Racconti divinatori sul San Pedro

Divinatory tales on the San Pedro

 

I curanderos delle regioni di Huancabamba e Ayabaca del Perù settentrionale (dipartimento di Piura), si tramandano alcuni racconti sul cactus del San Pedro (Trichocereus macrogonus subsp. pachanoi e peruvianus), che hanno in comune il tema del ritrovamento di oggetti o di persone perdute mediante le proprietà divinatorie delle visioni procurate da questa pianta allucinogena. Si tratta di racconti frammentari, tratti da episodi del Nuovo Testamento o dalla vita (immaginaria) di un santo cristiano – San Cipriano – al quale i curandero attribuiscono la conoscenza delle arti magiche e divinatorie. Il nome “San Pedro” viene giustificato dal fatto che questo cactus, come San Pietro, è llavero del cielo, cioè “ha le chiavi del cielo”. Questi racconti non trattano dell’origine della pianta, bensì sono traslazioni sincretiche di antichi miti d’origine della scoperta umana dei suoi effetti visionari. Originalmente questa scoperta veniva ascritta alla “casualità” o esplicitamente indotta dalla volontà divina.

Il seguente racconto è stato narrato dal curandero Alfonso García di Huancabamba e ha come tema il ritrovamento delle chiavi del Paradiso da parte di San Pietro, che gli erano state scherzosamente nascoste da Dio:

Il San Pedro, quest’erba, noi lo chiamiamo in distinte forme; huachumo, come San Pietro perché il San Pedro fu benedetto. Per dire, al tempo che nostro Signore Gesù Cristo andava con i suoi apostoli, San Pietro, fu lui, per dire, il guardiano, il protettore delle porte del cielo. Allora Gesù fece uno scherzo a San Pietro: gli rubò le chiavi, le trasferì in un altro luogo; già, gli rubò le chiavi. Allora San Pietro andò in cerca delle sue chiavi e non le trovò. Non sapeva dov’erano. Cosa accadde? Allora gli disse poi Gesù: “Perché non mangi il tuo omonimo, il tuo bastone? Perché non lo mangi? Mangia il tuo omonimo”. Allora lui lo afferrò: “Quindi sei il mio omonimo, tu ora ti chiami Pietro, ti chiami San Pedro” e mangiò.1 Preparò la sua mesa e giunse a vedere dove Gesù gli aveva nascosto le chiavi e le trovò. Questa era una prova, una rivelazione. Allora Gesù venne, lo benedisse con la mano destra, così disse: “Con questo San Pedro si curerà, si otterranno molte cose.” E con la mano sinistra lo benedisse e disse: ”Alcuni diranno la verità e altri mentiranno.” Già, così è, quella effettiva è la destra, per questo ci sono dei veritieri e dei menzogneri (Polia Meconi, 1990: 96; 1996, I: 175).

Alla domanda di come avesse conosciuto questa storia, il curandero rispose: “Queste storie si scoprono per mezzo della nostra virtud, per mezzo del nostro San Pedro” (ibid.). In questo racconto, la differenziazione della benedizione di Gesù con la mano sinistra e con quella destra, che “crea” l’esistenza di individui veritieri e menzogneri, è espressione del tipico dualismo di cui è impregnato il sistema di credenze e di simbolismi del curanderismo andino.

Il seguente racconto, esposto dal curandero Máximo Merino di Socchabamba (Ayabaca), prende spunto dall’episodio del Nuovo Testamento che narra di quando Gesù, dodicenne, si recò nel tempio all’insaputa dei genitori (Luca, 2, 41-50):

Il San Pedro è la pianta del tempo di Dio.2 Quando Dio era lontano dalla sua casa e dal suo villaggio, in un altro villaggio, sua Madre lo cercava ma non era in grado di trovarlo. La Vergine mangiò tre o sette germogli della pianta che oggi chiamiamo San Pedro. Ebbe un sogno e si appoggiò con le spalle a un alloro3 e, all’ombra, prese sonno e si addormentò. In sogno riuscì a vedere dove stava suo Figlio. Lo trovò e Gesù benedisse la pianta lasciandola ai maestri curandero (Polia Meconi, 1993: 81; 1996: I, 174-5).

In un racconto di Pedro Ramírez, di Huancabamba, sono i discepoli di Gesù che, non trovandolo, ricorrono alle proprietà visionarie del San Pedro:

Gesù sparì nel deserto per quarantun giorni e altrettante notti senza dire alcunché ai discepoli. Questi si preoccuparono ma non sapevano dove cercarlo; così San Pietro, seduto accanto al lungo sentiero, raccolse una pianta succosa e la mangiò per rinfrescarsi. Ebbe una visione e riuscì a vedere il Maestro nel suo ritiro e così lo incontrarono. Da quel giorno la pianta ebbe il nome dell’apostolo ed ebbe inizio il suo uso divinatorio (Polia Meconi, 1996, I: 175).

Note

1 – In una prima versione, pubblicata nel 1990 (Polia Meconi, p. 96), viene riportato “Cucinò il San Pedro e lo mangiò”.

2 – Qui inteso nella figura di Gesù Cristo.

3 – Nella versione pubblicata nel 1993 (Polia Meconi, p. 81) viene specificato che l’alloro è benedetto: “si appoggiò con le spalle a un albero, come dire a un alloro, l’alloro benedetto”.

Si vedano anche:

 

Riferimenti bibliografici

POLIA MECONI MARIO, 1990, Apuntes de campo: cinco mitos Huancabambinos, Perú Indígena, vol. 12, pp. 95-109.

POLIA MECONI MARIO, 1993, L’uso del cactus Trichocereus pachanoi nella medicina tradizionale andina del Peru settentrionale, Altrove, vol. 1, pp. 77-92.

POLIA MECONI MARIO, 1996, “Despierta, remedio, cuenta…”: adivinos y médicos del Ande, 2 voll., Fondo Editorial de la Pontificia Universidad Católica del Perú, Lima.

 

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