Il dono del mate

The gift of mate

 

Un tema comune a diverse leggende sul mate (Ilex paraguariensis) è il dono di questa pianta fatta da parte di una divinità ad un uomo, spesso un uomo e sua figlia, di povera estrazione sociale, che l’avevano ospitato nella loro umile dimora. In questi racconti appare di frequente una figura femminile di nome Yari, Jari o Jary, spesso simboleggiante la luna. Nel seguente racconto, il donatore è uno sciamano e Yari è la figlia dell’uomo che riceve il dono del mate (si veda il tema del dono del mate anche ne Il dono della luna).

L’agricoltura praticata alle origini consisteva nel ripulire una parte della selva, piantare manioca e mais finché il suolo, dopo 4-5 anni, era completamente sfruttato e dunque la tribù doveva spostarsi verso nuove terre. La leggenda racconta che un vecchietto di una tribù, stanco di coltivare e poi transumare, decise che non poteva più seguire la tribù per cercare nuove terre. La più giovane delle sue figlie, Yari, decise di aiutarlo e di restare con lui ad aspettare la morte.

Un giorno, alla loro capanna giunse uno sciamano e chiese che cosa desideravano per essere felici. Il vecchietto rispose che voleva avere la forza per raggiungere con Yari la loro tribù. Lo sciamano gli donò allora una pianta verde e profumata, gli insegnò a piantarla, a raccogliere le foglie, a tostarle e triturarle, e a metterle in una zucca vuota, aggiungendo acqua calda o fredda per poi berla. Spiegò loro che l’infusione avrebbe restituito la salute e l’energia al vecchio, e che sarebbe inoltre stata una buona compagnia nelle ore più tristi di solitudine. A questo punto lo sciamano se ne andò.

Nacquero così la pianta del caa-mini e la bevanda caa-y, che gli invasori bianchi adottarono più tardi con il nome di yerba mate in spagnolo e di chimarrao (o erva mate) in portoghese.1

Olmedo ha riportato una seconda versione del medesimo racconto:

Si racconta che Tupá, il dio del bene, scese sulla terra fra gli esseri umani assumendo sembianze umane. Arrivò alla casa di un vecchietto e di sua nipote, che gli offrirono quel poco di cui disponevano. Vedendo la generosità del vecchietto e della fanciulla, Tupá donò loro una pianta di yerba mate affinché se ne prendessero cura e la facessero crescere. Insegnò loro a seccare e triturarne le foglie e a preparare una bevanda tonificante. Così il vecchietto e la nipote si trasformarono in divinità guardiane: Caá Yará il vecchietto e Caá Yarí la nipote.2

Note

1 – In: Marcela Olmedo, 2006, Mate. Il tè del Sudamerica, Edizioni Sonda, Casale Monferrato, AL, pp. 35-36.

2 – Olmedo, op.cit., pp. 34-35.

 

Si vedano anche:

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