudari colorati – sono venuti alla luce nel corso degli scavi di diversi pozzi e tombe i cui contenuti sono di difficile datazione, rientrando nell’arco di tempo che va dal Medio Regno al Periodo Romano. Diverse di queste tombe erano state riutilizzate, riempite di diverso materiale e anche saccheggiate. Per alcuni casi si è potuto accertare per i tessuti di canapa una datazione corrispondente alle XVII e XVIII Dinastia (Rodríguez Frade, 2022).

Per quanto riguarda i documenti scritti, Dawson (1934) ha proposto l’identificazione del nome e del geroglifico ŝmŝmt (shemshemet) con la Cannabis. Il primo riferimento a questo nome si trova nei Testi delle Piramidi (§514) ed è datato al 2350 AEV. Vi si legge: “Il Re ha legato le corde della pianta ŝmŝmt”; ciò ricondurrebbe all’utilizzo della canapa per la sua fibra.

Geroglifico egiziano, "ŝmŝmt", che sembrerebbe indicare la pianta della canapa (da Dawson, 1934, p. 44)

Geroglifico egiziano, ŝmŝmt, che è stato proposto come indicativo della pianta della canapa (da Dawson, 1934, p. 44)

Il medesimo simbolo geroglifico si ritrova in diversi papiri medici ieratici. Nel Papiro Ramesseum III, datato attorno al 1700 AEV, si legge: “Un trattamento per gli occhi: sedano; ŝmŝmt; viene pestato e lasciato nella rugiada per tutta la notte. Entrambi gli occhi del paziente devono essere lavati con questo alla mattina” (A 26). E’ stato suggerito che si tratti di un rimedio per il glaucoma.

Nel Papiro di Ebers, redatto durante la XVIII Dinastia (1550-1295 AEV), si legge un rimedio di natura ostetrica: “Un altro medicamento per raffreddare l’utero ed eliminare il suo calore: ŝmŝmt; pestare in miele; introdotto nella sua vagina. Questa è una contrazione”. In un altro passo del medesimo Papiro la pianta ŝmŝmt è indicata come uno degli ingredienti per la cura dei vermi alle unghie dei piedi.

Nel Papiro di Berlino, redatto durante la XX Dinastia (1186-1069 AEV), al passo 81 si legge: “Un rimedio per trattare l’infiammazione: foglie [o cime?] di ŝmŝmt; olio bianco. Da usare come un unguento”.

Nel Papiro Chester Beatty, del medesimo periodo del Papiro di Berlino, si legge un rimedio per un’affezione anale chiamata kapou, apparentemente un tipo di infiammazione: “Come lavaggio, per cacciare via le sostanze brucianti chiamate kapou nell’ano e per rinfrescarlo: ŝmŝmt ¼; la pianta djaret: 1/32; acqua mesta: 25 ro. Ciò verrà posto nell’ano, seguendo per quattro giorni” (Bt 24) (Per questi e altri passi nei papiri medici si vedano Russo, 2007 e Manniche, 1989, pp. 82-3; le datazioni dei papiri qui citati sono state prese da Nunn, 1996, p. 210).

Resta il fatto che questa documentazione, come evidenza diretta e letteraria, è da considerare piuttosto debole e incerta. Inoltre, un altro fattore di perplessità è dovuto alla considerazione che non si conoscono raffigurazioni della pianta nell’arte egizia antica. Considerando inoltre l’esistenza di due tipi di canapa, una con utilità tessile e l’altra dotata di proprietà inebrianti, è opportuno osservare che gli Egizi non consideravano tabù le fonti inebrianti di cui facevano uso, e le raffiguravano nell’arte bi- e tri-dimensionale, a volte in maniera quasi ossessiva, come furono i casi della ninfea azzurra e della lattuga (si vedano Le ninfee degli antichi Egizi e La lattuga di Min). Quando, all’inizio del Nuovo Regno, dal Levante Mediterraneo fu importata la pianta della mandragora, subito questa fu introdotta come tema iconografico (si veda La mandragora in Egitto).

 

Si vedano anche:

 

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DAWSON R. WARREN, 1934, Studies in the Egyptian medical texts. III, Journal of Egyptian Archaeology, vol. 20, pp. 41-46.

EMERY-BARBIER ALINE, 1990, L’homme et l’environnement en Egypte durant la période prédynastique, in: S. Bottema, G. Entjes-Nieborg & W. Zeist (Eds.), Man’s Role in the Shaping of the East Mediterranean Landscape, A.A. Balkema, Rotterdam, pp. 319-326.

GERMER RENATE, 1985, Flora des pharaonischen Ägypten, Verlag Philipp von Zabern, Maina am Rhein.

GIRARD M. & J. MALEY, 1987, Étude palynologique, Nouvelle Archives du Museum d’Histoire Naturelle de Lyon, vol. 25, pp. 103-110.

LEROI-GOURHAN ARLETTE, 1985, Les pollens et l’embaumement, in: L. Balout, C. Roubet & C. Desroches Noblecourt (Eds.), La Momie de Ramsès II: contribution scientifique à l’Égyptologie, Editions Recherche sur les Civilisations, Paris, pp. 162-165.

MANNICHE LISE, 1989, An Ancient Egyptian Herbal, University of Texas Press, Austin.

MARTIN G.T., 1989, Tomb of Amenophis IV, Egypt Exploration Society, London, 2 voll.

NUNN F. JOHN, 1996, Ancient Egyptian Medicine, The British Museum Press, London.

RODRÍGUEZ FRADEZ PÍA, 2022, Tissus de chanvre trouvés par la mission archéologique espagnole à Dra Abou el-Naga, Bulletin del’Instiut Français d’Archéologie Orientale, vol. 122, pp. 493-523.

WOENIG FRANZ, 1897, Die Pflanzen im Alten Aegypten, Verlag von Albert Heitz, Leipzig.

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