Il genere Lactuca updated: 2026-03-01T11:35:33+01:00 by giorgio
The Lactuca genus
Il genere Lactuca, della famiglia delle Compositae, conta un centinaio di specie diffuse soprattutto in Eurasia e in America, e comunque native dell’emisfero boreale. La loro principale caratteristica, che ha dato nome al genere, è quella di secernere un latice bianco alla rottura del fusto o delle foglie. Questo latice, tossico da fresco, è dotato di proprietà medicinali e psicoattive quando secco. Il latice essiccato fu chiamato nel Medioevo lactucarium (lattucario), e fu considerato simile all’oppio nelle sue proprietà narcotico-sedative. Ma con dosaggi superiori esso parrebbe acquisire proprietà stimolanti di tipo atropinico (si veda Samorini, 2006 e Il lattucario).
Tre specie di Lactuca diffuse in Italia: (da sinistra) L. viminea L., L. saligna L. e L. serriola L. (foto g.s.)
Pianta eccezionalmente gigante di Lactuca serriola, Playa de la Bota, Huelva, Spagna (foto g.s.)
La lattuga da orto (Lactuca sativa L.) sembra essere stata ricavata per selezione nell’antico Egitto dalla specie selvatica L. serriola L. Quest’ultima è associata al dio itifallico Min ed era considerata afrodisiaca e responsabile dell’itifallismo di quest’antica divinità egizia (Samorini, 2003-2004). Diverse specie di Lactuca sono state impiegate per ricavare il lattucario, fra cui: L. virosa L., L. serriola L., L. sativa L., L. saligna L., L. quercina L., L. canadensis L., L. floridana (L.) Gaertn., L. pulchella (Pursh) DC. (Festi & Samorini, 2004).
Diffusione di alcune specie selvatiche di Lactuca in Italia (elaborazione del botanico Francesco Festi del Museo Civico di Rovereto)
DATI BIOCHIMICI: Le Lactuca producono diversi composti, i più importanti dei quali sembrano essere dei lattoni sesquinterpenici guaianolidici, principalmente lattucina e lattucopicrina (= neolattucina) (per una rassegna si veda Festi & Samorini, 2004). Questi composti sono prodotti anche dalla comune cicoria, Cichorium intybus L. (Holzer & Zinke 1953; Pyrek 1985).
Struttura chimica della lattucina
La percentuale cumulativa di queste ultime sostanze si aggira attorno allo 0,05% in L. virosa; nel latice fresco di questa specie si sono registrate concentrazioni fino allo 0,7% di lattucina e 0,184% di lattucopicrina; nel lattucario le concentrazioni aumentano di 10 volte (Schenk et al. 1939). I dati sembrano attribuire ai sesquiterpeni gran parte dell’attività sedativa e antitussiva di L. virosa e lattucario (Schenk 1939), per quanto l’effetto globale sarebbe da ricondurre all’interazione di più composti. Il complesso chimico della L. serriola, così come del lattucario da essa derivato, non sembra differire in modo sostanziale da quello della L. virosa. Rispetto a quest’ultima, dalle parti aeree di L. serriola sono stati isolati anche deacetossi-matricarina (= leucodina. leucomisina), loliolide, altri esteri sesquinterpenici e glucosidi melampolidici (Marco et al., 1992). Dalle parti aeree di L. sativa sono stati isolati la maggior parte dei composti rinvenuti nelle altre specie del genere, sebbene con concentrazioni inferiori (Schenk et al., 1939; Holzer & Zinke 1953). Anche da L. saligna sono stati isolati i sesquiterpeni guaianolidi lattucina, lattucopicrina e 11β,13-diidrolattucopicrina (Khalil et al., 1991). Per altri dati biochimici si veda Il lattucario.
Diffusione di alcune specie di Lactuca selvatiche in Europa (elaborazioni del botanico Francesco Festi del Museo Civico di Rovereto)
USI NELLA MEDICINA POPOLARE: Lactuca virosa, così come L. serriola e altre lattughe tassonomicamente vicine, sono impiegate in fitoterapia fin dall’antichità, prescritte, con alterne fortune, come calmante, blando ipnotico, analgesico, calmante della tosse (soprattutto per i bambini), emmenagogo, regolatore delle funzioni digestivo-intestinali; per uso esterno contro le infiammazioni degli occhi e per lenire il dolore delle scottature e punture d’insetti. Lattucina e lattucopicrina hanno evidenziato proprietà antimalariche, un fatto che concorda con l’uso di estratti acquosi della radice di Cichorium intybus nella medicina popolare afgana per la cura di questa malattia infettiva (Bischoff et al. 2004). Per gli studi farmacologici si veda Il lattucario.
Disegno di Lactuca serriola dall’Archidipno di Salvatore Massonio del 1627
TOSSICITÀ: In dosi superanti quelle terapeutiche il lattucario può dar luogo a effetti indesiderati quali vomito, vertigini, cefalea, stipsi o diarrea. Lo stesso si può dire delle lattughe selvatiche: in tal caso, al di fuori dell’ambito fitoterapeutico, si sono registrate intossicazioni dovute a consumazione alimentare di L. serriola o L. virosa al posto di lattuga coltivata. Più di recente sono stati segnalati blandi avvelenamenti dovuti ad assunzione di lattughe per scopi “psicoattivo-ludici”. Spadari et al. (2003) segnalano il caso di un giovane che, dopo aver ingerito un estratto secco di Lactuca (secondo gli autori si tratta di L. virosa, ma sulla base ecologico-corologica v’è da sospettare che si sia trattato di L. serriola) ha esperito effetti analgesici ed euforizzanti, oltre che disturbi della percezione. Mullins & Horowitz (1998) riportano un triplice caso di iniezione volontaria intravenosa d’estratto acquoso di lattuga virosa, a cui seguì una sindrome febbrile con nausee, dolori addominali, cefalea, leucocitosi e aumento delle transaminasi; in questo caso la sindrome è stata ricondotta, più che a tossicità diretta della pianta, alla mancanza di condizioni asettiche. Bellakhdar et al. (1990) hanno riportato in Marocco un caso di intossicazione mortale con L. virosa, dopo ingestione della pianta, che era stata confusa con Sonchus oleraceus L.
A dosi molto elevate si può verificare una grave intossicazione che può, se non contrastata, portare alla morte per paralisi cardiaca. I sintomi sono: aumento della salivazione, difficoltà di deglutizione, nausea e vomito, tachicardia, tachipnea, midriasi, vertigini, sonno disturbato, atassia, esagerazione dei riflessi, diarrea, aumento della secrezione urinaria, tosse spasmodica, respirazione difficoltosa e tensione del torace, sudorazione calda o fredda, eccitazione generale con movimenti involontari, disturbi della visione, abbassamento della pressione sanguigna (Bellakhdar et al., 1990; Negri, 1979). In tal caso l’intervento di primo soccorso prevede stimolazione del vomito, la somministrazione di carbone attivo e di solfato di sodio (Roth et al., 1984).
Anche in altre regioni del mondo alcune Lactuca sono impiegate per i loro effetti psicoattivi. Nell’Africa centrale è stato registrato l’utilizzo di Lactura tinctociliata I.M. Johnst. come afrodisiaco (Neuwinger, 2000, p. 293). Nella Guiana, Africa tropicale, Lactuca taraxacifolia Schum. & Thon. è impiegata come agente psicoattivo (Mantegazza, 1871, II, p. 614). Il latice di Lactuca indica L. (= L. brevirostris Champ.) è considerato narcotico e sedativo in Indo-Cina. In Nuova Guinea i suoi semi sono usati come masticatorio, come sostituto della noce di areca, ma senza l’aggiunta di betel e calce (Perry & Metzger, 1980).
BELLAKHDAR J., R. SOULAYMANI & G. BAINOUTI, 1990, A propos d’un cas d’intoxication mortelle par Lactuca virosa L., Al Biruniya, vol. 6, pp. 19-21.
BISCHOFF T.A. et al., 2004, Antimalarian activity of lactucin ad lactucopicrin: sesquiterpene lactones isolated from Cichorium intybus L., Journal of Ethnopharmacology, vol. 95, pp. 455-457.
MARCO J.A., J.F. SANZ & R. ALBIACH, 1992, A sesquiterpene ester from Lactuca serriola, Phytochemistry, vol. 31(7), pp. 2539-40.
MASSONIO SALVATORE, 1627, Archidipno overo dell’insalata e dell’uso di essa, Brogiollo Edizioni, Venezia.
MULLINS M.E. & B.Z. HOROWITZ, 1998, Case of salad shooters: intravenous injection of wild lettuce extract, Veterinary & Human Toxicology, vol. 40, pp. 290-291.
NEGRI GIOVANNI, 1979, Nuovo erbario figurato, Hoepli, Milano.
NEUWINGER D. HANS, 2000, African traditional medicine, Medpharm, Stuttgart.
PERRY L.M. & J. METZGER, 1980, Medicinal plants of East and South-East Asia, MIT, Cambridge.
PYREK S. JAN, 1985, Sesquiterpene lactones of Cichorium intybus and Leontodon autumnalis, Phytochemistry, vol. 24, pp. 186-8.
ROTH L., M. DAUNDEFER & K. KORMANN, 1984, Giftpflanzen – Pflanzengifte, Eco-med, Landsberg, München.
SCHENK G., 1939, Zur Kenntnis der Bitterstoffe des Milchsaftes con Lactuca virosa. IV Mitteilung, Archiv der Pharmazie, vol. 277, pp. 132-5.
SCHENK G., H. GRAF & W. SCHREBER, 1939, Über die Isolierung von Lactucin und Lactucopikrin. V. Mitteilung über die Bitterstoffe des Milchsaftes con Lactuca virosa, Archiv der Pharmazie, vol. 277, pp. 137-145.
SPADARI M. et al. , 2003, Abus de laitue vireuse, La Presse Médicale, vol. 32(15), pp. 702-703.
Il genere Lactuca
The Lactuca genus
Il genere Lactuca, della famiglia delle Compositae, conta un centinaio di specie diffuse soprattutto in Eurasia e in America, e comunque native dell’emisfero boreale. La loro principale caratteristica, che ha dato nome al genere, è quella di secernere un latice bianco alla rottura del fusto o delle foglie. Questo latice, tossico da fresco, è dotato di proprietà medicinali e psicoattive quando secco. Il latice essiccato fu chiamato nel Medioevo lactucarium (lattucario), e fu considerato simile all’oppio nelle sue proprietà narcotico-sedative. Ma con dosaggi superiori esso parrebbe acquisire proprietà stimolanti di tipo atropinico (si veda Samorini, 2006 e Il lattucario).
Pianta eccezionalmente gigante di Lactuca serriola, Playa de la Bota, Huelva, Spagna (foto g.s.)
La lattuga da orto (Lactuca sativa L.) sembra essere stata ricavata per selezione nell’antico Egitto dalla specie selvatica L. serriola L. Quest’ultima è associata al dio itifallico Min ed era considerata afrodisiaca e responsabile dell’itifallismo di quest’antica divinità egizia (Samorini, 2003-2004).
Diverse specie di Lactuca sono state impiegate per ricavare il lattucario, fra cui: L. virosa L., L. serriola L., L. sativa L., L. saligna L., L. quercina L., L. canadensis L., L. floridana (L.) Gaertn., L. pulchella (Pursh) DC. (Festi & Samorini, 2004).
DATI BIOCHIMICI: Le Lactuca producono diversi composti, i più importanti dei quali sembrano essere dei lattoni sesquinterpenici guaianolidici, principalmente lattucina e lattucopicrina (= neolattucina) (per una rassegna si veda Festi & Samorini, 2004). Questi composti sono prodotti anche dalla comune cicoria, Cichorium intybus L. (Holzer & Zinke 1953; Pyrek 1985).
La percentuale cumulativa di queste ultime sostanze si aggira attorno allo 0,05% in L. virosa; nel latice fresco di questa specie si sono registrate concentrazioni fino allo 0,7% di lattucina e 0,184% di lattucopicrina; nel lattucario le concentrazioni aumentano di 10 volte (Schenk et al. 1939). I dati sembrano attribuire ai sesquiterpeni gran parte dell’attività sedativa e antitussiva di L. virosa e lattucario (Schenk 1939), per quanto l’effetto globale sarebbe da ricondurre all’interazione di più composti.
Il complesso chimico della L. serriola, così come del lattucario da essa derivato, non sembra differire in modo sostanziale da quello della L. virosa. Rispetto a quest’ultima, dalle parti aeree di L. serriola sono stati isolati anche deacetossi-matricarina (= leucodina. leucomisina), loliolide, altri esteri sesquinterpenici e glucosidi melampolidici (Marco et al., 1992).
Dalle parti aeree di L. sativa sono stati isolati la maggior parte dei composti rinvenuti nelle altre specie del genere, sebbene con concentrazioni inferiori (Schenk et al., 1939; Holzer & Zinke 1953).
Anche da L. saligna sono stati isolati i sesquiterpeni guaianolidi lattucina, lattucopicrina e 11β,13-diidrolattucopicrina (Khalil et al., 1991). Per altri dati biochimici si veda Il lattucario.
USI NELLA MEDICINA POPOLARE: Lactuca virosa, così come L. serriola e altre lattughe tassonomicamente vicine, sono impiegate in fitoterapia fin dall’antichità, prescritte, con alterne fortune, come calmante, blando ipnotico, analgesico, calmante della tosse (soprattutto per i bambini), emmenagogo, regolatore delle funzioni digestivo-intestinali; per uso esterno contro le infiammazioni degli occhi e per lenire il dolore delle scottature e punture d’insetti.
Lattucina e lattucopicrina hanno evidenziato proprietà antimalariche, un fatto che concorda con l’uso di estratti acquosi della radice di Cichorium intybus nella medicina popolare afgana per la cura di questa malattia infettiva (Bischoff et al. 2004).
Per gli studi farmacologici si veda Il lattucario.
TOSSICITÀ: In dosi superanti quelle terapeutiche il lattucario può dar luogo a effetti indesiderati quali vomito, vertigini, cefalea, stipsi o diarrea. Lo stesso si può dire delle lattughe selvatiche: in tal caso, al di fuori dell’ambito fitoterapeutico, si sono registrate intossicazioni dovute a consumazione alimentare di L. serriola o L. virosa al posto di lattuga coltivata. Più di recente sono stati segnalati blandi avvelenamenti dovuti ad assunzione di lattughe per scopi “psicoattivo-ludici”. Spadari et al. (2003) segnalano il caso di un giovane che, dopo aver ingerito un estratto secco di Lactuca (secondo gli autori si tratta di L. virosa, ma sulla base ecologico-corologica v’è da sospettare che si sia trattato di L. serriola) ha esperito effetti analgesici ed euforizzanti, oltre che disturbi della percezione. Mullins & Horowitz (1998) riportano un triplice caso di iniezione volontaria intravenosa d’estratto acquoso di lattuga virosa, a cui seguì una sindrome febbrile con nausee, dolori addominali, cefalea, leucocitosi e aumento delle transaminasi; in questo caso la sindrome è stata ricondotta, più che a tossicità diretta della pianta, alla mancanza di condizioni asettiche. Bellakhdar et al. (1990) hanno riportato in Marocco un caso di intossicazione mortale con L. virosa, dopo ingestione della pianta, che era stata confusa con Sonchus oleraceus L.
A dosi molto elevate si può verificare una grave intossicazione che può, se non contrastata, portare alla morte per paralisi cardiaca. I sintomi sono: aumento della salivazione, difficoltà di deglutizione, nausea e vomito, tachicardia, tachipnea, midriasi, vertigini, sonno disturbato, atassia, esagerazione dei riflessi, diarrea, aumento della secrezione urinaria, tosse spasmodica, respirazione difficoltosa e tensione del torace, sudorazione calda o fredda, eccitazione generale con movimenti involontari, disturbi della visione, abbassamento della pressione sanguigna (Bellakhdar et al., 1990; Negri, 1979). In tal caso l’intervento di primo soccorso prevede stimolazione del vomito, la somministrazione di carbone attivo e di solfato di sodio (Roth et al., 1984).
Anche in altre regioni del mondo alcune Lactuca sono impiegate per i loro effetti psicoattivi. Nell’Africa centrale è stato registrato l’utilizzo di Lactura tinctociliata I.M. Johnst. come afrodisiaco (Neuwinger, 2000, p. 293). Nella Guiana, Africa tropicale, Lactuca taraxacifolia Schum. & Thon. è impiegata come agente psicoattivo (Mantegazza, 1871, II, p. 614). Il latice di Lactuca indica L. (= L. brevirostris Champ.) è considerato narcotico e sedativo in Indo-Cina. In Nuova Guinea i suoi semi sono usati come masticatorio, come sostituto della noce di areca, ma senza l’aggiunta di betel e calce (Perry & Metzger, 1980).
Si vedano anche:
BELLAKHDAR J., R. SOULAYMANI & G. BAINOUTI, 1990, A propos d’un cas d’intoxication mortelle par Lactuca virosa L., Al Biruniya, vol. 6, pp. 19-21.
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FESTI FRANCESCO & GIORGIO SAMORINI, 2004, Scheda Psicoattiva XVI: Lactuca L. (lattuga) / Psychoactive Card XVI: Lactuca L. (lettuce), Eleusis, vol. 8, pp. 85-112.
HOLZER K. & A. ZINKE, 1953, The bitter principles of chicory (Cichorium intybus). II. Lactucin and lactucopricin, Monatschr.Chem., vol. 84, pp. 901-9.
KHALIL A.T., H. ABD EL-FATTAH & E.S. MANOSUR, 1991, Guaianolides from Lactuca saligna, Planta Medica, vol. 57, pp. 190-191.
MANTEGAZZA PAOLO, 1871, Quadri della natura umana. Feste ed ebbrezze, 2 voll., Bernardoni, Milano.
MARCO J.A., J.F. SANZ & R. ALBIACH, 1992, A sesquiterpene ester from Lactuca serriola, Phytochemistry, vol. 31(7), pp. 2539-40.
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NEGRI GIOVANNI, 1979, Nuovo erbario figurato, Hoepli, Milano.
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SAMORINI GIORGIO, 2006, Lattuga e lattucario. Storia di equivoci ed enigmi insoluti, Erboristeria Domani, n. 299, gennaio, pp. 49-55.
SCHENK G., 1939, Zur Kenntnis der Bitterstoffe des Milchsaftes con Lactuca virosa. IV Mitteilung, Archiv der Pharmazie, vol. 277, pp. 132-5.
SCHENK G., H. GRAF & W. SCHREBER, 1939, Über die Isolierung von Lactucin und Lactucopikrin. V. Mitteilung über die Bitterstoffe des Milchsaftes con Lactuca virosa, Archiv der Pharmazie, vol. 277, pp. 137-145.
SPADARI M. et al. , 2003, Abus de laitue vireuse, La Presse Médicale, vol. 32(15), pp. 702-703.