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Mito sul tabacco dei Cherokee
Myth on tobacco of the Cherokee Indians
Come per il mito d’origine del tabacco degli Indiani Warrau, il colibrì è il personaggio principale anche nel seguente racconto mitologico dei Cherokee, una tribù indigena nord-americana attualmente stanziata in un territorio fra il Tennessee, l’Alabama e la Georgia. In questo racconto il tabacco assume il valore di “erba dell’immortalità”, che riporta in vita i moribondi; una pianta dalla quale dipende il benessere di tutta la comunità. Il colibrì è un uccello sciamanico, adottato per simboleggiare il “volo” dello sciamano, e anzi, nel racconto cherokee rappresenta probabilmente lo stesso sciamano. (Per altri miti sul tabacco si veda qui)
Agli inizi del mondo, quando uomini e animali erano simili, c’era una sola pianta di tabacco, presso la quale tutti si recavano per [prendere] il loro tabacco, fin quando le oche Dagûl’kû la rubarono e la portarono lontano verso sud. La gente soffriva senza di essa, e c’era una vecchia donna che divenne così magra e debole, che tutti pensarono che sarebbe presto morta se non fosse stato possibile darle del tabacco per mantenerla in vita.
Diversi animali si offrirono per andare a cercarlo, uno dopo l’altro, prima i più grandi e poi i più piccoli, ma i Dagûl’kû li vedevano e li uccidevano tutti quanti, prima che potessero raccogliere la pianta. Dopo gli altri, la piccola Talpa tentò di raggiungerla viaggiando sotto terra, ma i Dagûl’kû scorsero la sua traccia e la uccisero appena sbucò fuori.
Alla fine si offrì il Colibrì, ma gli altri gli dissero che era troppo piccolo e che avrebbe ben potuto starsene a casa. Egli li supplicò di lasciarlo tentare, e così essi gli mostrarono una pianta in un campo, e gli dissero di mostrar loro il modo in cui si sarebbe avvicinato [alla pianta].
Il momento dopo egli era andato, ed essi lo videro seduto sulla pianta, e poi il momento dopo era nuovamente tornato indietro, ma nessuno lo aveva visto andare o venire, poiché era molto veloce. “Questo è il modo in cui agirò”, disse il Colibrì, e così lo lasciarono tentare.
Volò verso est, e quando giunse in vista del tabacco, i Dagûl’kû erano tutti alla sua ricerca, ma non erano in grado di vederlo poiché era così piccolo e volava rapidamente. Egli si lanciò sulla pianta – tsa! – e strappò via la cima con le foglie e i semi, ed era già lontano quando i Dagûl’kû compresero cosa era accaduto.
Prima di giungere a casa con il tabacco, la vecchia donna aveva perduto i sensi, e la si credette morta, ma egli [il Colibrì] soffiò il fumo [di tabacco] nelle sue narici, e con un grido di “Tsâ’lû!” [“Tabacco!”] ella aprì gli occhi e fu di nuovi in vita.
Riportato in: J. MOONEY, 1900, Myths of the Cherokee, 19° Annual Report of the Bureau of AmericanEthnology, pp. 3-548, pp. 254-5. Versione italiana in G. Samorini, 1995, Gli allucinogeni nel mito, Nautilus, Torino, pp. 65-66.