Il tabacco e l’amplesso

Origin myth of tobacco among the Creek of Alabama

 

I Creek di lingua maskoki dell’Alabama si tramandano un mito in cui la prima pianta di tabacco nasce nel luogo dove una giovane coppia ha consumato un rapporto sessuale. Anche gli Hitchiti, che vivono contigui ai Creek, si tramandano il medesimo mito. Di seguito vengono riportate entrambe le versioni.

 

Versione Creek

C’era una volta un giovane che desiderava ardentemente sposare una fanciulla. Una volta, trovandosi ambedue a partecipare in comitiva a un’escursione, la fanciulla, che cavalcava un cavallo da soma, si perdette lungo la strada con l’uomo. Egli le disse che la desiderava e che, se lo avesse sposato, l’avrebbe portata al suo accampamento; ella acconsentì e i due giacquero insieme.

In seguito ci fu un’altra partita di caccia, e in quell’occasione l’uomo si recò sul luogo dove aveva giaciuto per la prima volta con la donna, e vide che vi cresceva una bellissima pianta. Tornò dai suoi e disse loro ciò che aveva visto. Poi indicò la pianta e raccontò come erano andate le cose. Essi dissero: “La chiameremo hitci e quando la fumeremo la chiameremo allo stesso modo dell’amplesso,1haisa”. Questa fu l’origine del tabacco.2

 

Versione Hitchiti

Un uomo aveva perso i suoi cavalli e li stava cercando. Anche una donna stava cercando dei cavalli. Essi, l’uomo e la donna, si incontrarono e si misero a conversare. Si sedettero parlando sotto un albero hickory che faceva una buona ombra.

La donna disse: “Sono in cerca di alcuni cavalli che si sono nascosti”. L’uomo disse: “Anch’io sto cercando dei cavalli”.

Mentre parlavano seduti, qualcosa avvenne nell’uomo, ed egli così parlò alla sua compagna: “Io sto cercando dei cavalli, anche tu stai cercando dei cavalli. Permetti che diventiamo amici e giaciamo insieme qui, dopo di che ripartiremo.”

La donna considerò la questione e disse: “Va bene”. Entrambi si sdraiarono, e quando si rialzarono l’uomo se ne andò per la sua strada e la donna se ne andò per la sua.

L’estate seguente, l’uomo era nuovamente alla ricerca di cavalli, e gli capitò di passare nel luogo dove aveva parlato con la donna. L’uomo pensò: “Andrò in quel luogo per guardarlo”. Quando lo raggiunse, vide che una pianta si ergeva dove avevano giaciuto, ma egli non la conosceva. Stette a osservarla per qualche tempo, e poi ripartì.

Viaggiò e parlò della pianta agli uomini anziani [della tribù]. Disse: “Ho visto crescere qualche cosa [fatta] così e così”. Uno di loro rispose: “Esaminala per vedere se è buona. Quando sarà matura scoprirai che cosa è”.

Successivamente, l’uomo partì per andarla a vedere. Vide che era diventata ancora più grande. Zappò attorno alla pianta per rendere soffice il terreno, e così crebbe meglio. Ne ebbe cura, e vide le foglie diventare sempre più grandi.

Quando fiorì, i fiori erano graziosi, e vide che erano grossi. Quando maturò, il seme era molto piccolo. Egli prese i semi dal guscio, raccolse delle foglie, e portò il tutto agli anziani. Essi li osservarono, ma non riconobbero alcuna pianta a loro nota.

Dopo aver osservato i semi e le foglie per un po’ di tempo, si arresero. Poi, uno di loro polverizzò le foglie e le mise in una pipa ricavata da una pannocchia di mais, l’accese, e la fumò. L’aroma era gradevole.

Tutti gli anziani dissero: “Le foglie di quella cosa sono buone” e le diedero un nome. La chiamarono hitci (che significa sia “vedere” che “tabacco”). In tal modo, la donna e l’uomo insieme crearono il tabacco.3

 

Note

1 – Nella versione originale di Swanton è scritto cuum coimus, che in latino significa “amplesso”; ciò per il motivo che sino ai primi decenni del XX secolo la censura puritana non permetteva agli scrittori di scrivere la terminologia sessuale nella lingua parlata, bensì solamente in latino.

2 – Da: John R. Swanton, 1929, Myth and tales of the Southeastern Indians, Bulletin 88 of the Bureau of American Ethnology, Washington, p. 19 (riportato anche in Raffaele Petazzoni, 1962, Miti e leggende, Utet, Torino, vol. 3, p. 504).

3 -Da: J.R. Swanton, 1929, Myths and Tales of the Southeastern Indians, Bulletin of the Bureau of American Ethnology, pp. 1-275, pp. 87-88.

 

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