Nuovo libro di Samorini

sam-archeoE’ uscito il nuovo libro dell’autore di questo sito:

Samorini G., 2017, Archeologia delle piante inebrianti, Youcanprint, Tricase (LE), 200 pp. [ISBN: 9788892689862]

La storia della relazione umana con le piante inebrianti si perde nella notte dei tempi. Con lo scopo di ottenere un’ebbrezza, un’“alterità”, una “visione”, l’uomo ha ovunque cercato ed elaborato fonti psicoattive, sino a creare piante totalmente nuove, attraverso l’assidua opera di coltivazione e selezione, quali sono stati i casi del papavero da oppio, della vite, della coca, del kava.

In questo saggio viene esposta la documentazione archeologica relativa a ciascuna fonte psicoattiva, dando particolare enfasi ai dati più antichi e ai processi originari che fecero rivolgere l’attenzione dell’uomo verso questi particolari elementi della flora circostante. Una ricerca dell’ebbrezza che, stando ai più recenti studi, aprì la strada verso l’acquisizione di importanti elementi culturali quali la cerealicoltura.

Da alcuni decenni gli scavi archeologici stanno rivelando un inatteso ruolo del territorio italiano e delle popolazioni che lo abitarono, nelle origini della relazione umana con il papavero da oppio – probabilmente creato nell’Italia centrale da popolazioni neolitiche palafitticole – e come secondo fulcro di addomesticamento della vite selvatica per ricavare vini autoctoni, sardi e campani, indipendenti dal fulcro caucasico classicamente riconosciuto come luogo originario della viticoltura. E sempre in Italia sono state ritrovate le più antiche testimonianze europee di canapa.

Oltre ai reperti materiali, l’archeologia si avvale di moderne strumentazioni utili nell’individuazione dei principi attivi rintracciabili nel vasellame, nelle mummie e negli scheletri umani, come “ombre” che testimoniano l’antico uso delle fonti inebrianti, così come dello studio dell’antica produzione iconografica in cui sono raffigurati i vegetali e i contesti del loro impiego.

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