Il San Pedro e San Cipriano

The San Pedro and Saint Cipriano

 

Secondo le affermazioni del curandero peruviano Adriano Melendres, di San Juan de Cachaco, fu San Cipriano a scoprire il potere del San Pedro (cactus allucinogeno delle due specie Echinopsis [Trichocereus pachanoi] ed E. peruvianus) e lo usò per vedere le cause dei mali dei suoi pazienti. “Gesù impartì allora al cactus la sua benedizione e, da quel momento e per sempre, il San Pedro permette di vedere e curare” (Polia Meconi, 1993: 81).

Un racconto del curandero Segundo Culquicondor, di Tierras Coloradas (Ayabaca), è una variante di un racconto dove Dio, nella forma di Gesù Cristo, nasconde scherzosamente le chiavi del Paradiso a San Pietro (si veda Racconti divinatori sul San Pedro). Nel racconto originario è Gesù Cristo a indicare a San Pietro di mangiare il cactus psicoattivo, le cui proprietà visionarie-divinatorie gli faranno ritrovare le chiavi nascoste. Nella variante di Conquildor, invece, è San Cipriano a ritrovare le chiavi. “Egli lo sa [dove sono le chiavi] perché conosce e usa la huachuma, la pianta della visione”. Huachuma è un altro nome tradizionale dato al cactus del San Pedro. Il racconto di Conquildor prosegue con il tentativo di Cipriano-mago di praticare il guayanche – la magia amorosa – per far si che un uomo seduca una suora:

Sconfitto, Cipriano rinuncia ad essere stregone. Vagabonda per tutto il Peru gettando di qua e di la gli oggetti della sua mesa di stregoneria.1 Coloro che li raccolgono per curare e fare del bene saranno curandero, gli altri, che approfitteranno degli oggetti per fare del male (daño) saranno degli stregoni maleros. Il libro di Cipriano arriva in Europa dove, per mezzo degli insegnamenti e dei segreti ivi contenuti, i Bianchi scoprono la medicina che ancora oggi utilizzano (Polia Meconi, 1996, I: 176).

Nel racconto di Conquildor v’è un accenno alle origini mitiche – in senso sincretico – della differenziazione fra praticanti curanderos e maleros, nel senso di praticanti della magia bianca o benevola e magia nera o malevola; una differenziazione dualistica tipica del sistema di credenze e di operato nelle odierne pratiche magiche andine.

Un altro racconto in cui è coinvolto San Cipriano è stato riferito da una curandera di 32 anni che vive nei dintorni di Huancabamba e registrato dall’antropologa Bonnie Glass-Coffin. In questo racconto Cipriano – presentato come un discepolo di Gesù – è lo scopritore delle proprietà divinatorie della pianta del San Pedro:

E’ scritto nella Sacra Scrittura che Nostro Signore Gesù Cristo volle scoprire quale dei suoi discepoli lo amava maggiormente. San Cipriano lo amava assai. Si dice che alle otto di sera San Cipriano tagliò questa pianta [il San Pedro] e la cucinò. La pianta gli diede la possibilità di vedere e gli disse: “Vai, Lo troverai nel Giardino dell’Eden. Vai molto presto, alle otto della mattina.” Egli andò alle otto della mattina e lo trovò, e Gesù gli disse: “Come è possibile che tu sia qui, non sapevo che avresti potuto trovarmi.” Egli rispose: “Ho preso una pianta e l’ho cucinata e questo mi ha fatto sognare, mi ha fatto vedere.” Ed egli disse: “Mostramela.” “Si”, rispose San Cipriano, camminò e gliela mostrò. “Ah! – disse Gesù – Questa pianta è virtù. Questa pianta possiede tre nomi. Il suo primo nome è San Pedro. I tre nomi sono: San Pedro, Huachuma e Virtù.”2

Un ulteriore racconto su San Cipriano, del curandero Ramón Carrillo di Pasapampa (Huancabamba), segue lo schema classico cristiano della vita di questo santo:

Un mago, Cipriano, si innamora di una vergine cristiana, ma non riesce a conquistarla con le sue arti poiché la donzella porta nel suo petto una croce ed è protetta da un potere più forte del potere della magia. Sconfitto, Cipriano inizia a cercare per il mondo chi era quel maestro, Cristo, che lo aveva vinto. Camminò molto e, nel cammino, incontrò la pianta della huachuma [San Pedro] e la mangiò e riuscì a vedere dove si incontrava Cristo. Gesù gli chiese come era riuscito a incontrarlo e Cipriano glielo disse e gli mostrò la pianta. Gesù la benedisse e la lasciò ai curandero (Polia Meconi, 1996, I: 176).

Note

1 – La mesa è l’altare del curanderismo e della stregoneria nord-peruviana. Si veda La mesada col San Pedro.

2 – Questo racconto mi è stato comunicato personalmente da Bonnie Glass-Coffin, che qui ringrazio, a seguito del nostro incontro al II° Congresso Internazionale “Plantas, Chamanismo y Estados de Consciencia”, tenutosi il 3-7 ottobre del 1994 a Lèrida, Spagna.

 

Si vedano anche:

 

Riferimenti bibliografici

POLIA MECONI MARIO, 1993, L’uso del cactus Trichocereus pachanoi nella medicina tradizionale andina del Peru settentrionale, Altrove, vol. 1, pp. 77-92.

POLIA MECONI MARIO, 1996, “Despierta, remedio, cuenta…”: adivinos y médicos del Ande, 2 voll., Fondo Editorial de la Pontificia Universidad Católica del Perú, Lima.

 

 

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