Racconto rom sullo stramonio

Rom tale about the jimsonweed

 

Questo racconto è stato raccolto presso i Rom della Transilvania verso la fine del XIX secolo. Oltre a essere caratterizzato da un certo grado di maschilismo, il racconto tratta delle origini dello stramonio (Datura stramonium), e vi viene espressa l’idea, diffusa fra i Rom, che siano stati loro a diffondere questa pianta nel corso delle migrazioni europee e non solo europee.

 

Viveva una volta, in un paese molto lontano, un uomo saggio che conosceva molti rimedi magici e con i quali aiutava le persone. Le persone arrivavano da tutte le parti per chiedergli consiglio, e nessuno mai lasciava la sua casa senza avere ricevuto una parola di conforto o un aiuto.

Un giorno, mentre molte persone aspettavano di essere ricevute, una di loro disse al saggio uomo: “Signore, dovresti prendere moglie e avere dei figli, ai quali poter lasciare il segreto della tua grande arte, dopo la tua morte”.

E il saggio uomo rispose: “Prenderei volentieri moglie, ma ritengo sia molto difficile trovare una donna che non vada mai contro il mio volere. Io ho bisogno di una donna che ubbidisca costantemente al mio volere; se mi disubbidisse una sola volta, sarei costretto a maledirla”.

Tuttavia, le persone che si recavano presso il curatore non smettevano di implorarlo affinché prendesse moglie. E fu così che un giorno il saggio uomo disse: “E va bene, prenderò moglie! Chi fra le fanciulle presenti vuole diventare mia moglie?”. Si fece avanti una bella fanciulla: “Io, signore, sarò tua moglie e obbedirò sempre ai tuoi ordini”. “Bene!”, rispose l’uomo, e prese la giovane fanciulla in moglie.

Per lungo tempo vissero in perfetta armonia, e la donna non fece mai nulla che potesse contrariare il suo uomo. Ebbero molti bambini, e l’uomo in cuor suo era contento, perché dopo la sua morte avrebbe potuto lasciare in eredità il suo sapere a tutti loro.

Una notte l’uomo tornò a casa più tardi del solito dalla visita a un ammalato, e disse alla moglie: “Mia cara, domani mattina svegliami prima dell’alba, così potrò recare visita all’ammalato prima che il sole cominci a illuminare la Terra”. Si coricò e cadde in un sonno profondo.

Quando cominciò ad albeggiare, la moglie pensò: “Poverino, come dorme! È andato a letto così tardi ed era spossato. Lo lascerò dormire un altro poco”. Lasciò quindi dormire il marito, e quando lo svegliò il sole era ormai alto e riscaldava già tutta la Terra.

L’uomo balzò dal letto e disse: “Quando ti presi in moglie ti raccomandai di non contraddire mai la mia volontà; una sola disubbidienza ai miei ordini e ti avrei maledetta. Questo lo sapevi bene, tuttavia hai trasgredito ai miei ordini e non mi hai svegliato. Ti maledico e ti trasformerò in una pianta con tanti semi per ogni figlio che hai messo al mondo, e sarai evitata sia dagli uomini che dagli animali. I tuoi figli vagheranno per il mondo e ti condurranno con loro, e tu dovrai servirli ed essere ubbidiente”.

Dopo queste parole il saggio uomo scomparve e al posto della donna comparve una pianta di stramonio, che i suoi figli portano con loro per il mondo e la diffondono ovunque. Gli zingari dicono di essere i discendenti dei figli di questa donna, e per questo motivo ancora oggi vagano per il mondo (Wlislocki, 1890, pp. 7-9, dalla traduzione proposta in Petoia, 2004, pp. 94-96).

 

Riferimenti bibliografici

Petoia Erberto (cur.), 2004, Miti e leggende degli Zingari, Franco Muzzio Editore, Roma.

Wlislocki Heinrich von, 1890, Vom wandernden Zigeunervolke. Bilder aus dem Leben der Siebenbürger Zigeuner. Geschichtliches, Ethnologisches, Sprache und Poesie, Verlagsnastalt und Druckerei Actien-Gesellschaft, Hamburg.

  • Search