La leggenda di Postomani

The Postomani’s legend

Il seguente racconto è stato raccolto agli inizi del 1900 nel Bengala (India), e riguarda le origini mitiche del papavero da oppio.

Molto tempo fa, viveva sulla riva del sacro Gange un Rishi [un santo saggio] che passava i giorni e le notti nella pratica dei riti religiosi e nella meditazione su Dio. Dall’alba al tramonto stava seduto sulla sponda del fiume concentrato nella meditazione, e di notte trovava riparo in una capanna di foglie di palma che aveva costruito con le sue mani in una foresta. Non c’erano uomini o donne a distanza di miglia attorno. Nella capanna, tuttavia, c’era un topo, che era solito vivere delle rimanenze della zuppa del Rishi. Poiché non era nella natura del saggio disturbare qualunque cosa vivente, il nostro topo non scappava mai via da lui, ma, al contrario, gli si avvicinava, toccava i suoi piedi e giocava con lui. Il Rishi, in parte per gentilezza nei confronti del piccolo animale, in parte per avere qualcuno con cui a volte parlare, diede al topo il potere della parola.

Una notte il topo, stando in piedi sulle sue zampe posteriori e unendo insieme riverentemente le zampe anteriori, disse al Rishi: “Santo saggio, sei stato così gentile da darmi il potere di parlare come gli uomini. Se non dispiacerà alla tua santità, ho un’ulteriore richiesta da farti”. “Che cos’è? – disse il Rishi – Cos’è, piccolo topo? Di quello che vuoi”. Il topo rispose: “Quando la tua santità va di giorno sul lato del fiume per la devozione, sopraggiunge un gatto nella capanna per catturarmi. E se non fosse stato per timore della tua santità, il gatto mi avrebbe già mangiato da molto tempo; e ho paura che un giorno o l’altro mi mangerà. La mia preghiera è quella di poter io essere cambiato in un gatto, in modo da potermi cimentare in un combattimento con il mio nemico”. Il Rishi fu propizio verso il topo, e versò qualche acqua santa sul suo corpo, e questi fu cambiato immediatamente in un gatto.

Qualche notte dopo, il Rishi chiese all’animale: “Bene, piccolo micio, ti piace la nuova vita?” “Non molto, tua santità”, rispose il gatto. “Perché no? – domandò il saggio – Non sei abbastanza forte per rivolgerti contro tutti i gatti del mondo?” “Si – rispose il gatto – La tua santità mi ha fatto un gatto forte, in grado di far fronte a tutti i gatti del mondo. Ma non ho paura dei gatti; ho ora un nuovo nemico. Ogni volta che la tua santità va sulla sponda del fiume, un branco di cani arriva alla capanna, e si cimenta in una rumorosa abbaiata tale da farmi avere paura per la mia vita. Se la tua santità non sarà dispiaciuta con me, ti supplico di cambiarmi in un cane”. Il Rishi disse: “Sii trasformato in un cane”, e il gatto divenne immediatamente un cane.

Passarono alcuni giorni, quando una notte il cane disse questo al Rishi: “Non posso ringraziare la tua santità abbastanza per la gentilezza nei miei confronti. Ero solamente un povero topo, e tu non solo mi hai dato la parola, ma mi ha anche trasformato in un gatto; e sei nuovamente stato abbastanza gentile da cambiarmi in un cane. Come cane, tuttavia, soffro una grande quantità di guai, non riesco ad avere sufficiente cibo: il mio unico cibo sono le rimanenze della tua zuppa, ma questo non è sufficiente per riempire lo stomaco di un animale così grande come mi hai fatto. Come invidio quelle scimmie che saltano da un albero all’altro e mangiano tutti i tipi di deliziosi frutti! Se la tua santità non si arrabbierà con me, prego di essere cambiato in una scimmia”. Il saggio dal cuore gentile prontamente soddisfò il desiderio del suo animale, e il cane divenne una scimmia.

La nostra scimmia inizialmente era pazza dalla gioia. Balzava da un albero all’altro e succhiava ogni delizioso frutto che trovava. Ma la sua gioia era destinata ad avere breve vita. Sopraggiunse l’estate con la siccità. Come scimmia trovò difficile bere acqua da un fiume o da una pozzanghera; e vedeva i maiali selvatici che sguazzavano nell’acqua tutto il giorno. Li invidiò molto, ed esclamò: “Oh come sono felici questi maiali! Per tutto il giorno i loro corpi sono raffreddati e rinfrescati dall’acqua. Desidero essere un maiale”. Perciò di notte raccontò al Rishi i guai della vita di una scimmia e i piaceri di quella di un maiale, e gli supplicò di cambiarlo in un maiale. Il saggio, la cui gentilezza non conosceva confini, esaudì la richiesta dell’animale, e lo trasformò in un maiale selvatico. Per due interi giorni il nostro maiale tenne il corpo ben umido, e al terzo giorno, mentre stava sguazzando nel suo elemento favorito, vide il re del paese montare su un elefante riccamente bardato. Il re stava cacciando, e fu solo per fortuna che il nostro maiale riuscì a scappare dalla cattura. Egli soppesava nella sua mente i pericoli della vita di maiale selvatico, e invidiò molto il solenne elefante che era così fortunato da portare sulla sua schiena il re del paese. Desiderò fortemente essere un elefante, e di notte supplicò il Rishi di trasformarlo.

Il nostro elefante stava vagabondando per il territorio, quando vide il re che stava cacciando. L’elefante si diresse verso il seguito del re con lo scopo di farsi catturare. Il re, vedendo l’elefante a distanza, lo ammirò per la sua bellezza, e diede ordini di catturarlo e di addomesticarlo. Il nostro elefante fu facilmente catturato e portato nelle dimore reali, e fu presto addomesticato. Accadde un giorno che la regina espresse il desiderio di bagnarsi nelle acque del sacro Gange. Il re, che desiderava accompagnare la consorte reale, ordinò di portargli l’elefante da poco catturato. Il re e la regina montarono sulla sua schiena. Si potrebbe supporre che l’elefante avesse ora raggiunto i suoi desideri, dato che il re era montato sulla sua schiena. Invece no. L’elefante, che si vedeva come un animale signorile, non poteva accettare l’idea che una donna, pur se regina, potesse montare sulla sua schiena. Si sentì avvilito. Si impennò così violentemente che sia il re che la regina caddero al suolo. Il re raccolse con premura la regina, la prese fra le sue braccia, le chiese se si fosse fatta male, pulì via lo sporco dai suoi vestiti con un fazzoletto, e teneramente la baciò un centinaio di volte. Il nostro elefante, dopo aver visto le carezze del re, corse via verso la foresta il più velocemente possibile. Mentre correva, pensò: “Tutto sommato, vedo che la regina è la più felice di tutte le creature. Di quante attenzioni è fatta oggetto! Il re l’ha rialzata, l’ha presa fra le sue braccia, le ha rivolto molte tenere domande, ha pulito i suoi vestiti con le sue mani reali, e l’ha baciata per cento volte! Oh quanto felice è questa regina! Devo dire al Rishi di farmi diventare una regina!” Così dicendo l’elefante, dopo aver attraversato la foresta, raggiunse all’alba la capanna del Rishi, e si prostrò sul terreno ai piedi del santo saggio. Il Rishi disse: “Bene, che notizie hai? Perché hai abbandonato la scuderia del re?” “Che dire a sua santità? Sei stato molto gentile con me, hai soddisfatto ogni mio desiderio. Ho un altro desiderio da chiedere, e sarà l’ultimo. Diventando un elefante ho solo aumentato la mia mole, ma non la mia felicità. Vedo che di tutte le creature una regina è la più felice del mondo. Trasformami, santo padre, in una regina”. “Sciocco infante – rispose il Rishi – come posso farti diventare una regina? Dove posso trovare un regno per te, e un marito reale per te? Tutto ciò che posso fare è cambiarti in una ragazza squisitamente bella, che sia incantevole per catturare il cuore di un principe, sempre che gli dei vogliano garantirti un contatto con qualche grande principe!” Il nostro elefante fu d’accordo per il cambiamento, e in un istante la sagacia bestia fu trasformata in una bella giovane donna, a cui il santo saggio diede il nome di Postomani, o la signora seme-di-papavero.

Postomani viveva nella capanna del Rishi, e passava il tempo curando i fiori e annaffiando le piante. Un giorno, mentre era seduta sulla porta della capanna durante l’assenza del Rishi, vide un uomo vestito con un abito molto ricco dirigersi verso la casetta. La ragazza si alzò e chiese allo straniero chi fosse, e per quale motivo fosse giunto lì. Lo straniero rispose che stava cacciando in quelle zone, che stava inseguendo invano un cervo, che aveva sete, e che si era avvicinato alla capanna dell’eremita per rinfrescarsi.

Postomani – “Straniero, sentiti in questa capanna come a casa tua. Farò qualunque cosa per la tua comodità. Sono solo dispiaciuta che siamo troppo poveri per intrattenere un uomo del tuo rango, poiché se non mi sbaglio tu sei il re di questo paese”.

Il re sorrise. Postomani portò quindi una brocca d’acqua, e fece come per lavare i piedi dell’ospite reale con le proprie mani, quando il re disse: “Santa donna, non toccare i miei piedi, poiché sono solamente un Kshatriya, e tu sei la figlia di un santo saggio”.

Postomani – “Nobile signore, non sono la figlia del Rishi, nemmeno una ragazza Bramina; quindi non c’è danno nel mio toccarti i piedi. Inoltre, tu sei mio ospite, e sono tenuta a lavarti i piedi”.
Re – “Dimentica la mia impertinenza. A quale casta appartieni?”

Postomani – “Ho saputo dal saggio che i miei genitori erano Kshatriya”.

Re – “Posso chiederti se tuo padre era un re, poiché la tua non comune bellezza e il tuo nobile contegno mostra che tu sei una principessa. Potresti adornare il palazzo del più potente sovrano”.

Postomani, senza rispondere alla domanda, entrò nella capanna, portò fuori un vassoio dei più deliziosi frutti e lo mise davanti al re. Il re, tuttavia, non volle toccare la frutta sino a che la ragazza non avesse risposto alle sue domande. A seguito di insistenze, Postomani diede la seguente risposta: “Il santo saggio dice che mio padre era un re. Essendo stato sopraffatto in battaglia, insieme a mia madre fuggì nella foresta. Il mio povero padre fu mangiato da una tigre, e mia madre a quel tempo mi recava in grembo, ed ella chiuse gli occhi mentre io aprivo i miei. Strano a dirsi, c’era un alveare sull’albero ai piedi dei quali io giacevo; gocce di miele caddero nella mia bocca e mi mantennero in vita per il lasso di tempo sino a che il gentile Rishi mi trovò e mi portò nella sua capanna. Questa è la semplice storia della miserabile ragazza che sta ora davanti al re”.

Re – “Non ti chiamare miserabile. Tu sei la più amorevole e bella delle donne. Potresti adornare il palazzo del più potente dei sovrani”.

Il risultato fu che il re fece l’amore con la ragazza ed essi furono uniti in matrimonio dal Rishi. Postomani fu trattata come la regina favorita, e la regina precedente cadde in disgrazia. La felicità di Postomani, tuttavia, aveva una vita breve. Un giorno, mentre era vicina a un pozzo, fu colta dalle vertigini, cadde nell’acqua e morì. Il Rishi apparve quindi davanti al re e disse: “Oh re, non ti affliggere per il passato. Ciò che è fissato dal fato deve accadere. La regina, che è appena annegata, non era di sangue reale. Era nata topo, l’ho quindi trasformato successivamente, in base alle sue volontà, in un gatto, un cane, una scimmia, un maiale, un elefante, e in una bella ragazza. Ora che se ne è andata, prendi nuovamente in tuo favore la precedente regina. Come per la mia reputata figlia, mediante il favore degli dei farò immortale il suo nome. Lascia il suo corpo nel pozzo; riempi il pozzo con della terra. Dalla sua carne e dalle sue ossa crescerà un albero che sarà chiamato dal suo nome Posto, cioè, l’albero del papavero. Da quest’albero si otterrà una droga chiamata oppio, che sarà celebrata come una potente medicina in tutti i secoli, e che potrà sempre essere sia ingerita che fumata come un meraviglioso narcotico sino alla fine dei tempi. Il mangiatore o fumatore d’oppio avrà una qualità di ciascuno degli animali in cui fu trasformata Postomani. Sarà birichino come un topo, amante del latte come un gatto, litigioso come un cane, ripugnante come una scimmia, selvaggio come un maiale, e di natura signorile come una regina”.

Da: Lal Behari Day, 1912, Folk-Tales of Bengal, MacMillan & Co., London, pp. 132-139.

 

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Un Commento

  1. Pubblicato ottobre 27, 2014 alle 6:17 pm | Link Permanente

    bellissimo racconto Giorgio! esemplificativo e tipico dello stile asiatico, sopratutto cinese, indiano e indocinese. Complimenti per la traduzione e la pazienza, ora finalmente so come lgi indiani del Bengala intendono la nascita della pianta d’oppio che, nel museo dell’Oppio di Ciang Rai, nel nortd della Thailandia (nel famoso triangolo d’oro), e ritratta così in un dipinto etnico degli Akha: una donna anziana e sepolta sotto terra, dal suo petto emerge una pianta di tabacco, dalla sua vagina emerge una pianta di papavero d’oppio.. è la storia di una donna che aiuto il suo popolo, ma morì subito dopo per stupidità di alcuni del villaggio, tuttavia, la sua bontà e grazia continuò a trasmettersi al popolo del suo villaggio per mezzo dei doni delle due piante nate dai polmoni egenitali del suo corpo.

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