Racconti indiani sulla canapa

Indian tale on hemp

 

Il seguente racconto mitologico, del periodo medievale indiano ma dai connotati più arcaici e ambientato in un mondo zoo-mitologico fantastico, fa originare la cannabis (bhang) dal succo di datura (dhurdhura), costituendo con ciò un raro caso di interazione a livello mitologico fra due piante psicoattive, entrambe dispensatrici di dimensioni estatiche e mezzi di comunicazione con le dimensioni sovrannaturali. Mahadeo (o Mahadev) è uno dei nomi con cui viene denominato il dio Shiva.

In Jhinjhgarh viveva  Korwassi Dewar il Baïga e sua moglie Andaro. Avevano una figlia il cui nome era Suknibai. Mahadeo venne per servirla come Lamsena e lavorò per cinque anni nella loro casa. Ma il Dewar e sua moglie non diedero cibo a sufficienza al ragazzo, con il risultato ch’egli crebbe molto magro.

Quando il servizio di cinque anni fu completato, il Dewar e sua moglie dissero a Mahadeo: “Ora vai e chiama i tuoi parenti e celebreremo il tuo matrimonio”.

Mahadeo chiamò tigri, orsi, serpenti, scorpioni, e li portò alla sua festa di matrimonio.  Il Dewar aveva raccolto una grande quantità di cibo e di liquore, e quando vide gli animali e i rettili alla festa di matrimonio di Mahadeo, si arrabbiò molto, poiché diceva: “Chi mangerà il festino che ho procurato?” Allora Mahadeo, con il suo potere magico, fece in modo che gli animali dicessero che avrebbero bevuto il liquore del Baïga, ma i serpenti e gli scorpioni dissero: “Noi dobbiamo avere ganja”.

Il Baïga offrì le tazze di liquore agli orsi e alle tigri per bere, ma non aveva ganja, e si domandò come ottenerla. Alla fine, inviò sua moglie a raccogliere foglie di datura e, quando le portò a casa, le spremette fino a che cadde a terra una goccia di succo. Da questa goccia nacque la pianta di canapa.

Allora, il Baïga prese l’acqua di dodici taniche e fece una pipa grossa come dodici aie. Miscelò le foglie di datura con l’acqua, riempì la pipa, e la offrì da bere ai serpenti e agli scorpioni. Presto divennero ebbri e si misero a danzare. Mentre i serpenti danzavano – a quei giorni avevano la posizione eretta come gli uomini – i loro posteriori si ruppero, e da allora strisciano piatti sul terreno (Verrier, 1949, p. 333).

Il rapporto fra ganja e datura è ambivalente in questo testo, sino a giungere a una identificazione delle due piante nel passo in cui la pozione acquosa di datura  viene offerta a serpenti e scorpioni – animali velenosi – dentro a una pipa, strumento comunemente impiegato per fumare la canapa e la sua resina. A rigor di logica, la canapa appena creata, e non la datura, dovrebbe essere offerta dal Baïga ai serpenti e agli scorpioni, ma la sostituzione Baïga nel testo potrebbe proprio voler sottolineare l’equivalenza semantica e funzionale fra le due piante.

Il seguente racconto è stato raccolto a Tikaitola, nel Rewa State, in India, presso l’etnia Gond.

Maisur Dewar viveva nella giungla Ranjhikarola, e si manteneva filando i vestiti. Un giorno, quando era nella profonda foresta, trovò un cobra femmina e se ne innamorò. Prese l’abitudine quotidiana di andare a massaggiare le sue mani e i suoi piedi.

Un giorno lo fece con tanto vigore, che si sentì stanco e si lamentò profondamente. Il cobra femmina pensò: “Il mio Dewar è stanco, come posso mandargli via la stanchezza?” Si graffiò la testa ed estrasse due semi e glieli offrì. “Pianta questi – disse – e quando gli alberi cresceranno, raccogli le foglie, fai una pipa di terracotta, e fuma(le)”.

Ma Dewar per errore prese le foglie con acqua, e ciò lo rese così ubriaco che non poté né vedere né udire (Verrier, 1949, p. 332).

In questo racconto è riscontrabile un’associazione simbolica fra la canapa e i serpenti, ambientata in un periodo arcaico in cui i serpenti erano ancora dotati di arti e avevano la posizione eretta. Questo rapporto simbolico potrebbe essere molto arcaico, e potrebbe essere stato elaborato nelle regioni meridionali dell’India. Il cobra è il serpente sacro a Shiva. Il motivo dell’errore commesso nella preparazione e nell’assunzione della prima dose di droga vegetale, con conseguente eccesso di ebbrezza di colui o di coloro che la sperimentano, si presenta in altri miti di differenti piante psicoattive.

 

Bibliografia

VERRIER ELWIN, 1949, Myths of Middle India, New Delhi, Oxford University Press.

 

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