La canapa nell’antica Europa

Cannabis in the ancient Europe

 

Le origini della relazione umana con la canapa nei territori europei soffrono di quella incertezza già evidenziata a livello della visione eurasiatica (si veda l’introduzione generale Archeologia della canapa). Numerosi ritrovamenti nei contesti archeologici sono stati messi in dubbio, in particolare per quanto riguarda la causalità della relazione umana con la canapa e per quanto riguarda la determinazione botanica di alcuni ritrovamenti (soprattutto di tessuti); recentemente sono anche state rifiutate le supposte origini neolitiche della sua coltivazione, affermata da numerosi studiosi nei decenni passati, propendendo per un’origine della coltivazione durante l’Età del Rame, di cui una prima traccia sarebbe stata individuata presso la cultura Gumelniţa-Varna, con possibile datazione nel IV millennio a.C. (McPartland & Hegman, 2018).

La situazione si è mantenuta confusa per via anche di un certo sciovinismo da parte di diversi ricercatori, nell’ottica distorta di difendere o avvalorare specifiche aree geografiche o specifiche culture umane. E’ il caso, ad esempio, di Dörfler (1990), il quale aveva messo in dubbio un’antichità millenaria della coltivazione della canapa in Europa, criticando le determinazioni tassonomiche e cronologiche di alcuni ritrovamenti archeologici, e mostrando di non essere al corrente di diversi altri dati archeoetnobotanici; le sue argomentazioni hanno evidenziano forzature che avevano lo scopo di avvalorare la tesi che la pianta della canapa raggiunse il continente europeo solamente durante l’Età del Ferro, con la sua diffusione massiva per opera dei Romani attorno al I secolo a.C. A discapito di questa acclamata “diffusione massiva” da parte dei Romani, è sufficiente osservare come gli studiosi considerino una rarità la presenza di manufatti di canapa nei siti archeologici del periodo romano, come è il caso di ritrovamento di frammenti di tessuti di canapa ritrovati in una tomba del IV-V secolo d.C. nel sito di Albintimilium, vicino a Ventimiglia, in Liguria (Italia), considerato “piuttosto raro in epoca romana” (Arobba et al., 1997-98, p. 331).

Frammenti di tessuti di canapa ritrovati in una tomba del periodo romano del sito di Albintimilium, Ventimiglia, datati al IV-V secolo d.C. (da Arobba et al., 1997-98, fig. 8, p. 331)

Frammenti di tessuti di canapa ritrovati in una tomba del periodo romano del sito di Albintimilium, Ventimiglia, datati al IV-V secolo d.C. (da Arobba et al., 1997-98, fig. 8, p. 331)

Riporto di seguito alcuni dati, pur mantenendo il beneficio del dubbio, poiché non è facile districarsi nella matassa di identificazioni archeobotaniche, di critiche e critiche delle critiche; in altri termini, non è sempre facile capire a chi dare retta.

Semi di canapa sono venuti alla luce nel corso degli scavi della regione d’Oneçti (sito di Frumușica), in Romania, appartenenti all’orizzonte della cultura neolitica Cucuteni B, del VII-VI millennio a.C. (Matasǎ, 1946, p. 39). Al medesimo orizzonte cronologico appartiene un ritrovamento antropico di acheni nel sito di Thayngen-Weier, in Svizzera (Willerding, 1970).

Nel sito di Alkali, nell’Estonia orientale, vicino alla bocca del fiume Emajōgi, è stata individuata la presenza di polline di Cannabis a partire dal 5600 a.C., e ciò è stato interpretato come indicazione di attività agricola (Poska & Saarse, 2006). Sempre in Lituania, nell’area di Šventoji, sono stati ritrovati semi di C. sativa e C. ruderalis datati al Medio Neolitico (cultura di Narva), 3300 a.C., associati a un’apparente attività agricola. Al medesimo orizzonte cronologico appartiene un tessuto di cordone di canapa (Rimantiené, 1992).
Nell’area del medio Danubio, nell’Europa centrale, diverse ceramiche della cultura neolitica di Lengyel, datata fra il IV e gli inizi del III millennio a.C., presentano impronte di canapa (Wasylikowa et al., 1991, p. 217).
Impronte di semi di canapa sono state individuate nei pavimenti di argilla di un sito della Cultura Trypolie dell’Ucraina, con datazione al 5300-3500 a.C. (Barber, 1991, p. 17).
Sono stati ritrovati semi carbonizzati di canapa accanto al cranio di una tomba (tumulo n. 12) in un sito della cultura neolitica Kurgan a inumazioni a fossa (pit-grave) nei pressi di Gurbăneşti, un villaggio distante una cinquantina di chilometri a est di Bucarest, in Romania, e datato attorno al 1700 a.C. Questi semi erano associati a dell’argilla gialla e a della cenere, un dato che ha fatto ipotizzare che venissero eseguite delle fumigazioni di canapa nel corso del funerale, eventualmente mediante inalazione dei vapori con l’ausilio di piccole “pipe a forno”, di cui l’argilla gialla sarebbe la rimanenza materiale (Rosetti, 1959, pp. 801, 805 e n. 2).

Un interessante ritrovamento proviene dalla penisola iberica. Nel Riparo dei Carbonai (Abrigo de los Carboneros), nella regione di confine fra Lorca e Totana, nella Murcia, Spagna, una sepoltura femminile datata al tardo Calcolitico (inizi del II millennio a.C.) era coperta da una stuoia di canapa, e la sua testa era avvolta da una benda costituita della medesima fibra vegetale. Un fatto curioso, dall’analisi polinimetrica se ne è dedotto che sulla sepoltura fu depositato un mazzo di fiori, costituiti principalmente da specie di Ephedra e Artemisia (Lopez, 1988, pp. 344-345).

Per quanto riguarda il territorio francese, pongo l’attenzione su uno studio che è stato per lo più ignorato dagli studiosi, riguardante il ritrovamento di resti di questa pianta nella grotta di d’Adaouste, nella regione di Bouches-du-Rhône (Francia meridionale). Si tratterrebbe del primo ritrovamento neolitico della canapa in Europa, avvenuto nel corso degli scavi di questa grotta sviluppati negli anni 1910. Nel corso degli scavi della Sala A di questa grotta, sono venuti alla luce frammenti di fibra di canapa, diversi dei quali conservavano ancora una tinta bluastra, ritenuta non casuale bensì frutto di una deliberata colorazione della fibra vegetale, impiegando probabilmente la pianta del guado, Isatis tinctoria L. (famiglia delle Brassicaceae). Un dato interessante riguarda l’analisi di una pasta residuale ritrovata su un osso allungato che fungeva probabilmente da spatola. L’ammasso era costituito da diverse componenti organiche animali e vegetali, fra cui fibre di canapa e di lino, e gli autori dello studio ne dedussero che avrebbe potuto trattarsi di un medicamento, o meglio di un composto dalle funzioni magico-terapeutiche. Si tratterrebbe quindi di una rarissima evidenza neolitica di un impiego della canapa esterno al suo utilizzo come fibra (Cotte & Cotte, 1917).
Sempre riguardo il territorio francese, cito un ritrovamento pur tardo, ma con interessanti implicazioni etnobotaniche. Si tratta di una bara di piombo scoperta nella zona metropolitana di Lione-Trion Gerlier, e datata al IV secolo d.C. L’inumazione riguardava una giovane ragazza dalle probabili origini orientali, della quale si era eccezionalmente conservata la capigliatura. Negli ossidi metallici sviluppatisi sulle pareti interne della bara è stato rinvenuto polline di canapa in abbondanza, tale da far ritenere che una cima fiorita di pianta femminile di canapa fosse stata depositata sul cadavere della defunta secondo la sua lunghezza. Questo insolito impiego funerario della canapa potrebbe essere associato a un rito magico o profilattico associato alle sue proprietà inebrianti, congiuntamente all’evocazione dell’origine orientale della defunta (Girard & Maley, 1999/2000).

Per quanto riguarda il territorio italiano, i suoi pollini sono stati trovati in tre siti del Neolitico Medio (4500-4000 a.C.) dell’Emilia-Romagna, nelle località: Le Mose (Piacenza), Parma città (via Guidorossi) e Forlì città (via Navicella); i primi due siti appartenenti alla Cultura dei Vasi a Bocca Quadrata, e il terzo a una cultura con elementi “Diana”, coeva alla precedente. Nel sito di Le Mose la canapa era presente in discrete quantità (1,5%). Questi siti hanno mostrato un ambiente antropizzato e deforestato, tali da far ritenere la presenza della canapa di natura antropica e non naturale (selvatica) (Marchesini et al., 2011-13). Con una data di poco inferiore, 4000 a.C., polline di canapa è stato ritrovato in Brianza, attorno al lago di Annone (Lecco) (Wick, 1996). Gli autori di questi ritrovamenti seguono l’ipotesi che vedrebbe la canapa arrivare in Italia settentrionale come infestante dei cereali che giunsero da Oriente, senza essere apparentemente a conoscenza dei ritrovamenti di polline di canapa non per cause antropiche in Italia centrale con datazioni che partono dal XII millennio a.C., che confermano la presenza della pianta in Italia da tempi molto più antichi (si veda Archeologia della canapa).

Ancora per l’Italia, riporto un dato iconografico, inerente un olpe di bucchero rinvenuto in una tomba etrusca a Cerveteri e datato alla seconda metà del VII secolo. Il vaso è decorato con scene che riportano il mito greco degli Argonauti, e in una di queste sono raffigurati gli Argonauti che trasportano una lunga vela nell’atto di imbarcarla sulla nave. Su un lato della vela v’è la scritta kanna, che è stata interpretata dagli studiosi come una traslitterazione etrusca del termine greco kannabis, cioè canapa. La singolarità del reperto risiede nel fatto che anticipa di due secoli la più antica testimonianza scritta europea riguardante la canapa, che era sempre stata ritenuta quella riportata nel passo sugli Sciti di Erodoto nel V secolo a.C. (Belelli, 2002-03, Rix, 2002-03).

L'olpe in bucchero di Cerveteri ritrovato nella tomba 2 in località S. Paolo. A destra un particolare della restituzione grafica della decorazione, con la raffigurazione degli Argonauti che trasportano una lunga vela. All'altezza del primo Argonauta si osserva la scritta “kanna” (da Bellelli, 2002-03, fig. 1 e 2, pp. 80 e 81)

L’olpe in bucchero di Cerveteri ritrovato nella tomba 2 in località S. Paolo. A sinistra un particolare della restituzione grafica della decorazione, con la raffigurazione degli Argonauti che trasportano una lunga vela. All’altezza del primo Argonauta si osserva la scritta “kanna” (da Bellelli, 2002-03, fig. 1 e 2, pp. 80 e 81)

Sempre per il territorio italiano, fra i resti di una nave da guerra punica naufragata all’altezza dell’Isola Lunga, fra Marsala e Trapani, in Sicilia, sono stati ritrovati due ceste contenenti fusti di canapa. Le due ceste sono state ritrovate all’altezza della supposta cucina di bordo, e il contesto ha fatto ipotizzare che la canapa venisse impiegata come droga psicoattiva per i marinai della nave (Frost et al., 1976: 62-5). Il reperto dovrebbe essere datato non oltre la prima metà del II secolo a.C.

Fusti vegetali affioranti nel fondo marino da una cesta all’altezza della probabile cucina di bordo della nave punica Lilybaeum (sx), raccolti e identificati come resti di canapa (dx) (da Frost et al., 1976, fig. 24b e 26, pp. 63 e 65)

Anche in una delle navi ritrovate nel lago di Nemi, nelle vicinanze di Roma, datate al I secolo a.C., è stata ritrovata canapa, che costituiva il materiale con cui era costruita la sferzata di un’ancora (Uccelli, 1950, p. 268).
Ancora, negli scavi di Pompei, la famosa città del periodo imperiale romano seppellita dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., sono stati ritrovati resti di canapa in un curioso contesto, per il quale si veda Piante psicoattive di Pompei.

Mappa dei siti archeologici con ritrovamento di Cannabis (da Samorini, 2017)

Mappa dei siti archeologici con ritrovamento di Cannabis (da Samorini, 2017)

La presenza della canapa nei siti europei dell’Età del Bronzo appare stranamente più scarsa che in quelli dei periodi precedenti, mentre aumenta significativamente nell’Età del Ferro. Per quanto riguarda la Gran Bretagna, cito lo studio di Ryder (1999), che ha identificato delle fibre di canapa nel sito scozzese di St. Andrews (regione di Fife), dell’Età del Bronzo e datato all’800 a.C., anticipando quindi la presenza della canapa in questa regione, che era solitamente datata all’Età del Ferro.

Un recente ritrovamento inerente la canapa è venuto alla luce dagli scavi del sito eneolitico e dell’Età del Bronzo di Gricignano d’Aversa (provincia di Caserta), con una datazione al 2500-1800 a.C. Si tratta di un villaggio e di una necropoli che sono venuti alla luce nel corso degli scavi per la nuova sede della US Navy. Fra il corredo di una delle tombe era presente un pugnaletto di metallo, su cui è stato individuato un microscopico frammento di tessuto che è risultato essere di canapa (Artioli et al., 2002). Ma il ritrovamento più interessante, proveniente dal medesimo sito, riguarda l’individuazione di microscopici filamenti di tessuto di canapa nei calcoli dentari appartenenti ai resti di due donne, una di 30-35 anni d’età, l’altra di più di 50 anni (Sperduti et al., 2018).

immagine al microscopio di frammento di tessuto di canapa in un pugnale di metallo dell'Età del Bronzo rinvenuto nella necropoli di Gricignano d'Aversa (da Artioli et al., 2002, fig. 7, p. 665)

Immagine al microscopio di frammento di tessuto di canapa in un pugnale di metallo dell’Età del Bronzo rinvenuto nella necropoli di Gricignano d’Aversa (da Artioli et al., 2002, fig. 7, p. 665)

 

Si vedano anche:

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ARTIOLI D. et al., 2002, Caratterizzazione di reperti metallici e tessili della Facies di laterza da Gricignano D’Aversa – US Navy (CE), in: C. D’Amico (cur.), Atti del II Congresso Nazionale di Archeometria, Bologna, 29 gennaio – 1 febbraio 2002, Pàtron Editore, Bologna, pp.657-668.

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