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Mito del peyote fra i Winnebago
Myth on peyotl among the Winnebago Indians
Gli Indiani del Nord’America non hanno un vero e proprio mito di origine del peyote, ma possiedono un mito d’origine dell’uso del cactus, comune a tutte le tribù presso le quali questa pianta si è diffusa attraverso il culto religioso della Native American Church, dove il peyote funge il ruolo simbolico-salvifico di Cristo Rosso. Di tale mito sono state riportate numerose versioni; in pratica, ogni gruppo di Indiani ne ha elaborata una personale, con differenze generalmente di poco rilievo. Per una versione estesa si veda il racconto del peyote degli Apache-Kiowa. La seguente versione, raccontata a Paul Radin da Albert Hensley, un indiano della tribù dei Winnebago del Wisconsin, è caratterizzata da forti influenze cristiane.
Un tempo, nel sud, un Indiano proveniente dalla tribù chiamata Mescalero Apache, stava girovagando nel territorio chiamato Messico; andò a cacciare negli alti monti, e si perdette.
Per tre giorni girò senz’acqua e senza cibo. Stava quasi per morire di sete, ma continuò [a girovagare], fino a che raggiunse i piedi di una certa collina, sulla cui cima avrebbe potuto trovare l’ombra sotto un albero che cresceva lì.
Desiderava morire lì. Fu con grande difficoltà che raggiunse il luogo e, quando fu lì, si sdraiò sulla schiena e rimase così, col corpo disteso verso ovest e il braccio sinistro verso est, e appena fatto ciò, sentì qualcosa di freddo toccare le sue mani: “Cos’è?”, si chiese. C’era dell’acqua al suo interno, sebbene contenesse anche del cibo. Quindi prese ciò che era vicino alla sua mano destra, se lo portò alla bocca e lo mangiò.
Quindi, sdraiato sul terreno, uno spirito sacro entrò in lui e, prendendo lo spirito dell’Indiano, lo portò via nelle regioni superiori. Lì [l’indiano] vide un uomo che gli parlò: “Sono stato io a farti passare attraverso questa sofferenza, poiché se non avessi fatto così, non avresti mai potuto sentire la giusta [religione]. E’ per questo motivo che ho posto della santità in ciò che hai mangiato. Mio Padre me lo diede e mi fu permesso di portarlo sulla terra. Mi è anche stato permesso di riprenderlo indietro e di darlo a qualche altro Indiano. Per il momento questa religione esiste a sud, ma ora desidero che si estenda al nord. Voi Indiani state combattendo gli uni contro gli altri, ed è allo scopo di fermare ciò, che potete stringervi le mani e partecipare assieme al cibo che vi sto donando come peyote. Ora vi dovete amare l’un l’altro. Il creatore della terra è mio padre. Tempo fa inviai questo vangelo attraverso l’oceano, ma non lo comprendevate. Ora ti insegnerò come comprenderlo.”
Quindi, lo condusse in una dimora dove stavano mangiando peyote. Lì gli insegnò le canzoni e tutto ciò che proveniva da questa cerimonia. Poi gli disse: “Ora vai dal tuo popolo e insegna loro tutto ciò che ti ho detto. Vai dalla tua gente al nord e insegna loro. Ho posto la mia sacralità in ciò che mangi. Ciò che mio padre mi diede, l’ho posto lì dentro.”
Quindi gli disse di tornare a casa. Egli pensò di essere morto, ma era in realtà il suo spirito che lo aveva lasciato. In breve tempo l’uomo si sentì nuovamente bene.
C’erano molte piante di peyote attorno al luogo ove era giaciuto, e le raccolse prima di partire. Quindi tornò alla sua dimora. Egli aveva creduto di essersi perso, ma gli sembrò difficilmente possibile che ciò fosse stato frutto del caso. Il suo essersi perduto per le montagne gli sembrò simboleggiasse la condizione della gente prima di aver mangiato il peyote; si sarebbero perduti e avrebbero poi ritrovato la loro via.
Riportato in: PAUL RADIN, 1923, The Winnebago Tribe, 37° Annual Report of the Bureau of American Ethnology, pp. 33-550, pp. 398-9. Tradotto in italiano e riportato in G. Samorini, 1995, Gli allucinogeni nel mito. Racconti sulle origini delle piante psicoattive, Nautilus, Torino, pp. 37-38.