Mito sulle origini del culto del peyote fra i Sioux Brule

Origin myth of the peyotl cult among the Sioux Brule

 

Questo mito è stato raccontato da Leonard Cane Corvo a Winner, nella Riserva Indiana di Rosebud, Sud Dakota, nel 1970. Henry Cane Corvo, il padre dell’uomo che raccontò questa storia, fu tra coloro che introdussero la religione del peyote tra i Sioux negli anni ’20 del XXI secolo.

 

Questo è il modo in cui l’Antenato Peyote arrivò al popolo degli Indiani. Molto tempo fa, prima dell’arrivo dell’uomo Bianco, c’era una tribù che viveva lontano, a sud dei Sioux, in una terra di deserti ed altipiani rocciosi. Questa gente soffriva di una certa malattia e molte persone ne morivano. Una vecchia sognò che avrebbe trovato un’erba, una radice, che avrebbe salvato il suo popolo.

La donna era vecchia e debole ma, portando con sé la nipotina, si mise alla ricerca di una visione per apprendere come trovare quella sacra erba. Le due donne si allontanarono dal campo sino a che non si perdettero. Arrivate sulla cima di una collina solitaria, la nonna costruì un riparo di frasche per sé e per la bimba. Senza acqua né cibo erano deboli; e come cadde la notte, non sapendo cosa fare, si raggomitolarono l’una accanto all’altra.

All’improvviso sentirono il battere d’ali di un enorme uccello, un’aquila che volava da est verso ovest. La vecchia alzò le braccia e indirizzò una preghiera all’aquila affinché le donasse saggezza e potenza. Verso il mattino esse videro la figura di un uomo ondeggiare nell’aria circa quattro passi sopra la loro testa. La donna udì una voce: “Tu vuoi acqua e cibo e non sai dove trovarli. Ho una magia da darti. Ti aiuterò.”

Il braccio dell’uomo indicava un punto sul terreno che distava circa cinque passi da dove la vecchia era seduta. Lei guardò e vide una pianta di peyote, una grande Pianta Peyote Antenato che aveva sedici segmenti. Non sapeva cosa fosse, ma prese il coltello d’osso e tagliò via la parte verde e ne uscì un umore, il succo del peyote, l’acqua della vita. La vecchia e la nipote lo bevvero e si sentirono rinvigorite.

Il sole tramontò ancora e giunse la seconda notte. La vecchia pregava lo spirito: “Sto sacrificando me stessa per la gente. Abbi pietà di me. Aiutami!”

E la figura dell’uomo apparve ancora, librandosi sopra di lei come prima, ed ella udì una voce che diceva: “Tu sei persa ora, ma troverai ancora la tua gente e la salverai. Dopo che il sole sarà sorto per altre due volte, la troverai.”

La nonna mangiò ancora un po’ di quel sacro farmaco, e ne diede un po’ alla bimba. E per mezzo di quell’erba un potere entrò in loro, donando conoscenza, comprensione e una sacra visione. Sperimentando questo nuovo potere, la vecchia e la nipote rimasero sveglie tutta la notte. Tuttavia, al mattino, quando il sole sorse e brillò sopra la sacca di pelle con il peyote, la vecchia si sentì forte e disse: “Nipote, prega con questa nuova erba. Non ha bocca, ma mi sta dicendo molte cose.”

Durante la terza notte lo spirito tornò ancora e insegnò alla vecchia come mostrare al suo popolo il modo appropriato di usare il farmaco. Ma al mattino quando si alzò, lei pensò tra sé e sé: “Questa sola pianta non può salvare il mio popolo. Sarà la sola erba del genere esistente al mondo? Come posso trovarne altre?”

Poi udì molte piccole voci che gridavano: “Quassù, vieni quassù. Io sono una da raccogliere.” Erano le piante del peyote che la guidavano ai loro luoghi nascosti tra cespugli spinosi e screpolature. E così la vecchia e la fanciulla raccolsero le erbe e ne riempirono la sacca di pelle che avevano con loro.

Al cadere della notte videro ancora una volta l’uomo spirito che si stagliava contro il sole calante. Egli indicava la via che le avrebbe riportate rapidamente al campo. E benché non avessero toccato cibo né acqua per quattro giorni e quattro notti, il sacro farmaco aveva dato loro coraggio e risolutezza.

Quando arrivarono al villaggio, i loro parenti furono felici di riaverle, ma tutti quanti erano ancora malati e molti stavano morendo. La vecchia disse alla gente: “Vi ho portato un nuovo sacro farmaco che vi aiuterà.”

Poi mostrò agli uomini come usare quel pejuta, quell’erba santa. Lo spirito le aveva insegnato il rituale, e il farmaco le aveva dato la conoscenza di tutto il potere della mente che è contenuta in esso. Seguendo i suoi ordini, gli uomini alzarono una tenda e accesero un fuoco. A quel tempo non c’era un capo, uno che fosse capace di indicare la via, che li guidasse, e la gente doveva imparare dal nulla, passo dopo passo, come eseguire le cerimonie.

Tutti, uomini e donne, vecchi e giovani, mangiarono quattro punte del nuovo farmaco. Un lattante ricevette il potere del peyote attraverso il latte della madre. Stava succhiandosi la mano e cominciò a scuoterla come un sonaglio di zucca. Un uomo che era seduto all’ingresso della tenda, al solo guardare il braccio del bimbo, ricevette l’ispirazione per creare una canzone.

Uno sciamano prese un sonaglio di ruvida pelle e cominciò a scuoterlo. Le piccole pietre che erano all’interno del sonaglio erano la voce dell’Antenato Peyote, e ognuno comprese quello che stava dicendo. Un altro uomo afferrò un tamburo e cominciò a batterlo, seguendo il tempo del canto e della voce che provenivano dal sonaglio. Il suono del tamburo era buono, ma non aveva ancora il suono giusto perché in quella prima cerimonia non v’era ancora dell’acqua dentro il tamburo.

Una donna sentì lo spirito dirle di cercare il legno della pianta del cotone. Dopo che il sole si fu levato, tutta la gente la seguì mentre si incamminava verso ovest, guidata dall’Antenato Peyote. Essi videro uno scoiattolo saltar fuori da un buco che era in un albero completamente secco, e compresero che quello era il sacro legno dell’albero del cotone.

Abbatterono l’albero e svuotarono il tronco, come per farne un tamburo, proprio nel punto dove si trovava la tana dello scoiattolo. Su invito della donna, lo riempirono poi di acqua fresca di sorgente, l’acqua della vita.

Sulla via del ritorno, un uomo sentì una forza dirgli di raccogliere cinque pietre rotonde levigate e di coprire il tamburo con un pezzo di pelle di alce conciata. Usò le pietre per creare delle sporgenze intorno all’orlo del tamburo, in modo da poter fissare la pelle al tamburo stesso con delle rozze cinghie di pelle. E quando batté il tamburo, il suono era buono, come se uno spirito se ne fosse impossessato.

Quando sopraggiunse la notte, la gente accese un fuoco all’interno delle tende e prese ancora il farmaco. Guidata dal potere del peyote, la vecchia osservò le fiamme e vide un cuore, simile alla foglia dalla forma di cuore dell’albero del cotone. E così apprese che il Grande Spirito, che era anche l’Antenato Peyote, voleva dare il suo cuore ai pellirossa di questo continente. Disse poi all’uomo che badava al fuoco di disporre i tizzoni ardenti a forma di cuore, e tutta la gente vide quel cuore battere con lo stesso ritmo del tamburo. Un po’ più tardi, un aiutante che era posseduto dallo spirito vide la fune di pelle formare una stella alla base del tamburo. Egli dispose i carboni ardenti del fuoco a forma di stella e poi di luna, perché il potere delle stelle e lo spirito della luna erano venuti nella tenda.

Un uomo che era seduto dall’altro lato della porta ebbe una visione nella quale gli fu detto di chiedere dell’acqua. La vecchia portò una sacca di pelle con dell’acqua fredda e fresca; tutti bevvero e ciò facendo furono posseduti. Sentendo lo spirito dell’acqua, l’uomo che era incaricato di accudire al fuoco formò con i tizzoni il profilo di un uccello acquatico, e da allora l’uccello acquatico divenne il simbolo principale del santo farmaco.

Intorno al fuoco quell’uomo fece una mezza luna con della terra, e con un dito tracciò un solco lungo tutto il bordo. Formò così una strada, la strada della vita. Disse che chiunque possieda il dono wacankiyapi, che significa provare amore e affetto per la gente, dovrebbe sedere proprio là. E da quel giorno in poi, l’uomo che dirige un’assemblea è chiamato “colui che indica la via.”

E’ in questo modo che la gente fece il primo altare del peyote; e dopo che essi ebbero bevuto l’acqua, ringraziarono il peyote. Osservando il fuoco nella forma del sacro uccello acquatico, essi pregarono nelle quattro direzioni, e qualcuno sparse dei rami di cedro sul fuoco. Il fragrante, aromatico fumo era il respiro dell’Antenato Peyote, lo spirito di tutti i vegetali e di ogni cosa che cresce.

Ora il popolo aveva tutto ciò di cui aveva bisogno: la sacra erba, il tamburo, la zucca, il fuoco, l’acqua, il cedro. Da allora impararono a conoscere se stessi. Le loro malattie furono curate, e ringraziarono la vecchia e la sua nipotina per aver portato loro quella benedizione. Essi erano la nazione Comanche, e da essa il culto dell’erba sacra si diffuse a tutte le tribù della terraferma.

 

Da: R. ERDOES & A. ORTIZ (cur.), 1989, Miti e leggende degli Indiani d’America, Edizioni Paoline, Milano, pp. 117-121.

 

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