Racconti kamchadal sulle ragazze-Amanita

Kamchadal tales on the Amanita-girls

 

Questi due racconti dei Kamchadal della Kamchatka (Siberia) sono stati tradotti dalla lingua originale da Waldemar Jochelson, e riportati da Gordon R. Wasson. Si tratta di racconti di tipo favolistico di difficile comprensione, descriventi un mondo di animali e di strane figure femminili, le “ragazze-amanita”, che ricordano i maniquin delle visioni dei siberiani sotto l’effetto del fungo amanita muscaria, specie di benevoli spiritelli fungini con i quali è possibile interloquire.

 

Primo racconto

Kutq viveva con sua moglie. I loro bambini erano Emequt e Sinanewt. Ememqut era solito andare a cacciare nella foresta. Partì per passare l’autunno nella foresta. A casa, Kutq era solito commerciare legna. Crebbe stanco e una volta disse: “Miti, partorisci un pidocchio”.

“Eh, smettila di dire cose insensate, Kutq!”.

Kutq andò a prendere legna, e Miti diede luce a un piccolo pidocchio. Lei guardò e vide che era molto luminoso, come il sole. Allora Miti si mise a starnutire. Fasciò il pidocchio e lo nascose. Kutq tornò a casa e disse: “Ah, sono stanco; prendi il carico di legna, Miti”.

Miti disse: “Mettilo a posto da per te, Kutq; io ho già partorito un pidocchio”.

“Si, tu hai partorito; bene, darò uno sguardo al bambino”.

“E’ molto brutto”.

“Bene, Miti, vedrò”.

Miti sfasciò il pidocchio, Kutq guardò e cadde all’indietro. Disse: “nascondi il bambino, Miti, è troppo luminoso”.

Allora Miti nascose il pidocchio. Kutq disse: “Costruirò un’altra dimora per il pidocchio”.

“Bene, fallo”.

Kutq si mise a lavorare e fece la dimora. Il pidocchio iniziò a viverci segretamente.

Ememqut tornò a casa. Nessuno gli disse nulla, e lui non seppe nulla del pidocchio. Miti era solita portare del cibo al pidocchio. Ememqut osservò dove andava sua madre col cibo. Una volta Ememqut mangiò e poi uscì nel cortile, e si nascose fra le cataste dei ceppi. Miti prese il cibo per il pidocchio e aprì la porta della sua dimora. Una luce risplendette fuori, quindi Miti ricoprì l’entrata e tornò alla sua casa. Ememqut trovò la dimora, aprì la porta e vide sua sorella, che risplendeva come il sole. Allora Ememqut cadde a terra e morì. Kutq e Miti dissero: “Dove è andato Ememqut?”

Miti si alzò presto e cercò Ememqut. Lo trovò, ma era già morto. Miti si mise a piangere, e anche Kutq pianse; si addolorarono per Ememqut. Kutq disse: “Miti, andiamo e cerchiamo piacere”.

Si prepararono per andare. Ememqut fu portato in casa e seppellito. Dall’esterno bloccarono tutta la porta col legno. Partirono. Quando guardarono indietro verso la casa, nuovamente si misero a piangere. Incontrarono la gente chiamata Bacche di Corvo, e questi li invitarono a vivere con loro. Kutq non volle fare questo. Proseguirono e incontrarono le cicogne, e anche queste chiesero loro di vivere lì. Kutq disse: “Il cuore non vuole vivere qui”.

Proseguirono, attraversarono catene di monti e incontrarono le Amanita. Lì trovarono piacere. Stettero lì; si trovavavano bene lì. Kutq si mise a vivere con la sua famiglia. Erano felici. Tuttavia, quando ricordavano Ememqut, si mettevano a piangere. Il sole e la luna dissero: “Dove si è perso Ememqut? Non si vede. Forse è morto da qualche parte”.

Il sole disse: “Luna, andiamo a cercare Ememqut”.

La luna disse: “Bene, andiamo”.

Si prepararono e si avviarono. Girarono per tutto l’universo ma non riuscirono a trovare Ememqut da nessuna parte. Il sole disse: “Bene, allora andiamo alla casa di Kutq”.

Partirono verso la casa di Kutq, ma quando vi giunsero, trovarono la casa tutta bloccata dal legno. Rimossero il legno ed entrarono nella casa. Videro che Ememqut era morto. Il sole disse: “Luna, resuscitiamo Ememqut. Tu giragli attorno battendo il tamburo”.

La luna disse: “Non sono forte, cresco e decresco senza scaldare nessuno” e aggiunse: “Tu riscaldi chiunque meglio, sole”.

Il sole disse: “Prova per prima”.

Allora la luna iniziò a girare attorno a Ememqut, battendo il suo tamburo e prendendolo a calci, ma egli non resuscitò. Di nuovo gli girò intorno, battendo il tamburo e prendendolo a calci, ma nuovamente egli non resuscitò. Per una terza volta gli girò attorno battendo il tamburo e prendendolo a calci; ma Ememqut mosse solo il suo dito mignolo. La luna si stancò. Allora il sole si mise a girare intorno a Ememqut battendo il tamburo e prendendolo a calci: Ememqut aprì gli occhi. Il sole gli girò intorno una seconda volta, battendo il tamburo e prendendolo a calci. Ememqut si sollevò. Il sole gli girò intorno una terza volta battendo il tamburo e prendendo a calci Ememqut: Ememqut allora si alzò e disse: “Si, sono stato dormiente per molto tempo”.

Il sole e la luna dissero: “Se non fossimo venuti, avresti potuto dormire per sempre”.

Tutti e tre si misero a costruire un riparo per l’estate. Lo fecero su tre pali portatili. Tutti i tipi di animali arrivarono e si sedettero sotto: anatre migratorie, cigni, cuculi e svassi, tutti arrivarono e si sedettero giù a cantare canzoni. Gli unici animali che non si sedettero furono gli orsi. Andarono da Kutq; si sedettero giù a divertirsi. Gli orsi si distesero contro la casa; anche loro volevano sedersi. Il cuculo si mise a ridere degli orsi. Il sole disse: “Cuculo, smettila di ridere, o ti butteremo fuori”.

Ovunque passavano, la gente li udiva e usciva per vedere. Vecchi uomini e donne furono trascinati fuori dal loro letto; per la prima volta provarono un siffatto piacere. Andarono da Kutq, Kutq e Miti videro che tutti stavano bene e si misero a piangere: “Se solo Ememqut fosse qui vivo, anch’egli potrebbe essere seduto qui rallegrandosi!”

Kutq pianse di nuovo; tutti si misero ad arrampicarsi giù dal riparo estivo. Lì videro Ememqut. Kutq e Miti ne furono molto felici. Quindi il sole sposò il pidocchio e la luna sposò Sinanewt. Ememqut sposò le Amanita. Tutta la gente fu felice e tornarono alla casa di Kutq. Tutti loro divennero Amanita. Tutti si misero a vivere lì e a rallegrarsi.

 

Secondo racconto

Merluzzo viveva con suo figlio Ilaqamtalxan. Anche le ragazze Amanita vivevano lì, raccogliendo bacche. I caproni corteggiavano le ragazze, ma le ragazze non volevano sposarsi. Merluzzo dormiva sempre.

Quando piovve, le Amanita uscirono a raccogliere bacche. Si inzupparono. Quando tornarono indietro, entrarono nell’orecchio di Merluzzo e fecero un fuoco per seccarsi. Merluzzo si svegliò e disse: “Ow, è caldo, c’è un fuoco nel mio orecchio.”

Sua madre disse: “Vieni qui, vedrò cosa c’è.”

Lei guardò, ma nulla stava bruciando: “Hai detto una menzogna”, disse.

Nuovamente Merluzzo cadde addormentato. Le ragazze uscirono e corsero via. Merluzzo si svegliò e vide le ragazze e disse: “Così, eravate voi a fare fuoco nel mio orecchio.”

“Bene, stavamo solo asciugandoci.”

Merluzzo disse: “Venite qui e mangiate.”

Le ragazze dissero: “Non vogliamo mangiare.”

Le ragazze andarono a casa. Nuovamente giunsero i caproni, e allora le ragazze li sposarono. Invitarono Merluzzo alle nozze. Egli mangiò ogni cosa e si saziò; quindi tornò a casa e cadde addormentato. I caproni si misero a vivere bene e a gioire.

 

Da: Robert Gordon Wasson, 1967, Soma, Divine Mushroom of Immortality, New York, HBJ; il primo racconto a pp. 292-294; il secondo a p. 294.

 

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