Versioni di Desana letterati

Versions by literary Desana

 

Le seguenti versioni del Mito della Donna-Yagé, che tratta dell’origine dello yagé (ayahuasca) fra i Desana del Vaupés colombiano, sono state riportate da dei Desana letterati e pubblicate internamente a testi di mitologia desana.

 

Versione 5

Questa versione del mito di Donna-Yagé, alquanto frammentaria, è stata pubblicata da un desana acculturato, Jaime Diakara Desano, internamente a un articolo riguardante l’uso del gaapi (yagé). L’autore non specifica chi siano le diverse entità che cita, divine o umane. Donna-Yagé sembra essere destinata a morire insieme al suo bambino, di cui tuttavia vengono recuperata alcune parti, che presumibilmente diventano i ceppi progenitori delle liane dello yagé. E’ interessante il tema dell’origine della liana dello yagé dai capelli di un essere, molto probabilmente divino.

 

Le ciocche di capelli di Omemahsu si trasformarono in rami di gaapi.

Abe e Omemahsu non andavano d’accordo, vivevano in perenne conflitto.

Ogni parte del loro corpo, vasi, ossa e ornamenti costituiva la loro forza e le loro armi. Estraevano il wihõ [la polvere allucinogena vihó ricavata da Virola spp.] dalle proprie ossa e poi lo consumavano. Trasformavano anche il sangue dei loro vasi in gaapi da bere.

In Diawi [la Casa delle Acque] nacque un bambino di nome Gaapi, imbevuto del potere di Umukohorimahsu. Al momento della sua nascita, tutti gli esseri percepirono il potere della bevanda.

Poco dopo, la madre di Gaapi offrì a Bohtari Wõãku (l’essere di potere dei pilastri della Casa dell’Emergenza) la bevanda in un’enorme zucca, e questi ne avvertì immediatamente l’effetto. Il piccolo Gaapi aveva forma umana e risplendeva come il sole. Il suo corpo era composto da vari tipi di pianta di gaapi.

Dopo la sua nascita, la madre chiese chi fosse il padre del bambino. Nessuno rispose.

Allora, guardando in un angolo della Casa, vide il bradipo sdraiato su un’amaca legata a un fascio di legna. Di fronte a tale scena, la donna immaginò che quello sarebbe stato il padre del bambino.

Dopo averla presa tra le braccia, il bradipo la [si sta presumibilmente riferendo a Donna-Yagé] portò rapidamente lontano, nella direzione che ora è territorio colombiano. Quando suo padre la trovò, era già morta, il suo corpo completamente smembrato. Ma Bohtari Wõãkũ riuscì a recuperare alcuni resti del corpo del bambino, che furono avvolti e portati a Ohko’diawi (Desano, 2019).

 

Versione 6

[Umiri mahsã, la “Gente dell’Universo”, è l’etnonimo, cioè il nome con cui i Desana si auto-denominano]

“L’origine dei flauti magici e del caapi”

Prima di iniziare la trasformazione, gli Umuri mahsã avevano bisogno della pianta di caapi affinché l’umanità futura potesse creare visioni e perfezionare la propria saggezza. Ma la liana di caapi (gahpi-dá in lingua desana) giaceva nelle loro ossa! Pertanto, i supremi capi degli Umuri mahsã si riunirono segretamente un giorno per decidere come ottenere la pianta di caapi. Alla fine, decisero che per ottenere ciò avrebbero dovuto mangiare uno di loro. Così, mangiando la carne e le ossa di uno dei loro fratelli, avrebbero, in realtà, preso la pianta di caapi.

Un giorno, invitarono il loro fratello minore Wanani Gõãmu. Egli non aveva partecipato all’incontro segreto. Pertanto, non sapeva nulla del piano dei suoi fratelli. Lo informarono che avrebbe avuto un compito molto importante da svolgere per il bene di tutti gli Umuri mahsã. Il fratello minore accettò di fare come i suoi fratelli avevano deciso. Gli diedero quindi il nome sussurrato di Mirupu affinché svolgesse questo compito e in seguito diventasse il proprietario dei flauti sacri.

Dopodiché, lo condussero al campo dove lavoravano le sue due sorelle, Wihsu e Yugupó. Arrivati al campo, passarono vicino a loro e, grazie ai loro poteri, li indussero a chiedere:

“Dove andate, fratelli?”

“Andiamo a mangiare la frutta abiu [Pouteria caimito (Ruiz & pav.) Radlk., Sapotaceae] proprio qui davanti!”

“Lasciateci un po’ di frutta!”

“Va bene! Torniamo fra poco, aspettateci qui!”

Acconsentirono alla richiesta dei loro fratelli. Giunti all’albero di abiu, misero Mirupu dentro uno dei frutti dell’albero e trasformarono il suo corpo in sperma affinché potesse iniziare una nuova vita. In questo modo sarebbe bastato a una delle donne dare un morso al frutto per rimanere immediatamente incinta.

Fatto ciò, tornarono dalle due sorelle porgendo loro il frutto di abiu. La prima sorella, ricevendo il frutto, si accorse subito che non era un vero frutto. Perciò non volle morderlo. Ma alla seconda non importava e diede subito un morso all’abiu. Il succo del frutto le scivolò dalla bocca fino al monte di Venere. In quell’istante preciso rimase incinta.

Rimase incinta per quasi un anno. Quando iniziarono le doglie, gli Umuri mahsã si riunirono nella maloca chiamata Temeda wi’i (nel Río Negro) per mangiare il bambino non appena fosse nato. Tutti gli esseri viventi dell’universo erano presenti in questa maloca. Lì, fuori dalla maloca, la donna iniziò a sentire i dolori sempre più forti del parto. Sofferente, correva da una parte all’altra, sedendosi su un tronco, sul termitaio o per terra. Non riusciva più a sopportare tanta sofferenza!

Per non soffrire più per i dolori del parto, e anche per non farle capire cosa i suoi fratelli avrebbero fatto al bambino, le gettarono addosso la pozione vertiginosa caapi. Si ubriacò. In quel momento, anche le persone all’interno della maloca iniziarono a sentirsi stordite. Per questo motivo, Temeda wi’i divenne nota come la “Maloca della pozione vertiginosa caapi”. Gli imãos intrecciavano setacci con corteccia di cervo e con vari altri tipi di uarumã, decorandoli con diversi tipi di disegni. Questi setacci servivano a proteggere il bambino quando sarebbe uscito dalla vagina della donna, affinché non si facesse male. Mentre tessevano quei setacci, l’ubriachezza dei caapi aumentava ulteriormente all’interno della maloca.

Wishu non aveva la vagina, come tutte le donne dell’epoca. Perciò la portarono al porto per aprirle una vagina e pulire il neonato dal sangue del parto. Giunti al porto, il capo supremo degli Umuri mahsá prese il suo orecchino di pietra preziosa e il forcone del sigaro e, con essi, praticò un taglio nel punto in cui sarebbe dovuta essere la vagina. Il sangue cominciò a sgorgare a fiotti, come le sorgenti di un torrente. In quel momento, gli Umuri mahsá, che aspettavano il bambino all’interno della maloca, si ubriacarono come mai prima d’ora, iniziando a perdere completamente il loro controllo.

Dopo che la vagina fu aperta, il bambino uscì, Sigãbu mahsu o “Persona caapi”. Il suo corpo conteneva tutte le varietà di caapi che conosciamo e usiamo. Queste sono: pũ gahpi, “caapi di foglia”; kuri gahpi (?); mene gahpi, “caapi di ingá”; di gahapi, “caapi di sangue”; sei poreru gahpi, “caapi della scimmietta senza coda” e taroby gahpi, “caapi della rana del taro”. Questi cappi sono quelli utilizzati esclusivamente dai payé [sciamani]. Il caapi che si beve nei dabucuri si chiama sĩgãbu gahpi.

Tagliarono il cordone ombelicale. Ne uscì molto sangue. Quelli che erano dentro la maloca si ubriacarono ancora di più di caapi.

Dopo aver pulito il bambino, lo dipinsero con carayuru, poi lo misero sopra i setacci e infine lo portarono dentro la maloca. Non appena il bambino entrò nella maloca, quelli che erano dentro persero completamente il controllo di sé. La maloca si riempì di sangue. Così apparve agli occhi della gente! Gli Umuri mahsã non ebbero più il coraggio di mangiare il neonato. Tuttavia, uno di loro, Suña ñenkũ, che sarebbe stato l’avo di tutti gli Yepá mahsã [sottogruppi dei Desana], prendendo coraggio corse verso il bambino, colpendolo alla testa che iniziò a divorare. Vedendo ciò, i capi degli Umuri mahsã si precipitarono verso il bambino per mangiarlo ma, poiché erano arrivati dopo Suña ñehkũ, poterono solo strappare e mangiare gli arti superiori e inferiori del bambino. Di Sigãbu mahsũ rimase solo il tronco, a forma di pene umano.

Il bambino sparì nell’aria e si nascose nell’universo, nella casa del Tuono, vergognandosi di essere stato lasciato a forma di pene. Andò anche a chiedere al Tuono i suoi veleni più potenti, per vendicarsi dei suoi fratelli per quello che gli avevano fatto.

In quel momento, la madre del bambino tornò in sé e corse a cercare suo figlio. Entrando nella maloca vide i suoi fratelli che mangiavano la sua carne e le sue ossa. Erano tutti ubriachi e il sangue del bambino si spargeva all’interno della maloca. Vedendo ciò la madre si spaventò. Spaventata, urlò: “Dov’è mio figlio?”

Regnava una terribile confusione a Sĩgãbu wi’i. L’aguti, non sapendo più cosa stesse facendo, chiese a Wihsõe cosa stesse facendo lui. Questi rispose scherzando: “Sono molto ubriaco. Per attenuare le visioni, mi sto mangiando la coda”. In realtà, stava mangiando l’osso del bambino. Sentendo ciò, l’aguti e il tapiro, che si trovavano vicino a Wĩhsõẽ, iniziarono a mangiarsi le code. Ecco perché oggi l’aguti e il tapiro non hanno la coda (Castro & Moura, 1996, pp. 143-7).

 

Versione 7

“La nascita di Gapi masu”

Risalirono a bordo [della Canoa-Anaconda] e continuarono il loro viaggio verso Dia Wi’í [la Casa delle Acque], dove attraccarono. Gli antenati dei popoli del Río Negro presero i loro sgabelli, entrarono in casa, si sedettero, masticando ipadu [coca] e fumando sigari, e iniziarono a pensare. Nel frattempo, Kisibi e Deyubari Gõãmu iniziarono a impartire benedizioni. Mentre eseguivano la benedizione, Kisibi e Deyubari Gõãmu trasformarono anche Dia Wi’í nella Casa dei Flauti Sacri e nella Casa dei Frutti Selvatici. Grazie al potere della benedizione, si formò così un’enorme maloca.

È in questa casa che Kisibi e Deyubari Gõãmu faranno apparire Gapi Masu per la seconda volta.

“Come faremo a far apparire un vero caapi?”, si chiesero. “Abbiamo provato a creare un caapi a Dia Imipa Wi ‘í, ma non ha funzionato. È apparso solo questo caapi pesce, che viene usato dai pajé [sciamani]. Questo caapi non è per il dabucuri. Abbiamo anche messo Gapi Masu nell’ipadu, ma le donne lo sanno già. Quindi, come faremo?”

“Mettiamo Gapi Masu in un frutto di abiu”, disse allora Kisibi.

Andarono a prendere un frutto di abiu nei dintorni della casa e lo misero nella zucca che si trovava sopra il supporto per zucche, che a sua volta era sopra la panca. Mediante una benedizione misero Gapi Masu dentro il frutto. Poi finsero di mangiarlo.

“Cosa state mangiando, fratelli miei?” chiese Piroduhigó.

“Stiamo mangiando abiu”, risposero.

“Anch’io voglio mangiare”, disse la donna più anziana.

“C’è ancora un frutto in questa zucca, puoi prenderlo”, risposero.

La più anziana li ringraziò e andò subito a prendere il frutto.

“Attenta, c’è un bambino dentro il frutto”, disse Nigó alla sorella.

“No, è solo un frutto”, rispose la più anziana.

Prese il frutto e lo addentò. Una goccia le cadde sul mento e le colò fino all’ombelico. Mentre mangiava il frutto, il nocciolo dell’abiu le si bloccò in gola. Cercò di sputarlo e quando ci riuscì, con grande sforzo, la goccia di succo le fu aspirata nella vagina. Rimase incinta. Il labbro le si screpolò, la guancia si incavò e il seno si ingrossò. Per nascondere agli altri la sua gravidanza, Kerasome Gõãmu dipinse le labbra, il viso, il capezzolo e le gambe con il carajuru. Fece ciò affinché la donna non si vergognasse.

Kerasome Gõãmu adornò tutto il corpo. Quando Piroduhigó sentì i dolori del parto, preparò, attraverso una benedizione, diverse stuoie, ciascuna con un disegno diverso: siruri gasiro gohori, pasoro gohori, bui pikaru gohori, buruserã maari gohori, biaporã maari gohori, wasu dupuri gohori, sugü gohori, maha poa wayupõrã gohori e wãti ñekãpu gohori. Quest’ultimo è l’avo dei disegni. Quindi, decorò le stuoie con la piuma di vari tipi di anatre: diakara noméo (anatra piccola), deko diakara (anatra d’acqua), ditarumuhu diakara (anatra di lago) e dipayamuhu diakara (anatra di fiume).

Piroduhigó partorì sopra questi tappetini con disegni. Kerasome Gõãmu supervisionò la nascita. Deyubari Gõãmu e Kisibi osservavano, mentre gli antenati dei popoli del Río Negro attendevano all’interno della maloca Dia Wi’í. Durante il parto, la donna provava un dolore intenso e perse conoscenza. Per alleviare il dolore, Kisibi e Deyubari Gõãmu indussero il sonno a Piroduhigó mediante la benedizione nihigoro bayiri, invocando i disegni sulle stuoie. Pertanto, la donna non vide nascere il suo bambino. Per questo motivo una donna non può bere caapi. Solo la donna yuhugó, colei che canta insieme alla fila dei cantori, può bere una piccola zucca di caapi, poiché è stata preparata a questo scopo fin dalla nascita. Quando il bambino nacque, uscì molto sangue. Kisibi e Deyubari Gõãmu raccolsero il sangue del parto con una zucca e iniziarono a benedirlo, purificandolo. Lo conservarono quindi per usarlo come condimento per il caapi.

Quando Gapi Masu nacque, la casa dove si riunivano gli antenati dei popoli del Río Negro fu invasa da visioni di sangue. Poco dopo le visioni cessarono. Kerasome Gõãmu tagliò il cordone ombelicale con una canna affilata come un rasoio e lo lasciò a terra. Il cordone ombelicale si trasformò in ñagi pĩro (serpente perlato), ovvero il serpente corallo. Poi si trasformò in diversi altri tipi di serpenti: bera pĩro, bose pĩro, maha pĩro, poe korero, wabeka pĩro e makã pĩro. A sua volta, la placenta di Gapi Masu si trasformò in scudi: goetu (scudo piccolo), wabero (scudo medio) e wabero sumurokuro (scudo grande con ombelico).

Quando Kerasome Gõãmu tagliò il cordone ombelicale, ne uscì molto sangue che si sparse. Di nuovo, Dia Wi’í fu invasa da visioni di sangue. Ma presto passarono. Quando la canna di rasoio catturò il sangue del parto, la sua punta divenne rossa.

Kerasome Gõãmu non permise ad alcuno di portare via Gapi Masu. Quando lui lo prese, il suo corpo si trasformò in fasci di caapi. Piangeva. Il suo pianto sembrava il suono della piccola cometa chiamata eheõrõ in lingua desana. Kerasome Gõãmu lo portò insieme al cordone ombelicale a casa sua a Dia Gõãmu Doto Wi ‘í. Per questo motivo, Kisibi e Deyubari Gõãmu rimasero senza nulla. Decisero quindi di invitare Kesarome Gõãmu a portare Gapi Masu a Dia Wi ‘í. Quando andarono a invitarlo, gli chiesero che tipo di caxiri desiderasse bere il giorno della consegna.

“Ho già assaggiato il caxiri all’ananas, il caxiri di maranta, il caxiri di igname, il caxiri di mais. Ho solo bisogno di bere caxiri di uirapixuna”, rispose. Mediante una benedizione Deyubari Gõãmu fece fiorire un albero di uirapixuna, che presto avrebbe dato frutti. L’albero produsse tutti i tipi di uirapixuna che conosciamo oggi: merẽ gõãra toa, serãri toa, doe toa, dari toa e waña toa.

“Di chi sono questi frutti?”, chiese uno degli antenati. “Sono nostri”, rispose un altro.

Sentendo ciò, Kerasome Gõãmu li colse con le sue mani, rovinandoli affinché non maturassero, cioè affinché non diventassero neri. Fece ciò grazie a una benedizione. Vedendo questo, Deyubari Gõãmu fece rifiorire un albero di uirapixuna affinché presto producesse ogni sorta di frutti.

“Di chi sono questi frutti?”, chiese uno degli antenati.

“Devono essere del nostro nonno Kerasome Gõãmu”, rispose Deyubari Gõãmu.

Allora, Kerasome Gõãmu smise di rovinare i frutti. Essi maturarono. Quando furono maturi, Deyubari Gõãmu li raccolse e preparò il caxiri. Kisibi andò a invitare Kerasome Gõãmu. Arrivò con Gapi Masu. Lo adornò nel Luogo degli Iniziati. Come abbiamo già visto, è un luogo puro dove i principianti si adornano solitamente prima di imparare a suonare i flauti sacri. Avvolse il bambino in foglie di cecropia che aveva dipinto con cenere, argilla, calce e urucu. Mentre faceva ciò, la casa dove erano stati ritrovati gli antenati dei popoli del Río Negro si riempì di visioni. Kesarome Gõãmu si avvicinò a Dia Wi’í con il bambino tra le braccia. Mentre si avvicinava al cortile, le visioni si fecero ancora più intense all’interno della casa. Tutti furono inebriati. Huhu (una piccola formica) stava masticando la pianta della saggezza bayapika [una pianta molto probabilmente inebriante rimasta indeterminata] che aveva legato alla coda. Mentre masticava, iniziò a ronzare come se fosse il suono del flauto terereru: tere tere tere.

“Cosa stai facendo?”, chiese la scimmia Poreturu (Uacari).

“Mi sto mangiando la coda”, rispose per ingannarlo. “Allora – disse Uacari – mangerò anche la mia coda”.

Iniziò a rosicchiare, ma sentì un dolore così forte che si fermò. Gli altri, invece, come quelli che si sarebbero trasformati in aguti, pecari, pecari dal collare o paca, si rosicchiarono la coda fino in fondo. Erano così ubriachi che non sentivano alcun dolore. Ecco perché questi animali non hanno la coda. Coloro che si sarebbero trasformati in scimmie urlatrici, scimmie panciute, caracara o formiche minuscole non si rosicchiarono la coda. Ecco perché ce l’hanno.

Vedendo tutti ubriachi, Doe (Anacã), su richiesta di Deyubari Gõãmu, represse le visioni dei caapi con una benedizione e li portò fuori di casa. Se non avesse fatto ciò, nessuno avrebbe ricevuto un pezzo del corpo di Gapi Masu.

Tutti gli antenati dei popoli del Río Negro, così come quelli che si sarebbero trasformati in animali, erano presenti in Dia Wi ‘í. Kerasome Gõãmu consegnò il corpo di Gapi Masu a Kisibi. Ogni antenato prese poi un pezzo. Boreka, conosciuto anche con il nome di Wĩhõ Diro Magu (Figlio del Sangue di Paricá), prese l’ombelico di Gapi Masu, che sarebbe diventato il caapi diakara karimeda gapi (caapi fatto con budella d’anatra). Gli antenati dei Baniwa, dei Tariano e dei Kubeo presero i glutei di Gapi Masu. L’antenato dei Tatuyo prese la testa; i Karapanã, la colonna vertebrale; i Tukano, le mani; i Wanano, le cosce; i Siriano, la lingua; e i Maku, le dita della mano di Gapi Masu. Ogni antenato prese una parte del corpo di Gapi Masu e la piantò. Da essa nacque una pianta di caapi di vario tipo. Il caapi Desana è il più forte di tutti.

Dopo che gli antenati del popolo Río Negro piantarono il pezzo del corpo di Gapi Masu che avevano strappato, Kisibi insegnò loro la benedizione gapi purisãri piroa turimaharã bayiri. Mentre impartiva la benedizione, i serpenti che erano spuntati dal cordone ombelicale di Gapi Masu facevano la guardia alle piante di caapi. Kisibi fece ciò affinché le persone avessero visioni di serpenti colorati quando bevevano caapi. Mediante la benedizione mescolò tutte le specie di serpenti che conosciamo oggi, come: bero pĩro, bose pĩro, maha pĩro, poe korero, wabeka pĩro e makã pĩro. Pertanto, quando le persone sono inebriate dal caapi, hanno visioni di vari tipi di serpenti.

“Bene, è proprio quello che cercavamo. Ha funzionato stavolta”, si dissero fra loro Kisibi e Deyubari Gõãmu.

Poi, rivolgendosi agli antenati del popolo Río Negro, dissero: “Coloro che hanno ricevuto una parte del corpo di Gapi Masu useranno questa bevanda caapi solo durante il dabucuri e alla cerimonia di chiusura del rito di iniziazione. Ora prepariamo un dabucuri di açaí [Euterpe oleracea] e proviamo a bere il caapi. Cercate i frutti di açaí per fare il dabucuri”.

Andarono a cercare i frutti di açaí a Mihi Yuri. Poi andarono a raccogliere denti di giaguaro a Dia Ye Wi ‘í, alla foce del fiume Ye Ya. Infine, andarono a cercare frutti di sorvinha e latte di sorvinha per dipingere i flauti sacri e i tubi ritmici a Tarasã Ya (Igarapé di Japim), vicino a Dia Wi ‘i. Mentre raccoglievano i frutti, apparvero vari tipi di flauti sacri. Andarono a raccogliere i frutti il giorno in cui Pĩroduhigó e Ñigó stavano preparando caxiri. Al loro ritorno, Kisibi e Deyubari Gõãmu chiesero: “Avete trovato molti frutti di açaí?” “Sì, ne abbiamo trovati molti”, risposero. “Bene! Domani faremo la festa”. Per questo motivo anche Dia Wi’i ricevette il nome di Dia Yuku Buguduka Wi’í (Casa dei Frutti) o, anche, di Dia Miriá Porã Wi’i (Casa dei Flauti Sacri). Boreka preparò il caapi, mescolando tutti gli ingredienti.

Tutti andarono a fare il bagno al porto alle due del mattino. Dopo il bagno, rimasero al porto a suonare i flauti sacri. Stavano preparando il dabucuri. All’alba, Kisibi e Deyubari Gõãmu si recarono alla casa per annunciare alle due donne che erano pronte a iniziare il dabucuri, invitandole a sedersi dietro il tavolo degli iniziati. Poi presero del caxiri da bere al porto. Gli antenati dei popoli del Río Negro iniziarono a salire lungo il sentiero dal porto suonando i flauti sacri. Entrarono in casa suonando i flauti. Quindi iniziarono il dabucuri, ogni antenato parlando nella propria lingua. Dopo la cerimonia del dabucuri, Boreka distribuì il caapi. Il caapi era molto forte. Vedendo ciò, Boreka fu molto contento, così come Kisibi e Deyubari Gõãmu.

“Bene, è proprio quello che volevamo”, si dissero l’un l’altro.

Suonarono i flauti sacri per tutto il giorno. Alla fine del pomeriggio, lasciarono con loro la maloca e andarono a riporla appoggiata al cerrado. Le donne uscirono quindi per ringraziarli dell’offerta (Sampaio & Castro, 2004, pp. 260-7).

 

Nel racconto v’è un riferimento a un primo tentativo di creare Gapi masu. Questo tentativo fallito è descritto in un passo precedente della lunga epopea:

Primo tentativo di creare Gapi masu: Essa andò a succhiare l’ipadu. Ñigó, la più giovane, la guardò mentre grattugiava la manioca. Non disse nulla. Kisibi e Deyubari Gõãmu lo fecero apposta. Mentre la più anziana succhiava l’ipadu, Gapi Masu entrò nella sua bocca attraverso l’osso di airone e discese nel suo ventre. Era già incinta. Poco tempo dopo diede alla luce Gapi Masu. Nacque dal corpo intero. Kisibi e Deyubari Gõãmu tagliarono il cordone ombelicale e prepararono con esso il caapi pesce (wai gapi). Trasformarono quindi la gola di Pamurĩ Pĩro in camuti di caapi, benedissero il caapi per rafforzarlo, in modo che desse visioni. Tutti gli antenati dell’umanità cercarono di prenderlo. Ma non funzionò. Il caapi era troppo debole. Dava poche visioni. Attraverso un rituale di benedizione Kisibi e Deyubari Gõãmu fecero scomparire Gapi Masu. Il caapi pesce rimase come ricordo (Sampaio & Castro, 2004, p. 240).

 

Versione 8

“La nascita di Gahpimahsú e l’origine delle lingue”

Umukomahsu Boreka aveva già superato la Maloca dei Canti. Il Pronipote del Mondo arrivò dopo di lui. Per comunicare con lui, gli inviò il suo bastone invisibile, chiamato “osso di pajé”. Il bastone attraversò il fiume davanti a Boreka. Vedendolo, egli discese per partecipare alla grande cerimonia che il Pronipote del Mondo stava per celebrare per dare a ciascuno la propria lingua: Desana, Tukano, Pira-tapuyo, Tuyuka, Siriano, Barasano, Baniwa, Bianchi. Ognuno avrebbe ricevuto la propria lingua.

Fu in questa stessa maloca che apparve un essere misterioso chiamato Gahpimahsü, il Figlio di Caapi. Quando Umukosurãpanami arrivò alla Maloca dei Canti, insieme a suo fratello Boreka, eseguirono un rituale con sigarette e ipadu per le prime due donne che il terzo Tuono aveva creato con il loro vomito. Una di loro masticò l’ipadu e l’altra fumò la sigaretta. Quella che fumò la sigaretta diede alla luce Gahpimahsü. Quella che masticò l’ipadu diede alla luce gli ara, gli oropendola e altri uccelli dalle piume colorate. Così, tutti poterono avere splendidi ornamenti di piume.

La prima donna, quella che fumava la sigaretta, partorì il giorno in cui Umukosurãpanami distribuì le lingue alle varie tribù. Mentre sentiva i dolori del parto, le sue gambe tremavano. Il suo tremore si diffuse alle gambe degli uomini che erano nella Maloca dei Canti. Poi, sentì il brivido del parto, e questo raggiunse tutta l’umanità in quella maloca. Per riscaldarsi accese un fuoco. Anche questo calore si trasmise a loro. Pose a terra, dove avrebbe ricevuto il bambino, delle trecce di arumã di vari colori.

La vista della molteplicità di colori di queste trecce penetrò gli occhi dell’umanità che si trovava nella Maloca dei Canti. Mentre bevevano caapi, il baya, o maestro di canti, il kumu, l’uomo saggio o guida della preghiera, e i danzatori osservarono i disegni delle trecce delle stuoie apparse alla nascita di Gahpimahsü. Il kumu recitò i nomi dei disegni uno per uno affinché venissero ricordati. Questi erano: arũgohsori “stanze di beijus”; wahtĩyãduhkupu, “ginocchio del diavolo”; biáiahkõri, “stelo di pepe”; bianuhturĩ, “seme di pepe”; pikaru (rombo, nessuna traduzione); wahsuduhpuri, “rami dell’albero wahsü”.

Prima della nascita di Gahpimahsü, sua madre perse sangue. Il rosso di quel sangue impregnò gli occhi dell’umanità. Quando il bambino nacque, gli tagliò il cordone ombelicale. Nella visione degli uomini il cordone ombelicale apparve come piccoli serpenti. Poi la madre fu a lavare il bambino, che tremò di freddo. Anche questo brivido raggiunse gli uomini. Poi, dipinse il volto di Gahpimahsü con una pittura rossa estratta da caraiuru [Bignonia chica], e anche con argilla bianca, rossa e gialla. Nella visione degli uomini, apparvero i colori della pittura sul volto del bambino.

Dopodiché, portò suo figlio alla maloca dove si trovava l’umanità, ovvero la Maloca dei Canti. Quando Gahpimahsü entrò, le visioni erano così numerose che nessuno riusciva più a vedere nulla. Non si riconoscevano più a vicenda. In questo preciso istante, Umukosurãpanami, che era il rappresentante dei Tukano, chiamò per la prima volta Umukomahsū Boreka di “meokũ”, cioè “cugino acquisito”, sebbene fossero fratelli. E stabilì la legge secondo cui un Desana poteva sposare un Tukano e un Tukano poteva sposare un Desana. Ovvero, una persona poteva sposare i figli di sua zia, la sorella di suo padre, la quale, a sua volta, poteva avere figli solo con un uomo di un’altra tribù, e questi figli sarebbero appartenuti a quest’ultima. Oppure, con un figlio della sua zia materna, cioè la sorella di sua madre, la quale, essendo sposata con un uomo di un’altra tribù, avrebbe avuto figli appartenenti a quella tribù.

Quando Umukomahsũ Boreka arrivò sulla Canoa della Trasformazione, scelse i Siriano come suoi cugini acquisiti. Ma Wauro, il capo dei Tukano, che, come vedremo, prese il posto di Umukosurãpanami come suo rappresentante sulla terra, confuse le lingue, facendo diventare simile il Siliano al Desana. Chiamò i Siriano “cugini-cognati” affinché i Tukano potessero sposare le sue donne. Ma anche il popolo di Boreka, gli Umukomahsã, cioè “Gente dell’Universo”, poteva sposare donne Siriano perché Boreka li aveva chiamati cugini-cognati.

Come abbiamo visto, nella Maloca dei Canti tutta l’umanità era sotto l’effetto di caapi, avendo delle visioni. Nessuno capiva nulla, a causa di questa molteplicità di visioni. Pertanto, ognuno iniziò a parlare una lingua diversa. Fatto ciò, continuarono a risalire il fiume Vaupés (Lana & Lana, 1995, pp. 33-36).

 

Si vedano anche:

Bibliografia

Castro Fernandes Américo & Dorvalino Moura Fernandes, 1996, A mitologia sagrada dos antigos Desana do grupo Wari Dihputiro Põrã, UNIRT/FOIRN, Igarapé Cucura, Amazonas.

Desano J. Diakara, 2019, Wame: gaapi, a bebida cósmica dos Desana, Mundo Amazónico, vol. 10(1), pp. 13-37.

Sampaio Galvão Wenceslau & Raimundo Castro Galvão, 2004, Livro dos antigos Desana-Guahari Diputiro Porã, ONIMRP/FOIRN, Pato no Médio, Amazonas.

Lana Arantes Firmiano & Luiz Gomes Lana, 1995, Antes o mundo não existia. Mitólogia dos antigos Desana-Kẽhíripõrã, UNIRT/FOIRN, São João Batista do Rio Tiqui, Amazonas.

 

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