Racconto del peyote degli Apache-Kiowa

Tale on peyote among the Apache-Kiowa

 

Gli Indiani del Nord’America non hanno un vero e proprio mito di origine del peyote, ma possiedono un mito d’origine dell’uso del cactus, comune a tutte le etnie presso le quali questa pianta si è diffusa attraverso il culto religioso della Native American Church. Di tale mito sono state riportate numerose versioni; in pratica, ogni gruppo di nativi ne ha elaborata una, con differenze generalmente di poco rilievo. La seguente versione è stata raccolta nel 1950 presso gli Apache-Kiowa. Il racconto è costituito di due parti: un mito relativo l’origine dell’uso del peyote, seguito da un mito dell’origine del suo culto. Questa seconda parte, che riguarda la laboriosa ricerca del rituale più appropriato per il peyote da parte del suo scopritore, e la successiva partecipazione al rito di un gruppo sempre più numeroso di uomini del gruppo, è assente in molte versioni.

 

C’è una storia di molto tempo fa sull’origine del peyote. Essa raggiunge i tempi in cui gli Indiani combattevano gli uni contro gli altri.

Dall’altro lato del Nuovo Messico era accampato un gruppo di Indiani, che venne attaccato da altre bande. Le montagne lì erano molto alte. La tribù che fu attaccata si disperse. Rimasero solo una donna e suo figlio. Essi erano Lipan Apache. Faceva molto caldo ed era secco lì. L’acqua era tutta evaporata. Non avevano né cibo, né acqua, e non c’era nessuno lì attorno.

La donna disse al ragazzo: “Sono stanca, affamata e assetata. Tu vai avanti. Se non trovi nulla è probabile che morirai da qualche parte.”

Era mattino presto. Il ragazzo andò verso i monti. Sua madre gli aveva detto di guardarsi attorno per vedere se riusciva a scorgere qualcuno. Egli camminò nei paraggi. Quindi, qualcuno dall’alto gli parlò. Disse: “So che sei affamato. Guarda in basso davanti a te. Vedrai qualcosa di verde. Mangialo.”

Egli vide una pianta verde, la scalzò fuori e si mise a mangiarla. Guardò attorno e ne scorse molte altre. Ne mangiò alcune. Presto la sua fame se ne andò via, come se avesse mangiato una quantità di carne. Estrasse qualche altra pianta e la prese per sua madre. Egli le riferì della voce che gli aveva parlato. La madre mangiò alcune piante, e si sentì come se avesse mangiato un grosso pasto di carne. La fame se ne era andata.

Verso la metà del pomeriggio faceva molto caldo. Essa disse: “Non so chi ci abbia dato ciò, ma voglio pregarlo”. Pregò per l’acqua e per trovare nuovamente la sua gente. Più tardi una nube iniziò a oscurare il cielo e vi fu il tuono. La pioggia cadde e l’acqua fluì lungo le montagne. Essi bevvero e si riposarono lì quella notte.

Durante la notte la donna fece un sogno. Qualcuno si rivolse a lei dicendo: “Guarda lassù e vedrai un certo monte.” Essa guardò e vide della gente che si muoveva lungo le colline. C’era un ruscello nei dintorni. Era a est di dove ella e il suo ragazzo erano sdraiati. Nel sogno le venne detto di salire al mattino su di un alto monte e di guardare [lassù], e avrebbe visto la sua gente. Le venne detto di portare il peyote alla sua gente e che sarebbe stato fatto in modo che tutto questo accadesse.

La mattina seguente si lavarono e mangiarono qualche peyote. Essa parlò del sogno a suo figlio. Salirono il monte e osservarono dall’alto, come le era stato detto nel sogno. Essa vide della gente sistemata in un accampamento. Sapeva dal suo sogno che sarebbero stati degli Indiani. Con il ragazzo si incamminò verso di loro. Un uomo li incontrò. Li riconobbe per quelli in precedenza perduti. Furono felici di vedersi gli uni con gli altri. Quando raggiunsero l’accampamento egli informò tutti della loro presenza.

Il ragazzo aveva il peyote con se. Dopo che si furono sistemati, il ragazzo chiese a sua madre di fissare un tipi, separato, tutto per lui. Egli disse che vi sarebbe entrato quella notte e che avrebbe mangiato il peyote, e dopo di che sarebbe andato sui monti ove si sarebbe sdraiato. Si sedette dentro al tipi e mise il peyote sul terreno, disponendolo proprio nel modo in cui era disposto quando lo scorse la prima volta.

Pregò allo spirito che gli aveva mostrato il peyote: “Tu mi hai aiutato. Quando mangio peyote questa notte voglio che tu mi aiuti per trovare una via per lui.” Egli aveva un arco e una freccia, e tamburellò sulla corda con la freccia. Cantò due canzoni. Fumò una pipa ricavata dall’osso di una zampa di cervo. Tamburellò e cantò per tutto il giorno e tutta la notte. Presto al mattino andò sui monti e vi rimase per tutto il giorno e tutta la notte. Il mattino seguente tornò indietro. Fece questo numerose volte. Montò un tipi e cantò e tamburellò per tutta la notte, e poi si recò sui monti.

Presto gli uomini iniziarono a parlare fra di loro. Dissero: “Quel ragazzo conosce qualcosa.”

Una volta, un vecchio si avvicinò al tipi del ragazzo. Lo chiamò e gli chiese: “Hai paura di lasciarmi entrare? Voglio entrare.” Il ragazzo gli disse di entrare, e il vecchio uomo si sedette accanto a lui. Il ragazzo gli diede da fumare la pipa e la depose vicino al fuoco. Poi il ragazzo gli diede da mangiare il peyote. Al mattino presto, salirono sui monti e tornarono all’accampamento poco prima che facesse buio.

La madre del ragazzo aveva nel frattempo smontato il tipi. Dopo di che, la gente chiese al vecchio uomo che cosa fosse successo. Essi dissero che la volta seguente sarebbero tutti entrati nel tipi.

Non molto tempo dopo il ragazzo montò nuovamente il tipi. Venne il vecchio uomo. Un altro uomo sopraggiunse e chiese di poter entrare. Gli venne detto di entrare in senso orario e di accudire al fuoco. Il mattino seguente i tre salirono sui monti e vi rimasero sino al cadere del sole. La madre del ragazzo smontò il tipi.

Il giorno dopo, il ragazzo disse loro che stavano terminando le provviste del peyote e sarebbe andato per [procurarsene] dell’altro. Andò dove cresceva e ne portò indietro dell’altro.

La volta seguente montarono il tipi ed ebbero un incontro, giunse un quarto uomo. Gli dissero di sedersi sul lato nord. Il giorno dopo andarono tutti sui monti come [avevano fatto] prima. L’uomo chiese se potevano arrivare altri, e gli venne detto che sarebbero stati i benvenuti. Quando vi fu un nuovo incontro, arrivarono tutti quegli uomini e si sedettero, iniziando dal lato sud lungo il perimetro del tipi. Poiché si svolse un incontro dopo l’altro, arrivarono sempre più uomini, fino a che il tipi ne fu pieno.

Per tutto il tempo il ragazzo si chiedeva come migliorare il suono del suo arco e freccia. Egli tagliò un lungo bastone e pensò: “Userò questo per pregare, così che quando divento vecchio posso usarlo per camminare.”

Prese un corno e vi mise dei sassi per fare un sonaglio. Al seguente incontro egli utilizzò quelle cose. Tenendo il bastone e agitando il corno, cantò alcune canzoni che aveva composto. Poi trovò un contenitore di legno, già formato. Vi versò dell’acqua e vi allacciò sopra una pelle. Costruì una bacchetta per tamburo con un gambo di yucca. Durante il successivo incontro diede il tamburo all’uomo [che sedeva] vicino a lui, affinché suonasse per lui mentr’egli cantava. Al mattino disse all’uomo vicino di slacciare il tamburo.

Egli disse: “Forse a causa di questo corno avremo un pasto. Il suono di questo tamburo mi ricorda il tuono che udii, e l’acqua [presente] in esso mi ricorda la pioggia che giunse. Pensate alle cose che sarà buono avere qui.”

Gli altri appresero le canzoni da per loro, e presto ogni cosa si adattò nel giusto modo durante gli incontri. Diverse persone aggiunsero cose nuove.

Le pietre1 sul tamburo rappresentavano i pali del tipi; la cinghia rappresentava la fune che lega i pali del tipi in cima.

Più tardi Nayokogal apprese del peyote e lo portò a noi. Col tempo arrivò a nord fra i Dakota.

Attualmente è la nostra religione. Anche oggigiorno diversi uomini aggiungono cose per eseguirlo meglio. Il ragazzo disse a loro, tempo fa, di pensare alle cose da aggiungere per farlo meglio. Ora gli incontri si svolgono durante le festività, quali il giorno del Ringraziamento e la Pasqua, e vi è stato aggiunto il pasto comunitario.

 

Nota

1 – Le pietre vengono utilizzate per creare delle sporgenze intorno al bordo del tamburo, in modo da poter fissare la pelle del tamburo con delle cinghie di pelle.

 

Da: C.S. BRANT, 1950, Peyotism among the Kiowa-Apache and Neighboring Tribes, South-Western Journal of Anthropology, vol. 6, pp. 212-222, pp. 213-215.

 

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