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La storia di Muma / The Muma’s story
Questa versione del mito d’origine del Buiti è stata raccolta presso i Fang del Gabon:
Muma era vedova di Ndoué. Entrambi erano Pigmei, la prima razza che Dio ha creato. Mobay-bay e Mokambo na Ndondo erano i fratelli del marito di Muma.
Durante la stagione secca la gente partì per la pesca. Il fiume si chiamava Como, allora il fiume che domina. La gente non pescò nulla e tornò a casa. Muma rimase. Ella vide il siluro bianco. Dopo di che vide mossingui uscire da un buco. Questo animale era tutto nero. La donna lo coprì con una rete e lo uccise. In seguito catturò il siluro e gli tagliò la testa. Nel medesimo istante in cui il sangue si mise a scorrere dal siluro, la donna sentì che il sangue scorreva anche dal suo sesso. Ella prese allora una foglia per asciugare il suo sesso. Laddove gettò la foglia nacque l’albero mbel, chiamato anche ezigo. Quindi raccolse diverse ossa umane che trovò nel buco da dove era uscito il siluro.
Non lontano da dove si trovava Muma si erano nascosti i fratelli di suo marito. Loro lo avevano accusato di mangiare uomini e di aver nascosto le loro ossa. Queste ossa – pensavano – erano le ossa di Abele.
Bokambo obbligò Muma a mangiare l’iboga sul fungo duna. In seguito, dopo aver preparato dell’ébama dalla bile gliela mise negli occhi. Subito la donna vide suo marito morto. Questo diede alla donna il nome di Bandzioku o Dissumba. Il marito di Muma era il buiti, ovvero la morte o lo spirito. Muma ricevette questo nome di Dissumba o di Bandzioku perché fu la prima a mangiare l’iboga e a “vedere”. Quando il Buiti chiese l’okandzo di Muma, quella offrì il pimento dituma.
Un giorno la donna partì di nuovo per fare visita alle ossa. Suo marito la seguì. Giunta sul posto, la donna questa volta udì anche: “Muma, Muma, Muma!” La donna si sorprese poiché non vedeva persona alcuna attorno. Muma significa “straniero”. Il marito di Muma, Mobay-bay, fu catturato e obbligato a mangiare iboga. Così anche il marito vide suo fratello morto, il vecchio marito di Muma. Il Buiti esigette da lui l’okandzo. Egli offrì il fucile, il coltello e la lancia; ma il Buiti ogni volta rifiutò. Alla fine egli offrì la sua donna, strappandole i capelli, che è come spennare la gallina, nzami na kuba.
“Ti ho dato il segreto, una buona cosa, e per questo tu mi fai del male! Perché? – piangeva Dissumba – Ma io ti dico: sempre quando tu farai l’iboga dovrai donare anche qualcuno, un gran tipo, come okandzo”, aggiunse Dissumba. Subito dopo fu uccisa, le fu tagliata la testa. Ella divenne la prima arpa e ricevette dopo la morte il nome di Busenghe.
In: Stanislaw Swiderski, 1980, Essai d’interpretation structurale et psychoanalytique du mythe au Gabon, in: AA.VV., Perrenitas. Studi in onore di Angelo Brelich, Edizioni dell’Ateneo, Roma, :521-539, pp. 525-526.