Insetti e alcol

Insects and alcohol

Continuando l’osservazione sugli animali che si drogano, un insetto allettato dall’ebbrezza è una bellissima farfalla di grandi dimensioni, chiamata popolarmente jasio o ninfa del corbezzolo. Si tratta del lepidottero Charaxes jasius, che vive anche in Italia, sul Conero anconetano e in Maremma, nelle vicinanze dei boschi di corbezzolo.

E’ una delle farfalle dotate di “code” sulle ali; il corpo è attraversato da fasce laterali argentate. E’ attratta da tutto ciò che fermenta e produce alcol, specialmente i frutti marcescenti caduti a terra.

Charaxes jasius

Per osservare questa farfalla, gli entomologi collocano dei bicchierini contenenti un poco di birra o di vino nei luoghi dove vive. Dopo poco tempo la si vede arrivare, attratta dall’odore dell’alcol e precipitarsi sul liquido per immergervi la spiritromba (una specie di lingua tubulare che i lepidotteri tengono arrotolata nella bocca e che, dispiegata, funge da cannuccia per la suzione).

Che la jasio rimanga inebriata dalla bevuta alcolica è evidente dal conseguente volo “barcollante” e rallentato (Delfini, 1998, p. 99).

Un’altra farfalla che sembrerebbe dedita all’uso intenzionale di una droga psicoattiva è la malumbia, Eloria noyesi; la sua larva si ciba delle foglie di coca, ed è considerata un flagello per le coltivazioni peruviane e boliviane di questa pianta psicoattiva (Delfini, 1998, pp. 98-99).

In un’iscrizione di un’antica tomba romana si legge: “Ai miei eredi raccomando anche che sulle mie ceneri voli un’ebbra farfalla” (heredibus meis mando etiam cinere ut meo volitet ebrius papilio) (Bachofen 2003, p. 260). Per Bachofen la parola “ebbra” vorrebbe intendere sia il significato dionisiaco del vino sia l’inquieto svolazzare della farfalla, come ubriaca. Alla luce di quanto oggi sappiamo della realtà delle farfalle ubriache di alcol, quest’antica iscrizione romana potrebbe essere una testimonianza della conoscenza degli antichi del fatto che le farfalle sono attratte dall’alcol.

Rivolgendo lo sguardo su altri insetti, M. Rothschild osservò che i calabroni si “ubriacano” dopo aver visitato fiori di piante di Asclepias, della famiglia delle Apocynaceae, ed è stato ipotizzato che ciò sia il risultato di cibarsi di nettare fermentato ricco in etanolo (Kevan et al., 1988).

Presso gli Asheninka del Perù è nota una specie di mosca che è così attratta dal masato – la birra di manioca – che spesso vi si annega dentro. L’insetto è chiamato šinkiárenti, dove –šinki– significa “essere ubriaco”. Ciò che sorprende gli Asheninka è l’osservazione che la mosca annegata, se viene messa al sole per seccarla, riprende vita (“resuscita”). Come riconoscimento del suo potere di “resurrezione”, i Campa gli hanno dato i nomignoli di tasórenci e pává (nomi della divinità solare). Nella mitologia asheninka, Šinkiárenti era considerato un umano ubriacone che fu convertito nella condizione di mosca dalla divinità suprema Avíreri (Weiss, 1975, p. 281).

 

Si vedano anche:

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BACHOFEN J. JAKOB, 2003(1967), La dottrina dell’immortalità della teologia orfica, Rizzoli, Milano.

DELFINI MIRELLA, 1998, La vita segreta degli insetti geniali, Muzzio, Padova.

KEVAN G. PETER et al., 1988, Yeast-contaminated nectar and its effects on bee foraging, Journal of Apicultural Research, vol. 27, pp. 26-9.

WEISS GERALD, 1975, Campa cosmology. The world of a forest tribe in South America, Anthropological Papers of the American Museum of Natural History, vol. 52(5), pp. 217-588.

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