Il peyote e il cervo fra gli Huichol del Messico

The peyotl and the deer among the Mexican Huichol

 

Nel seguente racconto mitologico degli Huichol del Messico settentrionale, è presente il motivo della nascita del cactus allucinogeno del peyote dalle orme lasciate dal cervo. Gli Huichol identificano il peyote con il cervo, e considerano la pianta come il Padrone sovrannaturale delle Specie dei Cervi. Il cervo è Fratello Maggiore, Tama’ts Palisi’ke, dio dei venti o dell’aria, che era apparso sotto forma di questo animale. Bisnonno Coda di Cervo è una specie di Signore degli Animali, figlio di Tate’vali, la principale divinità huichol del fuoco. L’hi’kuli è il nome huichol del peyote.

Molto tempo fa, quando gli antenati degli Huichol giunsero per la prima volta nel luogo dove attualmente cresce l’hi’kuli, essi videro un cervo che fece appena cinque passi, e quindi sparì. Quando si avvicinarono alle orme [del cervo], scoprirono che ciascuna era un hi’kuli. In totale erano cinque, uno per ogni impronta.

Essi lanciarono frecce verso ciascun hi’kuli, senza ferirlo, due in cima a ciascuno, di modo che la parte posteriore di una delle frecce segnalava verso l’est e l’altra verso l’ovest.

Nel luogo ove il cervo era scomparso, venne trovato un hi’kuli di grandi dimensioni, che fu chiamato Pa’li o Wapa’li. Dopo qualche tempo, estrassero le frecce, e le custodirono nelle faretre. Lasciarono solamente quelle che avevano conficcato sull’hi’kuli maggiore, come era stato ordinato loro da Bisnonna Coda di Cervo. Quindi, si sedettero e mangiarono l’hi’kuli.

Tama’ts Palisi’ke restò nel luogo ove era apparso per la prima volta l’hi’kuli, e oggi lo si può vedere in forma di altare. E’ l’ara principale, un grande hi’kuli.

Ancora oggi gli Huichol, nel loro pellegrinaggio nella mitica Wirikuta – il luogo del deserto ove cresce il peyote – sono soliti “cacciare” il cervo-peyote, eseguendo la medesima cerimonia delle frecce, come indicato nel mito.

Da: CARL LUMHOLTZ, 1986 (1904), El arte simbólico y decorativo de los huicholes, Instituto Nacional Indigenista, México D.F., pp. 44-45.

 

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