Racconto sul tabacco presso i Warrau della Guiana

Tale on tobacco among the Warrau of the Guiana

 

Il seguente racconto tratta dell’origine della pratica sciamanica di curare attraverso il tabacco e il sonaglio. Come nell’altro mito d’origine del tabacco dei Warrao raccolto da Roth nel 1915, il tabacco è considerato presente nei tempi mitici in un’isola al di là del mare o in mezzo al mare, luogo privilegiato in quanto sede del regno dei morti e degli spiriti; e il colibrì è l’artefice principale del recupero della pianta di tabacco. Komatari è il primo uomo della medicina, e per questo è considerato un eroe e semi-divino dai Warrau.

 

Komatari voleva del tabacco, ma dato che non ce n’era, lo cercò. Aveva sentito dire che cresceva in un’isola al di là del mare, così andò sulla riva, dove si imbatté in una casa in cui viveva un uomo. Avvicinandosi, Komatari disse: “Sono povero, e voglio del tabacco. Ho sentito dire che cresce su un’isola. Potresti portarmi qualche pianta?” Mentre stavano conversando, si avvicinò il colibrì, che disse: “Hullo! Di cosa state parlando voi due?” “Tabacco: vogliamo del tabacco”, risposero. “Oh, è tutto qui?, disse il piccolo uccello, “perché andrò a prenderne un poco per voi. Mi metterò in viaggio prima del mattino, e voi potrete attendere il mio ritorno circa un’ora dopo mezzogiorno”.

Il colibrì mantenne la parola e tornò come promesso, ma quando il padrone della casa vide cosa aveva portato, disse: “Perché, questo non è foglia di tabacco; è solamente il fiore del tabacco”, e rivolgendosi a Komatari, disse: “Ci andrò io”. Il padrone della casa si mise in viaggio il mattino seguente per la medesima isola, dicendo a Komatari di attenderlo presto come aveva fatto il colibrì, cioè poco dopo mezzogiorno. Ma di fatto egli non tornò sino al mattino seguente. Il ritardo fu dovuto al fatto che tanta gente controllava il tabacco, ed egli aveva dovuto attendere la notte per potere rubare le foglie. Dando a Komatari qualche seme, gli disse di scendere sulla riva, dove avrebbe trovato il suo corial, e se avesse guardato dentro avrebbe visto due o tre foglie di tabacco, che avrebbe potuto prendere. Komatari fece come indicatogli, ma invece di due o tre foglie trovò l’intero corial pieno. Ne portò via il più possibile e tornò a casa. Prima di ripartire, tuttavia, il padrone della casa disse: “Ho un nome, ma non lo pronuncerò: quando saprai tutto su Piai [“Medicina”] sarai in grado di trovare da per te”.

Alla fine Komatari raggiunse la sua casa, e naturalmente tutti i suoi amici vennero a trovarlo, per avere un poco di tabacco; ma era scaltro e mise il tabacco sotto al tetto [cioè appendendolo per seccarlo nella maniera ordinaria] e lo diede in cura alle marabunta [vespe]; lasciò la casa molto presto di mattino e tornò solamente tardi, in modo da non essere in casa quando qualcuno lo avesse cercato. Ma almeno un visitatore giunse e attese a lungo intenzionalmente. Così si incontrarono, Komatari gli diede tre foglie e lo mandò via. Il giorno seguente, un altro uomo lo andò a trovare, ma Komatari se ne era già andato, e c’erano solamente le marabunta – tante marabunta, tutti di tipi differenti. Il visitatore tornò a casa e, prendendo qualche pesce con lui, tornò nel posto di Komatari e chiese alle marabunta di lasciargli prende un poco di tabacco, mostrando loro allo stesso tempo il pesce e dicendo: “Guardate! Questo è il pagamento”. E così, mentre le marabunta sciamarono tutte verso il pesce, l’uomo si arrampicò e prese quanto tabacco volle e se la filò via.

Quando Komatari tornò a casa, anch’egli si arrampicò fin sotto il tetto dove era custodito il tabacco, ma ne trovò molto meno, così mise quel che era rimasto altrove, e guidò via tutte le marabunta ad eccezione di un particolare tipo, una varietà nera, l’oro, che la fece sua guardiana. Iniziando ora sul suo campo, lo tagliò giorno dopo giorno, e dopo averlo bruciato, alla fine piantò il tabacco. Quando vide che iniziava a prosperare, costruì una casa-piai, e girando per il suo campo, trovò un albero di zucca; ne trovò uno pieno di zucche. Ne prese una, ma voltandosi vide un Hebu il quale, dopo aver chiesto se gli apparteneva e ricevendo un “si” come risposta, disse: “Va bene. Visto che la zucca è tua, puoi avere l’intero albero. Ho un nome, ma non te lo dirò. Voglio vedere se apprenderai bene il piai. Se lo saprai fare, sarai in grado di trovarlo da per te”.

Tornando a casa con la zucca, Komatari si mise a pulirla. Una volta pulita, giunse un altro Hebu e gli chiese cosa intendesse farne, ma Komatari non glielo disse. Questo particolare Hebu era uno di quelli che veniva a uccidere la gente e aveva paura del potere del maraka [sonaglio], che viene fatto con quella zucca. Dopo avere scavato e pulito la zucca, Komatari andò nella foresta e, dopo aver camminato a lungo, raggiunse un torrente dove l’acqua scorreva rapidamente: fu qui che intagliò il legno per ricavarne il manico del sonaglio e tagliò i bacchetti con cui fare il suo fuoco speciale. Tornando nuovamente a casa, fissò il manico alla zucca, ma non fu soddisfatto del risultato: il sonaglio non appariva come avrebbe dovuto. Così lo appese sul fascio della sua casa-piai, e si recò nuovamente nella foresta, dove incontrò ancora l’Hebu assassino, che ripetette la sua domanda, cioè cosa intendesse fare Komatari del sonaglio, ma come aveva fatto prima egli non rispose.

Continuando a camminare, e sentendo un rumore come di molta gente che parlava, Komatari procedette nella direzione del suono, e trovò un numero di Hebu che legavano diverse piume di pappagallo con dello spago di cotone. Quando vide ciò che stavano facendo, Komatari pensò a come questo ornamento avrebbe potuto essere legato sulla sua zucca che aveva lasciato appesa a casa. Su richiesta, gli fu dato l’ornamento. L’Hebu che glielo diede gli disse: “Ho un nome, ma non te lo dirò. Lo puoi scoprire da per te, se sarai capace di diventare un bravo uomo-piai”. Komatari gli chiese quindi un altro tipo di treccia di cotone, con piume differenti da quelle precedenti, da indossare come un berretto, ma l’Hebu disse che non ne aveva, sebbene avrebbe potuto ottenerne nella casa successiva. Così Komatari andò nella casa successiva, vide l’Hebu padrone di casa, chiese la treccia di cotone per il berretto, e nello stesso modo di prima l’Hebu gli disse: “Ho un nome, ma non te lo dirò. Lo devi trovare da per te quando sarai un uomo della medicina”.

Komatari tornò a casa e sistemò il cotone piumato sulla cima della zucca, e apparve nuovamente l’Hebu assassino. Quando chiese ancora una volta a Komatari cosa intendesse fare con la zucca, questi si rifiutò nuovamente di dirglielo. Ma Komatari non era ancora soddisfatto, poiché quando agitava la zucca, questa non vibrava. Non aveva ancora le pietre al suo interno. Così Komatari si recò nuovamente nella foresta, e seguì torrente dopo torrente, e alla fine giunse a un grande fiume. Lì incontrò un altro Hebu che gli diede le giuste pietre di cui c’era bisogno. Quando le diede a Komatari, disse, come gli altri: “Ho un nome, ma non te lo dirò. Devi trovarlo da per te quando sarai un uomo della medicina”.

Komatari tornò nuovamente a casa e mise le pietre dentro alla zucca. Appena terminò il lavoro apparve nuovamente l’Hebu assassino, chiedendogli come in precedenza cosa intendesse fare della zucca. La risposta fu: “Questo è per ucciderti, per prevenire che tu uccida altra gente”, e così Komatari agitò la zucca, che era ora un sonaglio terminato, e l’Hebu si mise a tremare e a barcollare, e cadde, ma fu in grado di rialzarsi e di correre via in un batter d’occhio. Corse verso il suo Aijamo [capo] e disse: “C’è un uomo che ha un oggetto con il quale mi ha quasi ucciso e devo avere il mio pagamento [cioè, devo vendicarmi]. Sto per tornare indietro e ucciderlo”. “Va bene – disse l’Aijamo – verrò con te”. Così andarono insieme, e portarono malattia a un amico e vicino di Komatari, poiché avevano paura di attaccare direttamente Komatari. Tuttavia, il suo amico malato lo fece chiamare. Komatari giunse e suonò su di lui la maraka e gli tolse la malattia. Così l’Hebu assassino fece cadere ammalato un altro uomo, ma Komatari tolse anche a questi la malattia. L’Hebu afflisse una terza vittima, e nuovamente Komatari fu vittorioso. Ma quando attaccò una quarta vittima, Komatari era a caccia. Quando tornò, la povera vittima era in cattive condizioni: la malattia era diventata così forte, che Komatari non fu in grado di curarlo. L’Hebu assassino spiegò quindi a Komatari che sarebbe sempre stato così: egli sarebbe riuscito a salvare alcuni pazienti e altri no.

Naturalmente Komatari fu in grado di trovare i nomi di tutti gli Hebu che gli avevano dato assistenza nella costruzione del suo maraka, ed è a questi differenti Hebu che oggigiorno gli uomini della medicina rivolgono i loro canti e che chiamano quando curano un malato. Per esempio, il nome dell’Hebu che procurò i semi di tabacco a Komatari era Wau-uno, “la gru bianca”.

 

Da: W.E. ROTH, 1915, An Inquiry into the Animism and Folkore of the Guiana Indians, 30th ARBAE (1908-1909), Washington D.C., pp. 336-338.

 

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