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I funghi nel neolitico serbo
The mushrooms in the Serbian neolithic
Dalla cosiddetta “cultura di Vinča”, sviluppatasi nella penisola balcanica durante il Neolitico Medio, provengono alcuni manufatti in pietra verde dalla forma tipica fungina. Quelli meglio conservati provengono dal sito di Vinča, un paesino vicino a Belgrado che ha dato il nome a questa antica cultura.
Marija Gimbutas non sembra avere dubbi sul ruolo cultuale di questi oggetti:
“Aree residenziali di Vinča hanno dato un certo numero di funghi intagliati in cristalli rocciosi di colore verde chiaro, che possono essere stati eretti su altari domestici (..) I funghi sono noti universalmente come afrodisiaci e l’ingrossamento e la crescita di un fungo possono essere stati notati dagli antichi Europei e paragonati al fallo. Il fatto che i funghi siano stati intagliati dalla roccia migliore disponibile conferma da solo il ruolo prominente del fungo nella magia e nel culto (..) è possibile che i funghi di Vinča fossero associati a bevande inebrianti; in tutti i casi, essi sono imitazioni di falli” (Gimbutas, 1974).
L’interpretazione fallica-fungina di questi reperti è discutibile, dato che non si deve cercare forzatamente il rapporto simbolico fra fungo e fallo in tutti i casi di interesse etnomicologico. La medesima forma dei reperti di Vinča è lontana da ricordare forme falliche.
La Cultura di Vinča proviene dal sostrato culturale-religioso della “Old Europe”, cioè di quell’insieme di culture del Neolitico Antico (7000-3500 AEV) dell’Europa centro-orientale, che si basavano, secondo una visione in realtà oramai obsolete della Gimbutas, sul culto di una divinità femminile, la Dea Madre, nelle sue svariate rappresentazioni di Dea-Occhio, Dea-Farfalla, Dea-Serpente, Dea-Rospo, ecc. (per una critica al lavoro della Gimbutas si veda Kokkinidou, 2020)
Si vedano anche:
GIMBUTAS MARIJA, 1974, The Goddesses and Gods of Old Europe, University of California, Berkeley.
KOKKINIDOU DIMITRA, 2020, In pursuit of the Goddess: Neolithic imagery, Marija Gimbutas, and debates in feminism and arcaeology, in: B. Davis and R. Laffineur (Eds.), Neôteros. Studies in Bronze Age Aegean Art and Archaeology in Honor of Professor John G. Younger, Peeters, Leuven, pp. 67-79 + tavv. XI-XIII.
pp. 67-79 + tavv. XI-XIII.