Sole e Luna bevono yagé

Moon and Sun drink yagé

 

Il gruppo etnico dei Siona appartiene al ceppo linguistico dei tukano occidentali ed è distribuito su ambo i lati della frontiera fra Ecuador e Colombia. Nei riti sciamanici i Siona assumono la bevanda visionaria dello yagé. Essi si tramandano un racconto mitologico che riporta eventi avvenuti nei tempi primordiali, quando il sole e la luna non erano ancora astri del firmamento ma persone umane, entrambi maschi, che vivevano sulla terra. Anche le Pleiadi a quei tempi primordiali erano esseri umani.

Gli eventi riguardanti Sole e Luna sono preceduti cronologicamente nel racconto cosmogonico da ciò che accadde alle Pleiadi. Le Pleiadi erano un gruppo di fratelli più una sorella, e stabilirono il modo con cui i Siona devono bere lo yagé. Il fratello più giovane del gruppo delle Pleiadi si sentì ebbro prima di avere visioni e partì in un volo sciamanico. Egli cadde dalla sua amaca, vomitò, defecò e sparse le feci sopra alla sua testa, stabilendo così la prima fase del bere lo yagé. Dopo aver appreso a bere yagé, le Pleiadi salirono in cielo trasformandosi nel corrispondente gruppo di stelle. La sorella, che rifiutò di bere yagé, rimase indietro, trasformandosi nel vento, o negli alberi, o in una formica, a seconda delle versioni del racconto.

Sulla terra Sole e Luna bevevano yagé, e sono considerati dai Siona come i due primi sciamani di questo mondo. Nel racconto, di cui sono state raccolte diverse versioni, variamente intitolate “Sole e Luna bevono yagé” o “Esistevano il sole e la luna”, vengono descritte le difficoltà e le reazioni avverse di Luna nel riuscire a ottenere delle buone visioni bevendo lo yagé; difficoltà mitiche che rispecchiano eventi che frequentemente accadono nella realtà fra coloro che si cimentano nelle prime esperienze con la bevanda visionaria, in particolare fra gli apprendisti sciamani nel corso del rito iniziatico.

Per i Siona la prima fase del contatto con lo yagé è rappresentato come “solamente ebbro”, in opposizione all“avere visioni”, che subentra in una seconda fase dell’esperienza. Per ottenere questa seconda fase, un individuo deve chiedere a uno sciamano di poter vedere ciò ch’egli vede, e questi prepara lo yagé e glielo dà da bere. Suonare il flauto, o suonare il liquido dello yagé come un flauto, è indicazione del fatto che l’individuo si trova nella fase visionaria, e che gli spiriti alleati sono entrati nel suo corpo. Nel racconto, Sole è già diventato giaguaro, cioè sciamano, mentre Luna fatica a diventarlo, essendo fermo alla fase del “solamente ebbro”. Sarà Sole ad aiutarlo a diventare anch’esso sciamano.

Di seguito presento tre versioni del racconto mitologico riguardante Sole e Luna, iniziando con quella più estesa, esposta dall’informatore siona Ricardo Yaiguaje:

Al principio, esisteva il sole come il personaggio più potente di questa terra. Il sole beveva lo yagé, un rimedio, e cantava bene i canti rituali. Dato che era sacerdote suonava il suo flauto, preparava la sua pittura facciale rossa, si dipingeva con quella e cantava i canti rituali.

Anche la luna era una persona che beveva yagé, ma senza risultati. Dato che la visione non gli era mai apparsa, si disse: “Non mi appare la visione. Non berrò ulteriormente”. Si annoiò e smise completamente di bere. Si recava sul monte per cacciare o se ne andava a pescare garopa [una specie di pesce, Myleus torquatus]. Di sera tornava a casa.

Un giorno quando tornò stavano cucinando yagé. Ma uscì per la caccia. Di sera tornò. Vide mentre cucinavano la liana yagé. Ma se ne andò a pescare. Tornò di sera. Sventrò i pesci e li portò in casa. Ordinò a sua madre “Mamma cuocimi il pesce, voglio mangiarlo”. “Va bene”, disse sua madre e cucinò la carne di pesce. Poi lui ne mangiò un pezzo e rimase seduto sino a che divenne buio. Allora la madre gli chiese: “Figlio, non bevi yagé ora?” “No, Perché dovrei berlo? Ho provato ad avere visioni, ma non mi è apparso nulla”, disse, e smise di parlare. Poi si addormentò. Dormì sino a mezzanotte e poi si svegliò. Udì il sole che saltava cantando i canti rituali. Suonava anche nel flauto la scala verso l’alto e verso basso, mentre cantava.

Luna si reclinava, sveglio nell’amaca, ascoltandolo. Dopo un po’ disse: “Mamma, mamma”. “Che c’è? Che dici, figlio?”, rispose. Luna si alzò dicendole: “Mamma, lava la mia zucca. Riscalda l’acqua e lavamela”, disse. “Alzati, riscalda l’acqua e dammi la zucca grande”, disse. Allora essa prese la zucca grande e la lavò. Ed egli disse: “Vado a visitare mio nonno, quello che sta bevendo la medicina”. “Ora che sei grande, ti convinci che devi berla? Sei stato concepito come uomo, ma continui a comportarti nulla più che come una donna che non fa altro che pescare”, le disse sua madre. “E’ la pura verità, mamma”, gli disse, si alzò e se ne andò.

Giunse dov’era il nonno e gli disse: “Nonno, stai bevendo la medicina?” “Si”, disse, “la sto bevendo. Sei venuto, nipote?”, gli disse salutandolo. “Sono venuto. Sono venuto a renderti visita”. “Bene, entra”, disse. “E’ buona la medicina?”, chiese Luna. “Si, ha un buon risultato”, rispose.

La persona Luna restò seduta per un po’ e disse: “Nonno, riempimi questa zucca di yagé. Voglio bere una zucca grande di questo. Ho deciso di berlo”, disse, pregandolo. “Bene, bevilo”, disse. E riempì la zucca. Per tre volte gli riempì la zucca. Ma la luna disse: “Ancora. Riempimi un’altra zucca”. E la riempì. “Mi manca ancora. Riempimene un’altra”, disse. E la riempì nuovamente, e la luna la bevve. “Ora va bene”, disse la luna. “Ora, nonno, voglio vedere tutto il paese del cielo come lo vedi tu. Fai che lo yagé abbia per me buoni risultati, poiché voglio vedere la visione così buona come la vedi tu”, disse. “D’accordo”, rispose Sole.

Essendo Sole un potente sciamano, gli preparò un buon rito. Seguiva, seguiva e seguiva con il rituale, mentre suonava il flauto per tenere ben “sistemata” la bevanda dello yagé. Continuava suonando, facendo il rituale per preparargli la medicina affinché avesse un buon risultato. Parlava, concentrandosi su tutta la gente sovrannaturale e sugli esseri di quel mondo, e presto terminò il rituale.

“Vieni nipote a bere”, gli disse. E questi si inginocchiò di fronte al sole e lo bevve. Lo bevve tutto. Poi cercò di alzarsi e sdraiarsi, ma invece di fare questo cadde prostrato. Allora il sole, che gli aveva dato da bere, lo raccolse con premura e lo portò fino all’amaca e, mentre altri l’aprivano, ve lo mise. Poi la luna, reclinandosi, russò. Russò fin quasi all’alba e si svegliò. Svegliandosi uscì correndo per fare i canti celestiali. Uscì suonando il flauto. “Seeen, seeen”, suonò. Suonò per un poco e poi tornò e bevve altro yagé. Uscì nuovamente e il sole gli disse: “Nipote, ha avuto un buon risultato la medicina?”. “Si, risultò molto buona”, disse. “Ho visto molto. Ho visto che stavo avanzando di più e tu sei rimasto indietro”, gli disse. Ora si burlava del sole, che gli aveva dato da bere. Non c’è altro della storia (Wheeler, 1987, pp. 200-208).

 

Il racconto ha un forte carattere pedagogico, essendovi definiti gli elementi basici dell’apprendistato, che partono dalla difficoltà e dal dilemma della necessità di affrontare le esperienze spiacevoli che si possono avere all’inizio dell’apprendimento sciamanico. Di seguito un’altra versione raccolta dall’antropologa brasiliana Esther Langdon:

Luna e Sole vivevano insieme sulla terra. Sole beveva yagé, e anche Luna. Luna si sentiva solamente ubriaco quando beveva, quindi smise di bere. Luna era un bevitore di yagé, ma non vedeva alcun “disegno”. “Perché devo farlo, è solo sgradevole. Lo yagé non mi ha mostrato alcuno di questi disegni”. All’alba Luna disse a sua madre che sarebbe andato al lavoro. “Bene, tu sai quello che fai”, le rispose. Luna lavorò tutto il giorno. Quando tornò a casa, non c’era nulla da mangiare, quindi andò a pescare. Il giorno seguente fece lo stesso. Sole era uno sciamano. Egli era giaguaro e beveva yagé, mentre Luna andava nella foresta e cacciava. Sua madre cucinava ciò che portava e mangiavano.

Un giorno, alle undici della notte, i canti di Sole svegliarono Luna. Luna ascoltava sdraiato nella sua amaca. Disse: “Sono un uomo, posso bere yagé. Madre, svegliati. Lava la mia zucca per bere acqua, la più grande che vedi, con acqua calda. Vado a bere yagé”. Allora lei disse: “Bene, questo è ciò che dovresti fare. Tu sei un uomo cresciuto, e tuttavia vivi come una donna che solo dorme nella casa”. Essa si alzò, prese dell’acqua e la riscaldò. Lavò la zucca e la diede a Luna.

Luna andò alla casa di Sole e lo salutò: “Sei qui, nonno?”. “Sono qui, entra”, disse Sole. “Sono venuto a bere yagé. Sta dando buone visioni lo yagé?”. Luna appese la sua amaca e disse a Sole: “Versa yagé in questa zucca e prepara yagé, pensando a tutto quello che hai visto”. Sole gli chiese: “Veramente vuoi bere?”. “Si”, rispose Luna. Sole preparò yagé, cantando e soffiandovi sopra. Soffiava sullo yagé come un flauto, e poi chiamò Luna e glielo diede da bere. Luna bevve e si mise sull’amaca. Nel giro di alcuni minuti lo yagé venne a lui. Gridò: “Sto morendo!”. Vomitò e cadde al suolo. Svenne. Rotolò e rotolò, poi si alzò, corse di qua e di là, e in questo momento si mise a suonare il flauto. Uscì di casa e suonò il flauto. Dopo un po’ di tempo tornò e chiese da bere nuovamente. Sole preparò nuovamente lo yagé e glielo diede da bere. Luna bevve e cantò canzoni yagé fuori dalla casa yagé sino all’alba. Disse a Sole che aveva appreso più di ciò che Sole sapesse. Dopo questo, bevvero insieme. Entrambi erano sciamani (Langdon, 1996, pp. 67-68).

Entrambe le versioni sopra riportate terminano con la considerazione da parte di Luna, quasi a mo’ di sfida o di scherzosa presa in giro, di aver appreso dalle esperienze con yagé più di Sole, nonostante le difficoltà iniziali. La seguente versione, raccolta da Milcíades Chaves nel periodo 1945-1950, e che è quindi in ordine cronologico precedente alle altre qui riportate, aggiunge un dettaglio che parrebbe dare un maggior senso al finale del racconto e che potrebbe essere stato perso nel corso del tramando di generazione in generazione del mito, probabilmente in occasione della grave crisi sciamanica che i Siona subirono negli anni ’60, quando rimasero del tutto privi di sciamani.

La luna iniziò a bere yajé convertendosi in kuraka [sciamano], ma presto abbandonò questa pratica perché gli piaceva di più mangiare pesce e carne. Quando nella casa della luna cucinavano yagé, egli prendeva la sua canna da pesca e si recava nelle gole a pescare sambico; invece il sole, lui sì che restava a bere yagé.

Una notte la luna udì come il sole nel bere yagé intonava dei bei canti, sentì il desiderio di apprendere e in seguito chiese a sua madre il vestito più bello per bere yagé; giunse dov’era il sole e gli disse: signor kuraka, dammi yagé e mostrami il suo colore. Il sole accondiscese alla richiesta e si mise a preparare lo yagé. La luna iniziò a bere e quando arrivò alla quarta chuma (ebbrezza) gridò e cadde dalla sua amaca, ma dopo vide tutto molto chiaro e intonò dolci melodie.

Allora disse al sole: “io sono più avanti di te e già vedo meglio”. Ma il sole gli rispose: “questo è un inganno della liana; sono i primi tiri (effetti) che ti fa, ma io vedo e so più di te”. Così è fino ad oggi: alcuni kuraka dicono di sapere di più di altri (Chaves, 1958, pp. 137-138).

 

Riferimenti bibliografici

CHAVES MILCÍADES, 1958, Mítica de los Siona del Alto Putumayo, in: AA.VV.,Miscellanea Paul Rivet Octogenario Dicata, XXXI Congreso Internacional de Americanistas, UNAM, México D.F., vol. II, pp. 121-151.

LANGDON E. JEAN, 1996, ¿Mueren en realidad los chamanes?: narraciones de los Siona sobre chamanes, Alteridades, vol. 6, pp. 61-75.

WHEELER ALARO, 1987, Gantëya Bain. El pueblo Siona del río Putumayo, Colombia, vol. 1, Editorial Townsend, Lomalinda.

 

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