L’iniziazione alla Società del Cervo

(racconto Wichita)

The initiation rite to the Deer’s Society (Wichita tale)

 

Questo racconto è inserito in un lungo mito delle origini dei Wichita, gruppo nativo delle Pianure dell’America settentrionale. Tratta dell’iniziazione alla Società del Cervo di un giovane ragazzo di circa 15 anni d’età, e offre una rara descrizione del rito del fagiolo del mescal presso i Wichita, che si sospetta sia stata l’etnia in cui originò questo culto e dal quale si diffuse in seguito presso gli altri nativi delle Pianure (si veda Il culto del mescalbean). In quanto presente internamente a un’epopea delle origini, questo racconto ha un valore di mito fondatore del rito del mescalbean. La cronologia degli eventi appare un poco confusa, ma ciò potrebbe essere una intenzionale espressione dello stato visionario e allucinatorio in cui si verifica il rito iniziatico.

 

Il tempo passava, e la luna iniziò a risplendere nella prima parte della notte, cioè la luna era piena. Egli [il capo] disse che era giunto il tempo per una danza; così chiamò tutti gli anziani, e mandò i giovani verso ovest a raccogliere salvia, e quando la portarono, girarono attorno, prima sul lato nord, poi sul lato est, poi verso quello sud, e infine verso la capanna, dove entrarono. Fu detto loro di lasciare la salvia alla porta sud. Quindi l’uomo prese la salvia e la sparse fuori attorno alla capanna, iniziando sul lato sud e continuando verso il lato ovest della porta nord; poi la sparse sul lato est della porta nord, continuando verso il lato est della porta sud. Così fu lasciato uno spazio vuoto di fronte alle due porte. Quindi prese il resto della salvia e accese un fuoco. A tutti gli anziani fu chiesto di entrare nella capanna e di prendere i loro sonagli. Egli mandò un uomo a prendere quattro archi, che collocò sul lato ovest della porta sud, insieme a quattro sonagli.

All’apertura della danza il serviente (cioè l’uomo che aveva preso gli archi) fu scelto per raccogliere i cantanti, un gruppo di quattro per il lato ovest, un gruppo di quattro per il lato nord, un gruppo di quattro per il lato est, e un gruppo di quattro per il lato sud, uno di ciascun gruppo essendo il capo e avendo il potere di fare mangiare alla gente le bacche rosse [i fagioli del mescal]. Poco prima di iniziare a cantare, giunse una donna con un ragazzo di circa quindici anni, per ricevere qualche medicina dai dottori con lo scopo di possedere lo stesso potere ch’essi avevano. La madre fece l’offerta di mais e zucca. Quindi un capo della danza disse alla gente di stare pronti, che i cantanti si stavano preparando per cantare quattro canzoni. Poi il capo annunciò che il giorno dopo sarebbe stato il giorno per la cerimonia regolare, che non ci sarebbe stato alcun ragazzo presente. Quindi i quattro cantanti si misero a cantare, e il ragazzo fu messo sul lato nord del fuoco, rivolto verso sud. Un grande fuoco iniziò e la gente si mise a danzare, incluso il ragazzo. Durante il canto, il capo annunciò che le canzoni sarebbero state cantate dai quattro cantanti seduti sul lato sud, che altre quattro canzoni sarebbero state cantate dai cantanti del lato ovest, quattro dai quattro uomini del lato nord, e quattro da quelli del lato est; che in questo modo avrebbero cantato in successione. Passando gli archi da un cantante a un altro, danzarono per quattro giorni e quattro notti.

Il capo annunciò quindi alla gente che si sarebbero preparati a dare il fagiolo rosso al ragazzo. Mentre la danza continuava, il capo chiese ad alcuni uomini del lato ovest di dare al ragazzo il fagiolo, in modo ch’egli sarebbe diventato come loro. Fu scelto un certo uomo per occuparsi di ciò, il quale accettò l’ordine e si prese carico del ragazzo, dopodiché si alzò, prese una salvia e andò attorno al fuoco per quattro volte, da nord a est, poi da sud a ovest. Passò quindi la salvia attorno al fuoco per quattro volte. Quindi, tenendo un capo nella sua bocca e l’altro nella sua mano, gli diede un’agitata [alla salvia], e caddero due fagioli, che macinò nella sua bocca trasformandoli in un impasto. Fece quindi quattro passi verso la bocca del ragazzo, e glielo fece ingerire tutto in una volta. Quindi andarono a danzare, avendo tutti fischietti con piume sulla punta, alcuni di cicogna, altri di aquila. Il capo si alzò con un ventaglio di ala di aquila nella mano e un fischietto d’osso nella bocca. Quindi prese l’aquila impagliata nelle sue mani, e la gente notò che si muoveva. Quindi, passando sopra al fuoco la sua mano destra produsse un fagiolo, se lo mise in bocca e lo masticò. Mise il fagiolo sul suo fischietto, lo portò da sud a nord, lo passò sopra al fuoco, si avvicinò al ragazzo, e lo mise nella sua bocca. (Questi fagioli non dovrebbero mai essere masticati, ma dovrebbero essere ingeriti interi).1

Era tardi nella sera, e il ragazzo non era più in grado di danzare da solo. Questa è la condizione in cui uno dovrebbe essere se desidera diventare un membro di questa società di danza. Il ragazzo aveva crampi nelle braccia e gambe, ed era evidente che non era più in grado di danzare da solo, così sua madre lo aiutò. A mezzogiorno del giorno seguente il ragazzo non era in grado di muoversi, ed era evidentemente per causa dei crampi. Si trovava in una difficile situazione, così lo distesero sul terreno, con la faccia all’ingiù, e con la testa rivolta verso ovest. Era costume, quando una persona durante l’iniziazione cadeva in questa condizione, di applicare la mascella di un pesce ago a una qualunque parte del suo corpo per vedere se venisse percepita la graffiata. Se così fosse stato, sarebbe stato obbligato ad alzarsi e a continuare a danzare. Ma in questo caso essi usarono una pietra, invece della mascella del pesce ago, per graffiarlo. Trovando che il graffiare non produceva alcuna sensazione, qualcuno si prese paura e si eccitò, pensando che il ragazzo fosse stato ucciso. Il capo scelse quindi quattro uomini per portarlo su un mantello a est della capanna e lasciarlo sopra a una lieve altura. Dopo aver ottenuto un mantello essi portarono il ragazzo come istruiti e lo misero sul terreno, dove lo lasciarono. Il capo quindi istruì i danzatori a danzare sino a che non fossero passati i quattro giorni.

All’avvicinarsi della terza notte il ragazzo ebbe una visione. Sembrava come se qualcuno gli fosse apparso, chiedendogli di alzarsi, poiché quella era la sua tomba. La voce gli disse anche che la danza era una delle più potenti che fosse mai stata data, e che i danzatori avevano fatto bene a portarlo lì, poiché egli (colui che parlava) gli avrebbe dato grandi poteri. Alzatosi, il ragazzo si guardò attorno, ma non vide nessuno, sebbene sul terreno vide qualcosa che era morto da molto tempo. Vide la cosa muoversi, e questa disse al ragazzo che lo avrebbe visto. Infine, la persona morta si alzò, e il ragazzo vide che era molto magro. Disse al ragazzo “Sono morto così come sono”. Il ragazzo guardò indietro nuovamente e la persona morta era cambiata. Da quel momento, fino al sopraggiungere della luce del giorno, quest’uomo parlò al ragazzo, dicendo che sarebbe scomparso. Quindi l’uomo si chinò di lato, e se ne andò. Il ragazzo cadde sullo stesso posto e dormì. Mentre dormiva, lo scheletro disse che gli stava dando dei poteri.

Sopraggiunse il giorno. La danza continuò. Il capo vietò alla gente di andare dove giaceva il ragazzo. La notte giunse nuovamente, quando l’oggetto apparve nuovamente al ragazzo. Egli disse “Svegliati, hai dormito troppo”. Il ragazzo si svegliò, si alzò, e trovò l’uomo seduto di fronte a lui. Dopo essere apparso, disse al ragazzo che gli avrebbe detto chi era. Un tempo – disse – era il capo della gente che aveva vissuto lì, ed era morto per malattia. Gli disse anche che il suo nome era Orso. Ora che aveva dato i poteri al ragazzo, gli disse che non avrebbe mai dovuto mangiare la carne dell’orso. Mentre parlavano, sopraggiunse il giorno. Orso era scomparso, il ragazzo si distese nel medesimo modo di prima e si addormentò.

Questo fu l’ultimo giorno della danza. Allora la gente pensò che il ragazzo era morto e che il capo avesse ottenuto un certo potere dagli animali. La notte arrivò nuovamente, e Orso apparve al ragazzo per la terza volta e parlò come prima. Il ragazzo si alzò, guardò Orso, che era ora difronte a lui. Orso sembrava differente. Egli vide che era un uomo, che era dipinto e portava una collana di unghie d’orso. L’uomo parlò e disse al ragazzo che aveva portato queste cose per lui; se fosse accaduto qualunque cosa, queste cose gli sarebbero state utili. Così, doveva usare la collana in tempo di guerra, e se andava difronte ai suoi nemici avrebbe dovuto portarla capovolta, ma mentre curava doveva portare la collana con gli artigli rivolti verso il basso. L’uomo disse anche al ragazzo che era morto, che non sarebbe mai vissuto di nuovo, ma che sarebbe vissuto ancora, ma che in quel momento era come morto, e che sarebbe stato la notte prima ch’egli fosse tornato di nuovo in vita.

La gente nella capanna era a disagio, pensando che il ragazzo fosse morto, ma il capo persisteva nella sua affermazione che il ragazzo sarebbe nuovamente tornato in vita alla fine dei quattro giorni.

Durante la seconda notte, l’uomo Orso apparì nuovamente e parlò al ragazzo. Disse che gli avrebbe dato il potere che sarebbe stato valido nel curare una persona malata; che quando uno qualunque fosse stato ammalato, avrebbe preso una piuma dall’ala di una poiana e tagliato l’apertura dell’uomo malato con quello; così avrebbe potuto curare i problemi del polmone. Quindi scomparve appena il giorno si avvicinò. La terza notte l’uomo Orso parlò nuovamente al ragazzo e scomparve con l’arrivo della mattina.

La notte giunse nuovamente, e il ragazzo fu svegliato da questo medesimo uomo che gli disse di alzarsi e di stare in piedi. Gli disse quindi che quando fosse giunto il tempo di incontrare la sua morte, non sarebbe stato a causa della guerra, bensì della malattia. L’uomo Orso disse al ragazzo che era tornato alla sua vita reale e sarebbe dovuto tornare alla sua casa, ma che c’era una cosa che non avrebbe dovuto fare, cioè, vivere per sempre, ma che avrebbe dovuto morire ogni tanto. Gli disse anche che nel suo curare non avrebbe mai dovuto fallire. Dopo che gli furono dati questi poteri, fu detto al ragazzo che aveva tutti i poteri che aveva l’Orso, e che se avesse avuto dei bambini, appena fossero stati abbastanza adulti, avrebbe dovuto dire loro cosa egli aveva detto quando lui era ragazzo e dare loro questi poteri, così che i poteri dell’uomo Orso non sarebbero mai andati perduti, bensì perpetuati attraverso i bambini. Quindi disse al ragazzo che avrebbe dovuto lasciarlo, dato che gli aveva dato tutti i poteri. Orso scomparve improvvisamente.

Sopraggiunse la mattina del quarto giorno e il ragazzo si alzò. Guardando giù dove questo scheletro si era incurvato, non vide nessuno. Quindi il ragazzo parlò a se stesso, dicendo “Tu mi hai dato i poteri e li userò tutti i giorni della mia vita. Ora dovrò lasciare questo luogo e tornare a casa. Io, Orso-Gamba-Rotta, tornerò a casa mia”.

 

Nota

1 – Ciò è in contraddizione con quanto riportato nel racconto, dove i fagioli vengono masticati da altre persone e poi passati al ragazzo.

Da: George A. Dorsey, 1902, Wichita Tales I. Origin, The Journal of American Folk-Lore, vol. 15, pp. 215-239, pp. 235-238.

 

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