Leggenda di Maometto e l’oppio

Legend of Mohammed and the poppy

 

La seguente leggenda su Maometto è stata riportata originalmente da Mordecai C. Cooke (The seven sisters of sleep, 1860, pp. 149-150). Qui viene presentata la traduzione italiana proposta da Paolo Mantegazza nel 1871. L’Al-Borak dei moderni musulmani è l’oppio.

Maometto era coricato sulla pietra sacra nel Tempio della Mecca, e Gabriello venne a lui e gli aperse il petto, e ne levò il suo cuore e lo lavò in un Catino d’oro, pieno dell’acqua della fede, e poi lo ripose al suo posto. Dopo di ciò gli fu portata una bianca bestia, più grossa di un asino, più piccola di un mulo, chiamata Al-Borak. Aveva un volto umano, ma le mascelle erano di cavallo e gli occhi erano giacinti, raggianti come stelle. Aveva ali d’aquila, tutte splendenti di raggi di luce, e tutta il suo corpo era sfavillante di gemme e pietre preziose.

Su questo animale fu messo Maometto. Gabriello con lui si avanzò fino al primo cielo d’argento, picchiò alla porta e dopo alcune parole ebbe il benvenuto e la porta fu aperta. Qui Maometto salutò Adamo. Essi allora avanzarono al secondo cielo, tutto di acciaio pulito e di splendor sfavillante, e salutarono Noè. Essi allora entrarono nel terzo cielo, tutto tempestato di pietre preziose e troppo brillante per occhi mortali. Qui si vide Azzael, l’Angelo della morte, che andava scrivendo in un libro i nomi di quelli che devono nascere e cancellando quelli che devono morire.

Essi ascesero al quarto cielo, del più fino argento, dove videro l’Angelo delle lagrime, incaricato di piangere sui peccati dell’uomo, e di predire i mali che lo aspettano. Il quinto cielo era dell’oro più puro. Qui Maometto fu ricevuto e salutato da Aronne. Questo cielo era abitato dall’Angelo vendicatore. Egli sedeva sopra un trono circondato da fiamme e dinnanzi a lui stava un mucchio di catene roventi.

Il sesto cielo era coperto da una pietra trasparente e vi abitava l’Angelo custode del cielo e della terra. Qui Mosè pianse, vedendo il Profeta che avrebbe più seguaci di lui. Maometto allora entrò nel settimo cielo di luce divina, dove egli vide parecchie cose meravigliose, che egli raccontò per istruzione dei fedeli. Egli entrò nell’Al Mamour, la casa dell’adorazione, e appena vi fu entrato, tre vasi gli furono offerti, uno con vino, l’altro con latte e il terzo con miele.
Egli bevette del latte, e: Bene tu hai fatto, esclamò Gabriele. Se tu avessi bevuto del vino, il tuo popolo si sarebbe smarrito. Il profeta allora ritornò in terra, mentre l’Angelo era asceso al cielo.

 

Riportato in: PAOLO MANTEGAZZA, 1871, Quadri della natura umana. Feste ed ebbrezze, vol. 1 e vol. 2, Bernardoni Edit., Milano, vol. II, pp. 409-410.

 

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2 Commenti

  1. flora
    Pubblicato luglio 30, 2011 alle 10:31 am | Link Permanente

    cosa centra tutto questo con l’oppio???!!!

  2. Pubblicato luglio 30, 2011 alle 7:23 pm | Link Permanente

    Si tratta di una leggenda con motivi allegorici. La bestia che fa viaggiare Maometto per i diversi cieli è l’oppio, chiamato Al-Borak. E’ qui inteso anche come figura diabolica-infernale. Il finale del racconto porta una morale anti-alcolica di tipo islamico. Per poter comprendere in pieno il senso del racconto, si dovrebbero trovare altre versioni del racconto. Le varianti nelle diverse versioni sono il fattore basilare per la comprensione semantica dei racconti mitologici

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