Racconto giapponese sul maitake

Japan tale on the maitake

 

In Giappone il maitake (“fungo danzante”) – come viene qui chiamato il fungo allucinogeno Gymnopilus spectabilis – parrebbe avere avuto in epoche remote una certa importanza legata al suo culto, come dimostra il seguente racconto, facente parte del Konjaku monogatari (“Novelle del passato”), una raccolta di racconti e di aneddoti provenienti dall’India, dalla Cina e dal Giappone, compilata verso la fine dell’XI secolo della nostra era. Il racconto è originario della cultura popolare giapponese.

Molto, molto tempo fa, alcuni taglialegna partirono da Kyoto in direzione delle montagne di Kitayama, e si smarrirono. Non sapendo dove andare, quattro o cinque di loro si stavano lamentando della loro condizione, quando udirono [le voci di] un gruppo di persone provenire dai recessi delle montagne.
I taglialegna si domandarono con sospetto che sorta di gente avrebbe potuto essere, quando quattro o cinque monache buddiste fuoriuscirono danzando e cantando. Vedendole, i taglialegna si spaventarono, pensando che monache che danzano e che cantano non potevano di certo essere esseri umani, ma dovevano essere spiriti o demoni. E quando le monache li scorsero e si diressero verso di loro, i taglialegna si impaurirono molto e si chiesero: “Com’è possibile che delle monache fuoriescano così dai recessi dei monti, danzando e cantando?”

Le monache allora dissero: “La nostra apparizione, mentre danziamo e cantiamo, vi ha indubbiamente impauriti. Ma noi siamo solo delle monache e viviamo qui vicino. Siamo venute per raccogliere fiori da offrire a Buddha, ma dopo essere tutte insieme salite sulle colline, abbiamo smarrito la strada, e non abbiamo [più] potuto ricordare come uscire [tornare]. Quindi ci siamo imbattuti in alcuni funghi, e sebbene ci siamo domandate se non ci fossimo avvelenati mangiandoli, eravamo affamate, e abbiamo deciso che era meglio raccoglierli piuttosto che morire di fame. Ma dopo averli raccolti e arrostiti, trovammo che erano piuttosto deliziosi, e pensando “Come sono buoni!”, li mangiammo. Ma appena terminammo di mangiarli, notammo che eravamo costretti a una danza incontrollabile. Proprio mentre pensavamo: “Che strano! Abbastanza strano noi…”.

I taglialegna non finirono di sorprendersi per una storia così inusuale. Ora, i taglialegna erano molto affamati e pensarono: “Piuttosto che morire, chiediamone un po’ per noi”. E così mangiarono alcuni dei numerosi funghi che le monache avevano raccolto, cosicché anch’essi furono costretti a danzare.

In quella condizione, le monache e i taglialegna risero e danzarono girando intorno tutti insieme. Dopo un poco di tempo, l’ebbrezza sembrò dissiparsi, e in un qualche modo tutti ritrovarono le loro separate vie per tornare a casa. Da allora questi funghi sono stati chiamati maitake.1

 

Nota

1 – Da mai, “danza”, e take, “fungo”: “funghi danzanti”, nel senso di “funghi che fanno danzare”.

Da: J.H. SANFORD, 1972, Japan’s “Laughling Mushrooms”, Economic Botany, vol. 26, pp. 174-181, p. 174.

 

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