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Quest' opera di Giorgio Samorini è concessa in licenza sotto la Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported.







Piante psicoattive a Pompei
Psychoactive plant at Pompei
Nel 1996 fu scavata una casa rustica nei dintorni di Pompei, in località Bagni-Scafati, denominata dagli archeologi Villa Vesuvio. Come tutta la città imperiale romana di Pompei e i suoi sobborghi, anche questa casa fu sommersa da quasi 3 metri di pomice e lapilli nel corso dell’eruzione del vulcano campano avvenuta nel 79 EV.
Fra le strutture architettoniche di Villa Vesuvio sono state riconosciute una pressa per il vino, una cantina e uno spazio per la trebbiatura. La cantina conteneva sette dolia, gli ampi tini parzialmente interrati e impiegati solitamente per contenere olio o vino. Nel medesimo luogo fu trovato anche un tipo particolare di fornello.
Nel fondo del dolium n. 2 è stato ritrovato un inconsueto deposito di natura vegetale e animale. Il numero di specie vegetali è risultato alquanto elevato, almeno 50 specie, e per una buona parte (58%) si tratta di piante medicinali (Ciaraldi, 2002), fra cui le specie psicoattive Cannabis sativa L., Papaver somniferum L. e Hyoscyamus albus L., mentre diverse altre sono piante velenose.
Le altre piante identificate appartengono ai seguenti generi: Anagallis, Apium, Arbutus, Atriplex, Bilderdykia, Bryonia, Carex, Caucalis, Chelidonium, Chenopodium, Cirsium, Cupressus, Daucus, Eupatorium, Fagus, Ficus, Galium, Juglans, Lamium, Lemna, Lycopus, Malva, Marrubium, Medicago, Mirtus, Polygonum, Portulaca, Prunus, Ranunculus, Rumex, Salix, Sambucus, Sonchus, Stellaria, Solanum, Symphytum, Urtica, Valerianella, Verbena, Vitis.
Oltre all’insolita concomitanza di un siffatto numero di piante, ancor più curiosamente vi erano frammiste delle ossa animali, che sono risultate appartenere a lucertole, rane e rospi. Da tutto ciò è stata formulata l’ipotesi che questo curioso insieme di ingredienti biologici fosse relazionato alla preparazione di medicinali, un dato che sarebbe avvalorato dalla presenza vicina del fornello.
Come ipotesi più specifica, potrebbe trattarsi dell’insieme di ingredienti necessari per la preparazione del mitridàtico o della teriaca, famosi farmaci dei periodi classici e medievali, costituiti da un gran numero di ingredienti – sino a 50 nel primo e sino a 66 nel secondo. Sappiamo che in entrambi rientravano anche parti di animali, fra cui serpenti, lucertole e rospi.
Nelle varie ricette della teriaca (di cui un buon studio è quello di Nicola Mongelli del 1978), serpenti e lucertole non appaiono mai insieme, e nel dolium di Villa Vesuvio sono effettivamente presenti solo lucertole e non serpenti. Inoltre, sia nel mitridàtico che nella teriaca, il papavero da oppio era uno degli ingredienti che si presentava invariabilmente.
Sono state prese in considerazione altre ipotesi, fra cui il fatto che gli animali fossero giunti accidentalmente dentro al dolium nel contesto dell’eruzione vesuviana, o che si trattasse di un dolium per la preparazione di sapone o di coloranti, o di vini aromatizzati alle erbe, e nel quale gli altri ingredienti, fra cui quelli velenosi, vi fossero rientrati in maniera accidentale. Ma si tratta di ipotesi deboli, che si basano su in insieme concomitante di eventi fortuiti troppo articolato e statisticamente alquanto improbabile (Ciaraldi, 2000).
Riguardo al papavero da oppio presso l’antica cultura romana si vedano i testi di Lorenzo Fabbri (2017) e di Paolo Nencini (2004).
Si vedano anche:
CIARALDI MARINA, 2000, Drug preparation in evidence? An unusual plant and bone assemblage from the Pompeian countryside, Italy, Vegetation, History and Archaeobotany, vol. 9, pp. 91-98.
CIARALDI MARINA, 2002, The interpretation of medicinal plants in the archaeological context: some case-studies from Pompeii, in: R. Arnott (Ed.), The Archaeology of Medicine, BAR International Series 1046, London, pp. 81-85.
FABBRI LORENZO, 2017, Il papavero da oppio nella cultura e nella religione romana, Olschki Editore, Firenze.
MONGELLI NICOLA, 1978, La teriaca di Andromaco e i suoi ultimi anni in Terra di Bari, in: AA.VV., Scritti demolinguistici, Società di Storia e Patria per la Puglia, Bari, pp. 115-220.
NENCINI PAOLO, 2004, Il fiore degli inferi. Papavero da oppio e mondo antico, Franco Muzzio, Roma.