Leggenda di Maometto e il tabacco

Legend of Mohammed and the tobacco

Fra i Maomettani è popolare una bella leggenda sull’origine del tabacco:

Maometto viaggiava nel deserto in un dì d’inverno, quando s’incontrò con una vipera gelata sul suolo.  Mosso a compassione, la prese e la mise nella sua manica, dove essa ritornò in vita. Appena quel rettile ingrato si sentì vivo, cacciò fuori il suo capo, dicendo:

– Profeta, io ti voglio mordere.
– Dammi una buona ragione di questo tuo pensiero, ed io sarò contento.
– Il tuo popolo uccide sempre il mio popolo, vi è guerra fra la vostra razza e la mia.
– Il tuo popolo morde il mio popolo, la bilancia dei nostri parenti è ora fra te e me, ed è in mio favore, perchè io vi ho fatto del bene.
– E perché non mi faccia del male, io ti morderò.
– Non essere ingrata.
– Io lo voglio, l’ho giurato per il Sommo Iddio e lo voglio.

A quel nome il Profeta non si oppose più alla vipera, ma le disse di morderlo nel nome di Dio. Il serpente piantò i suoi denti nella sacra mano di Maometto, e il Profeta addolorato gettò via la vipera, senza però farle del male, né permise che i presenti l’uccidessero, ma applicando le sue labbra alla ferita e succhiandone il veleno, lo sputò a terra. Da quelle gocce nacque l’erba miracolosa, che ha l’amarezza dei denti del serpenti, mitigata dalla dolce saliva del Profeta.

Da: PAOLO MANTEGAZZA, 1871, Quadri della natura umana. Feste ed ebbrezze, vol. 1 e vol. 2, Bernardoni Edit., Milano, vol. II, pp. 289-290, da Walpole F. The Ansayrii and the Assassins; Mantegazza prese questa leggenda dal libro di Mordekai C. Cooke, 1860, The Seven Sesters of Sleep, J. Blackwood, Paternoster Row, London, pp. 19-20.

 

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