Racconto sul tabacco presso gli Irané

Tale on tobacco among the Irané

Un uomo si era comportato male nei confronti di un altro, che volle vendicarsi. Con il pretesto di raccogliere dei frutti, questi fece arrampicare il suo nemico su un albero, e ve lo abbandonò dopo aver tolto la pertica della quale l’altro si era servito per salire.

Affamato, assetato e dimagrito, il prigioniero scorse una scimmia e la chiamò in aiuto; l’animale acconsentì a portargli dell’acqua, ma si dichiarò troppo debole per aiutarlo a scendere. Un urubu [avvoltoio mangiatore di carogne] magro e puzzolente, riuscì a trarlo d’impiccio e lo riportò a casa. Era il signore del tabacco e ne possedeva due specie, una buona e l’altra tossica, che egli donò al suo protettore affinché questi imparasse a fumare e utilizzasse la seconda per vendicarsi.

Tornato al villaggio, l’eroe offrì il tabacco cattivo al suo persecutore, che rimase stordito e si tramutò in formichiere. L’eroe gli diede la caccia, lo sorprese addormentato in pieno giorno, e lo uccise.  Egli invitò l’urubu, suo benefattore, a cibarsi del cadavere decomposto.

Riportato in: S.J. JOSÉ  de MOURA, 1960, Os Münkü, 2° Contribuçao ao estudo da tribu Iranche, Pesquisas, Antropologia, n. 10, Instituto Anchietano de Pesquisas, Porto Alegre, pp. 52-53. Versione italiana in: C. Lévi-Strauss, 1982 (1970), Dal miele alle ceneri, Il Saggiatore, Milano, racconto M191, p. 63.

Per altri miti sul tabacco si veda qui

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