The Mayan mushroom-stones
Fra i manufatti dell’antica cultura maya si trovano degli oggetti in pietra che per la loro singolare forma sono stati denominati “pietre-fungo”. Il numero complessivo di questi reperti distribuiti nei musei e nelle collezioni private si aggira attorno a 300 (Wasson, 1983, p. 225) o alle 400 unità (Mayer, 1977, p. 2). L’area di distribuzione va dal Messico meridionale all’Honduras e al Salvador (per una rassegna di quelli di El Salvador si veda Rivera, 2014), sebbene vi siano ampie aree geografiche, quali la foresta del Petén e lo Yucatan, in cui non sono venuti sinora alla luce. La maggioranza di questi reperti non è stata ritrovata nel corso di scavi archeologici controllati, ma provengono da scavi clandestini e sono entrati nel mercato dell’antiquariato, senza alcuna indicazione utile per la loro contestualizzazione. Sono datati dal primo periodo Pre-Classico (attorno al 1000 AEV) ai periodi proto-storici della cultura Maya. Nei casi di ritrovamento nei contesti di scavo si è potuto comprendere che si trattava di oggetti d’importanza rituale.
Pietra-fungo del periodo Classico Inferiore maya, 300-600 EV. Altezza 30 cm. Museo Rietberg di Zurigo (da Wasson & Wasson, 1957, II, pl. XLIII)Alte mediamente 30 cm e pesanti 7-9 kg (ma alcune sono alte più di mezzo metro), le pietre-fungo sono scolpite in pietra ignea, calcarea o arenaria. Da un punto di vista strutturale sono costituite da una base circolare o rettangolare o a tre gambe, una parte colonnare centrale in cui sono frequentemente raffigurate figure antropomorfe o zoomorfe o geometriche, e una parte superiore semi-sferica piuttosto regolare. Ciò che appare immediatamente evidente a uno sguardo generale di questi reperti, è l’estrema variabilità stilistica, che induce a pensare a una loro produzione e appartenenza individuale e privata.
Fra le figure antropomorfe si possono riconosce individui con le mani congiunte in atto di pregare, donne gravide, individui maschili o femminili seduti con le gambe incrociate, donne nell’atto di macinare davanti a un metate (macina), individui a testa in giù e con un’apparenza dormiente o estatica. Fra le forme zoomorfe si riconoscono rospi, uccelli, giaguari e altri animali non meglio identificabili. In alcuni casi le braccia degli antropomorfi sono in parte scolpite staccate dal corpo, in modo tale da servire a mo’ di manici mediante i quali trasportare queste statue.
Sono state proposte differenti interpretazioni circa la loro funzione e il loro impiego: come idoli, simboli di fertilità, falli, divinità lunari, simboli cosmologici, pestelli per macinare il mais, marcatori del territorio, stampi per la lavorazione del vasellame, o strumenti per la lavorazione della palla usata nel gioco rituale della pelota.
Una primissima interpretazione fu quella di emblemi fallici, ma anche il riferimento alla forma del fungo di questi oggetti si presentò sin dagli inizi del loro ritrovamento. Sapper (1898) li chiamò Pilzförmige Götzenbilder, “idoli a forma di fungo”, e si oppose all’interpretazione che li vedeva come dei membri virili. Brinton (1898), convinto che la forma fortemente fungina non fosse casuale, cercò di spiegarli facendo notare che “il termine maya per fungo nel dialetto tzental è hu, simile al termine per luna, uh o yuh, che ne ricorda il suono, e la crescita notturna del fungo rafforzerebbe l’alleanza mitica. Sarebbero quindi emblemi della divinità lunare o notturna”. Brinton pensava quindi che questi oggetti intendessero realmente rappresentare dei funghi, senza pensare ai funghi allucinogeni, e fu l’unico studioso a seguire quest’idea, sino a che non giunse la scoperta occidentale dei funghi allucinogeni degli anni ’50 del secolo scorso.
Pietra-fungo guatematelco incontrato sul monte Alux (Mixco), interpretato come un asiento (sedile) da Carlos Villacorta (1932, p. 119)Nuttall (1901, pp. 115-6) interpretò le tre parti di cui sono costituite le pietre-fungo – base, colonna, cappello sferico – come le tre parti del cosmo maya, gli inferi, la terra e il cielo, proponendo quindi una loro interpretazione cosmografica. Lowy (1971, p. 985) avanzò l’ipotesi – già sviluppata da E.M. Shook durante gli anni ’40 – che le pietre-fungo potessero essere servite come indicatori di confini territoriali, e dove le differenti raffigurazioni sarebbero servite per indicare i differenti proprietari terricoli. Nel 1976 Köhler propose che si trattasse di stampi per la lavorazione di vasellame; un’ipotesi che non rende tuttavia conto dell’estrema variabilità iconografica e del senso religioso a essa associata, così come non spiega il ritrovamento di numerosi di questi reperti come corredo funebre e in nascondigli di strutture templari (Lowy, 1981).
In seguito alla scoperta occidentale dell’uso tradizionale dei funghi allucinogeni preservatosi fino ai nostri giorni nel Messico centrale (si veda L’uso dei funghi in Messico), Wasson & Wasson (1957, II, p. 274-9) proposero che le pietre-fungo intendessero realmente raffigurare dei funghi e che fossero oggetti di un antico culto di funghi sacri. A tutt’oggi quest’ipotesi continua a essere quella maggiormente accettata dagli studiosi, poiché corroborata da un cospicuo insieme di dati archeologici ed etnografici.
Per quanto riguarda i ritrovamenti in situ delle pietre-fungo, questi reperti e loro frammenti furono trovati come corredo di un’inumazione nel sito di Chukumuk, nei pressi del lago Atitlán, in Guatemala, insieme ad alcune brocche e un mortaio (Lothrop, 1933, pp. 27-29). Una pietra-fungo fu trovata fra il corredo di un’altra tomba del periodo Classico Tardo nel sito di Patulul, dipartimento di Suchitepequez, nella costa meridionale del Guatemala. La pietra-fungo, scolpita con roccia vulcanica nera e con la base a tre gambe, fu trovata accanto a un’urna d’argilla che conteneva delle ossa e a diverse figurine del tipo Tiquisate (Gann, 1939, p. 204). Sappiamo quindi che le pietre-fungo potevano rientrare fra il corredo funebre, e si potrebbe ipotizzare che fossero stati oggetti rituali che appartennero al defunto nel corso della sua vita. Alcune pietre-fungo furono trovate durante uno scavo nel sito di Finca El Baul, Dipartimento di Escuintla, Guatemala, dentro a un pozzo-nascondiglio che conteneva cocci di vasellame e delle pietre-giogo. Il sito fu datato da Thomson alla Fase San Juan, cioè al periodo Classico-Tardo, 600-900 EV (rip. in Mayer, 1977, p. 11).
Importanti ritrovamenti di pietre-fungo si presentarono nel corso degli scavi dell’esteso sito cerimoniale di Kaminaljuyu, sempre in Guatemala. Reperti interi o frammentati vennero alla luce nelle strutture templari e in alcune inumazioni a queste associate. Il solo cappello di uno di questi reperti fu trovato in un mortaio insieme ad altre pietre sopra alla piattaforma della struttura A-11, e fu possibile datarlo alla Fase Esperanza del periodo Classico Iniziale, o addirittura ancor prima (Kidder et al., 1946). Nel monticello E-III-3, internamente alla Tomba 1, datata alla sottofase Verbena della fase Miraflores (300 a.C.-200 EV), e che conteneva un ricchissimo corredo di manufatti di ceramica, fu trovata una pietra-fungo intatta, con la base a tre gambe, alta 37 cm, con la raffigurazione di un probabile giaguaro e di incisioni romboidali sul gambo e, unico nel suo genere, da ciascun lato del gambo sono presenti due manici; un dato che è stato considerato indizio del fatto che le pietre-fungo erano oggetti portatili. Nella medesima Tomba 1 furono trovati quattro piccoli mortai e quattro pestelli, due dei quali in forma di rospo, che non hanno evidenziato alcun segno di usura e che quindi sono stati interpretati come offerte funebri (rip.in Mayer, 1977, p. 13).
Uno dei ritrovamenti più sensazionali a Kaminaljuyu, localizzato sempre nel monticello E-III-3, dentro a un nascondiglio, riguarda un insieme di nove pietre-fungo di piccola taglia (14-18 cm di altezza), ritrovate insieme a nove metate (macine in pietra) e a nove mano (pietre cilindriche impiegate come pestello). Parrebbe che ogni pietra-fungo fosse associata a un congiunto di metate e mano. Questo curioso quanto importante insieme di pietre-fungo è datato attorno al 1000 AEV, appartenendo alla Fase Verbena della cultura maya. Borhegyi (1961) ha associato il numero nove di questo congiunto di pietre-fungo con le nove divinità notturne del pantheon maya, e dall’analisi delle fattezze di ciascun reperto ha cercato di associare ogni pietra-fungo con ognuna delle nove divinità.
La serie delle nove piccole pietre-fungo trovate nel sito di Kaminalijuyu, Guatemala, insieme a due dei nove gruppi di metate (macine) e mano (pestello cilindrico) incontrate in associazione con le pietre-fungo (da Borhegyi, 1961, fig. 1, p. 499)I Nove Dei del pantheon maya, chiamati Bolon ti Ku, erano i signori dell’oltretomba, del buio e della notte, e si contrapponevano ai Tredici Dei celestiali, gli Oxlahum ti Ku. Ciascuno dei Nove Dei regnava su una notte, seguendo una sequenza di nove notti che si riproponeva all’infinito (Thompson, 1981, p. 280). V’è la possibilità che ogni pietra-fungo, insieme al suo metate e mano, venisse chiamata in causa nelle cerimonie relative a una specifica notte del ciclo della novena notturna. Borhegyi (1961, p. 503) ha evidenziato il fatto che nel villaggio mixteco di Juxtlahuaca (Oaxaca, Messico) Ravicz (1960, p. 80-82) osservò la pratica di raccolta rituale dei funghi allucinogeni da parte di una giovane donna vergine, che in seguito li pestava in una macina con un poco d’acqua, e il conseguente liquido veniva bevuto da colui che intendeva consultare i funghi. Questa pratica è oggigiorno residuale, ma potrebbe essere una rimanenza di una più antica ed estesa pratica di macinazione dei funghi allucinogeni, e di cui i metate e mano ritrovati con una certa frequenza in associazione con le pietre-fungo potrebbe essere una testimonianza.
Pietra-fungo con raffigurazione di una donna inginocchiata su una macina. Tardo Pre-Classico Maya, 1000-500 a.C. Altezza 36 cm. Collezione Hans Namuth di New York (da Wasson & Wasson, 1957, II, pl. XLIV)Un ulteriore indizio della pratica di macinare i funghi allucinogeni potrebbe essere presente in una pietra-fungo della Collezione Hans Namuth di New York, pubblicata in Wasson & Wasson (1957, II, Pl. 44), nel cui gambo è raffigurata una donna nell’apparente posizione inginocchiata su un oggetto quadrangolare, interpretato come una macina.Un ulteriore indizio della pratica di macinare i funghi allucinogeni potrebbe essere presente in una pietra-fungo della Collezione Hans Namuth di New York, pubblicata in Wasson & Wasson (1957, II, Pl. 44), nel cui gambo è raffigurata una donna nell’apparente posizione inginocchiata su un oggetto quadrangolare, interpretato come una macina.Una coppia di pietre-fungo ritrovate insieme nell’area di Escuintla (Guatemala) ed eccezionalmente alte (50 e 56 cm), raffigurano una donna e un uomo, quest’ultimo con le gambe incrociate e indossante una collana. Lowy (1971, p. 991) ha evidenziato l’analogia fra questa coppia maschio-femmina di pietre-fungo con il costume nella regione messicana di Oaxaca di consumare i funghi allucinogeni due a due, dove le coppie sono considerate maschio-femmina.
In un paio di pietre-fungo, segnalate da Heim (1963) e da Lowy (1971, pp. 987-8), è raffigurato un individuo rivolto a testa in giù, con il viso apparentemente dormiente o estatico, che Heim ha definito “acrobata”, ma che, come riportato dal medesimo autore, “fa pensare allo stato estatico nel quale si trovano ancora oggigiorno i nativi Mazatechi dopo aver assunto i funghi allucinogeni”. Anche Lowy ha riconosciuto nel viso un’espressione simile alla trance, che sarebbe un’indicazione del fatto che l’individuo “stia allucinando”.
Pietre-fungo raffiguranti un individuo estatico o sognante a testa in giù. (sx) Collezione Nottebohm; (d) Collezione Emmerich (da Lowy, 1980, figg. 4,5 p. 98)Riguardo alla o alle possibili specie di funghi raffigurate in questi reperti, potrebbe trattarsi o dell’Amanita muscaria, la cui presenza in Guatemala è stata accertata (Lowy, 1974), o di specie psilocibiniche, di cui almeno tre specie di Psilocybe sono presenti nel territorio di distribuzione delle pietre-fungo (Guzmán et al., 1998, p. 229; Lowy, 1977).
Sebbene l’impiego di funghi psicoattivi fra i Maya antichi e moderni non sia stato ampiamente evidenziato come nel caso di altre popolazioni messicane, esistono tuttavia riferimenti letterari ed etnografici che ne dimostrano la conoscenza. Ad esempio, sappiamo che i moderni Maya Tzotzile della regione di Zinacantan, nel Chiapas (Messico), conoscono alcuni funghi psilocibinici ai quali attribuiscono un nome particolare. E’ stato anche riportato un impiego di due specie di funghi allucinogeni fra i Maya Lacandoni che vivono lungo il fiume Usumacinta, che divide il Chapas dalla foresta guatemalteca del Petén; questi depongono i funghi su piccoli altari di pietra negli antichi oratorios (Merle Robertson, rip. in Rubel & Gettelfinger-Krejci, 1976, p. 246). Anche Furst ha menzionato l’impiego moderno di P. cubensis presso i Maya parlanti l’idioma chol che vivono nei dintorni del sito archeologico di Palenque (Furst, 1974, p. 59). Non è tuttavia chiaro se si tratti di pratiche squisitamente tradizionali o se siano influenzate dal moderno (post-Wasson) contatto con gli occidentali; Robertson, dalle informazioni ottenute presso i suoi informatori nativi, è convinta che si tratti di un impiego tradizionale (ibid., p. 60, n. 2). Inoltre, in alcuni dizionari quiche e cakchiquel del XVI e XVII secolo è riportato almeno un nome di fungo inebriante, qu’ec c’im (Mayer, 1977, pp. 3-4).
Si vedano anche:
- I funghi nei Codici messicani
- L’uso dei funghi in Messico
- I funghi fra i Mixtechi
- I funghi nella documentazione storica
- Gli inebrianti maya e aztechi
- Mitologia sui funghi psicoattivi
- Bibliografia italiana sui funghi psicoattivi
- Bibliografia sull’uso tradizionale dei funghi psicoattivi in Mesoamerica
- Articoli on-line sui funghi psicoattivi
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2 Commenti
My interest in Maya mushroom stones led me to your wonderful site.
My web site (mushroomstone.com) is dedicated to the pioneering efforts of R. Gordon Wasson, the late, great ethnomycologist, and to my father, the late Maya archaeologist Dr. Stephan F. de Borhegyi (more commonly known simply as Borhegyi). I hope you check it out.
Carl de Borhegyi
Molto interessante. Grazie per la condivisione di queste informazioni