L’origine del tabacco presso i Wasco dell’Oregon

The tobacco’s origin among the Wascos of the Oregon

 

I Wasco sono un gruppo di nativi di lingua chinook che vive lungo il fiume Columbia, nell’Oregona (USA). Il mito qui riportato riguarda, ancor prima che l’origine del tabacco, l’origine dei poteri sciamanici conseguenti l’uso del tabacco. Il tabacco viene qui cacciato con arco e frecce, a mo’ di animale selvatico, e non raccolto come una pianta; qualcosa di simile accade presso la popolazione Huichol del Messico, dove il cactus allucinogeno del peyote viene cacciato con arco e frecce, in quanto simbolicamente identificato con il cervo.
La prima parte del racconto concerne il tema dell’autocannibalismo, ed è spiegabile con il fatto documentato etnograficamente che presso i Wasco le sedute sciamaniche costituivano delle forme di cannibalismo. Infatti, “non appena un uomo o una donna udiva il suo canto personale, diventava dentro di sé come di fuoco, selvaggio, e si faceva tagliare da un assistente pezzi di carne del suo corpo per mangiarli. Si asciugava con il dorso della mano il sangue che colava e lo leccava” (Sapir, 1910, rip. in Lévi-Strauss, 1983: 132-3). Il riferimento nel racconto alle punte di freccia, è indice di una relazione semantica esistente fra queste e il tabacco, entrambi considerati in un qualche modo velenosi.

 

Sulla riva destra del Columbia, a circa cinque chilometri a ovest di The Dalles, viveva un tagliapietre specializzato nella fabbricazione di punte di frecce. Un giorno, mentre lavorava, si tagliò un dito; si leccò il sangue e lo trovò così buono che, incapace di fermarsi, si divorò da solo. Del suo corpo non rimase altro che lo scheletro, con un minuscolo pezzo di carne inaccessibile dietro le spalle e il cuore sospeso fra le costole. Diventato un orco, si gettò sugli abitanti del vicino villaggio per divorarli e, dato che le sue ossa erano invulnerabili, non lo poteva uccidere nessuno.

La moglie di lui fuggì verso sud con il figlioletto, prestando attenzione a camminare per aria sfiorando solo la cima dell’erba, per non lasciare tracce. Ma l’orco si lanciò al suo inseguimento, e l’aveva quasi raggiunta, quando essa si rifugiò in una casa ai piedi di una montagna azzurra. Ai due lati dell’entrata stavano rispettivamente un vecchio che fabbricava archi e frecce, e sua figlia che confezionava borse di tabacco.

Sopraggiunse lo scheletro, portato da un terribile vento del nord. Il vecchio si nascose dietro le spalle la fuggitiva, che implorava la sua protezione, e trafisse con una lunga punta di freccia il cuore dello scheletro, approfittando mentre quest’ultimo si accaniva a calpestare le sue frecce per ridurle in briciole. Lo scheletro si sfasciò immediatamente, e quando non rimase altro che un mucchio di ossa per terra, il vento cessò. Il vecchio ordinò alla donna di gettare fuori le ossa.

La collina che dominava la casa era ricoperta di tabacco selvatico. Il vecchio passava tutto il tempo a fare punte di frecce, e quando la faretra era piena, saliva sulla montagna. Poi ridiscendeva con la faretra vuota, ma con le mani piene di tabacco. Tanto il vecchio quanto sua figlia si nutrivano esclusivamente di fumo di tabacco, e si servivano di una pipa che aveva il fornello aperto nel prolungamento del cannello. Per la verità, quell’uomo era un cacciatore, ma la moltitudine del tabacco costituiva la sua unica selvaggina.

La donna visse per molto tempo presso i suoi ospiti insieme al figlio. Quando questi fu cresciuto, si mise a cacciare scoiattoli per la madre. Un giorno, seguì il vecchio e lo vide cacciare il tabacco che si trovava in gran numero sulle scoscese rocciose. Prese a imitarlo, e al primo colpo ne abbatté cinque mazzi. Il vecchio si mise a ballare dalla gioia, perché non aveva mai fatto una così bella caccia. Dette al giovane la figlia in sposa. “Così, in avvenire, gli uomini sceglieranno come generi dei bravi cacciatori.” Per quanto fosse contento di questa abbondanza di tabacco, il vecchio vedeva in essa un segno della sua prossima morte; tuttavia il genero continuò a cacciare, e riempì di tabacco tutta la casa. Poi decise di tornare sul fiume Columbia con la moglie e la madre. Ma nel villaggio natale non trovò altro che le ossa delle vittime del padre. Grazie al suo potere magico riuscì a risuscitare tutti.

La madre diventava vecchia e ogni giorno la nuora le portava le provviste. L’eroe decretò che, in avvenire, le giovani spose avrebbero avuto cura della suocera proprio come lei. Alla fine la vecchia decise di andare verso sud con “la figlia” (la nuora?); là sarebbero diventate tutte e due gli spiriti tutelari delle donne sciamane, e avrebbero conferito a queste il diritto di fumare. Da parte sua il figlio scelse di diventare lo spirito tutelare dei cacciatori fortunati.

 

Da: E. Sapir, 1909, Wishram Texts, Publications of the American Ethnological Society, vol. 2, Leyden, pp. 246-8; ripubblicato in Claude Lévi-Strauss, 1983, L’uomo nudo, Il Saggiatore, Milano, Mito M556a, pp. 131-132.

 

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