Il dio itifallico Min e la lattuga

The ithypallic god Min and the lettuce

 

Un dio itifallico

Min è una delle più antiche divinità egiziane e una delle prime a essere rappresentate antropomorficamente. Divinità della fertilità e della fecondità umana, animale e vegetale, pur non appartenendo all’Enneade del pantheon egizio, fu una divinità importante a partire dall’Antico Regno sino al periodo greco-romano. Per 2500 anni Min esercitò la sua influenza sulle credenze religiose e sull’immaginario popolare in diverse regioni dell’Egitto: inizialmente ad Achmin e Coptos, in seguito anche a Menphis, Abydos, Tebe e nel periodo greco-romano a Dendara, Edfu e Philae (Helch & Otto 1982: IV, 137). Achmin era la capitale del nomo 9, noto come “provincia di Min”.

Effige del dio Min con due dei suoi attributi principali: itifallismo e piante di lattuga stilizzate sopra una specie di altare collocato dietro alla divinità. Parete posteriore della seconda corte del Ramesseo di Tebe (da James 2002, p. 154, particolare); (a destra) affresco dal tempio egiziano di Abu Simbel. Il faraone Ramesse II dona al dio Min-Amon, raffigurato in forma itifallica, alcune foglie di lattuga (da Zecchi, 2005, p. 199)

L’iconografia di Min è rimasta pressoché invariata nel corso del suo culto millenario. Il corpo è disarticolato ai fianchi e ha un generale aspetto mummiforme; è palesemente itifallico; porta sul capo una corona costituita da due piume di falco, accompagnate a volte a un disco solare; dalla regione della nuca scende un nastro che percorre la schiena; ha la barba; con il braccio destro sollevato impugna un flagello; il braccio e la mano sinistra sono poco visibili nelle raffigurazioni pittoriche e in bassorilievo, mentre la loro presenza e funzione si palesano osservando la statuaria di Min: la mano sinistra sorregge il fallo alla sua base.

Statuetta di Min-Amun proveniente da Tebe, alt. 22 cm. XXVI° Dinastia, Londra, British Museum (da Robins 1997, p. 229, fig. 275)

Dietro all’effige di Min è frequentemente rappresentato uno dei suoi due attributi più caratteristici: un’edicola dalla curiosa forma allungata, oppure un piedistallo sormontato da piante di lattuga.

La lattuga è la pianta di Min per eccellenza, e questa insolita associazione fra una divinità itifallica e la lattuga è stata variamente interpretata dagli studiosi. Tale accostamento appare ancor più enigmatico se si considera che la lattuga è generalmente conosciuta presso la cultura occidentale come pianta dalle virtù anafrodisiache, mentre una delle caratteristiche più evidenti di Min è l’itifallismo. E’ testimoniato il fatto che l’offerta della lattuga al dio aveva lo scopo di fare eseguire al suo membro l’atto sessuale (cfr. ad es. Edfou I, 82; II, 44; Defossez 1985: 1, n. 2).

Riguardo i due attributi che accompagnano le effigi di Min, l’edicola a forma allungata, terminante superiormente con una protuberanza anch’essa allungata, riporta a una tenda nomadica o a una portantina come luogo di culto del dio. Questa struttura sarebbe collegata all’elemento rituale della “Scalata di Min” (Helch & Otto 1980, III, pp. 454-5). La “tenda” allungata è a volte sostituita da un palo che, secondo Wainwright (1935, p. 165), sarebbe l’elemento essenziale e originale dell’intera edicola di Min. A partire dalla XII Dinastia l’edicola viene dotata di una porta di ingresso, su cui sono poste un paio di corna di bue (bucranio), legate con un nastro arrotolato a spirale. L’altro attributo raffigurato frequentemente dietro a Min è il piedistallo sormontato dalle piante di lattuga.

Sono stati evidenziati alcuni aspetti poco noti di Min, dai quali si dedurrebbe che, nel vedere la lattuga, il viso del dio si illumina, e che gli uomini gli offrono la pianta affinché ne mangi (la “mastichi” o la “aspiri”), ed è a conseguenza di ciò che il suo membro si erige. Uno degli scopi di tale erezione parrebbe essere di carattere punitivo, per terrorizzare i nemici. Min appare nelle iscrizioni anche come “Signore del Fallo” (Belluccio 1995, p. 27). A tale riguardo possono essere esplicativi alcuni testi incisi nel Tempio di Edfu e associati a raffigurazioni del re che offre lattughe a Min. In uno di questi il re, rivolgendosi a Min, dice “possa [la lattuga] indurre il tuo seme ad entrare nel corpo del nemico, che questi possa rimanere pregno e che tuo figlio possa uscire dalla sua fronte”. In un altro: “Prendi per te le belle piante verdi che sono con me, che tu possa lanciare il sacro fluido che è in esse, in modo che L’Effeminato possa ingerirlo” (Chassinat, rip. in Ogdon, 1985/86, pp. 31-3). L’Effeminato è qui da intendere Seth.

Min è costantemente raffigurato, oltre che itifallico, con un braccio alzato e con la relativa mano tenuta aperta. Questo gesto ha un significato di repulsione ed è impiegato ancora oggi come un gesto convenzionale umano per fermare. Ecco quindi che, in alternativa a simbolo di fertilità, o accanto a questo, l’itifallismo di Min andrebbe visto come segno di minaccia e, congiuntamente al braccio alzato con la mano aperta, la raffigurazione di questa divinità avrebbe una funzione di guardiano, protettore e difensore dai nemici e dai profani (Ogdon, 1985/86, p. 35).

Nell’arte templare egizia sono riportate alcune scene relative a cerimonie religiose associate a Min, di cui la più importante è la cosiddetta “Uscita di Min” (prt Mnw), attentamente studiata da Gauthier (1931). Nel corso di questa festa la statua del dio Min veniva fatta uscire dal suo naos e portata in processione, seguita da una portantina recante delle lattughe. Questa festa veniva celebrata in diverse città, fra cui Coptos, Apou-Panopolis, Memphis, Abydos, Thebe, e perfino nel Basso Egitto, a Saïs (ibid., pp. 15, 31). Ci sono pervenute diverse descrizioni di questa “uscita di Min” sulle pareti templari, in particolare del Ramesseum e di Médinet Habou, quest’ultima in forma completa.

Nel corso dell’XI Dinastia Min subì un’importante unione sincretica con il dio Ammone: entrambi sono itifallici e godono del titolo di Kamutef, “Toro di sua madre” (Wainwright, 1934). L’attributo vegetale di Min – la lattuga – viene conservato in questo processo di sincretismo.

Come già sottolineato, l’elemento sorprendente e in un qualche modo contraddittorio di tale associazione è l’itifallismo del dio causato dalla lattuga. Altri dubbi sorgono domandandosi quali specie di lattuga – se quella coltivata o quella selvatica – siano raffigurate insieme a Min o fra le offerte nei tavoli cerimoniali. Osservando inoltre i dati etnobotanici sul genere Lactuca, che evidenziano proprietà psicoattive associate a queste piante (si veda Il genere Lactuca) – proprietà largamente ignorate dagli studiosi che si sono occupati della lattuga di Min – appare chiaro che questa divinità non è semplicemente un dio tutelare di un’importante pianta da orto, e che il suo rapporto con il vegetale è più intimo di quanto sinora riconosciuto (Samorini, 2003-4).

 

Identificazione della lattuga di Min

Dai fusti fioriferi tagliati delle lattughe fuoriesce un lattice bianco che, raccolto e lasciato asciugare, produce una sostanza bruna resinosa, chiamata lattucario. Presso la cultura occidentale questo prodotto era considerato, oltre che anafrodisiaco, dotato di proprietà narcotico-sedative simili a quelle dell’oppio, riconosciute dalla farmacopea moderna. Le proprietà oppiacee sono attribuite particolarmente al lattucario ricavato da Lactuva virosa L., una lattuga selvatica europea; sono usate come medicine soporifere e sedative anche L. serriola e la medesima lattuga da orto, L. sativa. (Si veda Il lattucario e Samorini, 2006).

E’ il caso di precisare che l’addomesticamento delle specie selvatiche di lattuga, che diede forma alla comune insalata, sembra essere dovuto proprio agli Egiziani (Lindquist 1960); la lattuga coltivata sarebbe derivata per selezione direttamente dalla Lactuca serriola L., la più comune fra le specie selvatiche del bacino del Mediterraneo (Whitaker 1969, p. 263), o forse più probabilmente, sarebbe il risultato di ibridizzazione interspecifica (Lindquist, 1960). Gli antichi Egiziani rivolsero una particolare attenzione alle amare lattughe selvatiche, che coltivarono e da cui ottennero per selezione la più tenera e appetitosa lattuga da orto (L. sativa). Dall’Egitto, la lattuga da orto si diffuse in seguito fra le culture del Mediterraneo e, più tardi, di tutto il mondo. Si tratta di un’acquisizione agricola di fondamentale importanza per la dieta e l’economia alimentare degli Egiziani, e non sorprende il fatto che questa pianta sia stata associata e messa sotto tutela di una divinità.

Ciò suggerisce cautela nell’identificazione della specie quando si ha a che fare con la lattuga, compresa quella raffigurata nell’arte egizia: la “lattuga” delle fonti iconografiche e letterarie antiche non va sempre intesa come lattuga da orto, coltivata, L. sativa, bensì, verificate le loro più significative proprietà psicoattive e medicinali, come lattughe selvatiche  delle specie L. virosa e L. serriola.

Nel bacino del Mediterraneo la specie di lattuga selvatica più comune è L. serriola. Un’altra nota specie è L. virosa L., che tuttavia è stata frequentemente confusa con la precedente da etnobotanici, medici, archeologi, filologi e altri studiosi, al punto che risulta essere erroneamente quest’ultima la specie protagonista dei racconti mitologici, delle credenze folcloriche, così come delle intossicazioni accidentali indotte da un’incauta confusione con erbe eduli (Festi & Samorini, 2004).

Gli Egittologi non sempre hanno distinto le due specie di lattuga – quella da orto e quella selvatica -, e nel caso in cui l’abbiano fatto, hanno per lo più identificato la lattuga selvatica con L. virosa, mostrando di non essere a conoscenza del fatto che questa specie non è presente nella flora egiziana e non lo era nemmeno durante i periodi dinastici (Täckholm 1974, pp. 608-10). In Egitto, la lattuga selvatica più comune era ed è L. serriola, un dato botanico che risulta decisivo nell’identificazione delle specie presenti nell’arte dinastica.

Un’altra specie autoctona egizia di lattuga selvatica è Lactuca saligna L., così chiamata per via delle foglie superiori che ricordano quelle dei salici; possiede proprietà medicinali e psicoattive affini a quelle di L. serriola, ed è stata impiegata anch’essa per la preparazione del lattucario. Gli antichi Egizi si saranno certamente accorti di questa pianta, anch’essa lattiginosa, e le avranno dato un nome, che sarà fra uno dei tanti termini geroglifici o demotici a tutt’oggi indeterminati. Il suo nome popolare egizio attuale è libbeyn-esh-sheykh o più in generale libbeyn (Muschler, 1912, p. 1064).

Riassumendo, nei tempi antichi erano presenti tre specie di lattughe nella flora egiziana, due selvatiche (L. serriola e L. saligna), e la terza (L. sativa) ricavata per selezione da una di quelle selvatiche, L. serrriola. Quest’ultima fu a un certo punto associata al dio Min.

Pianta di Lactuca serriola L., la specie più comune di lattuga selvatica in Egitto e dalla quale gli antichi Egiziani selezionarono per coltivazione la specie di lattuga da orto, L. sativa L.

La lattuga nell’iconografia

Keimer (1924b, p. 2) afferma che le più antiche raffigurazioni di lattuga si presentano durante la IV Dinastia, senza tuttavia offrire indicazioni più specifiche. Una pittura della V Dinastia presente nella Camera delle Stagioni, nel Tempio Solare di Niuserra ad Abu Gurab, è stato interpretato da Keimer come una raffigurazione di un uomo intento a sradicare le erbacce in un campo coltivato a lattuga. In effetti nella pittura è stata evidenziata la differenza fra l’area del campo coltivato che sta davanti all’uomo, piena di vegetali, da quella che sta dietro all’uomo, dove sono dipinte due piante di lattuga ben distinte, e che si tratta evidentemente dell’area del campo già pulita dalle erbacce.

Pittura della V Dinastia presente nella Camera delle Stagioni, nel Tempio Solare di Niuserra ad Abu Gurab

Quando raffigurata in associazione con Min, la forma più comune della lattuga è quella di un alberello appuntito, cipressoide, con decorazioni interne che hanno lo scopo di rappresentare il fogliame e che nei tempi più recenti tendono a sparire, offrendo quindi ancor di più l’aspetto di un albero appuntito stilizzato.

Nella prima fase dell’Egittologia questo simbolo vegetale fu effettivamente interpretato come cipresso, sicomoro e palma. Il primo studioso che identificò la pianta come lattuga parrebbe essere stato Victor Loret nel 1892 (pp. 68-9). Keimer (1924a) identificò il vegetale come “lattuga egiziana”, cioè Lactuca sativa L. Koemoth (1994, p. 40) l’ha identificata come L. sativa var. longiflora Lam.

Diverse raffigurazioni stilizzate delle piante di lattughe associate al dio Min: a) e c) da Gauthier 1931a, p. 162; b) ed f) da Rätsch 1995, p. 212; d) ed e) da Keimer 1924, p. 142, fig. 1 e 3; g) da Ch. Kuentz 1971, tav. 20, riprodotto in Moens 1985 fig. 2, p. 65 (particolare)

Diverse raffigurazioni stilizzate delle piante di lattughe associate al dio Min: a) e c) da Gauthier 1931a, p. 162; b) ed f) da Rätsch 1995, p. 212; d) ed e) da Keimer 1924a, p. 142, fig. 1 e 3; g) da Ch. Kuentz 1971, tav. 20, riprodotto in Moens 1985 fig. 2, p. 65 (particolare)

Le lattughe in relazione a Min sono rappresentate sopra un piedistallo, che può avere la forma di un altare – riconosciuto da Keimer (1924b, p. 14) come di legno – o di una cappella dotata di porta e scalinata. Nell’area interna del piedistallo-altare è di frequente disegnata una griglia quadrangolare, che rappresenta il campo coltivato a lattughe visto dall’alto, dove ogni quadratino è identificabile con una singola aiuola o area destinata alla coltivazione di una pianta. Questa interpretazione è deducibile dall’osservazione dei dipinti che riportano scene di coltivazione, annaffiatura e raccolta della lattuga, come quelle presenti nelle tombe di Beni Hasan. In queste immagini il campo coltivato a lattuga è disegnato in prospettiva verticale e con la griglia quadrangolare delimitante le singole aiuole.

Raffigurazione di coltivazione di un campo di lattuga; particolare dalla tomba n. 3 di Beni Hasan, camera principale, parete occidentale (da Newberry 1893, tav. XXIX)

Raffigurazione di coltivazione di un campo di lattuga; particolare dalla tomba n. 3 di Beni Hasan, camera principale, parete occidentale (da Newberry 1893, tav. XXIX)

Ritroviamo la lattuga nelle complesse scene della festa religiosa della “Uscita di Min”, dove, a lato di una gigantesca statua del dio portata in processione, segue un gruppo di uomini che trasportano su una portantina delle lattughe di grandi dimensioni. In altre scene il faraone tiene fra le mani queste piante nell’atto di offrirle a Min (Belluccio 1995, p. 19 e fig. 4).

La portantina con cui venivano trasportate le lattughe ha subito una serie di trasformazioni grafiche. All’interno dei quadratini della prima fila o di tutte le file del campo coltivato erano originalmente presenti dei piccoli motivi circolari, dalla funzione non chiara; forse intendevano rappresentare la pianta di lattuga coltivata al centro del quadratino. Questi circoli si sono trasformati in seguito in rosette aventi meri scopi decorativi (Gauthier, 1931, p. 169).

Particolare di una scena della festa religiosa "Uscita di Min", con uomini che trasportano in processione una portantina con piante di lattuga (da Robins, 1997, fig. 201, p. 172)

Particolare di una scena della festa religiosa “Uscita di Min”, con uomini che trasportano in processione una portantina con piante di lattuga (da Robins, 1997, fig. 201, p. 172)

Oltre che in associazione con Min, a partire dall’Antico Regno la lattuga è largamente raffigurata fra gli oggetti delle tavole ricolme di offerte per le divinità. E’ per lo più disegnata come mazzo (o forse più precisamente come singola pianta) di colore azzurro o verde in cima al cumulo di oggetti, subito sotto al mazzo di ninfee che generalmente sovrastano l’intero tavolo delle offerte. A volte le lattughe si trovano fra gli elementi disegnati in posizione verticale sotto al tavolino, accanto a contenitori per il vino e altri liquidi cerimoniali.

La lattuga associata a Min è di colore azzurro; quelle raffigurate nei tavoli delle offerte il più delle volte sono dipinte del medesimo colore. Questo dettaglio confermerebbe la sua identificazione con la “specie azzurra” del genere, cioè L. serriola. Negli altri casi la lattuga è dipinta di verde. E’ possibile che la differenza di colore, azzurro o verde, rispecchi l’intenzionale distinzione delle due specie, quella selvatica e quella coltivata.

Diverse raffigurazioni di piante di lattuga, colorate di azzurro o verde, dall’arte funeraria egiziana

Diverse raffigurazioni di piante di lattuga, colorate di azzurro o verde, dall’arte funeraria egiziana

Fra i reperti degli scavi del tempio di Min e Isis a Coptos svolti da Petrie nel 1894, fu ritrovato come oggetto votivo un modello di faience di lattuga, di epoca tarda o tolemaica, e parrebbe trattarsi dell’unica rappresentazione tridimensionale della lattuga nell’arte egizia (Adams 1980).

 

I  nomi egiziani delle lattughe

Agli antichi Egiziani era chiara la differenza fra lattuga selvatica e quella coltivata, che venivano probabilmente denominate con differenti termini. Il nome per la lattuga da orto, L. sativa, è stata identificata come âbu (‛bw), mentre quello della specie selvatica sarebbe stato âfa (‛f3), scritto in diverse varianti, raccolte da Aufrère (1986, p. 2). Loret (1892, p. 69) identificò ‛bwe ‛f3 come lattughe, senza tuttavia differenziarle in specie, e notò che entrambe venivano mangiate. Koemoth (1994, p. 40) ritiene ‛3b la forma antica e ‛bw quella più moderna della medesima specie, L. sativa var. longifolia.

Diversi modi in cui è scritto nell'antica lingua ieratica egiziana il nome della lattuga selvatica (da Aufrère, 1986, p. 2)

Diversi modi in cui è scritto nell’antica lingua ieratica egiziana il nome della lattuga selvatica (da Aufrère, 1986, p. 2)

Nel testo noto come “divieto di Philae”, inciso sui lati di una porta del tempio di Philae, viene elencato un insieme di piante e animali la cui introduzione e consumazione nel tempio erano interdetti. La prima delle piante elencate è ‛ft (‛f3j/w), identificata da Aufrère (1986) come Lactuca virosa. Tale identificazione è erronea a livello di specie, in quanto come puntualizzato non presente nell’antica flora egiziana, ma resta corretta a livello di genere, e con quel termine molto probabilmente si intendeva L. serriola. E’ significativo il fatto che la lattuga selvatica fosse elemento di interdizione religiosa, attestata nel tempio di Philae come in un papiro conservato al Cairo (n. 86637r°; cfr. Aufrère 1986, p. 2), un dato da cui se ne potrebbe dedurre un suo impiego sacramentale in determinati contesti rituali. Dawson (1934, p. 41) riteneva errata l’identificazione di ‛f3 con la lattuga, poiché il nome di questa pianta era già stata riconosciuta come ‛bw, e preferì identificarla con il meliloto (Melilotus officinalis L.). Ma questo autore non teneva in considerazione la differenza fra lattuga selvatica e coltivata, oltre al fatto che il meliloto non è una pianta commestibile e non possiede virtù analgesiche.

E’ il caso di osservare che il nome della specie coltivata – ‛bw – non è presente negli antichi testi medici egizi, mentre quello della specie selvatica – ‛f3 e varianti – si ritrova in abbondanza nelle ricette mediche, impiegato internamente come vermifugo e analgesico ed esternamente come analgesico (Aufrère, 1986, pp. 4-5); un dato che concorda con la riconosciuta maggior efficacia terapeutica delle specie di lattuga selvatiche rispetto a quella orticola.

Un termine metaforico per la lattuga è mnhp, che significa “afrodisiaco”, “generatore”. Si tratterrebbe di un sostantivo composto dal prefisso m e dalla radice verbale nhp, “saltare”, da cui “montare” e quindi “generare”, nel senso di “ciò che permette di procreare” (Yoyotte, 1962, pp. 140-1).

Negli inni dedicati a Min la lattuga è chiamata – oltre che ‘bw– anche con i termini smw, mnhp, hnw. Mnhp significa “afrodisiaco” (Belluccio, 1995, p. 256) e manca all’appello il nome con cui veniva chiamata l’altra specie selvatica di lattuga, L. saligna.

 

Aspetti mitologici delle lattughe

Nella mitologia egiziana, la lattuga è presente in una versione datata alla XX Dinastia delle vicende dello scontro fra Horus e Seth. Seth cerca di sodomizzare Horus, con lo scopo di conseguire il diritto regale e di salire sul trono lasciato da Osiride, ch’egli medesimo aveva ucciso. Ma Horus riesce a evitare le intenzioni di Seth, riparandosi con le sue mani, le quali rimangono sporche del suo sperma. Iside taglia le sue mani e le getta nell’acqua, ricreando quindi un altro paio di mani per suo figlio. A questo punto Iside, che in questa disputa prende sempre le difese di Horus, elabora uno stratagemma: raccoglie lo sperma di Horus e lo sparge sulle lattughe che Seth è solito mangiare. L’ignaro Seth si ciba di queste piante e in tal modo il seme di Horus entra nel suo corpo. Quando saranno entrambi di fronte al tribunale divino, Seth cercherà di dimostrare che ha abusato sessualmente di suo fratello, ma quando Thot chiamerà lo sperma di Seth, questo risponderà dal fondo dell’acqua dove era stato gettato insieme alle mani di Horus. Mentre, chiamando lo sperma di Horus, questo risponderà dall’interno del corpo di Seth, dimostrando così la prevaricazione sessuale – e quindi il diritto regale – di Horus su Seth e non il contrario (per una versione completa del racconto “Il giudizio di Horus e di Seth” si veda Donadoni, 1970, pp. 246-262).

In questo racconto si evince che Seth è un mangiatore di lattughe, anzi, viene specificato che è l’unica verdura del suo orto di cui si ciba. Se ne ciba certamente per le sue proprietà afrodisiache e/o fertilizzanti, e probabilmente per cercare di ovviare alla sterilità conseguente a un incidente occorso durante lo scontro con Horus, quando questi gli tolse i testicoli.

Ritroviamo la lattuga in associazione con Seth in un altro tema mitologico. Dai testi del santuario di Osiride di Dendara, sappiamo che a Mendès era conservato il fallo di Osiride, dove cadde quando il dio fu smembrato da Seth. Più precisamente, si trattava del membro virile congiuntamente alla schiena, cioè alla spina dorsale, seguendo un modello fisiologico egiziano della riproduzione, in base al quale il midollo delle ossa e in definitiva della spina dorsale scorreva verso il fallo e fuoriusciva in forma di sperma. Per questo motivo la spina dorsale era considerata parte integrante del sistema riproduttivo maschile (Yoyotte, 1962). Da un passo mitologico (Urk., VI, 23, 3f) si comprende come presso i giardini sacri di Mendès crescesse la lattuga (mnhp), e come questa pianta fosse una caratteristica di questi giardini (ibid., p. 141). In realtà mnḥp è anche il termine con cui veniva chiamato il fallo di Osiride, e dato che la lattuga nacque nel luogo dove questo fu seppellito, ciò potrebbe rilevare le tracce di un mito d’origine della medesima lattuga. Nel passo mitologico in questione, Seth cerca di distruggere le piante di lattuga che crescono a Mendès (“egli ha disteso il suo braccio contro le mnhp”; cfr. Altmann, 2010, p. 44). Il motivo di questo accanimento potrebbe essere dovuto al timore che Osiride, pur morto, possa procreare – come in effetti accadrà –, riconoscendo il potere procreatore della lattuga (Koemoth, 1999, p. 73); un’altra interpretazione vede Seth cercare di impadronirsi delle lattughe per provare a correggere la sua sterilità, causata da Horus, il quale gli tolse i testicoli (Koemoth, 1994, p. 42, n. 199).

 

Proprietà afrodisiache e anafrodisiache delle lattughe

Nelle culture greca e romana e nel corso di tutto il Medioevo europeo le lattughe – sia le varietà coltivate che le specie selvatiche – furono considerate dotate di proprietà anafrodisiache e soporifere. L’opposta valenza fra la cultura egiziana e quella europea nei confronti delle proprietà afrodisiache della lattuga resta da spiegare.

Gli studiosi che si sono sino a oggi preoccupati di questa contraddizione tendono per lo più a risolverla “culturalmente”. Per Keimer (1924a) l’associazione dell’itifallicità di Min con la lattuga è spiegabile considerando il lattice di questa pianta come simbolo dello “sperma divino” e di fertilità. Di opinione simile è Germer (1980, p. 86), per la quale “si può escludere con notevole certezza che nell’antico Egitto la lattuga venisse utilizzata come afrodisiaco”; un’affermazione discordante con i dati etnografici specifici della valle del Nilo. Defossez (1985) associa l’eretismo di Min con la velocità di crescita e di “erezione” del gambo fiorifero della lattuga. Questa infatti, sia coltivata che selvatica, appare inizialmente con il noto aspetto di cespo di insalata, ma a un certo punto dalla regione centrale del cespo si erge velocemente un fusto che può raggiungere l’altezza di 150 cm e oltre, al culmine del quale si sviluppa l’apparato sessuale della pianta, con fiori, frutti e semi. Anche J.R. Harlan, pur riconoscendo le proprietà psicoattive della lattuga e un loro ruolo nel simbolismo di Min, propone un’interpretazione culturale della differenza fra le proprietà afrodisiache e anafrodisiache della lattuga, in Egitto e in Europa: “Questo mostra che la gente crede proprio ciò che vuol credere” (Harlan 1986, p. 9). Ancor più recentemente, Koemoth (1994, pp. 40-42) ritiene che “la ragione delle proprietà fertilizzanti attribuite a questa pianta [in Egitto] è da ricercare nel contesto storico-religioso più che in quello farmacologico”.

La studiosa che maggiormente si è avvicinata alla soluzione dell’enigma della lattuga di Min è Adriana Belluccio (1995), la quale riconosce la pianta del dio itifallico come appartenente al gruppo delle droghe vegetali psicoattive, visionarie e afrodisiache.

Pur riconoscendo la generale importanza delle diversità culturali nell’interpretazione delle differenze etnologiche, nel caso della lattuga parrebbero rientrare cause farmacologiche e più specificatamente psicofarmacologiche.

Dalla cultura greco-romana alla medicina ottocentesca, in Europa gli effetti della lattuga sono stati impropriamente paragonati a quelli dell’oppio. La lattuga e soprattutto il lattucario ricavato dal suo lattice manifestano effetti parzialmente simili a quelli dell’oppio in certi quantitativi (dosaggi che potremmo definire “terapeutici”), mentre, a dosaggi più elevati, subentrano negli effetti componenti stimolanti e allucinatorie. Questa relazione dose/effetto troverebbe riscontro e giustificazione nella composizione chimico-farmacologica dei diversi principi attivi presenti nella lattuga (per un’esposizione più particolareggiata, cfr. Samorini, 2006; Festi & Samorini 2004).

Un’incontestabile differenza d’effetto fra lattuga e papavero da oppio consiste nella notevole midriasi (dilatazione della pupilla) osservabile con dosaggi anche bassi di lattucario, a confronto con il restringimento pupillare caratteristico degli oppiacei. Una componente psicoattiva non oppiacea, bensì stimolante e allucinogena degli effetti del lattucario è riscontrata nei casi di intossicazione accidentale acuta registrati dalla letteratura medica nel corso degli ultimi due secoli (cfr. Boe, 1877; Spadari et al., 2003). Si veda l’enigma dell’alcaloide midriatico della lattuga.

In base a questi dati, è possibile formulare un’ipotesi che spieghi la diversità di credenze sulla lattuga partendo da una differenza farmacologica: mentre in Europa erano d’uso comune le “dosi terapeutiche”, dagli effetti narcotico-sedativi e analgesici, fra gli antichi Egiziani erano originalmente in uso dosaggi più forti, che potremmo chiamare “dosi egizie”, dalle proprietà stimolanti e allucinogene. Le differenti interpretazioni culturali hanno fatto il resto: i dosaggi egizi comportavano esperienze psichiche – interpretate religiosamente – e fisiche, da cui l’itifallismo di Min; mentre in Europa, essendo noti solo gli effetti analgesici e “simil-oppiacei” della lattuga, si affermò la credenza nelle sue proprietà anafrodisiache.

 

Si vedano anche:

 

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AA.VV., 1990, Il Senso dell’arte nell’antico Egitto, Milano, Electa.

ADAMS BARBAR, 1980, A Lettuce for Min, Göttingen Miszellen, vol. 37, pp. 9-16.

ALTMANN VICTORIA, 2010, Die Kultfrevel des Seth. Die Gefährdung der göttlichen Ordnung in zwei Vernichtungsritualen der ägyptischen Spätzeit (Urk. VI), Harrassowitz, Wiesbaden.

AUFRÈRE SYDNEY, 1986, Études de lexicologie et d’histoire naturelle. VIII-VVII. Remarques au sujet des végétaux interdits dans les temples d’Isis à Philae, Bulletin de l’Institut Français d’Archéologie Orientale, vol. 86, pp. 1-32.

BELLUCCIO ADRIANA, 1995, La pianta del dio Min e la sua funzione sul piano mitico-rituale, Discussions in Egyptology, vol. 31, pp. 15-34.

BOE, 1876, Caso d’avvelenamento da lattuca virosa, Rivista Clinica di Bologna, s. 2, vol. 6, p. 376.

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Un Commento

  1. zizzedda
    Pubblicato ottobre 9, 2011 alle 12:12 pm | Link Permanente

    grazie mille,
    tutto molto interessante e soprattutto descritto in modo comprensibile anche ai non addetti ai lavori….
    un’appassionata di egittologia.

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