Sistematica delle droghe / Drugs’ Systematics

Classificazione di Paolo Mantegazza (1858)

Classificazione di Louis Lewin (1924)

Classificazione di Delay e Denker (1961)

Classificazione di Diaz (1979)

Classificazione di Robert Julien (2001)

Classificazione legislativa

Classificazione chimio-tassonomica degli allucinogeni classici

Classificazione delle “nuove droghe”

Classificazione delle “droghe globali” (smart-drugs ed eco-drugs)

Classificazione degli afrodisiaci

La sistematica delle droghe ha subito una continua evoluzione in questi ultimi 150 anni, di pari passo con l’aumento del loro numero e delle acquisizioni nei diversi campi dell’etnobotanica, etnografia, biologia, chimica e farmacologia.

Le droghe vengono classificate per lo più seguendo criteri farmacologici o psicofarmacologici, cioè in base ai loro effetti sul sistema mente/corpo, ma è possibile classificarle diversamente seguendo criteri terapeutici, sociologici, storici o legislativi. Di seguito sono esposte alcune classificazioni antiche e moderne delle droghe psicoattive o di loro sottoclassi. Le ultime esposte, a partire dalla classificazione legislativa, sono state elaborate dall’autore del sito.

Classificazione di Paolo Mantegazza (1858)

Una delle primissime classificazioni fu stesa dal medico igienista Paolo Mantegazza nel 1871, internamente al suo monumentale e pionieristico lavoro sulle droghe Quadri della natura umana – Feste ed ebbrezze. Nell’800 le droghe erano considerate appartenenti alla classe degli alimenti e venivano per questo chiamate alimenti nervosi. In questa classificazione non sono ancora presenti sostanze chimiche quali psicofarmaci o principi attivi isolati dalle droghe vegetali, bensì sono raggruppate solo fonti vegetali e loro preparati.

Mantegazza raggruppò le droghe allora conosciute in tre Famiglie; nella prima Famiglia collocò gli alimenti alcolici,suddivisi nelle due Tribù dei fermentati e dei distillati; nella seconda Famiglia collocò gli alimenti alcaloidi, suddivisi nella Tribù dei caffeici e in quella dei narcotici, includendo in quest’ultima tutte insieme tabacco, oppio, coca, haschisch, betel, agarico muscario, ecc.; nella terza Famiglia collocò gli alimenti aromatici quali l’origano, la cannella, la menta, ecc. Diversi fra questi alimenti aromatici non sono considerate droghe psicoattive, ma secondo il Mantegazza “gli aromi di per sé soli non inebbriano l’uomo, ma eccitano la sensibilità, sferzando i muscoli, il cervello e gli organi d’amore a più intenso lavoro; per cui entrano anch’essi in una storia generale delle ebbrezze”. In effetti, l’inclusione delle spezie – fra cui cannella, noce moscata, chiodi di garofano, vaniglia – fra le droghe psicoattive ha un riscontro moderno nell’individuazione di diversi composti psicoattivi fra i principi attivi di queste spezie.

Classificazione di Louis Lewin (1924)

Un’altra classificazione degli inizi del ‘900 che fu seguita per molto tempo fu quella del tossicologo tedesco Louis Lewin del 1924, che distinse le droghe in 5 Gruppi:

Euforici (oppiacei e cocaina)

Fantastici (peyote, cannabis, datura, ecc.)

Inebrianti (alcol, solventi)

Ipnotici (cloralio idrato, veronal, paraldeide, ecc.)

Eccitanti (caffè, tabacco, cat, ecc.).

Questa classificazione era già maggiormente articolata di quella di Mantegazza, sebbene contenesse alcune approssimazioni per noi oggi considerate grossolane, quale la riunione nel medesimo gruppo degli euforici di oppiacei e cocaina. Nel gruppo degli ipnotici Lewin inserì i primi composti chimici considerabili come psicoafarmaci o, forse meglio, come “proto-psicofarmaci”

Classificazione di Delay e Denker (1961)

Nel 1961 godette di una certa fortuna la classificazione di J. Delay e P. Denker, dal taglio prettamente psichiatrico e basata su un ipotizzato continuum eccitazione/depressione:

Psicoanalettici, cioè droghe che producono eccitazione

Psicolettici, cioè droghe che producono depressione

Psicodislettici, cioè droghe che inducono modifiche qualitative delle facoltà mentali

I psicodislettici di questa classificazione corrispondono ai phantastica di Lewin e all’attuale classe degli allucinogeni. Questa classificazione viene ancora ampiamente seguita, soprattutto nel mondo degli psicologi e degli psichiatri, nonostante le sue ormai evidenti limitazioni. Oggigiorno – se non già dai tempi della classificazione di Delay e Denker, non è possibile ridurre gli effetti di numerose droghe come unicamente eccitanti o unicamente depressivi; diverse droghe possiedono sia qualità eccitanti sia inducono modificazioni percettive e mentali; diverse droghe sono considerate eccitanti o depressive (e usate come tali) dai differenti consumatori, per via della componente culturale che influisce  – in alcuni casi in maniera addirittura preponderante – sugli effetti delle droghe; vi sono infine droghe in cui fasi stimolanti e fasi depressive si susseguono l’una all’altro (è il caso anche dell’alcol).

Classificazione di José L. Diáz (1979)

Seguendo la classificazione di Delay e Denker del 1961, lo studioso messicano José Louis Diáz l’ha sviluppata secondo uno schema articolato e riferendosi, per quanto riguarda il mondo vegetale, alle specie presenti nel solo territorio messicano:

Psicoanalettici

– psicostimolanti

– euforizzanti

– anti-depressivi

– ansiogeni

– convulsivi

Psicolettici

– ipnotico-sedativi

– inebrianti

– tranquillizzanti minori

– antipsicotici

– antimaniaci

Psicodislettici

– allucinogeni (peyote, funghi psilocibinici,..)

– trance-induttori (ololiuhqui, Heimia,..)

– cognodislettici (Cannabis, Salvia divinorum, Calea,..)

– delirogeni (Solanacee, Nicotiana, Amanita)

– neurotossine (Erythrina)

– narcotici

Internamente alla classe dei psicodislettici, Diáz riconosce una differenza fra gli allucinogeni classici, compreso l’LSD, e gli induttori di stati di trance, fra cui i semi di ololiuhqui, che producono composti della medesima classe chimio-farmacologica dell’LSD, affermando che “al contrario degli allucinogeni, gli induttori di stati di trance non fanno insorgere modificazioni sensoriali qualitative” (p. 73). Tale distinzione è discutibile, poiché eccessivamente condizionata dalle variabili individuali dei differenti sperimentatori. Appare inoltre incongrua la parificazione nella medesima sottoclasse psicofarmacologica dei cognodislettici della Cannabis e della Salvia divinorum. Nonostante entrambe rientrino nella medesima classe chimio-tassonomica degli allucinogeni non-alcaloidici, le affinità psicofarmacologiche ed esperenziali sono ridotte. I conoscitori di entrambe le piante distinguono nettamente gli effetti allucinogeni prorompenti e drastici della Salvia divinorum da quelli “cognodislettici” della Cannabis. Per effetti cognodislettici si intendono effetti sulla sfera cognitiva, in particolare sul pensiero e sull’immaginazione.

da Diaz, 1979

 

da Diaz, 1979

Classificazione di Robert Julien (2001)

Le moderne classificazioni delle droghe continuano ad essere incomplete, per via della estrema variabilità delle proprietà farmacologiche delle oramai migliaia di droghe oggi note. Se da una parte, considerando le droghe sintetiche, ci troviamo di fronte a una sistematica sempre più articolata (basti pensare al cospicuo insieme degli psicofarmaci), sul fronte delle droghe vegetali e animali la loro classificazione continua a presentarsi carente, per via della variabilità degli effetti psico-fisici e delle folti lacune conoscitive per quanto riguarda i loro principi attivi.

La classificazione di Robert Julien (2001) ha il merito di inserire in maniera articolata gli psicofarmaci. Egli distingue le droghe psicoattive nei seguenti 5 gruppi:

Ipnotico-sedativi (alcol, solventi, barbiturici, anestetici generali, antiepilettici, benzodiazepine e ansiolitici di seconda generazione).

Psicostimolanti (cocaina, amfetamine, caffeinici e nicotina)

Analgesici oppioidi e non oppioidi

Allucinogeni o psichedelici (mescalina, LSD, DMT, ecc.)

Steroidi androginico-anabolici

All’interno della classe degli allucinogeni il medesimo Julien fa distinzione fra Cannabis, anticolinergici (atropina, scopolamina), catecolamino-simili (fenetilamine, mescalina compresa), serotonino-simili (LSD, funghi psilocibinici, iboga) e psichedelici anestetici (PCP, ketamina).

Come si vede, le fenetilamine tipo MDMA (exstasy) sono qui ancora considerate appartenenti alla classe degli allucinogeni. Ma già nella seconda metà degli anni ’80 si iniziò a considerare questo folto gruppo di sostanze (oltre 150 a tutt’oggi) distinto dagli allucinogeni classici.

Classificazione legislativa

Dal punto di vista legislativo le droghe possono essere distinte in legali ed illegali, tenendo conto del fatto che nella maggior parte delle nazioni le droghe illegali non sono vietate in assoluto, bensì il loro utilizzo è permesso solo in specifici casi, come nella ricerca farmacologica e più generale scientifica e nelle applicazioni mediche.

Con il sopraggiungere della globalizzazione, è opportuno specificare maggiormente il tipo di legalità (o illegalità) di una droga, in base alla classificazione che propongo di seguito:

Droghe globalmente legali sono droghe che non sono sottoposte ad alcun controllo legislativo in nessuna nazione al mondo. E’ il caso, ad esempio, dell’Amanita muscaria o delle specie di Datura.

Droghe a legalità nazionale sono droghe che sono sottoposte a vincoli legislativi o meno a seconda della nazione. E’ il caso della Salvia divinorum, che è illegale in Italia e alcune altre nazioni, ma non in tutta Europa.

Droghe a legalità etnicasono droghe che, all’interno di una medesima nazione, sono permesse a uno specifico gruppo etnico o religioso e considerate illegali per tutti gli altri connazionali. E’ il caso del peyote negli Stati Uniti, illegale per tutti a parte per i nativi aderenti alla Native American Church, una religione il cui culto è basato sull’assunzione del peyote quale agente visionario-spirituale. Nello stato del Texas, i nativi, per poter accedere legalmente al peyote, devono possedere almeno 1/4 di sangue indiano (Patchen, 1994).


Classificazione chimio-tassonomica degli allucinogeni classici

Di seguito riporto una classificazione moderna degli allucinogeni “classici” in base alla loro struttura chimica:

indolici – LSD, psilocibina (funghetti), iboga, Ipomoea, semini hawaiiani, ecc.

fenetilaminici – mescalina (peyote, San Pedro)

isossazolici (amanitinici) – Amanita muscaria e A. pantherina

triptamine a breve durata – DMT, 5-metossi-DMT

delirogeni (atropinici o anticolinergici) – scopolamina, atropina (Datura e altre solanacee)

anestetici dissociativi – PCP, ketamina

non-alcaloidici – salvinorina (Salvia divinorum), THC (Cannabis), ecc.

beta-carbolinici armalina, ecc.

Da notare che i composti e i vegetali (oltre un centinaio di specie) di natura atropinico-scopolaminica, riconosciuti farmacologicamente come anti-colinergici, sono ora raggruppati in una classe chimio-farmacologica a sé, quella dei delirogeni, cioè induttori di uno stato di delirio. Questa separazione fu proposta originalmente da Brawley & Duffield nel 1972. I delirogeni sono gli allucinogeni più tossici e pericolosi e il rischio di overdose per errore di dosaggio è elevato (Festi, 1995).

Classificazione delle “nuove droghe”

Nella seconda metà degli anni ’90 “nuove droghe” erano considerati composti di sintesi quali gli empatogeni, tipo MDMA (“ecstasy”), gli inalanti tipo “popper” e i nootropi.

Per quanto riguarda gli empatogeni, nella seconda metà degli anni ’80 si iniziò a considerare questo folto gruppo di sostanze (oltre 150 a tutt’oggi) distinto dagli allucinogeni classici. Pur inducendo alcuni effetti che ricordano quelli degli allucinogeni, il quadro generale psico-fisico delle fenetilamine ne differisce sostanzialmente e si avvicina maggiormente a quello delle droghe stimolanti di tipo anfetaminico. Per questo gruppo di composti, la maggior parte di origine sintetica, David E. Nichols (1986) ha coniato il termine di entactogeni, parola in cui sono incorporate le radici greche en (dentro) e gen (produrre) con il termine latino tactus (contatto, tocco), e la cui etimologia fa tradurre con “producenti un contatto interiore”. Più tardi è stato coniato il termine di empatogeni, cioè induttori di uno stato di empatia, ed è soprattutto con questa parola che sono oggi chiamate tali sostanze.

Col passare del tempo il concetto di “nuove droghe” si è esteso ad altri prodotti sintetici – non sempre veramente nuovi – quali la ketamina, la DMT e il GHB; il concetto si è quindi allargato sino a comprendere tutte le droghe “altre”, cioè differenti da quelle “classiche”.

Il concetto di “nuove droghe” è stato associato a specifici ambienti in cui queste sono generalmente utilizzate, quali le discoteche e i rave, ma tale associazione sta perdendo di importanza, visto il dilagare di queste “nuove droghe” in altri ambienti e contesti sociali.

Oggigiorno sono considerate “nuove droghe” anche le “smart-drugs” e le “eco-drugs”vendute in negozi fisici o virtuali chiamati smart-shops, sia di origine vegetale che di sintesi. E’ difficile offrire una definizione appropriata di “nuove droghe” e di “smart-drug”, per via della continua evoluzione a cui sono sottoposti e per l’inadattabilità intrinseca di questi termini nel comprendere le sempre più numerose droghe psicoattive.

Ciò che v’è di veramente nuovo è il fenomeno della “globalizzazione delle droghe” a cui è soggetto il mondo occidentale. In pratica, stanno arrivando, anzi sono già arrivate, tutte le droghe psicoattive conosciute nel mondo. Nel solo regno vegetale si conoscono almeno 1200 specie, dalle proprietà stimolanti, allucinogene, narcotico-sedative o (numerose) di difficile classificazione psicofarmacologica.

Fra le sostanze di sintesi vengono oggi considerate “nuove droghe” anche composti farmacologici di vecchia data e integratori alimentari e sportivi, quando utilizzati da soli per scopi “psicoattivi” o come rafforzanti di droghe psicoattive (ad esempio i nootropi, la taurina, la colina). E’ il medesimo concetto di “droga” che si sta allontanando dalla sostanza per se, assorbendo modalità e scopi della loro assunzione; in pratica, v’è oggi una tendenza a considerare “droga” qualunque cosa sia utilizzata con lo scopo di “drogarsi”, indipendentemente dal tipo di effetto e dal fatto che provochi un effetto percepibile sul sistema mente/corpo (Samorini, 2006).

In questa sede propongo una classificazione delle droghe di tipo cronologico e che renda conto del fenomeno della globalizzazione:

Droghe classiche – alcol, eroina, cannabis, amfetamine, cocaina, LSD, funghi, triptamine allucinogene, ecc.

Nuove droghe – empatogeni (MDMA, MDE, 2C-B, ecc.), GHB (acido gamma-idrossibutirrico), DXM (destrometorfano), PEP pills (derivati piperazinici), nootropi.

Droghe revival – ketamina, MDA, popper, N2O (protossido d’azoto). Queste droghe sono di vecchia data ma vengono confuse generalmente con le nuove droghe sia perché usate contestualmente insieme a queste ultime, sia per la cronica ignoranza mass-mediatica.

Droghe globali – smart-drugs, eco-drugs

Vedere una più approfondita classificazione delle “droghe globali” (smart-drugs ed eco-drugs)

A tale classificazione vanno aggiunte le numerose preparazioni di analoghi dell’ayahuasca, chiamate pharmahuasca e anahuasca, basate sul principio potenziatore degli effetti psicoattivi dei MAO-inibitori (Ott, 1994).


Classificazione degli afrodisiaci

In questa sede propongo una classificazione preliminare del vasto e articolato campo delle droghe afrodisiache. Il concetto di cosa possiede proprietà afrodisiache è condizionato dalla soggettività delle esperienze personali; in ultima analisi, l’attribuzione di proprietà afrodisiache a droghe, immagini od oggetti è cultural-dipendente. Per questo motivo si deve fare attenzione a non ricadere in schemi classificatori eccessivamente rigidi.

E’ possibile fare una prima distinzione fra afrodisiaci “maschili” e “femminili”, spacciati superficialmente negli ambienti commerciali come afrodisiaci per gli uomini e afrodisiaci per le donne. In realtà per qualitàmaschile di un afrodisiaco si intende la sua stimolazione specifica delle aree pubiche, sia maschili che femminili, mentre per  qualità femminile di un afrodisiaco si intende la sua stimolazione diffusa su tutta l’area percettiva dermica del corpo umano. Tale distinzione segue quella riguardanti le componenti maschile e femminile riconoscibili nella sfera sessuale di entrambi uomini e donne (e che nulla hanno a che vedere con le possibili tendenze omosessuali).

Oltre alle potenti droghe afrodisiache illegali (empatogeni, cannabis, cocaina, ecc.), nel mondo degli afrodisiaci legali ci stiamo per trovare di fronte a una giungla di prodotti specifici per le più diverse proprietà ed esigenze sessuali. La seguente tabella riassume una classificazione preliminare degli afrodisiaci, destinata ad essere modificata ed ampliata di pari passo con il veloce evolversi delle conoscenze scientifiche nel campo della biologia sessuale umana e delle relative applicazioni commerciali e terapeutiche (il concetto di limite fra uso terapeutico e uso ludico di una droga afrodisiaca è offuscato di fronte ai comportamenti legati allo spaccio farmaceutico e all’uso del Sildenafil).


Si veda anche:

Smart-drugs ed eco-drugs

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BRAWLEY P. & J.C. DUFFIELD, 1972, The pharmacology of hallucinogens, Pharmacological Reviews, 24: 31-66.

DELAY J. & P. DENKER, 1961, Methodes chimiothérapeutiques en Psychiatrie. Les nouveaux medicaments psychotropes, Masson, Paris.

DIÁZ JOSÉ LUIS, 1979, 1979, Ethnopharmacology and Taxonomy of Mexican Psychodysleptic Plants, Journal of Psychedelic Drugs, 11: 71-101.

FESTI FRANCESCO, 1995, Le erbe del diavolo. II. Aspetti biochimici e farmacologici, Altrove, vol. 2, pp. 117-145.

JULIEN ROBERT, 2001, A Primer of Drug Action, Freeman & Co., New York.

LEWIN LOUIS, 1924, Phantastika. Die Beträubenden und erregenden Genussmittel, Verlag G. Stilke, Berlin, edizione italiana del 1928, Gli stupefacenti (Phantastika), 3 voll., Milano, Vallardi, 420 pp.

MANTEGAZZA PAOLO, 1871, Quadri della natura umana – Feste ed ebbrezze,  2 voll., Milano, Bernardoni Edit.

NICHOLS E. DAVID, 1986, Differences between the Mechanism of Action of MDMA, MBDB, and the Classic Hallucinogens. Identification of a new therapeutic class: Entactogens, Journal of Psychoactive Drugs, 18: 305-313.

OTT JONATHAN, 1994, Ayahuasca e analoghi dell’ayahuasca. L’enteogeno universale del secondo [sic] millennio, Altrove, vol. 2, pp. 15-23.

PATCHEN  J.D., 1994, The jurisprudence of peyote (Lophophora williamsii) in North America, in: AA.VV., Actas II Congreso Internacional para el Estudio del los Estados Modificados de Consciencia, Lèrida, Institut de Prospectiva Antropològica, Barcelona, pp. 111-113.

SAMORINI GIORGIO, 2006, Droghe nuove e nuovissime: un breve excursus, in: R.M. pavarin & V. Albertazzi (cur.), Uso e abuso di sostanze, Carocci, Roma, pp. 87-112.

 

2 Commenti

  1. Pubblicato aprile 6, 2015 alle 2:20 pm | Link Permanente

    Grazie per il buon lavoro messo a disposizione di chi lo sa apprezzare.

  2. stella de luca
    Pubblicato giugno 24, 2015 alle 4:46 pm | Link Permanente

    Aprendo …le tue pagine , si apre …un mondo fantastico
    Ci vuole una vita dedicata con amore
    grazie di renderci …consapevoli, dei mondi non ancora …esplorati

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