Mito d’origine della Jurema fra i Kariri-Shoko del Brasile

Origin myth of the Jurema among the Kariri-Shoko of Brasil

 

Il seguente mito relativo al culto della jurema è stato raccolto da Clarice Mota nel corso dei suoi studi sui Kariri-Shoko di Alagoas; un racconto in cui la divinità femminile Jurema è responsabile dell’origine mitica della tribù. Jurema è considerata una divinità creatrice che apparve nei tempi mitici, insegnando a una donna delle origini come preparare una bevanda speciale, che avrebbe permesso alla tribù di avere belle visioni e una nuova conoscenza del mondo. Per i Kariki-Shoko, la bevanda può essere preparata solamente da persone che possiedono la conoscenza, mantenuta segreta, delle “sacre parole”, cioè delle parole che risvegliano il potere latente della pianta. Secondo questo mito, la tribù dei Kariri-Shoko originò da un rapporto incestuoso provocato dalla bevuta di una pozione di jurema non preparata correttamente, cioè senza l’adatta introduzione purificatrice e spirituale. Nel mito viene riferito che, in un secondo momento, Jurema insegnò agli sciamani della tribù come preparare la bevanda. Da allora, alle donne è proibita la preparazione della jurema, così come è proibita la loro partecipazione al relativo rituale.
Dal racconto emerge una riduzione del ruolo della donna, sebbene Jurema, come portatrice della bevanda fra gli uomini, sia una divinità benevola femminile. Dopo l’insuccesso della donna nella preparazione della bevanda – un insuccesso che tuttavia crea le tribù umane e, in particolare, da origine alla tribù da cui proviene questo racconto – Jurema insegna la preparazione della bevanda agli uomini; ma non a uomini qualunque, bensì agli sciamani, i quali si tramandano da quei tempi mitici il segreto della sua preparazione. Questo mito stigmatizza quindi l’importanza della preparazione della bevanda, come elemento indispensabile per una buona riuscita del rito. Inoltre, l’origine della bevanda è contemporanea all’origine dell’uomo, e di questo ne è l’artefice. Le persone di pelle bianca sono presenti nel mito come semplici spettatori, anzi, la loro presenza, insignificante e quasi inutile ai fini del racconto, sottolinea l’impossibilità per i Bianchi di poter partecipare attivamente al culto del jurema:

 

Un padre, un figlio e una nuora, che erano bianchi, più sei persone di sangua indiano, si erano diretti verso il bosco a causa della siccità.

Essi rimasero nella foresta per molto tempo, nutrendosi di selvaggina e piante selvatiche, sino a che il Tupa, o Jurema, fece la medicina indigena che essi bevvero, e si ubriacarono tutti.

Allora, una donna indiana fece la medicina e la diede a suo cugino, a suo suocero, a una cugina, e al suocero della cugina. Queste quattro persone bevvero la medicina e si ubriacarono. Quindi ebbero rapporti sessuali. La donna che aveva preparato la medicina ebbe rapporti sessuali con suo cugino, non con suo suocero [commettendo, quindi, incesto], e da ciò nacque un bambino.

Questo fu l’inizio delle tribù indigene. Quella donna formò le tribù con suo cugino, poiché essa non seppe come preparare la jurema appropriatamente, e per questo si ubriacò. La jurema che noi prepariamo non ci rende ubriachi, ma possiamo parlare con gli antenati.

Così ella e suo cugino generarono la loro famiglia in quella foresta. La loro famiglia iniziò a diffondersi nei dintorni e a ricevere i nomi delle tribù. Ciascuna tribù andò in altri luoghi, da un angolo all’altro del mondo. La famiglia originale rimase nella foresta e oggi è ancora il nostro villaggio. Così iniziò il mondo.

 

Riferimenti bibliografici

MOTA NOVAES CLARICE (de), 1987, As Jurema told us: Kariri-Shoko and Shoko mode of utilization of medicinal plants in the context of modern northeastern Brazil, The University of Texas, Austin, pp. 174-175. Anche in: MOTA NOVAES CLARICE (de) & JOSE FLÁVIO PESSÔA DE BARROS, 1990, Jurema: Black-Indigenous Drama and Representations, in: D.A. Posey et al. (Eds.), Ethnobiology: Implications and Applications, Belém, Brazil, Museum Paraens Emilio Goeldi, vol. 2, pp. 171-180, pp. 173-74.

 

Si vedano anche:

La jurema come sangue di Cristo

Il culto della Jurema

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