I miti del kieri

The Kiéri’s myths

 

 

Nella mitologia dei Wixaritari (Huichol) del Messico, ricca di eventi riguardanti il peyote, è presente un racconto appartenente al ciclo cosmogonico che riferisce di una lotta mitica fra l’eroe culturale Káuyúmari, protettore del peyote, e Kiéri Téwiyári, personificazione di una pianta allucinogena della famiglia delle Solanaceae, in passato identificata con una specie di Datura, e in seguito riconosciuta come una specie di Solandra (Samorini, 2025). I Wixaritari denominano questa pianta kiéri o kiéli, o anche Arbol del Viento. La contrapposizione fra le due figure mitologiche Káuyúmari e Kiéri Téwiyári è stata interpretata da diversi studiosi come frutto dell’idealizzazione di una conflittualità di poteri realmente verificatasi all’interno della storia religiosa e culturale wixàrika fra il culto del peyote e quello della datura/solandra. Questa interpretazione si è basata su una visione negativa del kieri promossa da diversi informatori wixàrika, che gli attribuiscono poteri malvagi, come capo sovrannaturale degli stregoni, in netta contrapposizione ai poteri benevoli elargiti dal peyote. In realtà studi più recenti stanno evidenziando una visione meno manichea del rapporto fra peyote e kieri, e un ruolo più positivo e integrato di quest’ultimo e della sua controparte mitologica nella sfera rituale e religiosa dei Wixaritari (si veda Il kieri dei Wixaritari).

Nel racconto mitologico della lotta fra Káuyúmari e Kiéri Téwiyári, di cui presento di seguito tre versioni, è Káuyúmari a uscire vittorioso, e Kiéri Téwiyári non muore ma si trasforma nella pianta del kieri. E’ opportuno precisare che nelle indagini etnografiche successive si sono evidenziati due tipi di kiéri: il kiéri vero e proprio, di carattere buono e corrispondente a piante del genere Solandra; e il kieri-xra, “simile al kiéri”, di carattere malvagio e corrispondente a specie di Datura. E’ di quest’ultimo che tratta il mito della sua lotta perdente con Kauyumari.

L’etnologo tedesco Konrad Theodor Preuss, che agli inizi del XX secolo svolse ricerche pionieristiche fra Cora, Wixaritari e altri gruppi etnici della Sierra Madre Occidentale, non cita espressamente il termine kieri, ma riporta un tema mitologico raccolto fra i Wixaritari che ricorda da vicino il tema della lotta fra Káuyúmari e Kiéri Téwiyári che verrà raccolto successivamente da altri etnografi. Di seguito riporto una traduzione fedele del passo di Preuss dal tedesco all’italiano poiché, sia la traduzione in francese per opera di Alfred Métraux pubblicata nel 1932, che la traduzione in spagnolo pubblicata nel 1998, riportano errori di traduzione, trascrizioni differenti dei termini wixaritari riportati da Preuss, e aggiunte ed eliminazioni di parole e frasi (differenze che ho indicato nelle note):

“Si potrebbe pensare che il canto sia finito, dato che a tutte le divinità è stato promesso di compiere i loro desideri, e tamátsi ékateuári, ‘nostro fratello maggiore Vento’, che vive a est con la madre della pioggia naariuáme, ha promesso di non stare più ‘davanti a sua madre’ e di non impedirle di salire.1 Poi all’improvviso la dea dice: ho paura dell’arcobaleno, non posso andare. Alla mia porta sui monti l’acqua è nascosta da uno stregone. Ha piantato una freccia a nord, una a sud e una al centro. Allo stesso tempo, nonostante la sua promessa, il vento ékateuári disperde la nuvola di naariuáme. Kauyumári si reca nel luogo in cui si trovano le frecce dannose, scocca il suo bastone di piume magiche contro le frecce, che così elimina,2 e ammansisce il vento versando tumári [fatto di] acqua mescolata con farina di mais cruda. Tornando, Kauyumári sente un rumore. Viene da un itáuki,3 un animale magico che emerge dal fuoco. Ostacola l’attività della pioggia degli dei e fa ammalare loro e le persone. Anche l’itáuki, parola che esprime solo occultamento, è opera di un mago. Ruggisce come un leone,4 può anche volare in aria ronzando5 e viene ucciso piazzando frecce attorno al fuoco e poi avvicinandole sempre di più al fuoco. Kauyumári chiede a xuráwĕtámai, il “ragazzo delle stelle”, che, come il ragazzo della stella del mattino dei Cora, sa tirare bene le sue frecce, cioè bastoncini di piume,6 e [kauyumári] uccide l’itáuki” (mia traduzione da Preuss, 1908a, p. 376).

Ángel Aedo (2011, p. 173) vede in questo mito un’eco dell’inimicizia e della lotta fra Kauyumari e Kieri, dove nel racconto di Preuss il dio del vento ékateuári prende le veci di Kieri.7 L‘itáuki (‘iteuki) è considerato un insetto mitico (si veda Il kieri dei Wixaritari).

Il primo riferimento diretto al kieri, riportato come kieli, è presente nei cicli mitologici wixaritari raccolti nel 1934 dall’antropologo statunitense Robert M. Zingg. Di seguito riporto la versione integrale di questo racconto. Intitolato “il mito della Datura”, è inserito come “racconto secondario” nel mito che tratta della nascita del Sole:

“Però, quando erano passati appena dieci giorni da quando Kauymáli aveva ammansito il Sole e aveva fatto sparire la malattia mediante i suoi canti e le sue cerimonie, il perverso sciamano kieli tewiali (“uomo-Datura”, una personificazione della Datura sp.) ingannò la gente facendosi pagare per un canto falso. Attraverso il crepitio del fuoco, tatevali (Nonno Fuoco) disse a kauymáli che ciò non avrebbe causato alcun danno importante, sempre che si fossero messi a intonare canti corretti in altra cerimonia. La malattia ancora una volta iniziò ad attraversare il mondo.

Per tanto, kauymáli si mise a cantare usando al contempo le sue piume di sciamano con i crotali dei serpenti a sonagli. Per mezzo di questo pennacchio da sciamano afferrò una teáka (una piccola pietra, molto delicata, che fa si che la gente si ammali). La teáka venne gettata nel fuoco. Dopo gli animali vennero puliti ritualmente con erba, per curarli. Il pasto contaminato venne poi bruciato.

Sebbene Datura, lo stregone, avesse fabbricato le ulú túveli (“frecce di malattia”, costruite dagli sciamani-stregoni huichol per usarle nella magia nera), kauymáli non ne aveva paura. Si impadronì di queste frecce e le scagliò contro gli animali e il mais, sebbene Datura avesse offerto il polline della Datura ai quattro punti cardinali.

Nel canto che seguì, a kauymáli venne detto di catturare il perverso sciamano, Datura, e di tagliargli l’orecchio e l’alluce del piede affinché fuoriuscisse il sangue. Questo sarebbe stato il castigo per Datura per la sua stregoneria. Oltre a questo, a kauymáli venne ordinato di legare il perverso sciamano, e di portarlo fino al falò all’interno del tempio. Poi, seguendo le istruzioni delle grandi dee del mare, doveva bruciare la Datura nel falò e seppellire il suo corpo in un luogo molto lontano. Quando kauymáli fece ciò, dal corpo bruciato dello stregone spuntò una pietra.8

Poiché il Sole temeva ancora le grandi dee del mare, decise di aiutare Datura, sempre che questo gli promettesse di aiutarlo nelle sue lotte con le dee della pioggia. Di conseguenza, il Sole trasformò Datura affinché fosse meno cattivo. Gli consegnò una ranchería in un luogo vicino al mare, dove ci sono cinquanta scogliere. Lì crebbe la Datura. Il perverso sciamano [ne] mangiò un pezzetto di foglia, e in tal modo non potette più toccare il peyote. Preparò i suoi parafernali allo stesso modo in cui lo fanno gli huichol per una cerimonia. Poi celebrò la prima cerimonia di magia nera, che ancora oggi eseguono gli huichol malvagi.

Le grandi dee del mare inviarono a Datura un armadillo femmina. Questo animale divenne sua sposa. Poiché Datura era ancor più che mezzo malvagio, Armadillo smise di essere una grande dea del mare per trasformarsi in un animale. Agli huichol mangia le zucche, perché nei primi tempi le aveva mangiate per disseminare i semi nelle quattro regioni del mondo. Le venne comandato anche di mangiare larve e vermi. Ancora oggi l’armadillo si nutre in questo modo (Zingg, 1982, vol. II, pp. 192-3).

La versione di Zingg prosegue con il tentativo di Kauymáli “di contrastare gli effetti nocivi della magia nera della Datura, dal cui cadavere erano nati lupi, serpenti, leoni, giaguari, serpenti a sonagli e altri animali che ancora oggi terrorizzano gli Huichol. Dato che questi animali appartengono al Sole, Kauymáli doveva seguire le istruzioni che gli avrebbe dato il dio” (ibid., pp. 193-4). Viene preparata una cerimonia del peyote per volontà del Sole, e nel canto intonato da kauymáli questi “sognò che il Sole avrebbe placato la sua collera causata dal falso canto [quello di Datura] solo se la gente gli avesse offerto parafernali cerimoniali nel paese del peyote di San Luis Potosí” (id.).

Negli anni sessanta sopraggiunse la ricerca etnografica di Barbara Myerhoff e Peter Furst, che permise fra l’altro di raccogliere un ciclo mitologico completo riguardante il Kieri per bocca dello sciamano Ramón Medina Silva. Il ciclo inizia con la nascita di Kiéri Téwiyári dal vento. Téwiyári significa “persona”, per cui Kiéri Téwiyári significa “Persona Kiéri”; è noto anche col nome di Tatakúri. Ancora neonato dalla sua bocca fuoriescono, accompagnati da lampi brillanti di colori, diversi animali associati alla stregoneria e alle malattie, quali pipistrelli, lupi, serpenti:

“Cose striscianti uscirono dalla sua bocca. Vide come erano. Disse a se stesso: ‘Se sono fatto così, sarò così’. Disse: ‘È questo che farò nella mia vita. Sarò un raccoglitore di vipere, di serpenti velenosi. Sarò un maestro di serpenti, di cose striscianti. Li controllerò. È questo che farò’” (Furst & Myerhoff, 1966, p. 8).

Una volta cresciuto, Kiéri Téwiyári inganna la gente agendo come un vero mara’akáme (sciamano). Suona il tamburo, canta e porta le frecce cerimoniali. In questo passo Furst e Myerhoff (1966, p. 9) commentano il testo dicendo che Kiéri Téwiyári dà da mangiare alla gente la datura. Si tratta di un’affermazione impropria, poiché nel testo ciò non è riportato. L’informatore Medina interpone di frequente suoi commenti nel recitare il ciclo mitologico, e fa semplicemente un’estrapolazione cronologica riferendo che l’Albero del Vento (la futura pianta in cui verrà trasformato Kiéri) rende matti e ammalati chi oggigiorno segue Kiéri. Del resto è sufficiente osservare che la piante del kieri non esisteva ancora, essendo frutto della trasformazione di Kiéri alla sua morte. Ciò che accade è che la gente che nel mito segue Kiéri diventa matta:

“Si sedettero in cerchio, imitandolo. Era il loro capo. Alcune persone sono così, imparano da lui. Seguono la sua traccia. Si sentono storditi e tossiscono. Li fa ubriacare, li fa inciampare sui piedi. Cadono contorcendosi. Egli canta a loro. Usa le sue frecce, li inganna. Dice: ‘Io sono il mara’akáme, seguitemi’. Li influenza in questo modo. Li fa rotolare. Così che sono presi dal desiderio di scalare le alte scogliere, di volare, di saltare giù, giù, giù sotto. Come se stessero volando. Pensano di poter volare, quelle persone. Imparando da lui diventano stregoni. Facevano questa cosa senza farci caso. Agivano sotto incantesimo” (Furst & Myerhoff, 1966, p. 9).

“[Kiéri Téwiyári] Va in giro cantando, gridando: ‘Oh, sono ubriaco, oh, oh, sto andando in giro in questi giorni, ecco come sono’. Grida: ‘Ah, ecco come sono, sono ubriaco, mi sento bene, oh posso ballare!’ Così canta, facendogli perdere il controllo di sé. Insegna a quegli altri. Si siedono con lui, imparano da lui. Diventano stregoni, streghe. Lui parla loro: ‘Oh fratelli miei, vi tratterò bene. Con me ve la caverete bene’. Dice: ‘Se sono così, li tratterò bene. Li tratterò secondo come vanno’. Canta: ‘Vado in giro a ballare, vomito mentre ballo, vado in giro a ballare’. Lo fa per ricevere le giuste offerte. ‘Ah’, dice, ‘il mio viso è brillante, è sistemato correttamente, splende. Il mio viso è tutto dipinto, sembra il Sole’. Così va in giro cantando, va a battere il tamburo, va a ingannarli. Lui è fatto così” (Furst & Myerhoff, 1966, p. 12).

Nel fare la sua cerimonia sciamanica Kiéri Téwiyári afferma di essere superiore a Káuyúmari. A questo punto quest’ultimo entra in scena e, spronato dagli altri dei, decide di eliminare Kiéri Téwiyári essendo un falso mara’akáme. Ma prima lo spia con lo scopo di apprendere i suoi segreti:

“Káuyúmari disse, ‘Ah, sono pronto per lui da quando è nato’. Disse, ‘Lo guarderò, vedrò cosa fanno. Imparerò i suoi segreti. Tutta la sua saggezza. Cosa pensa, cosa dice. Cosa fa. Come fa queste cose. Tutto, tutto’. Lo fece, prendendone il controllo, catturando tutto” (Furst & Myerhoff, 1966, p. 13).

Dopo averlo spiato e apprese le sue tecniche, Káuyúmari affronta Kiéri Téwiyári. Dapprima questi cerca di sfuggire assumendo differenti forme, poi decide di affrontare il suo destino. Kiéri chiede invano l’aiuto di Padre Sole, quindi cerca di salvarsi offrendo a Káuyúmari tutte le sue conoscenze. Ma questi rifiuta e gli lancia contro una ad una cinque frecce che gradualmente indeboliscono Kiéri Téwiyári, che nel mentre vomita “cose velenose”, sino a che l’ultima freccia lo uccide:

“Egli vomita cose viola, cose nere, cose gialle, cose cremisi. Ma Káuyúmari, con il suo potere, con il peyote, non ne viene danneggiato. Dice, quella Persona Kiéri dice: ‘Andrò al vento, non morirò. Qui non morirò. Andrò lì, con i miei sforzi, nel luogo in cui sono nato, nel luogo da cui sono venuto. Mi trasformerò. .. aaahhhhh… mi ha colpito di nuovo, lì, un’altra freccia’. La quarta freccia era in lui. Vomita, ulula, urla, strilla. Quegli animali, queste volpi, quei lupi, quei gufi, quelle vipere, urlano. Una, due, tre, quattro frecce” (Furst & Myerhoff, 1966, p. 17).

Durante l’agonia Kiéri Téwiyári affligge l’umanità con una moltitudine di malattie che diffonde nel mondo in forma di luci brillanti colorate. Quindi sopraggiunge la sua morte:

“Quando morì, non morì. Solo la sua anima tornò al vento, dove era nato. Quando morì, quando le frecce di Káuyúmari lo uccisero, si trasformò. Viaggiò fino a una rupe per crescere lì, per trasformarsi in un albero. Perché Nostro Nonno, Nostro Padre, non lo avrebbe ammesso da nessuna parte. ‘Sei malvagio, ecco perché rimani qui in questo mondo’. Arrivò alla rupe e la sua anima cadde lì, cadde come una pietra. Si trasformò lì in un albero che cominciò a crescere, a crescere verso l’alto fino a raggiungere il quinto livello, un albero con cinque rami. Allora il vento ebbe compassione di lui, lo soffiò qua e là, ai cinque lati. Gli disse: ‘Là, in quei campi, lì è verde, lì puoi crescere’.

Eccolo, in quei campi. Eccoli quelli che lo acclamavano, gli stregoni. Eccoli. Chiedendosi mentre andavano, mentre lo seguivano: ‘Dov’è andato quell’albero, dov’è ora?’ Così che potessero andare dove era andato quell’Albero, così che potessero seguirlo, seguire le sue vie. Dopo averlo seguito, dissero: ‘Ah, eccoti qui’. Lui disse: ‘Si, sono qui, cosa posso fare per voi?’ In un modo simile. Suonando il suo violino, cantò: ‘Qui fuori nel campo divento verde, il campo sono verde, pieno di vita’” (ibid., pp. 19-20).

Un’altra versione del medesimo mito è stata raccolta da Tim Knab presso la comunità wixárika di Las Latas:

“Kiéli nacque dall’unione del serpente delle prime piogge, lo háyku, con il vento. Kiéli non aveva genitori a parte il vento. Era nato dal nulla. Crebbe e divenne molto potente sino a poter comandare i venti. Kiéli tewaári apprese molte cose dai venti. Mediante questi comandava sui serpenti e su altre creature velenose. Kiéli divenne uno degli dei più potenti, più forte di Kayuyumari, più forte di tutti gli dei a eccezione di Tatewári.

Kiéli volle ancor più potere e si mise a praticare la stregoneria e la magia. Mostrava agli altri la sua stregoneria e magia e li faceva diventare pazzi. Kiéli stesso divenne pazzo. Egli diceva che era più forte di Tatewári. Per questo Kayuyumári dovette sconfiggere Kiéli tewiári. Egli dovette apprendere i modi malevoli di Kiéli tewiári e fermarlo. Seguì una grande battaglia e Kiéli tewiári rilasciò tutta la sua stregoneria sul mondo per fermare Kayuyumári, in modo che non ne ebbe più per sconfiggere Kayuyumári. Kayuyumári sconfisse Kiéli, ma non poté distruggerlo. Kiéli tewiári era ancora molto potente e molto pericoloso, così Tatewári lo trasformò in una pianta e lo lanciò su un precipizio roccioso. Kiéli crebbe lì e si propagò con l’aiuto dei venti, che ancora controlla oggi dai precipizi e bordi rocciosi dove vive” (Knab, 1977, p. 83).

In questa versione Kiéli non nasce dal vento ma dall’unione di un serpente con il vento. Anche qui, quando Kiéli pretende di essere più forte di Tatewári, il dio del fuoco, entra in scena Kayuyumári per fermarlo. Interessante il motivo della sconfitta di Kiéli, che avviene perché egli durante il combattimento rilascia tutta la sua stregoneria “in modo che non ne ebbe più per sconfiggere Kayuyumári”. E’ come se fosse stato il vincitore a elaborare questo stratagemma; un dettaglio che collima con il fatto che prima di affrontare il rivale Kayuyumári lo spia per conoscere le sue modalità di fare stregonerie.

Sembra esistere un’ulteriore versione di questo mito (in Ramírez et al., 1982), che non sono stato sinora in grado di recuperare.

 

Note

1 – Métraux (1932) traduce “non impedirle di scendere” (Preuss, 1932, p. 451), ma Heraufkommen significa “salire”.
2 – Métraux (1932) non ha inserito la frase “scocca il suo bastone di piume magiche contro le frecce, che così elimina” (Preuss, 1932, p. 451).
3 – Aedo (2011, p. 173), nel riportare la traduzione spagnola di questo passo (Preuss, 1998), sostituisce il termine originale itáuki con iteuki e ‘iteuki.
4 – Métraux (1932) traduce “come un lupo”, ma Löwe significa “leone”.
5 – Nella traduzione in spagnolo (Preuss, 1998) è riportato “vola nell’aria come un insetto”, ma il termine “insetto” non è presente nel testo originale tedesco.
6 – Métraux (1932) traduce differentemente, eliminando fra l’altro la citazione ai Cora: “Kauyumári chiede a Šuravetámai, ‘il ragazzo della stella’, che è strettamente associato alla stella del mattino, di dargli le sue frecce” (Preuss, 1932, p. 451).
7 – Gutiérrez del Ángel, nel riassumere questo mito riportato da Preuss, oltre a indicare erroneamente che è presente nel testo di Preuss 1908b, mentre è presente in Preuss 1908a, indica nel mito da lui indicato M4 come se fosse riportato da Preuss che l’ituaki (e non itáuki) è un insetto, e che tale insetto “è espressione dello stregone kieri” (Gutiérrez del Ángel, 2012, p. 154), generando con ciò una confusione, poiché Preuss non fa alcun riferimento al termine kieri.
8 – Sorprende che nel testo venga riferito che Datura fu trasformato in una pietra e non in una pianta, e che si intenda una pianta si palesa nel passo successivo quando “il perverso sciamano” (quasi certamente il medesimo kieli tewíali) ne mangia un pezzo di foglia. Potrebbe trattarsi di un refuso nel testo di Zingg, o nella traduzione spagnola del testo originale inglese di Zingg (che non ho potuto consultare). E’ tuttavia opportuno osservare che nella versione di Furst e Myerhoff (1966) che verrà presentata di seguito, Kiéri Téwiyári nel trasformarsi in pianta “cadde come una pietra”.

 

Si vedano anche:

 

Riferimenti bibliografici

Aedo Ángel, 2011, La dimensión más oscura de la existencia. Indagaciones en torno al Kieri de los Huicholes, Universidad Nacional Autónoms de México, México D.F.

Furst T. Peter & Barbara G. Myerhoff, 1966, Myth as history: the jimson weed cycle of the Huichols of Mexico, Antropologica, vol. 17, pp. 2-39 (versione spagnola pubblicata nel 1972, El mito como historia: el ciclo del peyote y la datura entre los Huicholes, in: S.N. Sitton et al. (cur.), El peyote y los Huicholes, Sep/Setentas, México D.F. :55-108).

Gutiérrez del Ángel Arturo, 2012, Las vías del chamanismo: el complejo datura entre el sureste de Estados Unidos y el occidente mexicano, en: B.Z. González Sobrino (Ed.), Entre tarahumaras, coras y huicholes. Algunos aspectos sobre la “locura”, Universidad Nacional Autónoma de México, México D.F., pp. 131-174.

Knab Tim, 1977, Notes concerning use of Solandra among the Huichol, Economic Botany, vol. 31, pp. 80-86.

Preuss Konrad Theodor, 1908a, Die religiösen Gesänge und Mythen einiger Stämme der mexikanischen Sierra Madre, Archiv für Religionswissenschaft, vol. 11, pp. 369-398.

Preuss Konrad Theodor, 1908b, Reise zu den Stämmen der westlichen Sierra Madre in Mexiko, Zeitschrift der Gesellschaft für Erdkunde zu Berlin, pp. 147-167.

Preuss Konrad Theodor, 1932, Au sujet du caractère des mythes et des chants huichols que j’ai recueillis, Revista del Instituto de Etnología, vol. 2, pp. 445-457 (traduzione dall’originale tedesco (1908a) per opera di Alfred Métraux).

Preuss Konrad Theodor, 1998, Los cantos religiosos y los mitos de algunas tribus de la sierra Madre Occidental, in: Fiesta literatura y magía en el Nayarit. Ensayos sobre coras, huicholes y mexicaneros, collezione di testi di Preuss a cura di J. Jauregui & J. Neurath, Instituto Nacional Indigenista-Centro Francés de Estudios Mexicanos y Centroamericanos, México D.F., pp. 265-287.

Ramírez Elisa et al. 1982 Wirrarika +rratsikayari. Canciones, mitos y fiestas huicholas, Tradición oral indígena, Consejo Nacional de Fomento Educativo-Secretaría de Educación Pública, México.

Samorini Giorgio, 2025, On the ancient Mexican names of the hallucinogenic plants of the genus Solandra, Antrocom Journal of Anthropology, vol. 21(1), pp. 5-26.

Zingg M. Robert, 1982 (1938), Los Huicholes, 2 voll., Instituto Nacional Indigenista, México D.F.

 

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