Cosmogonia buitista

Bwitist cosmogony

 

La mitologia buitista sincretica (si veda Il culto del Buiti) è costituita principalmente da una complessa cosmogonia, nella quale le antiche credenze sono paragonate o sovrapposte ai temi di entrambi l’Antico e il Nuovo Testamento, e da un racconto, noto in fang come “Storia di Muma o di Bandjoku”, sull’origine dell’uso dell’iboga e del Buiti.

Presso i Fang dell’Africa equatoriale occidentale, al vertice della genealogia divina buitista v’è un dio unico, Nzamé Mebeghé (si legge meberé). Alle origini, Nzamé creò un uovo, dal quale fuoriuscirono tre persone divine gemelle, Eyené, Noné e Gningone, corrispondenti, a grandi linee, alla trinità divina cattolica di Padre, Figlio e Spirito Santo. Quest’ultimo è sostituito da una figura femminile, Gningone, considerata la Madre della Razza Nera; in alcune sette buitiste questa figura si viene a sovrapporre a quella della Santa Vergine.

Nell’interpretatio buitista il peccato originale di Adamo ed Eva, chiamati Obola e Biome, ritenuti gemelli, è considerato l’atto del loro incesto; il fratello di Adamo ed Eva, Noné, geloso del rapporto privilegiato che Eva ha dato ad Adamo, la tenta, e sotto forma di serpente si insinua nella sua vagina; l’albero della conoscenza del bene e del male sono identificati con l’iboga; le reliquie di Abele diventano le reliquie degli antenati (bieri; si veda Il culto degli antenati Byeri); Il Diluvio biblico diventa l’Ozambôgha, il difficile passaggio migratorio dei Fang dal Camerun al Gabon, verificatosi storicamente agli inizi del XX secolo.

La principale fonte attuale di trasmissione di questa cosmogonia risiede nei sermoni, cioè nei lunghi monologhi in cui i kombo (i preti buitisti) si cimentano in precisi momenti della ngozé, la messa notturna buitista; sebbene la loro struttura tematica segua quella biblica, questi sermoni sono intrisi di elementi tradizionali, numerosi dei quali molto probabilmente pre-buitisti. Lo studioso canadese Stanislaw Swiderski ha svolto un esteso lavoro di registrazione e traduzione di questi sermoni. Di seguito è riportato un sermone della comunità buitista della setta Yembawé di Sibang, un villaggio fang dei dintorni di Libreville, la capitale del Gabon:

“Prima della creazione esisteva solamente Dio. Mabakaka è l’inizio dell’universo. Un giorno l’uccello Yoyoko depose un uovo, che divenne come una bolla. Quando il gallo cantò per la terza volta, l’uovo si fuse. Ne uscirono il primo fiume Tambi na Puya e la terra. In questa bolla si trovavano anche tre persone gemelle, Nzamé, Gningone e Noné, e anche un libro della vita, Silayon. E’ da questo libro che sono uscite le genti bianche e nere. Inseguito è nata una rana con delle spine che divennero molto dure, come il legno. Così questa rana divenne un albero, l’akfu. Fu il primo albero. In seguito è nata la termite, metogha tsenghe. La termite ha mangiato le foglie del primo albero. Da ciò si è formata la terra. Da questa è uscita in seguito la mosca. La termite ha continuato a mangiare le foglie, per aumentare la terra. La terra era allora molto molle e liquida, come l’uovo crudo. Ma presto la terra diventa dura, come la pietra. Dio si disse: “Nella terra così dura le piante non cresceranno!” Allora egli ha creato la luna, ngon. In seguito, per “misurare” la terra, ha creato la liana okôm. Così ha misurato tutto ciò che ha fatto.

Dio ha creato in seguito le stelle, le erbe, gli alberi, i pesci nell’acqua, gli uccelli. Ma prima che Dio creasse tutto ciò, era necessario ch’egli stesso morisse. L’uomo è stato creato dopo la carne della foresta. Dio, per creare l’uomo si è servito di sua sorella, Gningone Mebeghé. Tutti noi siamo attaccati a Gningone Mebeghé, la nostra Madre-Dio. E’ grazie a Gningone che l’uomo parla. Essa ha inviato il vento che è entrato dalla sua testa fino al cuore. Il soffio di Dio è passata attraverso sua sorella, Gningone: “Facciamo l’uomo a nostra immagine” – significa a immagine di Nzamé e di Gningone. L’uomo è stato creato dalla costola destra di Nazamé, e la donna dalla costola sinistra di Gningone. Quando Nzamé e Gningone formarono l’uomo, Noné era nascosto. Ma poi cercò a lungo Nzamé e Gningone, invano. Quando Nzamé e Gningone hanno finito di creare l’uomo, sono andati anch’essi a cercare Noné, affinché adorasse la prima creatura umana, l’uomo e la donna. Noné si rifiutò di adorarli. “Io non adoro delle statue!” Qui ebbe inizio la querelle, la separazione. Noné si battè con Michele. Dio ha dato a Michele un ngua1 per difendersi e una baionetta. Qui è nato anche il ragno, ndenabôbôe. Il suo filo serve per legare Noné. E’ Gningone che si è servita di questi fili per attaccare Noé, spingendo il ragno a girare attorno a Noné per legarlo (embobiner, ingannare, bobinare). Noné è caduto a terra. In quel momento, la porta del cielo si è chiusa. Le tracce di questa prima battaglia si trovano sotto forma di carbone che si trova nella terra della foresta.

Avendo appreso che Gningone e Nzamé hanno creato i primi uomini – Adamo ed Eva -, Noné si adirò e decise di vendicarsi. Il suo pensiero era di distruggere quest’opera e, per gelosia che Nzamé era stato con Gningone, Noné decise di tentare Eva. Si nascose allora vicino a una sorgente. A quei tempi Dio aveva vietato ad Adamo ed Eva di mangiare il frutto dell’albero del bene e del male, (eli mve abi). Quando Eva è arrivata per attingere acqua, Noné a cominciato a sedurla, accarezzandole i seni e in seguito giacendo con lei. Così Eva ha iniziato ad avere le sue regole. E’ in questo momento che Eva ha avuto desiderio di giacere anche con Adamo, ma questo rifiutò. Dopo le insistenze di Eva, Adamo alla fine si trovò d’accordo. Così ha scoperto presso di lui lo sperma. Là dove le prime regole sono cadute, è nato l’albero mbel.

Noné, dopo aver finito di fare l’amore, ha detto ad Eva: “Voglio andare con te al villaggio!” – “Bene! – ha risposto Eva – ma dove ti devo mettere? Nel paniere?” “No!” “In una foglia?! “No!” “Che farò ora?” “Allora, allarga le tue gambe!” In quel momento Noné, sotto forma di serpente, è entrato nella vagina di Eva. Così è iniziato il vampirismo, portato al villaggio. Da questo momento anche le donne hanno ricevuto una potenza.

Al villaggio Noné esigeva del cibo. “Cosa ti devo dare?” domandò Eva. “Mangio solamente la carne umana e succhio il sangue!” rispose Noné. Allora iniziò il vampirismo. La donna iniziò il peccato, ma è anche lei che ha iniziato l’iboga, la salvezza.

Eva è rimasta incinta di Noné. Essa ha avuto tre bambini: un Bianco, un Nero e un Rosso. Il Bianco ha preso il colore di Adamo. Il Nero ha preso il colore di Noné, colore del demonio. Solamente dopo che Adamo ed Eva hanno avuto una dozzina di bambini, questi sono divenuti le dodici tribù di Israele e i doci apostoli. I bambini di Noné erano le scimmie. Dato che Dio si adirò, il male si diffuse nel mondo. Caino ha continuato a fare il vampirismo. Dopo aver ucciso suo fratello, Abele, Caino è partito per la foresta, dove si è accoppiato con uno scimpanzé. Da questa unione sono nati i Pigmei.

E’ a quei tempi, all’origine dell’universo, che Dio ci ha donato l’iboga. La terra era ancora molto secca. Fra le prime piante si trovava anche l’iboga. Il primo uccello a mangiare l’iboga fu la rondine, fulyebe. Dopo di lei fu il pappagallo, kôs, e il piccione, nzum.

Quando il diluvio che noi chiamiamo Ozambogha è venuto, è per separare i due tempi e per aprire una nuova via. E’ anche a quei tempi, l’Ozambogha, che Dio ha avuto pietà di noi, dandoci l’iboga. Grazie a questa pianta l’uomo può conoscere Dio. Il Bianco ha ricevuto la benedizione di Dio, il Nero al contrario ha sprecato la vita. E’ così che ha iniziato il Byeri, le reliquie di Abele. Ma ciò non gli era sufficiente. La sua ultima speranza di salvezza era l’iboga. Il Nero ha constatato, grazie all’iboga, che non gli resta altra cosa che fidarsi solamente dell’iboga e delle sue visioni. Caino ha ingannato suo fratello, allora la separazione e la maledizione sono scese sulla terra” (Swiderski, 1979, pp. 192-4).

Un tema diffuso fra le sette buitiste riguarda il rifiuto di Noné di adorare l’uomo – la nuova creazione di Dio – e la conseguente battaglia fra gli angeli; San Michele (chiamato Ekurana dai buitisti) viene aiutato nella lotta contro Noné da Gningone, che recupera del filo di ragno, e con quello vengono legate le mani di Noné. Il seguente sermone è stato raccolto presso la medesima comunità yembawé di quello precedente:

“Nzamé Mebeghé e suo fratello Noné Mebeghé erano degli stregoni. Nzamé e Gningone si intendevano molto bene e Dio Mebeghé lo sapeva. Noné Mebeghé al contrario viveva piuttosto solitario. Essendo molto bello era orgoglioso e si sentiva molto importante. Un giorno non ha voluto obbedire a Dio. Allora Ekurana, San Michele, ha lottato con lui. Gningone ha raccolto il filo di ragno e con Ekurana ha legato le mani di Noné. Incollerito, Noné ha sputato fuoco dalla sua bocca per bruciare tutto il mondo. Noné, essendo uno stregone, si è allora nascosto nel sesso di Gningone Mebeghé, quando ella era nel marigot [ansa ristagnante di un fiume]. E’ entrato sotto forma di serpente. E’ in quel momento che il primo sangue le è uscito. L’albero mbel è spuntato nel luogo dove è caduto questo primo sangue di Gningone” (Swiderski, 1979, p. 221).

Nel seguente sermone (setta Yembawé, Sibang, Gabon), vengono aggiunti ulteriori particolari sulla lotta originaria fra il bene e il male, fra Gningone e Noné-Lucifero. V’è anche un riferimento alle origini mitologiche di un gesto assai comune nei riti buitisti: ogni volta che l’arco sonoro (mongongo) termina di essere suonato, tutti i presenti pronunciano come gesto di approvazione e di godimento un “Hmmmmmmm…”, per ricordare la soddisfazione di Dio nell’ascoltare il mongongo che Adamo suonò per recuperare il contatto con la divinità dopo la cacciata dal Paradiso Terrestre:

“In Paradiso andava tutto bene. Un giorno Dio ha detto a uno dei suoi angeli: “Ho creato degli uomini, andate ad adorarli!” L’angelo ha disobbedito. Così ha avuto inizio la bagarre fra gli angeli. La traccia di questo combattimento è il carbone nella terra. E’ stata la prima guerra. Lucifero è stato punito. Michele è quindi andato presso Dio, esprimendogli la sua fatica. Dio gli ha soffiato sulle mani, dando quindi la sua benedizione, oboba. Gningone Mebeghé, da parte sua, ha dato a Michele il filo di ragno e una baionetta, affinché fosse capace di lottare.

“La terra non ha buchi, il cielo non ha corde – dove vai ora? Ha domandato la sorella di Lucifero (Noné). Questo è caduto a terra essendo legato con il filo di ragno. In quel momento, Michele ha colpito Lucifero con la sua lancia. Dalla sua bocca è uscito immediatamente il fuoco. Il carbone è il risultato di questo fuoco, che ha bruciato la terra. Così ha iniziato il referendum, la spartizione, la divisione fra gli angeli. Lucifero ha preso i suoi partigiani e Michele i suoi.

Gningone ha dato forma in cielo a una casa per Michele, che è diventato il guardiano. I demoni sono allora stati cacciati dal cielo.

Un giorno Lucifero si è detto: “Poiché Dio mi ha cacciato, voglio tentare queste statue, gli uomini ch’egli ha creato”. Egli ha dunque trovato Eva, le ha accarezzata i seni, e dopo ha messo le sue dita nel suo sesso. Eva non conosceva ancora questo piacere. L’ha quindi distesa per terra ed è giaciuto con lei. Dopo aver terminato questa faccenda, Eva ha compreso che aveva fatto qualcosa di male. Ha quindi chiamato suo fratello Adamo. Lucifero, per nascondersi, si è trasformato in serpente. Poiché anche Lucifero era Dio, essendo il suo gemello (Noné Mébeghé) accanto a Nzamé Mebeghé e Gningone Mebeghé, era anch’egli potente. Così era in grado di entrare nel sesso di Eva.

In seguito, Lucifero, per imitare Dio nella creazione degli uomini, si è messo a creare a sua volta. Ha creato prima di tutto il gorilla (ñgi), in seguito ha creato Ouaran Nzamé, uno scimpanzé. Erano i “suoi uomini”. Non hanno quindi potuto parlare, come gli uomini di Dio, perché questi parlavano con la voce del buon Dio che gli ha soffiato la sua forza e la sua intelligenza.

Un giorno, nel giardino, Dio è andato da loro, come faceva spesso, per domandare le novità e spiegare le cose. Quando Dio ha appreso che Adamo ed Eva avevano peccato, ha chiamato Adamo, che si vergognava e gli ha detto: “Ti ho proibito di toccare questi frutti, le mammelle di tua sorella, e tu mi hai disobbedito!” Adamo ha confessato il suo peccato. Adamo ed Eva hanno quindi preso le foglie della pianta nzé, per nascondere il sesso, avendo vergogna.

Un giorno Eva è partita per attingere dell’acqua. Chinandosi, con sua sorpresa, ha visto il sangue scorrere dal suo sesso. Ella l’ha preso e l’ha gettato nella foresta. In questo luogo è cresciuto in seguito la palma ad olio, alen, e l’albero mbel.

Quando Adamo, rattristato per il peccato, restava solo con Eva nella loro capanna, voleva recuperare le relazioni con Dio. Allora ha suonato e cantato, servendosi dell’arco sonoro (mongongo). Dio gli ha risposto: “Hmmmmmmm, hmmmmmmm…” Adamo suonava molto forte e Dio gli ha risposto per tre volte: “Hmmmmmmm…” Per la prima volta Dio esprimeva la sua voce: “Hmmmmmm…” quando ha creato l’universo, per riposarsi così dalla sua fatica. Questo voleva dire anche che Dio dopo aver creato le cose, esclamò: “E’ buono!”, approvando così la sua creazione. Ora egli risponde per la prima volta nella storia dell’uomo, avendo pietà di Adamo” (Swiderski, 1979, pp. 221-2).

Il termine Ozambogha si riferisce a un preciso evento etno-storico, rappresentato da un difficile punto di passaggio nella foresta che i Fang dovettero attraversare nel corso della loro migrazione per raggiungere le regioni del Gabon settentrionale. Il superamento di quello stretto passaggio è simboleggiato dai Fang come un foro passante nel tronco di un enorme albero caduto e che sbarrava loro la strada. Nel seguente sermone di una comunità della setta Dissumba del villaggio di Nzamaligué, nella zona dell’Estuario del Gabon, si trovano elementi più etnostorici che mitologici:

“Quando l’umanità ha attraversato il Mar Rosso, Caino ha ucciso Abele. Abele era un Bianco e Caino, un Nero. Dopo questo incidente, tutti sono saliti sull’arcobaleno. Avevano del fuoco e delle torce. Molti sono morti nel Mar Rosso. Li si chiama mamuri. Coloro che si sono salvati sono i buitisti. Camminarono, camminarono e camminarono sulla pianura, mangiando del mais. Coloro che hanno attinto dell’acqua nel Mar Rosso hanno visto i morti.

Un giorno, essi arrivano al villaggio di Malen, ma lo lasciano subito. Vi trovano delle nocciole, ewum (egun). In un altro luogo trovano un macete, una lancia, un cranio d’uomo e un libro. I Bianchi, che sono arrivati per primi in questo luogo, hanno preso il libro di Dio. I Neri, al contrario, hanno preso il resto. Essi custodiscono sino a oggi il cranio e il machete. Il libro, preso dai Bianchi, si chiama ‘il libro dei morti’, che il Buiti chiama paya paya na miwondzi e anche wougou. Il cranio o bieri è stato distribuito fra i Neri.

Un giorno essi arrivano al villaggio di Bivus Minzogho. Qui essi hanno una querelle riguardo della carne di elefante. Subito partono verso un luogo pieno di alberi asia. La gente che abitava già questo luogo si serviva della ascia chiamata ozogha. Qui abitava anche un pigmeo, che possedeva l’ascia di pietra. Dato che la gente non poteva avanzare, hanno domandato al pigmeo di aprirgli una strada. Quest’ultimo guarda a sinistra e vede la foresta, guarda a destra, ma vede ancora foresta. Non è possibile avanzare! Allora, egli pratica un foro a forma di losanga in un enorme albero asia. Il primo che è passato per il foro tagliato nel tronco d’albero asia è stato un gorilla. Dopo, sono stati forzati gli altri sino a che tutti sono passati. Ozambogha è diventato come il sesso della donna, perché l’umanità intera deve passare per di li”. (Swiderski, 1990, p. 86).

 

Nota

1 – Ngua: è un oggetto magico-protettivo usato un tempo dai Fang nel corso dei combattimenti e usato attualmente come oggetto rituale buitista in difesa dei fedeli contro gli spiriti malvagi.

 

Si vedano anche:

 

Riferimenti bibliografici

Swiderski Stanislaw, 1979, Les récits bibliques dans l’adaptation africaine, Journal of Religion in Africa, vol. 10, pp. 174-233.

Swiderski Stanislaw, 1990, La religion Bouiti. II. Philosphie Theologie, Legas, Ottawa.

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