L’ubriachezza di Quetzalcóatl

The Quetzalcóatl drunkenness

 

Il motivo dell’ubriachezza di Quetzalcóatl con la bevanda inebriante del pulque (si veda Il pulque delle popolazioni messicane) è inserito all’interno del racconto etno-storico del regno di Tula, cuore della società tolteca. Fra la cinquantina di passi dei cronisti antichi che riferiscono di Quetzalcóatl di Tula, il tema dell’ubriachezza ci è giunto in forma estesa in due versioni: una nell’opera di Sahagún redatta nel periodo -1577 e l’altra negli Annali di Cuauhtitlan, opera di un autore anonimo inserito all’interno del Codice Chimalpopoca, datato attorno al 1570. In questo racconto Quetzalcóatl è un principe sacerdote che governa sui Toltechi nella capitale Tula.1 Figlio di Totepeuh e Chimalman, egli è chiamato anche Topiltzin o Ce Acatl Quetzalcóatl. Nel racconto etnostorico Quetzalcóatl si inimica una parte del prelato, rappresentato da tre “negromanti”, poich’egli non intende fare sacrifici umani. I tre personaggi, di cui uno si chiama Titlacahuan ed è una personificazione di Tezcatlipoca, con uno stratagemma lo fanno ubriacare con del pulque, fino a ch’egli non perde le staffe e si abbandona all’allegrezza della sbornia, coinvolgendovi anche sua sorella, sacerdotessa di un tempio di Tula. Svergognato dal comportamento inappropriato ad un principe-sacerdote, Quetzalcóatl abbandona la città e si dirige verso la riva del mare, raggiunta la quale egli prende fuoco (si “auto-crema”) e si trasforma nella stella del mattino. Il mito termina con il presagio che un giorno egli sarebbe tornato dal mare. Nel primissimo impatto con gli Spagnoli delle popolazioni rivierasche del Messico orientale, queste interpretarono i nuovi venuti con siffatti vascelli come il ritorno di Quetzalcóatl. Sempre di origini tolteche è la leggenda di Xóchitl, che conserva tracce di un mito d’origine della scoperta del pulque e in cui nuovamente questa bevanda ricopre un ruolo nell’etnostoria di questa antica popolazione messicana.

 

Versione di fray Bernardino Sahagún

[riportata nella Historia General de las Cosas de Nueva España, Libro III, Capitolo IV, 1-9, versione a cura di Ángel María Garibay (1985, pp. 196-197), qui tradotta dallo spagnolo]

1. – Venne il tempo che terminò la fortuna di Quetzalcóatl e dei Toltechi. Gli si misero contro tre negromanti, chiamati Huitzilopochtli, Titlacauan e Tlacauepan, che fecero molti imbrogli a Tulla [Tula].

2. – E Titlacauan iniziò per primo a fare un imbroglio, trasformandosi in un vecchio molto canuto e basso e recandosi a casa del suddetto Quetzalcóatl dicendo ai paggi del detto Quetzalcóatl: “Voglio vedere e parlare al re Quetzalcóatl”. E gli fu risposto: “Vattene vecchio, che non lo puoi vedere perché è malato e lo irriteresti e gli daresti pena”.

3. – Il vecchio allora disse: “Io devo vederlo. E gli dissero i paggi del detto Quetzalcóatl: “Attendi, che glielo andiamo a dire”. Così andarono a dire al detto Quetzalcóatl di come era venuto un vecchio a parlare loro, dicendo: “Signore, un vecchio è venuto qui domandando di vedervi e parlarvi, e avendolo cacciato via, egli non se ne è andato, dicendo che vi deve vedere per forza”. E disse il detto Quetzalcóatl: “Che entri e venga qui, che lo sto attendendo da molti giorni”.

4. – E quindi chiamarono il vecchio, e questi entrò dove stava il detto Quetzalcóatl, ed entrando il vecchio disse: “Signor figlio, come state, ho qui una medicina perché la beviate”. E disse il detto Quetzalcóatl rispondendo al vecchio: “Vieni con felicità mia, vecchio, che è da molti giorni che ti aspettavo”.

5. – E disse il vecchio al detto Quetzalcóatl: “Signore, come state di corpo e di salute?”. E rispose il detto Quetzalcóatl dicendo al vecchio: “Sono molto maldisposto e mi duole tutto il corpo e non posso muovere mani e piedi”. E il vecchio disse rispondendo al detto Quetzalcóatl: “Signore, vedete la medicina che vi porto; è molto buona e salutare, e ubriaca chi la beve; se la volete bere vi ubriacherà e vi sanerà e vi addolcirà il cuore e vi accorderà dei lavori e delle fatiche e della morte, o della vostra andata”.

6. – E rispose il detto Quetzalcóatl dicendo: “Oh vecchio! Dove devo andare?”. E gli disse il detto vecchio: “Per forza dovete andare a Tullantlapan,2 dove sta un altro vecchio che vi attende, egli e voi parlerete, fra di voi, e dopo il vostro ritorno sarete come giovane e tornerete nuovamente come ragazzo”.

7. – E al detto Quetzalcóatl, udendo queste parole, si mosse il cuore; e continuò a dire il vecchio al detto Quetzalcóatl: “Signore, bevete questa medicina”. E gli rispose il detto Quetzalcóatl dicendo: “Oh vecchio, non voglio bere”. E gli rispose il vecchio dicendo: “Signore, bevetela, poiché se non la bevete dopo ve ne verrà voglia; per lo meno ponetevela sulla fronte, e bevetene solo un poco”.

8. – E il detto Quetzalcóatl l’assaggiò e la provò, e dopo averla bevuta disse: “Cos’è questo? Sembra essere cosa molto buona e gustosa; già mi ha guarito e il malanno se ne è andato, già sono sano”. E una volta di più il vecchio disse: “Signore, bevetela un’altra volta perché è molto buona la medicina e starete più sano”.

9. – E il detto Quetzalcóatl bevve un’altra volta, per cui si ubriacò e si mise a piangere tristemente e gli si mosse e raddolcì il cuore per doversene andare, e non smise di pensare a quello che aveva fatto per via dell’inganno e della burla che gli aveva fatto il detto vecchio negromante; e la medicina che bevette il detto Quetzalcóatl era vino bianco della terra, fatto con maguey che si chiamano teómetl.

Nel corso della peregrinazione verso il luogo chiamato Tlapallan, accade nuovamente che Quetzalcóatl si ubriaca con il pulque:

( Libro III, Capitolo XIII, 7-9)

7. – E il detto Quetzalcóatl camminando giunse in un altro luogo che si chiama Cochtocan e arrivò un altro negromante che si imbatté con lui dicendo: “Dove andate?”. E il detto Quetzalcóatl disse: “Sto andando a Tlapallan”. E il detto negromante disse al detto Quetzalcóatl: “Andate con fortuna; bevete questo vino che porto”. E disse il detto Quetzalcóatl: “Non lo posso bere, nemmeno assaggiare un poco”.

8. – E il negromante gli disse: “Lo dovete bere per forza, o assaggiare un poco, poiché a nessuno fra i vivi permetto di dare o far bere questo vino; ubriaco tutti. Dai, bevetelo dunque!”

9. – E il detto Quetzalcóatl prese il vino e lo bevve con una cannuccia, e bevendolo si ubriacò e si addormentò sulla strada e si mise a russare, e quando si svegliò, guardando da un lato e dall’altro, scrollò (scosse) i capelli con la mano, e quindi il detto luogo fu chiamato Cochtocan.

 

Versione degli Annali di Cuauhtitlan (Codice Chimalpopoca)

[E’ riportata nei fogli 6 e 7 di questo manoscritto redatto in lingua nahuatl attorno al 1570, conservato presso il Museo Nazionale di Antropologia di Città del Messico. Qui viene data una traduzione italiana ricavata dalle traduzioni in spagnolo di Garibay (1974, pp. 29-32) e in inglese di Bierhorst (1992, pp. 33-6)]

(6:13) Quindi [i maghi] andarono a Xonocapacoyan [luogo-dove-si-lavano-le-cipolle], e si fecero ospitare a casa di un contadino di nome Maxtla [Maxtlaton]; era il guardiano di Toltecatepec [il monte dei Toltechi].

Poi cucinarono legumi, pomodori, peperoncini, pannocchie tenere di mais e teneri baccelli di fagioli. Fu fatto questo per alcuni giorni.

(6:16) E visto che li c’erano delle piante di maguey, le chiesero a Maxtla. In soli quattro giorni prepararono il liquore di maguey e lo raffinarono. Essi medesimi avevano scoperto alcune olle di miele silvestre e con questo mescolarono il liquore.3

(6:20) Quindi si recarono alla casa di Quetzalcóatl a Tula. Si portarono tutto ciò che avevano preparato: i legumi, il peperoncino e tutto il resto. Portarono anche il liquore. Quando giunsero, cercarono di parlare con il re, ma le guardie di Quetzalcóatl non lo consentirono: non li fecero entrare. Per due e per tre volte li respinsero: non furono ammessi. Alla fine fu loro chiesto da dove venivano.

(6:24) Essi risposero dicendo: “Veniamo dal monte dei sacerdoti, là dal monte dei Toltechi.”

(6:25) Quetzalcóatl udì ciò e disse: “Fateli entrare.”

(6:26) Entrarono, lo salutarono e gli offrirono i legumi e il resto. Quando terminò di mangiarli gli pregarono e gli offrirono il liquore di maguey.

(6:28) Ma egli disse: “No di certo: questo non lo berrò. Sono un uomo astinente. Questo forse è inebriante. Questo forse è mortifero”

(6:29) Essi dissero: “Provalo almeno con il dito. E’ efficace, è recente.”4

(6:30) Quetzalcóatl lo provò col dito e gli piacque e disse: “Berrò, vecchio mio, ne berrò per tre volte.” E i maghi gli dissero: “Ne berrai anche quattro.” E glie ne diedero fino a cinque. Poi dissero al re: “E’ la tua offerta verso gli dei.”

(6:33) E quando egli ebbe bevuto, lo diedero da bere ai suoi vassalli: a ciascuno cinque misure.

(6:35) E le bevvero e si ubriacarono totalmente. E poi i maghi dissero a Quetzalcóatl: “Principe, per favore canta! Qui c’è il canto che devi intonare.” E il mago Ihuimécatl [Nastro-di-Piuma] gli dettava il canto:

(6:38) “Questa mia casa di piume, questa mia casa di piume di verde quetzal,

questa casa di piume nere e gialle dorate di zacuan, questa casa di conchiglia rossa,

io la devo lasciare, ai, ai, ai!”

(6:39) E quando già era ben allegro, disse: “Andate a prendere Quetzalpétlat [Preziosa Stuoia], mia sorella, continueremo a bere insieme a lei fino all’ubriachezza!”

(6:41) I servitori si recarono sul monte di Nonoalco [Vecchie Abitazioni], dove ella stava consacrata al culto dei suoi dei. Le dissero: “Principessa, nobile signora, Quetzalpétlat, Penitente, siamo venuti a prenderti: ti chiama il sacerdote Quetzalcóatl. Devi stare accanto a lui”.

(6:44) Ed ella disse: “Va bene, venerabile paggio, andiamo”. E quando giunse, si sedette accanto a Quetzalcóatl. Poi le servirono il liquore. Furono versati per lei quattro misure e in più la quinta.5

(6:47) Così Ihuimécatl e il Tolteca la ubriacarono. E così cantarono alla sorella di Quetzalcóatl:

(6:49) “Sorella mia, dove vai tu, o Quetzalpétlat: beviamo, ai, ai, ai”.

(6:50) E quando ebbero bevuto, non dissero più: siamo gente di astinenza. Non scesero più al bagno rituale nel fiume; non si punsero più con le spine;6 e non fecero nulla quando spunta l’aurora.

(6:53) E quando venne l’aurora del nuovo giorno, si sentirono pieni di tristezza, i loro cuori erano amareggiati. Disse allora Quetzalcóatl: “Ai, sventurato me!” E dominato dalla tristezza da dentro di se lasciò uscire questo canto:

(7:1) “Già non importa la mia sorte nella mia mansione. Qui devo andarmene. E come qui? Qui, si e ancora io canto, sebbene il mio corpo terreno fu fatto. Affanno e dolore sono la mia eredità! Mai, già, mai recupererò la mia vita!”7

(7:3) E cantò anche quest’altro canto:

(7:4) “Qui mi sosteneva mia madre, quella con la gonna di serpenti;8 io ero suo figlio, ma ora non faccio altro che piangere”.

(7:5) E quando terminò il suo canto, i suoi vassalli erano pieni di tristezza e si misero a piangere. E anch’essi si misero a cantare questo canto:

(7:8) “Egli ci aveva arricchito nella dolce prosperità: era il nostro signore, il grande Quetzalcóatl, che risplendeva come una giada. Rotti sono i legni, la sua casa di penitenza. Potremmo vederlo. Lasciateci piangere”.9

(7:11) E quando terminarono i loro canti i vassalli Quetzalcóatl disse loro: “Vecchi e servi miei: lascio la città; intraprendo il mio cammino. Date ordine che mi preparino una cassa di pietra”.

(7:14) E in tutta velocità essi fecero la cassa di pietra. Quando fu terminata, vi distesero Quetzalcóatl.

(7:16) Ed egli stette quattro giorni in quel cofano di pietra. Recuperò la sua salute e si alzò il quarto giorno.10

Disse quindi: “Vecchi miei, miei servitori: andiamo. Chiudete tutto, nascondete tutto ciò che abbiamo scoperto: era ricchezza, era allegria, era tutto il nostro bene e i nostri beni!” Questo fecero i servi. Occultarono tutto dove era il bagno di Quetzalcóatl. Luogo che si chiama oggi Sponda dell’Acqua, luogo del muschio acquatico [Atecpan, Amoxco].

 

Note

1 – Più precisamente, come riferito dal medesimo Sahagún, a Tula v’erano due Quetzalcóatl: il primo era la divinità creatrice dell’uomo, considerata a rango di “divinità doppia” e di Essere Supremo; il secondo Quetzalcóatl, Topiltzin Quetzalcóatl, era una specie di personalità religiosa, di principe-sacerdote supremo, in definitiva una specie di “uomo-dio” (cfr. Carrasco, 1979). E’ a questa seconda figura di Quetzalcóatl che si riferisce il mitologhema della sua ubriachezza.

2 – Probabilmente si deve leggere Tlillan-Tlapallan, sebben i testi di Firenze e Madrid danno la lettura del castigliano (Ángel María Garibay).

3 – Bierhorst traduce con “Essi erano coloro che avevano scoperto i piccoli alveari del miele d’albero [cioè miele d’api] e fu con questi che decantarono il pulque”; ma questa traduzione è discutibile, in quanto non è concretamente possibile decantare il pulque dentro agli alveari delle api; inoltre, Gonçalves da Lima (1986: 39-40) ha fatto notare come in una fase arcaica dell’uso del pulque venivano usati contenitori per il miele d’api (per l’associazione fra il pulque primitivo e il più antico idromele si veda Il pulque nei periodi pre-ispanici).

4 – Bierhorst traduce con “è una spina”, indicando che probabilmente si tratta di un gioco di parole, in quanto “spina” (huitztli) è un sinonimo di pulque.

5 – Per il motivo del limite delle quattro tazze di pulque per un uso socialmente accettato di questa bevanda inebriante si veda Il quinto pulque.

6 – Pratiche di autolesionismo religioso devozionale azteco, mediante perforazione della pelle con spine di maguey, sono state riportate da diversi autori antichi, fra cui Sahagún (III, III, 4) e gli stessi Annali di Cuauhtitlan(IV, 37-39).

7 – Bierhorst traduce in maniera alquanto differente: “Mai una porzione [di pulque] era stata considerata nella mia casa. Sia pure qui, ah, sia pure qui, qui. Ahimè! Possa il regno sopravvivere. Ahimè! C’è solamente miseria e servitù. Non recupererò mai”.

8 – Bierhorst traduce: “Ah, ella era solita tenermi, ahimè, mia madre, ah, Coacueye, la dea, la nobile”.

9 – Garibay traduce: “Il legno rosso si ruppe: e qui stiamo piangendo”.

10 – Bierhorst traduce in maniera differente, con un senso opposto a quello dato da Garibay: “Quando si sentì a disagio, disse ai suoi servitori”.

 

Si vedano anche:

Mito d’origine del maguey

La leggenda di Xóchitl

Il pulque delle popolazioni messicane

 

Riferimenti bibliografici

ANONIMO, 1992 (1570?), The Codex Chimalpopoca, The University of Arizona Press, Tucson, editor John Bierhorst.

CARRASCO DAVID, 1979, Quetzalcoatl’s revenge: primordium and application in Aztec religion, History of Religions, vol. 19, pp. 296-320.

GARIBAY ANGEL K. MARÍA, 1974, La literatura de los Aztecas, Editorial Joaquin Mortiz, México D.F.

SAHAGÚN fray BERNARDINO, 1985 (1547-1577), Historia General de las Cosas de Nueva España, Editorial Porrúa, México D.F., cur. Ángel María K. Garibay

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