L’albero kareru fra i Piaroa

The kareru tree among the Piaroa

Nella mitologia dei Piaroa sono di frequente protagoniste le fonti visionarie impiegate da questa etnia dell’Amazzonia venezuelana (si veda Polveri da fiuto fra i Piaroa)

In base alla saga cosmogonica piaroa, dal nulla nacque il primo essere divino, Buoka. Dalla retina di uno dei suoi occhi Buoka diede origine a suo fratello Wajari, il quale nacque cieco, e Wajari generò l’essere femminile Tchejeru. Buoka, Wajari e Tchejeru furono i primi tre esseri del creato.

Wajari è il principale creatore del mondo, e uno dei suoi primi atti creativi riguardò un albero chiamato kareru (“diede il nome” a kareru), dalle esplicite proprietà visionarie, che “dà le immagini del futuro poiché è l’albero della verità”; è l’albero padre degli animali dell’origine, che dà loro i linguaggi. A furia di assumere kareru, Wajari recuperò la vista. E’ attraverso i poteri visionari di quest’albero che gli dei possono operare i loro atti creatori.

Non è chiaro se l’albero del kareru, riferito come tale solo dall’antropologo Lajos Boglár, sia da identificare con una delle reali fonti vegetali inebrianti impiegate dai Piaroa – ad esempio con il dada o dädä, identificato da alcuni studiosi come una specie di Malouetia o Tabernaemontana e da altri come una Datura – oppure se si tratti di una fonte vegetale visionaria dal mero valore simbolico, come una specie di Ur-pflanzen, di “pianta delle origini”. In una comunicazione personale, Rodd (25-06-2019) ha espresso l’opinione che il kareru abbia potuto un tempo far parte del gruppo di piante note come dädä, di cui gli sciamani piaroa riconoscono 8-10 specie, e che oggigiorno non sia più in uso.

Di seguito vengono presentati due passi della mitologia piaroa collocati cronologicamente nei tempi cosmogonici, che evidenziano il ruolo fondante dell’albero kareru.

 

La creazione di Buoka

Era buio. Non si vedeva il Sole. Non si vedeva l’acqua. Non si vedeva il cielo. Non si vedevano le montagne. Non si vedevano gli uomini. Questo prima di Wajari.

[Wajari] diede il nome a un bell’albero: kareru. E bevette il succo di questo albero per vedere il futuro. Buoka disse che Enemey Ofoda [uno spirito] gli aveva dato il succo dell’albero:

– Questo albero è del padre del báquiro, del padre del chácharo, e del padre dell’armadillo. Questo albero era di mio padre e di mio nonno.

Buoka bevette il succo dell’albero. E nelle sue visioni vide il futuro. E si chiese:

– Dove volarono i miei pensieri? Che futuro mi predicono le visioni?

Nelle sue visioni giunse ai luoghi sacri sotterranei del báquiro e di altri animali. Vide tutti gli animali delle profondità e ascoltò le voci degli strumenti musicali del báquiro.

Un solo sorso del succo di kareru gli diede la prima visione, e gli apparve l’immagine degli strumenti musicali del báquiro. Vide attraverso le cascate, attraverso il cielo con i suoi occhi, riuscì a vedere le montagne. Vide il Basso Orinoco, l’Alto Orinoco, il monte Paria, i monti Raya. Vide il Sipapo, i luoghi dell’Alto Cuao, i luoghi sacri degli animali nelle montagne.

– Il kareru dà la voce del padre del báquiro, del padre del chácharo e del padre dell’armadillo. Ha dentro anche la voce di mio nonno. E porta anche il grido dell’orso – disse Buoka.

Egli tornò a bere il succo di kareru. Nelle sue visioni vide e riconobbe suo fratellino (Wajari):

– Oh, è mio fratellino e sarà il capitano del mondo. E’ molto bello, ha scarpe, mani e piedi. E’ alto come me. Lo farò mio fratellino. Lavorerà come me. Convertirò mio fratellino nel secondo capitano del mondo.

Buoka si aggrappò all’orecchio destro di suo fratello minore. Poi disse:

– Mio fratellino avrà occhi chiari come il danto (tapiro).

Ma Wajari venne al mondo cieco. Non vedeva alcunché. Poi disse:

– Sono cieco! Mai mi lascerà questa malattia che si attaccherà a tutti gli animali: vacche, báquiro, cochino. Tutti gli animali avranno questa malattia e sarà pericolosa anche per gli uomini.

Buoka disse qualcosa di simile:

– La malattia di Wajari passerà agli animali e sarà pericolosa per gli uomini.

Dopo essere stato creato, Wajari non vedeva il sole, non vedeva la terra, non vedeva l’acqua. Buoka gli chiese:

– Fratello, come puoi vivere senza il sole, senza la terra e senza l’acqua?

Ma Buoka aveva acqua a sufficienza (Wajari creò l’acqua per tutto il mondo). Quando Wajari aprì gli occhi, regnavano le tenebre. Non si vedeva il Sole.

– Fratello, come puoi vivere così? Senza luce?

Buoka gli rispose:

– Io vedo, sebbene non ci sia luce. Ho sempre vissuto così. Mi sono abituato.

Wajari gli disse:

– Mi dicesti che hai bevuto il succo di kareru e hai potuto vedere il futuro. Quando lo presi io non vidi alcunché!

Buoka aggiunse:

– Le mie visioni parlano di cose molto vicine. Cose che tu medesimo vedrai con i tuoi occhi. L’acqua che ho bevuto mi diede pensieri certi, non menzogne. Poiché il kareru è l’albero della verità. Il succo scuro di kareru dà immagini del futuro.

Wajari ripeté:

– Questo liquido dà visioni del futuro. Visioni sulla tua sposa, i tuoi figli, i tuoi nipoti.

Buoka rispose:

– Certo! Quando ho bevuto da questo liquido, le visioni mi insegnarono come si crea il sole, come si crea la terra, come si crea l’alimento dell’uomo, come si creano le cascate.

Wajari disse:

– Va bene! Sono immagini certe. Cominciamo a lavorare su queste cose. Il sole, il cielo, le stelle, la terra, le cascate, devono essere visti dal nostro popolo piaroa, ma anche dai baniva, waika, jabarana.

Wahari sollevò il sole dopo averlo pulito e lo soffiò verso l’alto. Il sole si alzò nel firmamento!

[il racconto prosegue con Wajari che crea la luna, il fulmine, ecc….] (Boglár, 2015, pp. 68-69).

 

Kareru

Nel centro del mondo c’era una foresta dove vivevano le piante per le bevande: dada, timinya, kareru. Chiaramente, prima dovettero incontrare gli alberi.

Wajari ordinò: “A cercare gli alberi! Ottenere un pezzo di ciascuno di quelli, poi farli in polvere, versargli acqua e berlo”.

Quando li incontrarono, Wajari bevettedi gustoil succo di kareru e come ai meñé-ruwäs [sciamani] nacquero i suoi pensieri. La bevanda di kareru aiutò i pensieri.

Questo accadde prima che ci avessero creato. Quando alzarono il firmamento. Perché Wajari alzò il firmamento ma ancora non c’era luce. Per questo, Wajari mandò Pjepju, il suo aiutante, a cercare gli alberi con forza magica. Poiché solamente con questi si poteva ottenere la luce, la chiarezza.

Wajari voleva lavorare, ma aveva bisogno della luce. E mandò Pjepju a cercare gli alberi. Wajari bevve il kareru e ottenne la chiarezza (Boglár, 2015, p. 76).

 

Riferimenti bibliografici

BOGLÁR LAJOS, 2015, Cuentos y mitos de los Piaroa, Fundación Editorial El perro y la rana, Caracas.

 

Si vedano anche:

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