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Miti sul kava dell’isola di Tanna
Myths on kava from the Tanna island
I due miti riguardanti il kava (si veda Il kava del Pacifico) qui presentati sono stati raccolti da Vincent Lebot negli anni 1982-1983 nell’isola di Tanna, dell’arcipelago di Vanuatu, e hanno in comune connotazioni sessuali. Il primo è stato registrato nel villaggio di Ianmanu, nella regione sudest di Tanna.
Tempo fa la gente beveva solo un tipo di kava, il kava selvatico. Un giorno una donna dell’isola di Futuna stava sbucciando degli ignami da sola sulla riva del mare. Nel momento in cui si accovacciò nell’acqua, uno spirito approfittò della sua posizione per infilare una pietra magica nella sua vagina. Quando ella realizzò che aveva qualcosa lì, la spinse fuori e la osservò. Rimase sorpresa di trovare che era sottile e coperta di nodi e germogli, e decise di portarla con sé al villaggio.
Il capo del villaggio la reclamò per sé e la portò quel pomeriggio al luogo della bevuta del kava, dove erano riuniti tutti gli uomini del villaggio. Essi erano riuniti attorno al capo a osservare la pietra, quando lo spirito apparve. Esso mostrò loro una pianta di kava della dimensione di un albero di baniano1 e disse loro che questa era il vero kava. Disse anche che la pietra era sacra e che doveva essere maneggiata con rispetto.
Essi misero immediatamente la pietra in una ciotola a forma di canoa intagliata con il legno sacro e la spruzzarono con acqua. Il giorno successivo la canoa era traboccante di migliaia di pietre identiche. La gente venne da tutti i villaggi dell’isola per portarsi a casa le pietre e, per via dei magici poteri delle pietre, oggigiorno gli uomini sono in grado di coltivare il kava. Alle donne non è permesso di bere il kava e nemmeno di vedere la sua preparazione, perché esso un tempo toccò la parte impura del loro corpo.2
Questo secondo mito è stato registrato nel villaggio di Iakwarakwara, sempre nella regione sudest dell’isola di Tanna.
Tempo fa, quando gli antenati erano vivi, due donne stavano raccogliendo ignami selvatici e si recarono in una zona bassa del mare per raschiarne la buccia. Mwatiktiki3 aveva portato a Tanna la pianta del kava e l’aveva nascosta in un buco fra le rocce sulla spiaggia. Le due donne si erano accovacciate e si misero a sbucciare i loro ignami. Un germoglio di kava spuntò e si eresse, si introdusse nella vagina di una delle due donne e iniziò a farlo. Essa si disse: “Sento qualcosa di buono, qualcosa di dolce!” Il kava continuò a farlo. Essa si girò verso sua sorella e chiese: “Cosa mi sta spingendo?” Videro che era il kava. Estrassero il germoglio di kava e lo portarono indietro nel loro giardino di Isouragi, dove lo piantarono. A quei tempi l’uomo beveva solo kava selvatico. Non avevano ancora conoscenza della vera cosa. Le donne sarchiarono la pianta del kava segretamente. Quindi la estrassero, prepararono il cibo, lo portarono nel luogo della bevuta del kava, e dissero agli uomini che se avessero bevuto questo kava avrebbero sentito qualcosa di differente. Gli uomini smisero di bere il kava selvatico e iniziarono a usare il vero kava. Da quel luogo di bevuta il kava raggiunse tutte le aree dell’isola.4
Note
1 – Ficus benghalensis L., famiglia delle Moraceae.
2 – Da Lebot, 1989, p. 93.
3 – Un eroe culturale associato all’isola di Futuna.
4 – Da Lebot et al., 1992, pp. 127-128.
Si vedano anche:
Riferimenti bibliografici
Lebot Vincent, 1989, L’histoire du kava commence par sa découverte, Journal de la Société des Océanistes, vol. 88-89, pp. 89-114.
Lebot Vincent, Mark Merlin & Lamont Lindstrom, 1992, Kava, the Pacific Drug, Yale University, New Have, pp. 127-128.